fiume

fiume
fiume della vita

lunedì 15 ottobre 2012

I PAROLAI CHE SI NUTRONO DELLA BUONA FEDE DEI TENERI CONIGLI.


e si inquina "consapevolmente" chi non sa, ma non sapendo si illude che possa essere la realtà del vero e  ci si emoziona per l'illusione di una distorta realtà fatta per preparare la morte.



......................................................Lei si chiamava HOPE

Ci vorrebbero  tribunali di onesti, fuori e dentro per giudicare e assolvere chi ha pensato creduto per bontà di fede che, le parole usate non fossero droga, bensì guizzo urlante di prorompente cuore, magari "farfalle" che concorrono al fanale di Fetide. Anfibi e invertiti, ahimè, che non si scappa al laccio di questi esatti termini.   Magari in gioventù dove la parola nasce più dal sangue cavallino senza aver riguardi per la logica che pensa prima e soprattutto poi...
No, quella è una categoria che "svacca" pianti di vergogna. Molli hanno le viscere a diarrea fusa a idrodinamica poltiglia di parola.
Pare persino che si compiacciono a fare i giocolieri nella loro intricata fantasiosa mente che si diverte a creare "sistemi" in scaglie ganoidi coperte d'oro e d'argento, chiusi come sono nella loro cecità che non prevede le conseguenze del loro agire nel governo degli imbrogli.
O certo, si preoccupano della salute dei bevitori e fumatori, ma intanto ignorano i morti sul lavoro, sulle strade, nelle aggressioni di guerre con migliaia di vittime civili, quelli che si suicidano per aver loro creduto e, a premio della loro buona fede si son visti nudi sulla piazza perché il lavoro o l'impresa non c'era più.

I parolai! I grandi civilizzatori di pietre focaie, scrollatori di ragni sparsi nel dentro come nel fuori. Così. Tanto per distrarre dai problemi imbroglioni intricati con a filo di più sporco non ce né creati da loro corrompendo coi quattrini rubati agli onesti ora topografie di viscere in subbuglio.

Tacciono sempre i grandi dolori, perché per loro parla il fatto.

Già!

A queste belle "teste d'uovo" manca l'autorità morale, ché quella l'hanno investita  in parole che liquidando dichiarano, mentre implicano altro che equivoci. Mucillagine di se stessi prima di farlo agli altri, scioccando il sangue a profusione nel mentre si forma la parola diverticoli e poi gas.

E' così che si diventa fango anche per il cielo, grigliata su cui intessere inventari per non dimenticare il sole.
Per loro è solo una necessità biologica, ma per le vittime che sconsideratamente  (cinicamente) mietono, liquidando aggressioni di guerra con migliaia di vittime civili come scontro  "inevitabile", il dito puntato sul legittimo governo siriano che muore per difendere il proprio Paese dagli assalti e dalle stragi dei mercenari armati e foraggiato dagli USA, da Israele e dalla NATO pronti a farlo propri ai primi cenni di una resa ottenuta per sfiancamento o fame. Un incidente di percorso, da sminuire e irridere la promessa a 5 stelle imbandita a festa di epifania e poi tradita senza il vincolo della revoca.

Già"

I teneri conigli sono muti, tutt'al più si lamentano in silenzio prima di chiudere gli occhi.
Gli storici futuri leggeranno giornali, libri, consultati documenti di ogni sorta, ma nessuno saprà capire quel che ci è accaduto. (Longanesi)

Furbizia e nulla più. Furbizia risibile e giottesche di giocatori e complici su esternazioni vuote di parolaio riformismo. Carne alata che si chiude, (forse) in gloria tra il rosolio di vili cortigiani in processo di lievitazione..

Parolai che smerciano bombe in nome della "libertà". D'ogni libertà.     Che come Savonarola alzano abbassano il dito per condannare a morte Assage solo per aver fatto il mestiere di giornalista, idem per quelle verità uscite da una "talpa" papalina che fece per un pico tremare tutto il Vaticano.

E pensare che io, coniglia in buona fede e tenera, avrei fatto della parola un pallone colorato e leggero che non scoppia mai, da prendere tra le mani quando in inverno manca la coperta o si è rotto il termo e non si ha soldi per pagare l'operaio, delle nuvole lampi di cotone con dentro qualche cubo nero e tanti soli, strade razionali e senza troppe "girotondi", grandi o piccole larghe o strette, non importa, sulle quali marciare a passo svelto e senza storte alle caviglie, verdissimi prati per conigli liberi e teneri perché non parlano mai ma il mulo fanno, una città con un piano regolatore che per battaglia avesse tanti bei giardini, mentre le macchine che ingorgano il traffico e fan degli uomini cani che scavano come quando hanno l'osso lì, saltano  come brandelli di lamiera sbriciolata, una città con amministratori onesti perché quelli disonesti sono tutti alla berlina o in prigione col piagnistei dei governatori, evasori e mafia  impenitenti quanto recidivi, puniti giustamente, le ricerche (controllate) della più sofisticata chirurgia pagata "bene" coi beni confiscati a  caste e cosche, bianche o nere, il tramonto che si ingozza di sangue "suo" mentre le farfalle volteggiano bevendo il bello della vita e muoiono felici.

Già!

Ma questo punto fermo è utopia solo per me, coniglia in buona fede e tenera, nel mentre i parolai impazzano coi loro trucchi illusionisti, fanno quadrato su accordi verticistico, alfine di garantirne la "continuità"  di imbrogli, la truffa elettorale sventolata da bandolero mai stanchi anche se annoiati..

Già!.........................Mirka



"Io non mi sento italiano" ( G.Gaber)





sabato 13 ottobre 2012

PRIMI FREDDI E UN FILM D'AUTORE GUSTATO CON GLI AMICI A CASA










Ed ecco i primi freddi, il desiderio di condividere con gli amici la casa, una cioccolata densa e calda, della grappa che esalta la vicinanza coi suoi profumi e le sue emozioni olfattive, la musica in sottofondo, chiacchiere frammentate a qualche battuta piccante e, a sorpresa, un vecchio film trovato fra le cassette  e preso a caso.
 Il film in questione era comunque d'un autore ragguardevole come Ingmar Bergman."Donne in attesa".
Un film, del 1960 ingiustamente sottovalutato dalla critica di quel tempo. Per me di una rara bellezza. 

  Protagoniste le donne. Personaggi per Bergman, molto sensibile alle pieghe più nascoste dell'animo femminile  risultanti sempre più positivi  a dispetto di quelli maschili.  
Quattro donne e quattro uomini, questi ultimi in secondo piano.
Secondo una ben calibrata simmetria, le quattro donne raccontano i fallimenti della vita coniugale ad una ad una. Ma dal primo al quarto racconto si assiste a un progressivo affievolimento del dramma, che via via si fa commedia.         
 La prima confessione, quella di Annette (la donna più anziana), è la più tragica ma anche la più rapida. Non c'è neppure bisogno del flashback. Il fallimento è totale, resta solo l'ipocrisia della maschera esteriore che consente di fingere un rapporto normale; sotto non c'è nulla.       
 La seconda confessione, quella di Rakel, è la dolente e drammatica storia di un tradimento conseguente a una crisi di rapporti instaurati sul piano fisico (la frigidità della coppia a dispetto della non frigidità dei coniugi presi singolarmente) e trapiantata poi sul piano psicologico e su ogni risvolto della vita a due.   La crisi viene risolta quando la donna si pone in una condizione protettiva, materna per continuare a credere che Eghen è lo scopo della sua vita.    
 Il terzo racconto è più gioioso, specie nella prima parte dell'incontro spensierato di Marta e Martin a Parigi. E' una pagina di cinema magistrale, a mio parere, dove non c'è bisogno di parole, ma di sole immagini e musica per raccontarci un'intera storia d'amore. Le parole arrivano quando cominciano le incomprensioni e il distacco.
Molte altre volte Bergman denuncerà le parole come mezzo inadatto a comunicare,esaltando invece la musica come mezzo privilegiato per la comunicazione e specialmente per una "trasfusione" d'amore per due esseri umani.         
 Il quarto racconto è il più gaio, perché giocato in una chiave tra il comico e il grottesco.   I due partnership, Karin e Fredrik, sono smaliziati; tengono in piedi un rapporto superficiale e banale, ma tutto sommato accettabile.   Il tradimento non è un dramma, il recupero del senso della vita coniugale avviene sul filo del paradosso in una situazione inconsueta e straniante. Qualcosa rimane, anche se poco.

La chiave del racconto è da ricercarsi però fuori del quartetto, in una coppia di giovanissimi la cui presenza attraversa orizzontalmente la trama. Mary ed Enrik fuggono dal compromesso, dall'ipotesi di una vita a due dominata dalla convenienza e dall'ipocrisia, dai problemi non risolti.   Vogliono costruire un rapporto nuovo, sognano un matrimonio diverso, puro, felice.   I profeti di sventura che spesso si sono accaniti contro l'opera bergmaniana attribuendole un pessimismo oltre il dovuto, segnalano il simbolo della barca che non riesce a partire.   Certo Bergman, avverte che l'utopia non è a portata di mano. Ma il film finisce con l'immagine della barca che finalmente procede verso la meta.   E' vero che, mentre i giovani si allontanano, Paul dice: "Torneranno, quando l'estate sarà finita", ma è pur vero che, Marta nel vedere la barca che si allontana assapora ella stessa un briciolo di felicità. Ed è sul suo "Sono felice" che il film si conclude, lasciando naturalmente come sempre in chi ha assistito la visione, il compito di trarre le conclusioni.


Le mie  personali conclusioni?...Ci sono i fatti che provano cosa io abbia compreso del film e scelto con cognizione di causa e per convincimento che, all'utopia si può sempre mirare, almeno come principio di una fedeltà alla propria natura che ha in odio i compromessi, crede per contro, più a un valore morale, disciplinato dal rigore dalla coerenza.  Anche se gli scotti da pagare nel l'incognito del viaggio non mancano mai e, forse superano la fierezza di ciò che a priori è stato un consapevole povero smisurato coraggio.


Mirka

"Prelude in E min Op 28 n.4" (F.Chopin)





La prima  foto è mia la seconda presa da internet

mercoledì 10 ottobre 2012

DIARIO IN FORMATO VERDE VARIEGATO



"I fatti e i sentimenti che racconto possono apparire semplici, addirittura banali, ma suppongo che non 
lo siano mai stato,in definitiva. Si fa presto a dire che un atto è superficiale, ridicolo. Occorrerebbe pensare 
che si vive fingendo di continuo emozioni e impulsi. Che la trama delle nostre azioni, persino delle più minute,
è sempre complicata". (La parte difficile -Oreste Del Buono)






D'improvviso le tue cosce.
Forti.
Le mostravi fiera come nel 
riso amaro
 e io inventavo i films
e ridevo anche se il pianto. 


Anche stanotte ho dormito male. Mi sono alzata e ho guardato l'orologio. Segnava le cinque. Ho camminato su e giù nella camera,poi sono andata al giardino. Ho annusato l'aria come fanno i cani.  Ho sentito solo odore d'erba umida con qualche macchia di muffa. Ho scoperto ch'era un gruppo  famiglia di funghi.   Sono tornata a letto. Ho dato un'occhiata a dei quaderni che tengo sul comodino. Ho sorriso alle mie sciocchezzuole,  ma non su un diario lasciatomi in eredità, in cui da ogni parola di tenerezza, trafugava un che di rancoroso. Mah! Spesso nella vita è così. Poesia impolverata da talco per bebè. Inganni d'una felicità fiera, fatta di slanci che subito evaporano.

Li ho lasciati cadere e mi sono orientata su Abraham  B.Yehoshua. Il signor Mani. E' un libro sull'identità, sulle molte zone d'ombra d'un intero popolo e di una famiglia con visioni di pace a cui dare concretezza di realtà.   Non riesco però a finirlo.   Volere la pace senza sporcarsi è come pulire dove già è pulito. No, chi vuole fare sul serio, si deve mettere in mezzo alla sporcizia e, se non ci si mette di proposito, almeno non se ne andrà se ci capita in mezzo.

Ho buttato qualche appunto su un foglio. A matita perché non avevo sottomano la biro. Ho pensato si cancelleranno se non provvede a tra scriverli. Non che sia così importante, ma per me è la prova di un'unghia che non si è sfaldata. Mi serve per capire il labirinto che sono io e,se  ce ne fosse la necessità darne il seguito con un  segnino amoroso .Comunque sia, mi fa stare bene. Non totalmente però,visto che quando mi alzo sono storta come un albero secco.

Ecco le prime luci nelle case. L'umanità riprende il ritmo interrotto dal sonno.   Sbadiglieranno, prenderanno il caffè o il te, andranno al bagno e forse faranno la doccia. Qualcuno urlerà per avere la precedenza. In ogni caso non mancheranno gli sbuffi, l'agitazione e forse qualche imprecazione.  E voilà  che la vita si  è già implicati.  A sera si sentiranno eroi per avercela fatta nel lavoro di formica. E saranno soddisfatti.     
Non mi incuriosisce più di tanto, ora, farne l'analisi psicologica.   A ciascuno i suoi pensieri di gloria e di eroismo dall'inizio sino all'ultimo atto della vita.

Quando è arrivata la Teresa, ero vestita di tutto punto e pronta per uscire. Felice per aver visto sul suo volto delle luci di sovrana tranquillità. Il  il mio umore  però era già cambiato perché non riuscivo a trovare dei documenti.  Ho pensato di averli smarriti oppure stracciati, come quella volta...   Le scartoffie mi mandano sempre in tilt e così non trovo più le cose, o le strappo in tanti pezzettini

Sono uscita in fretta, allegramente,anche se  non avevo l'animo predisposto alla bontà. Però ho guardato il prato. Umido e verdissimo.

Mi piace camminare.  Comincio come se dovessi andare a un incontro importante, sforzandosi di tenere quella marcia anche quando vorrei sdraiarmi a pancia in su come fanno i gatti, respirare il sole e l'aria senza curarsi di nessuno. Come quella volta...   Però il passo mi si allenta, così  mi accorgo che sto passeggiando, che tocco faggi e castagni, un ramo che mi graffia facendomi rosse le guance e luminosi gli occhi.    Vedo improvvisamente il cielo limpido come la più alta delle meraviglie e godo. Godo di tutto.
Della campagna che smercia i suoi prati ora più verdi, ora più chiari, del muggito d'una mucca, d'un amico che ha scelto di fare il contadino, uscito dalla porta a salutare e che m'invita a mangiare pane e salame  e un goccetto di novello che ha fatto lui col vino della sua vigna.    Si parla del vecchio e del nuovo, di qualche sogno irrimediabilmente perso,di un altro in addivenire, non sporcato da complicità di padroni, servi e mestatori di paccottiglia "illusorie" di un nuovo nato vecchio con muffa. Andare avanti  senza troppe nostalgie ma prudenti come il falco che si guarda davanti e alle spalle. Questo, ci siamo detti, lasciandoci, con l'augurio che la classe operaia torni o nasca per controllare tutto, i "capitali"  gestiti  non dai pochi se non da una sola mano e che si decida con chi si vuole stare, se  con Dio o Mammona, impegnarsi per realizzare un domani  uguale per tutti, (?) ma soprattutto fondato sulla comprensione dei sentimenti umani, sul lavoro retribuito nella misura giusta e, dare inizio a un cambiamento a  a partire da se stessi e gioire. Si. Gioire. come un diritto avuto in dotazione senza il retaggio dell'obbligatorietà in "valle di lacrime". Perché col diritto al l'uguaglianza e al lavoro retribuito e senza che triti il cervello, tutti possono godere del cielo limpido o nuvoloso che sia,del sole anche quando è nascosto,delle stelle anche quando non si vedono, dell'erba che cambia al mutar d'ogni stagione,degli alberi da moltiplicare anziché abbatterli, dell'ampia pianura come quella che ho davanti a me,nel rigagnolo d'acqua,nelle luci nebulose, a sera, nel ciuffo d'erba soffiata dal vento o ingarbugliata dall'acqua, per i prati senza sentiero ma con l'erba frusciante sotto i piedi e tra le ciglia inumidite anche se non se ne può spiegare la ragione se non guardando, "muti", chi ha creato tutto questo e rimettersi a Lui, gioiosi se qualcosa siamo riusciti a fare, gioiosi degli animali  che si è scelto di prendere e di cui bisogna averne cura senza che sostituiscano nell'amore l'uomo.   Gioire degli uomini che si sono adoperati a far crescere la gioia, non a guastarla dall'avidità o dall'ambizione sfrenata.   E gioire se si è riusciti a far comprendere questo. Perché la vita è verità quando la si vive senza che l'egoismo  ne abbia succhiato il midollo.

Sono arrivata a casa stanca, anzi stanchissima, ma col desiderio di cantare qualche cosa di antico che ancora profondamente mi emoziona. Cosa che ho fatto sino all'ultima nota.

Mirka

"An die Musik" (F.Schubert)

 

domenica 7 ottobre 2012

IMPROVVISO- OVVERO BACIAVO UNA DONNA ED ERO FELICE










 



La "mente superiore" è si, androgina, ma in un alchimia un poco particolare dove i caratteri femminili sopravanzano, e di molto quelli maschilista..


Baciavo una Donna ed ero felice.

Era mia Madre con le sue cosce forti.
Sorella per complicità d'intesa comprensiva e buona.
Amante che di spada non ferisce.
Amica dall'intelligenza sofisticata ma fertile per intuito che capisce senza aggiungere una parola in più.

Ballavano un lento o forse un fox-trot che tutto con velocità si alternava. 

 Aveva occhi profondi, quella donna. Profondi come polle da cui la foschia mattutina s'è sollevata e il sole è al meriggio e poi subito annota..    La sua pelle aveva il colore della pesca maturata nella stagione giusta e come la pesca profumava. 
Non conoscevamo vie di mezzo, io e quella donna. Le "vie di mezzo" le avevamo lasciate ai pavidi e agli amorini. Ma l'Impero dei sensi acutissimi e svegli, avevano per sentinella la Dolcezza e la Tenerezza per tenere a bada le illusioni e qualche sogno di troppo.    E non c'era palpito di rimorso in quelle carezze di utopie sessuali ,purché mai Amore fu purissimo come in quei baci a ritmo lento o forse anche a fox-trot.
Che il cielo  scampi dalla mediocrità piacevole e dalla vita facile, liscia senza essere danza, ma salvi  dalle neutre piccolezze e dalle comode ambiguità o bovina compiacenza.

I commensali sparsi, applaudivano con gli occhi e nessuno guardava di sguancio quando ci siamo penetrate coi seni, sino a farci male perché è lì dove la Vita si forma e spinge per uscire.

Era buffa davvero quella mistura di tenero e di morbido dalla quale scoprire erbe ed odori sconosciuti.
Pestava i luppoli in un grande tino, la donna, ed era bellissima nel suo verginale aristocratico riserbo che tradisce il selvatico-selvaggio..
Irradiava luce soffusa di rosa nella sua trionfante superiorità. sottile, agile a volte solo un poco sarcastica.
Si tirava il naso alla decenza in quel ballo cerimonioso  che di due ne faceva uno.
Androgina perfetta, dunque, dove la parte maschile non viene vissuta a scapito di quella femminile, purché, anzi, quest'ultimo s'affermò in tutti gli attributi che il Dio le ha dato in dotazione, e parlo di maternità, grazia, nel potere seduttivo.
Singoli minuscoli flash uscivano, a tratti, su una mappa alquanto complessa e articolata, indecifrabile perché fuori da ogni intenzionalità ma, mobile e cangiante con colonna sonora fatta di tante voci,sussurrate o  urlate. Ed erano guizzi o rantoli, non so,di ricordi d'infanzia appena accennata che si presenta come un bicchiere d'acqua fresca e poi scompare
Nostalgia sottile si respirava e,mentre prendeva fuoco,come per uno scoccare del tempo che un brivido l'arresta, scattava l'intuito a fermare il resto.
E si era "complete", veramente, si.   
Si viveva nel mondo dei sentimenti e delle sensazioni senza salutarli ma neppure senza considerarli un aspetto secondario della realtà.       E il gusto stava  tutto nel reinventare come di prima volta e come si fosse le sole a sentirne la pena e il dolore .  Ci si nutriva di quel coraggio che non è mai caricatura.     E concreta, in un dialogo mai lasciato lì, perché la realtà ha bisogno di atti banali, quotidiani ed interattivi in quella eterna replica di minuscoli ma fondamentali cambiamenti ,flusso dell'esistenza stessa.    
 E "noi" si era un condensato dell'infinita imbecillità del quotidiano,anche,ma con l'intuizione pronta a comprendere che, quello che accade "realmente",non si può travolgere nè negare.  Ma è il solo punto di riferimento .Con tutta la sofferenza che la rinuncia a sovra mondi comporta.
Che l'utopia,come il sogno religioso o politico lasciamolo al maschio, non alla donna completa, naturalmente, di tutto quel che vale.

E nulla era scontato in quella infinita umanità fatta di tenerezza che ci trovava ricche,anzi,ricchissime di dentro come di fuori, perché la trasparenza nostra era la "trasparenza di molecola" che mai si è allontanò  profondamente da se.
E quella donna baciata era  la Gioia, l'ancora, la Pace.....Peccato fosse solo un sogno.   Un sogno che voglio ricordare come uno dei sogni  più belli.

Mirka


"Dafni e Cloe"  (M.Ravel)










Le foto sono mie

venerdì 5 ottobre 2012

C'ERA UNA VOLTA UN RE AUTOINCORONATOSI REPUBLICANO QUANDO ANCORA ERA UN PICCIRILLO (BAMBINO)













C'era una volta un Re seduto (sul sofà) ma ci  stava?
che girava a tondo tenendo a bada i suoi mille cani gatti le selvatiche bestie

.E viveva.  Si fa per dire,

coi suoi mille cani gatti le selvatiche bestie i suoi giocattoli vari e svariati tutti stipati sul bel trenino blu di latta  da sorbetteria bu bu
 Il  trenino (elettrico e di latta) correva sempre e sempre a sbuffo,
con le ruote arrugginite
che LUI, il Re
teneva  CURA di far lubrificare a tutte le stazioni.

Aveva un orologio, il Re seduto sul sofà ma ci stava?
con mille cani gatti e bestie selvatiche,
un orologio magico che fermava il Tempo.
A piacer SUO .
Già.
Perché Lui era il Re.

Lo faceva correre
quando voleva,
lo fermava
quando la melodia del toc toc lo infastidiva.

Ma si sentiva triste quando non sentiva più il toc toc.

Triste come può essere un Re con la barba bianca
che sa di giocare
anche se fatica sbuffa suda e poi s'inceppa.
Anche Lui si  può rompere
come tutti i congegni fatti dagli uomini.

E Lui era un uomo anche se era Re.
E sospirava il Re come fanno tutti gli uomini
 e come si fa quando si squarta un pollo.

Povero Re
che così tanto il gioco gli piaceva
da farsi venire i luccichii
mentre la testa di pensieri si riempiva.
Si sa, che  i cani, i gatti, le selvatiche bestie e poi anche gli Orologi
litigano sempre,
quando infregolati non son a far  comizi e
 nulla è del Re la volontà
unita al buono sentimento (intenzionale)
 di far giocare lui e insieme tutto il mondo.

Ma si sa "anche" che la democrazia a un Re
crea solo problemi,
starnazzi e sguazzi tondi
a giro girotondo di repubblica borghese.

Anzi,
Lui pensava,
grattandosi la barba lunga e bianca
"Ohibò! sta a vedere che mi faranno presto un rogo
 in piazza del Gesù, 
come all'epoca della Inquisizione.
Un crepitar di legna secca 
un fil di fumo 
e senza che il buon Dio intervenga a pioggia.
Perché così va il mondo.
Un poco di divertimento per spaccare la noia,
un' ubriacatura magari col vino "mio" 
per dimenticare alla svelta il pizzico di cuore,
 poi tutti quanti,
 svelti,
 alla chetichella
 e senza nessuna ombra di asma 
da palpiti e languori
via a correre per arraffare li quattrini mii
magari dando un bel calcione
ai cari e stupidi giochini.
Oh! povera la mia zucca"
si disse il "grande" Re
spulciando il pelo alle palle la pelle  
Qui va proprio tutto alla malora! 
Manco la Gatta Pia mi fila più
che se ne ITA con "uno" della strada
facendo le spallucce alla  zuppa di sovranità gallina!" 

Ma intanto una vocina gli diceva
"Allocco Re che hai creduto al peccato di Democrazia. 
 Prova a farti giustizia ora che sei a  terra
 a scontare i guai che hai combinato.
 Statti coi servi or che al servaggio sei  destinato 
e lasciati smozzicar 
dal tuo nuovo carezzevole padrone.
E spera.
Spera che almen la "LEGA" si ricordi di TE  a funerale spento!".

Questo è l'auguro che col cuore cucinato e cotto ti faccio io
con la sincerità che continua ad essere coscienza
 di quel che il grillo-popolo  ti sussurrò
 e che tu non ascoltasti.
A te che volevi la pace e non la guerra
nel mentre a letto ti portavi la regina carrierista e speculina.

Questa è la povera ricca e lunga filastrocca
della Storia d'un  Pipino re dei nostri tempi
che credeva alle giuggiole d'una scimmia democratica
più intelligente del suo re
che potesse proteggere anche l'onore
che a Lui mancò per puro caso d'infortunio.
Furba sicuramente fu la scimmiesca specie
col sorcio in bocca,
ma solo per avere capito a tempo,
l'opportuno tiraggio e blocco
 per le falle e i peccati d'un Sovrano
che per bontà di gioco
 voleva fermare il toc toc del l'orologio..

Mirka


"Tempi moderni" (film-C.Chaplin)







mercoledì 3 ottobre 2012

E FU IL PIANTO A TRADIRE IL PIACERE.


I dettagli che mossero il silenzioso pianto di piacere


Fu pianto e non  seppi spiegare.

Placata l'angoscia della sera
 sui colori e l'uva fatta spina di pesce
ad altro pensando.

Innamorarsi con gli occhi
e sfiorare con la bocca
come  quando ci si allunga
con le labbra a chi si ama
e ti par di immortalare la  vita.

Mirka


"Una furtiva lacrima" (G.Donizetti-G.Allevi)








lunedì 1 ottobre 2012

LO SGUARDO LONTANO NEL MENTRE SI TRASFORMA.

...fu la gioia del sapere seguito subito dalla sofferenza che ogni giorno l'anima cercò e natura fu ben lieta di mostrarle sue segrete vie.



E davanti a questa grandezza che l'anima febbrile cercò le risposte che non  riusciva a darsi la ragione





"Or ti fa lieta, che tu hai ben onde; Tu ricca, tu con pace,tu con senno. s'idico il verl'effetto nol nasconde.(:..)Legge, moneta e uficio, e costume ha' tu mutato, e rinnovato membre? E se ben ti ricorda, e vedi lume, vedrai te somigliante a quella 'nferma,che non può trovar posa in sulle piume. Ma con dar volta suo dolore scherma".(Dante-Purgatorio 6)



...e si attende non il prisma della luce che sfaccettato lusinghiero invita, ma il punto fermo del tuo compimento voluto dal Fato.




Ogni avvenimento, buono o cattivo si è sempre annunciato con una lettera,nei passati secoli. Nell'era dei cellulari da un SMS e forse da una telefonata.
Su di me hanno sempre esercitato fascino le metamorfosi, anzi quasi ossessivamente anticipato. Dagli oggetti, alle cose, ai contesti sociali, i luoghi, la politica, le persone. E quelle trasformazioni le perseguito partendo dagli occhi bambini per arrivare poi al pensiero adulto, pur continuando a non staccarsi dalle immagini originarie familiari e care, tali da provarne un'autentica fatica per superarne l'ottica circoscritta a quella affettiva familiarità alla quale mi ero abituata.

Ma la realtà inchioda, e si cerca di prenderne atto a partire da noi stessi, magari soffermandosi a un "colore" in particolare che ne evochi l'origine.
Forse il mio desiderio di comunicare partì sempre e solo da lì. E l'ho fatto con ogni mezzo. Con il canto, con la musica, la parola abbastanza facile, il coinvolgimento attraverso ogni forma di bellezza.

Siamo tutti pezzi d'un enorme mosaico. Pergamene scritte e da scrivere. Alcune scolorite, altre da decifrare ma ricche di arcobaleni che ispirano l'anima a cercare. Diventando poesia o semplicemente il viaggio d'un pensiero solitario.

E' così che si diventa sperimentatori. Di se stessi, del nostro passato, della storia che ci appartiene anche se non l'abbiamo vissuta da vicino.

Tante volte mi sono domandata perché mai un progetto iniziato sotto l'egida più nobile, la convinzione così prossima a un credo religioso e l'entusiasmo più travolgente, prendano invece altre vie.   Mah! Mutano le circostanze e il cambiamento del progetto originario, radicalmente si sposta.
Ciò nonostante saranno sempre alcune scintille scappate a un gran fuoco a far luce, un seme a fermentare dove il terreno è pronto ad accoglierlo e, da uno zampillo d'acqua vedremo sgorgare una cascata se non un fiume sentito scorrere su echi lontani.

In memoria le parole di Emile Zola, quando centocinquant'anni dopo, difendendo il "Dejeuner sur l'herbe" di Manet dai suoi critici, scrisse:"(...) la donna nuda è indubbiamente solo per dare all'artista la possibilità di dipingere la carne. Ciò che dovere vedere nel dipinto non è solo un picnic sull'erba ma l'intero paesaggio, coi suoi passaggi arditi e ingegnosi. Il suo primo piano ampiamente dipinto e ben fondato, il suo leggero e delicato sfondo e quella carne soda modellata in larghe aree di luce, quei materiali, docili e forti, e particolarmente quel delicato spruzzo di bianco tra le foglie verdi dello sfondo".

Ero partita con l'intenzione di scrivere altro. Mi pareva così buono, bello e importante. Ma ora non ricordo nulla.   E' sempre difficile trovare risposte a un inizio che s'interrompe o più ancora che non si ricorda.   Quello che so con certezza è, che vorrei continuare il mio viaggio gioiosamente, perché di questo ha bisogno tutto ciò che vive.  Mi sarà dato questa possibilità?   Non so.   Nell'essere intera quella che sono, sa la gioia d'essere gioia. Null'altro.  E questo è anche la mia coscienza. Mai estranea a me e da me, forse dalla ragionamento si. Chissà! Forse erano solo sogni d'una vita passata.

Mirka

"Diabelli variations" (Beethoven)




Le foto sono mie