fiume

fiume
fiume della vita

martedì 16 maggio 2017

SOLIDA INCONSISTENZA



Era di maggio o
giù di li
bruciava la gola
bagnata la stella e
tutto era li.
 Respirava l'anima al 
ritmo del corpo
peso d'azione che
al l'eterno conduce e 
alla innocenza regala la voluttà del volo.

Da inconsistenza irrigidita 
presi a invocare il Dio
mentre inanimato era il godimento
 libero da ogni peccato conclamato alla confessione.


Spariti i Fantasmi dalla scena
perduta e vittoriosa come 
ogni vivo dormiente. Ma                un lampo
di dolore si infilò come

ospite inaspettato su la soglia
oh si come fu vero
quel dolore che pure non sfregiò
l' intero
imperfetto che non muta di sostanza pur
dividendo l'interno in due metà.

Ma fu lì che il freddo prese
forma
determinando per sempre
 la rotta del volo Destinale
su univoche impronte di brina e verde
 e giallo agli occhi spalancati.

Mirka  


"Aspri mera ke ya mas" 





 

giovedì 11 maggio 2017

QUEL GIOACHINO BELLI CHE SEPPE TENERE TESTA AL PAPA E AI RE



LE FACCENNE DER PAPA



Fra tanti sturbi er Papa s'è anniscosto
ner Palazzo -der-Papa e là in giardino,
spasseggia,fischia e poi ruzza un tantino
cor un prelato suo garbato e tosto.

Lo porta a un gioco d'acqua accosto accosto
e te lo fa bagnà come un purcino,
e arriva ar punto de metteje infino
drent' in saccoccia li pollastri arrosto.

De le vorte lo pija sottobraccio
poi je la fa cianchetta e, poverello
je leva er piombo e je fa da' un bottaccio.

Accusi er Papa se diverte; e quello
s'ammaschera da tonto e fa er pajaccio
pe merità l'onore der cappello.

Gioachino Belli


Questo papa così zuzurellone era Gregorio XVI, il quale fra l'altro, nei giorni durante il quale il Belli scrisse il sonetto, che è datato "15 gennaio 1934" avrebbe dovuto avere dei pensieri piuttosto gravi per la testa dato che stava tenendo un concistoro segreto per creare dei nuovi cardinali. La vittima dei suoi scherzi piuttosto pesanti pare fosse Monsignor Soglia,Elemosiniere Santissimo, il quale fra l'altro, non credo che, non ostante la sua condiscendenza, riuscì a farsi creare cardinale,per lo meno in quel periodo, dato che gli unici due che furono investiti della carica di "Principe della Chiesa" in quei giorni furono Monsignor Giacomo Luigi Brignole di Genova, arcivescovo di Nazianzo e tesoriere generale  e Monsignor Nicola Grimaldi di Treja,allora governatore di Roma. Dal comportamento di Gregorio XVI non mi sembra avesse tanti "sturbi", come dice il Belli, cioè tante faccende, tanti disturbi, ma che anzi se la prendesse molto poco se gli andava tanto di "ruzzare", cioè di scherzare. Per ciò che riguarda i pollastri arrosto, che si divertiva ad infilare nelle saccocce del l'Elemosiniere, il quale, chissà se poi li avrà distribuiti ai poveri in elemosina, o se li sarà mangiati lui, per ricompensarli in qualche modo del male che gli faceva la schiena per via dei "bottacci" ossia delle cadute che il Sommo Pontefice gli faceva fare levandogli non il piombo ma "l'appiombo" ossia l'equilibrio coi suoi sgambetti


 Toccata e Fuga in Re min" ( BWV 565 -J. S. Bach)




Nota. Notizie prese da internet

mercoledì 3 maggio 2017

UNA PICCOLA INCISIVA LEZIONE DI RAGIONAMENTO

Breve premessa.



Ho avuto la fortuna d'avere due splendidi figli nel l'età della formazione. Vivaci (molto). Ricettivi (moltissimo). Sani (di corpo e di mente). Per cui i problemi riguardarono solo la normale attenzione verso tutto ciò che richiedeva la responsabilità di ogni cura per un buon sviluppo, l'attenzione verso le naturali tendenze affinché  crescessero rafforzandole, e un ambiente  possibilmente sereno, anche se difficile per i tempi di corse rocambolesca, ovviamente soprattutto al femminile, ove prendesse il via l'autostima, la fiducia in loro stessi, la curiosità e la fantasia, su alcune regole ferme, e al contempo una flessibilità utile per adattarsi poi ai vari cambiamenti della vita. Prerogativa quasi idealistica da mettere in pratica, quella della serenità, considerando il lavoro, i viaggi per lavori, e senza nessun supporto di aiuti familiari (parenti- nonni- ecc.).  Ho comunque cercato d'applicare la "misura", quella " ragionata" e suggerita dal "buon senso", cercando di non condizionarlo con la mia forte personalità, le mie personali esperienze, a meno che, non fossero suffragate da principi universali accoppiati a concetti razionali dell'universo, sostenuti dalla volontà e dalla speranza di farcela, alimentando sempre la Speranza dopo ogni sforzo, come bene che precede e segue l'altro, accettando i rischi del fallimento, come prove, senza scoraggiarsi e riprovare magari utilizzando mezzi diversi o un'altra strada.  E ho vigilato anche su una latente smisurata generosità e su l'impulso a donarla indiscriminatamente, guardandomi bene dallo spegnerne o mortificare la felicità che accompagna sempre il gesto di chi dona.

Davanti ho la scena di un ricordo chiaro e dettagliato.  Terza elementare. Rientro dalla scuola. Merenda. Scherzetti. Piccoli scambi allegri. Informazioni (da parte mia) in tono apparentemente leggero senza che, mi passasse inosservata la cupezza sul faccino di uno dei miei due bambini. Cercai in tutti i modi, ma senza trovare la causa di quell'ombra. In silenzio l' osservo fingendo di guardare i suoi compiti che già avevo visto ordinati e perfetti. Lui scribacchiava su un foglio con una biro amaranto non comprata da me. "Che bella penna Daniele" gli dico "L'hai trovata o te la regalata qualcuno?" gli chiedo con dolcezza guardandolo negli occhi. " No. E' stato uno scambio" dice lui " E cioè?"  dico io di rimando. "A Massimo piacevano i miei ventiquattro pastelli Giotto, io la sua biro, così abbiamo fatto scambio". "E sei contento di questo scambio?" gli chiedo. "No. Però non so perché" e subito aggiunge "E comunque  ormai i pastelli glieli ho dati". Gli faccio una carezza e gli dico "Si. Ormai lo scambio è fatto e non si può tornare indietro. Però puoi sempre imparare per un'altra volta, valutando i pro e i contro e tenendo conto se i "contro" ti vanno ugualmente bene".  Con naturalezza gli faccio due semplici piccoli conti. "Quanto sono costati i ventiquattro pastelli?... "Diecimila lire  "La biro? Cento lire. Bene.  Coi ventiquattro pastelli potevi colorare il mondo, con una biro al massimo potevi dipingere il nero delle mattonelle di marmo  che stanno all'ingresso". Credo che Daniele abbia compreso la lezione perché il suo volto si illuminò come un sole buttandosi fra le mie braccia. E ora che è grande è anche un ottimo economo senza nulla togliere al suo magnifico altruismo naturale. Una  singolare precocità di coscienza accoppiata a un curioso miscuglio di generosità e controllo su se stesso. E  anche questo non può che essere  un motivo per esserne orgogliosa. . Educare al ragionamento prima d'intraprendere una qualsiasi azione. Anche la più buona nell'intenzione.. L'avesse messa in pratica anch'essa, oggi sarei felice doppiamente.  Fa nulla. Altri lo saranno. E un poco anche grazie a me.

Mirka

"Winter The four Seasons" (Antonio Vivaldi)

sabato 29 aprile 2017

29 APRILE. BUON COMPLEANNO


La tua era la Consapevolezza dei grandi Iniziati all'amore attraverso tutte le sue estreme tensioni che si Vincono con la forza ridente della foglia verdissima sbattuta dal vento ma col sole tra le braccia di ogni ramo teso.   Eppure un fremito di unghia  si fermò più del dovuto dandolo in pasto al Destino, e impedendone la corsa verso la patria incisa tra radici e tronco.   Ci sono  ancora dei cristalli  grossi ai bordi delle foglie verdi!.  Ma arde la fiaccola davanti al nido.  Forse è li che dimora l'eternità?   Invulnerabile luce d'anima che trapassò il finito e oltre l'infinito dove fiore e frutto furono figli dello stesso albero sotto un sole incandescente.   

BUON COMPLEANNO.  Mirka


"Ombra Mai fu" (   Serse-  G. F. Handel)




sabato 22 aprile 2017

MELODIA INFINITA





La nostra fu tensione 
Estrema
 solo per finta
Per rendere il gioco a eternità di
Presente 
dove tutto divampa e niente brucia. 

Fummo mai coscienti di ciò? 
Non so
ma so che l'incoscienza sapiente
fu la Terra della nostra innocenza. 

 Non si chiede al l'anima la Fiducia 
 quando ancella  la si abbandona 
 Là 
dove si costruiscono i Templi 
 e Muta su l'altare si converge
 Il pentimento Granaiolo e di preghiera
 su l'arco teso
 d'una melodia infinita. 


Mirka

"Sweet Memories"   (Ray Charles- film)
Nota scritta di getto inseguendo un ricordo

lunedì 17 aprile 2017

A Volte



A volte mi viene
voglia di danzare
al movimento della vita
alla fisicità che trasmette il corpo quando libero
al vento che scuote o accarezza la foglia.

Frammenti di stelle cadenti
la danza.

Sanno di nebbia che fuma
stupore di bimbo che cerca
il dove
e risolve da sé 
domande e risposte
sulla colla della Nostalgia
negli occhi grandi che danzano la
Vita
Monadi gemelle
collage fuso in ogni stella che danza
Luce
che semplice cifra diventa.



Mirka


"Tango To Evora" (Loreena McKennitt)



martedì 11 aprile 2017

DECISERO I FATTI PIU' CHE LE PAROLE (que sera, sera)



Si rincorrono come nuvole nel cielo i ricordi. Di qualcuno ne resta il colore concentrato dentro un cerchio. Di altri  la vibrazione di una nota collegata a una costante. Di altri un tracciato fissato all'orizzonte come testimonianza di un processo evolutivo dove resistere fu naturale predisposto. Per qualcuno è come la stracciata di un aereo, il naso all'insù, la domanda istintiva della mèta senza mai sapere. Il suono della tua voce nel l'orecchio quando davi la sveglia ai tuoi bimbi, la vestaglia a uno, un buffetto sul naso all'altro. Una canzoncina quando l'orario di lavoro non  ci obbligava alla giostra dell'auto scontro. O ricordi di una nuvola scura ferma in un cielo limpido e azzurro ma che annuncia un temporale prossimo a venire o in attesa di scoppiare.   
Così  come fu quel giorno di qualche tempo fa.  Si Abitava in un bel quartiere, vivo d'umanità differente. Per la strada s'incontravano i poeti (Caproni) e non solo. Le mamme o i papà dei miei allievi, la signora della merceria su l'uscio del negozio, sulla piazzetta a un tiro di schioppo da casa mia, il fornitissimo negozio di alimentari dove Marco, il proprietario, innamorato di Claudio Villa e di Zucchero dava, senza accorgersi, una fetta di prosciutto in più nel mentre la moglie, innamorata di Mozart gli tirava l'orlo del grembiule (credo fosse per quella fetta di prosciutto scivolata involontariamente...).  Il piccolo bar dell'angolo con l'Adolfo,  l'uomo con le stampelle del casermone di via Donna Olimpia, in attesa per dispensare saggezza e feroci critiche al governo. Il piccolo bar stava di fronte al palazzo dove stavo io. Un palazzo molto rispettabile composto da parlamentari (Giancarlo Pajetta), avvocati, giudici  e, da una giornalista. Sicuramente professionalmente in gamba e giustamente stimata, ma maleducata, arrogante, supponente e a cui fu "necessario" impartire una bella lezione comportamentale.  Ché, quando i  numerosi e ripetuti tentativi civili falliscono, bisogna passare "tranquillamente" ai fatti.  Cosa che "tranquillamente" mi sono predisposta a organizzare. Qualcuno sicuramente ricorderà quello che sto per raccontare.
Si era a luglio, o giù di li. La gatta inquieta girava per casa, i bengalini e gli usignoli gareggiavano nelle loro gabbiette, i bimbi facevano i compiti alternando l'improvviso di urla, passi per tutta la casa della mia metà, soddisfatto e felice per ogni fatica giornaliera e  già seduto al desco serale. Una famiglia felice e del tutto normale, insomma. Ottimi anche i rapporti relazionali coi condomini. La vita si dipanava nel migliore dei modi, se...non si fosse presentata quella nuvola nera all'orizzonte, ovvero quella maleducata di giornalista da mettere in riga. La su citata giornalista domiciliata sopra di me, infieriva giornalmente sul mio terrazzo umiliandola e offendendola per tutte le porcherie che senza risparmio le buttava.
Era di sabato. Un sabato sera. Al minestrone ricco di tutte le primizie, aveva fatto seguito una frittata con zucchine di dieci uova. I gusci li avevo conservati insieme al pattume di una settimana sul terrazzino adiacente alla cucina ma ben nascosto agli occhi di tutti Grazia inclusa, ( la collaboratrice che avevo, zittita strizzando l'occhio).. Dopo la macedonia, rigorosamente col gelato, si era andati, io mio marito e i bimbi a godere della sera fatta dolce e profumata poi... a nanna col sentore di strano nell'aria. Arriva l'alba, tutti dormono il sonno senza prezzo dei giusti. Solo io veglio e sono sveglia. Senza peso lascio quello dolcissimo del letto, m'infilo la vestaglia sul pigiama preparata all'uso su la poltroncina di fronte al letto, apro e chiudo la porta della camera da letto. Col passo  felpato come la gatta di casa mi porto al terrazzino sul retro della cucina. Prendo i due bustoni di pattume accumulati da una settimana e come un ladro d'hotel faccio girare la chiave della porta blindata. Ed eccomi in ascensore silenzioso certamente  più del mio cuore tamburello. Arrivo al piano predestinato e, con goduto sentito in ogni fibra corporea, raffinata e finissima, apro i sacchi e semino il tutto davanti alla porta della su detta giornalista. Scendo, e come niente fosse,  mi in filo nel letto abbandonandosi dolcemente al sonno.  Risveglio trionfante anche se per tutto il giorno mi restò incollato sul viso una indecifrabile sorriso e un'ancora più enigmatica canzone. Que sera, sera.  Se ci fu il risultato? Oh si. Omaggi giornalieri della signora tutte le volte che ci s' incontrava e soprattutto il Mio Bellissimo Terrazzo fiorito dei soli suoi fiori.

Conclusioni, ovvero ciò che ho imparato da tutto questo è, che si deve sempre trovare la forza per difendersi da ogni prepotenza e sopruso, senza cedere alla rassegnazione che conduce al l' impotenza con trionfalismo del nemico. Con intelligenza e con le giuste intelligenti strategie. Ovviamente è necessario esserne convintamente determinanti, del giusto sentito profondamente dentro di sé, per operare senza titubanza
Le canaglie sono dappertutto. Anche fra gli insospettabili.
La civiltà va data a chi abitualmente la USA. Altro inquina ed è frainteso come debolezza  friabilità se non la vigliaccheria del l'ultima istanza
L'imbonitore abile e favolista è spesso legato al doppio menzognero usato per accattivarsi la buona fede altrui rendendola asservita.
E ho capito, inoltre, che non è la vita intorno a se che si deve organizzare in modo simmetrico, secondo i propri desideri, ma è se stessi che  si deve fronteggiare, rompere,  modificare, piegare, accomodante solo per adattarsi a qualsiasi modello, anche col risultato (momentaneo) di un atto misero come quello fatto da me, ma necessario per essere capiti su l'onda dello stesso linguaggio.
 Il pericolo ci gira sempre attorno. Mai abbassare la guardia, oltre che misurare le nostre capacità e capacitarsi di renderla efficiente e determinata al rispetto dovuto.  In fondo resta pure un certo gusto, sottile e duttile come un intrecciato di ottimo acciaio Rolex, per un ristabilito e una ritrovata dignità ridonando al volto lo splendore della bellezza senza tempo. 
Che, pur adattandosi, bisogna darsi delle regole in cui si crede e si vogliono perché sono giuste. Ma le regole devono essere morali e pratiche. Appunto; pratiche, senza cui non può esservi felicità, rispetto e...risultati vantaggiosi come sopra doverosamente ricevuto.

Mirka

"Que sera, sera"