Compito degli innovatori è,spazzare ogni rottame di ferro arrugginito e inventarsi ogni sorso che si beve.
Cercavo un CD, me ne sono trovata un altro con dedica e tutto fu il presente di quel tempo. Ruggiva la "Pantera", urlava "Paratore" e la stanza di "lettere" rossa sullo sporco bianco, parola di colore e tutta la sua anima, questo mi portavo nel midollo e sulla pelle, eppure non volli perdermi quel concerto che, in qualche modo univa sponde d'uno stesso fiume in rivolta di piena. Credo d'essere stata in terza fila. l'uditorio strabordava, con schiene per pareti e per scalini, teste che, dalla platea portavano su sino all'uscita dove si scappa.
I capelli, allora lunghi e folti come spugna che avvolge e asciuga, sapevano nascondere molto bene il torrente che continuava a devastare il mio viso disarmato e nudo..Poi...quell'attacco del primo tempo, preciso, senza sbavatura di sentimentalismo, nè di sermoni in atto e, subito dopo l'elettricità di un nome."E." prolungato e rimbalzato senza che fosse scritto sullo spartito. Divenni piccola e lunga come l'ultimo occhio che guizza colori viola .Voce muta che, sicuramente arrivò sino a Paratore e, fuori da ogni regola, come un architetto che snoda e svetta gli elementi e il ritmo anche se piange una sconfitta che, forse, NON sarà mai, ché così vogliono illudersi i sognatori. Non siamo sempre e solo noi la Storia che ci rappresenta e che rappresentiamo? mi dissi allora come caparbiamente continuo a dirmi ora. Che, questo è il compito di chi si impegna a farsene responsabilità che liberamente fluisce, al di là d'ogni schema, bavaglio o limiti di confine sconfinato a restare utopia. Nel suo essere realtà che, se ha in sprezzo la polvere dei "parrucchieri", è per dare ancora più risalto senza vanto alcuno, alla sua autosufficienza di suono che si espande e circola, integro al suo interno, nell'opera unificatrice di quel puzzle di "fatti" che, costituirono l'essenza autenticamente identificata, mentre le sviluppa senza pregiudizi e con critica severa, consapevole si, dei molti sbagli, ma scaturiti da una visione "altra", ampia come infinite cadenze musicali e policrome trascendenti tutte incise dal dolore.
Mirka
Patetique" (Symphony N.6- Tchaikovsky)
