"Mentre che er fiume pare che canti 'na canzone correnno verso il mare...(Checco Durante)
...E si era facce della stessa qualità non etichettati da codici
"Pace alle capanne! Guerra ai palazzi!" (George Bucher)
Quante cose può raccontare un fiume, la bellezza di un particolare, l'immagine scivolata da un libro.
Ho messo il caffè sul fornello ma i miei pensieri erano altrove. Un passo e mi son trovata nella camera da letto. Sul letto, c'era l'impronta del mio corpo, gli occhiali. Quelli da miope con le lenti color del fumo. Li ho spostati. Solo di un poco. Con una gestualità automatica ma sicura. L'aroma del caffè m'ha riportato alla cucina. Con tutta la cautela necessaria per il manico sempre in bilico se restare attaccato o cadere, ho preso la macchinetta col caffè e l'ho versato nella tazzina. Mi sono scottata. L'attenzione e la disattenzione vanno insieme nella casa della mia testa. Ho soffiato come fanno i gatti , giusto il tempo di un uff e son tornata ai miei pensieri. Pensieri ricchi di tutto un poco. Siedo sul letto. La biro e il quaderno a portata di mano, sono un imperativo che obbliga e comanda il piacere saldandole con "me".
Anche quel giovane incontrato sul bus scriveva con la mia stessa febbre da virus indecifrabile. Guardava fuori dal finestrino e incideva sul foglio. Sbirciava me e lasciava in sospeso la penna. No, "guardava me" e sbirciava la penna. Rivolgeva gli occhi al finestrino, riprendeva il pennello matita. Ho abbassato la testa per nascondere un sorriso che minacciava di trasformarsi in granata di risata.
Era bello, quel giovane. Biondo con le gambe lunghe accavallate, le scarpe di tela blu e bianca. E' stato lui per primo a dar vita alla voce, e i suoi occhi ridevano. Ridevano come i miei.
Uno squarcio di Tevere mi ha portata lontano. Vita di un tempo che fu, ora brodaglia per turisti in cerca de la "Casetta de Trastevere" senza che dentro ce stia la mamma...Ed è stato proprio da lì che ci siamo scambiati i medesimi "vizietti". Quello di scrivere. Scrivere senza alcuna pretesa, come si fa quando si fotografa la cosa che piace.
Ciao Massimo. E' stato divertente incontrarti!
Scorre il bus. Siamo a ripa di Testaccio. Una fiumana di uccelli portano sul becco, emozioni intatte e un cuore che piccona.
Sogno e dal deserto mi trovo subito a casa. A casa senza sforzo alcuno. Come di terra promessa che mantiene nel timbro, il sapore di uno stato penetrato e al di là d'ogni confine sensoriale.
Quanto rosso, Dio mio! Rossi di passioni e rossi di ferite. Al mattino, al meriggio, in sul far d'ogni tramonto ingoiati dalle acque del Tevere. Ora limpide ora torbide. Negli incantati silenzi dei monasteri, sui Clivo, su qualche colle, la neve d'inverno. Oh! la neve a Roma che magia.
Bastava poco a "noi due" sentirci complici di insaziabili ricchezze inventate per incitare a combattere per dei "diritti democratici". Tu con la "tua" finissima ironia di penna esercitata in "punta di fioretto", io con la "mia" irruenza che non voleva saperne di politica ma solo di rivoluzione, senza i palazzi che stanno uno dentro l'altro, l confessionali che nascondono sempre il "doppio", la nostalgia dall'odore del bel tempo "grigio", il conservatorismo che finge di inchinare la testa come un rapace in cerca di nuove prede.
Si andava è vero in jeans, ma si aveva in orrore la Coca-Cola, mentre il credito lo si dava al bicchiere grosso di vino dei Castelli, onorato in qualche osteria di Trastevere. Lui, il vino. L'indiscusso protagonista delle nostre utopie vive in quei valori di libertà individuale, ossatura morale che fu quella dei nostri Padri fondativi e, che, tra cantandone uno di più ci faceva scoppiare di risate liberatorie quanto amene liriche tanto vicina al Limerick. E che piacere accompagnarle col canto mentre la pancia gaudente pareva dicesse, evvada pe' la sacralità che inneggia a Bacco...prest' o ttardi dovemo stirà tutti le cuoia e all'asciutta e senza grinza se resterà belli e distesi. Il dopo?...Brrr! ...Saranno fattacci altrui.
Sapevamo poco di calcio e di partite se non su quelle nazionali. Per noi valeva di più leggere Marx, la sua svolta etica dell'economia, il "Che", e di nascosto (si fa per dire) si leggeva il Nietzsche, Celine facendo l'occhiolino anche al Werther. Poi ché la nostra, era la visione di una realtà complessa, fatta di tutto, ma soprattutto sui molti bisogni del popolo, la giustizia radicale fra le classi sociali, le verità oltre il velo delle apparenze, la domanda terribile del cosa poteva mai succedere a un genere umano abbandonato a se stesso.
Con la tua vista che non ammette abbagli ma neppure sviste accomodanti, avevi previsto che sarebbe stato solo un sogno, il "nostro" sogno, e per non contaminarlo te ne andasti via da quel Giornale amato, non come fanno i vili, ma come le persone che con nobiltà danno onore anche alla morte che cammina affiancata al cuore.
Così anche a distanza di tempo, mi sei amico dentro la memoria e tanta Nostalgia. Mi piace ricordarti come il Max Planck nel ravvivare la sua lucida asserzione" "Una nuova verità scientifica non trionfa che convince i suoi oppositori facendo loro vedere la luce, ma piuttosto che questi ultimi generalmente muoiono e avanza una nuova generazione che ha familiarità con questa nuova idea". A te che non credevi in modo integralista, a nessun tipo di religione, di scienza, di verità assoluta, o "rivelate", ma solo alle necessità dell'uomo che si realizza, quando Deve e gli è concesso. Si realizza quando gliene se ne offre i mezzi e, la sua intelligenza continua ad evolversi senza nessuna forma di staticità.
Il caffè troppo bollente versato nella tazzina, sicuramente si è raffreddato e farà schifo. L'alternativa c'è comunque. Sempre. O se ne fa un altro, o si esce e se ne prende uno al bar. Cosa che farò ora lasciando il computer e una fotografia sul tavolo.
Mirka
"Casetta de Trastevere"
Le prime due foto sono mie. L'ultima è stata presa da Internet


