Mirka
In dialetto emiliano "piròl" vuol dire "piuolo" cioè piccolo cavicchio di legno; pirulèin o pirulin si intende come "piccolo cavicchio". Questo nome, nei vezzeggiativi delle madri e delle nonne veniva usato per definire il piccolo pene del neonato. Nel gioco questo nome s'intendeva la parte centrale del fiore di malva (mèlva), in particolare lo stilo centrale del fiore alla cui estremità è lo stigma (che ha la funzione di trattenere il polline essendo lo stigma coperto di sostanza appiccicosa)e alla cui base è l'ovario. il fiore di malva si trovava lungo le carraie, lungo i viottoli, intorno a casa. Noi bimbi, quando a gruppi si percorrevano a piedi la strada per andare a scuola, alla chiesa o da un'amico.si raccoglievano i fiori di malva e l'appoggiavamo, capovolgendolo, sulla punta del naso. Delicatamente poi si tirava via la corolla del fiore e spesso lo stilo centrale si staccava e rimaneva attaccato per lo stigma alla punta del naso. L'adesione era favorita in quanto lo stigma era appiccicoso e la cute del vertice del naso era di per se stessa unta dal sebo. Il "pirulino" rimaneva così attaccato al naso ma ogni passo era rischioso e la deambulazione piteva favorire la caduta. La gara era rappresentata dal fatto che si sarebbe usciti vincitori solamente se quel pirulino non si fosse staccato dal naso e caduto entro breve. A scopo scaramantico i bambini recitavano una specie di mantra per mantenere attaccato quel pezzo di fiore. Il mantra era questo "Pirulin sta in pèe, per amor dal ciel, per amor d'la tèra, pirulin sta in tèra. Una tradizione questa propriamente del guastallese ma diffusissima in tutto il reggiano.
"Su percalifragilistiespiralidoso" (Mary Poppins)
Nota. Alcuni arricchimenti della tradizione presi dalla cortese disponibilità del curatore di una raccolta a cui va il mio grazie (Bagnoli)
