Mi accecò il sole del mezzogiorno. Cercai rifugio nel fresco della notte. Il ronzio benevolo della ventola mi conciliò il sonno lento a venire. Il pendolo scandiva il battito del tempo o era invece quello del cuore proprio non so dire che poco mi toccava. Ora monotono ora allegro. Non sapevo dove appendere la mia vita alternata a dinamico moto, nel letargo d'una croma e senza il cerchio che la chiuda. Eppure la sentivo scorrere tra un clock e l'altro clock. Poi un occhio mi si chiuse e tutto fu perfetta sintonia. Dell'anima. Del corpo. Del tempo. Ricordo. Mi parve. Fu così breve ahimè quel tempo che dona l'oblio del riposo. Ebbi visione che tutto fosse verde come verità fatta di rugiada. E i fiori che ridenti facevano capolino. Tulipani, narcisi, margherite, e viole, tutti a raccontarsi favole. E le Pleiadi a coppa per giallo vino di Renania. E i pesci fenicotteri con le pinne ad orecchio a raccogliere melodie lontane. Ma si affacciò il mondo come un gran forcone infido e duro anche per l'agricoltore che sa leggere la terra col cuore che lo vede dispiegato sul desco preparato a festa. E fu proprio lì che mi fibrillò la ciglia. Così che tornai al giorno cercando di vivere nell'ignoranza più assoluta. Ovvero ignorando ciò che sarà domani che il Presente è tutto quel che sono intrecciata agli essudati altri. E fu mia la Scienza Ragionata nel continuare a vivere così sino al fermo immobile del battito del ciglio.
Mirka
"Andante" (Sinfonia 101 detta dell'Orologio- J.Haydn)
