Proprio in questi giorni pensavo alla struttura di un vecchio Partito come quello in cui militarono molti della mia famiglia, (PCI) a differenza di me, troppo libera e autonoma per seguire delle ferree leggi di Partito anche riconoscendole giuste, e cionondimeno pur riconoscendosi una lottatrice da Prima Linea, ma anche e sempre troppo in rivolta contro ogni tipo di rigidità (l'Ave Maria nelle albe di ogni mattino in collegio, l'obbligo di assistere a delle noiosissime riunioni di famiglia, lo studio come unico dovere eseguito senza entusiasmo, la costrizione a ruolo nei rapporti di coppia, i ritmi altrui senza la considerazione del proprio, la censura d'espressione mortificando il piacere di estenderla a chiunque, amici, comunità, o contesto sociale) . Insomma, quelle identificarsi col risparmiatore, ed educarlo all'economia dei sentimenti. Sembra un paradosso eppure calza come un guanto. Ho condiviso questi pensieri con un amico davanti a un Lambrusco versato dentro a un grosso bicchiere di vetro. Ovviamente particolari da una Esperienza che mi riguardava direttamente e che mi portò a riflettere su questo sino a considerarlo un incastro strutturale e, genericamente antropologico mai preso veramente in considerazione.
"Ma il loro, in fondo, era un mondo prosaico, senza fantasia di sorta, un cammino dritto, di uomini onesti e comuni, comuni da essere persino ovvio, un ovvio banale, con orizzonti visibili e concreti e capaci di organizzare il quotidiano in modo comune e concreto, dove i problemi si affrontano e basta, dando per scontato che si riuscirà a portarli sempre a termine e, pertanto offrendo un'immagine unitaria e reale dove tutto doveva filare a secondo del ruolo assegnato", continuo il già cominciato. "Si. È così. Un bisogno di dare consistenza a un equilibrio conservandolo chiaro nell'apparire". Guardo sorpresa l'amico per l'acutezza della sua osservazione. Resto in silenzio mentre la mano s' accosta al bel rosso del bicchiere. E subito gli faccio il verso "ed ecco l'idea regolativa da seguire come optimum per la coscienza e che importa se i volti non trasmettono la felicità!? Credo infatti, di non aver mai visto un sorriso sui loro volti che mi trasmettesse insieme mestizia e tristezza. Rivedo la loro tavola sempre ordinatamente apparecchiata e linda, sempre alla stessa ora, lo sfaccendarsi delle due donne ai fornelli, l'entrata pesante e guardinga del vecchio (patriarca), il suo sedersi a Capo tavola , il figlio dall'altro capo del tavolo, il giovane rampollo appena un poco di lato, le due donne una di fronte all'altra. Credo che anche l'amore fosse programmato. Ricordo i sabati di ogni stagione. Fretta di sbrigare le faccende in cucina poi il silenzio più gotico, sotto, meditando, in cuor loro, il sacro che su si stava consumando. "Una inconscia conformità di classe" mi dico. Sorrido mentre il mio amico mi ricorda "e l'obbligo, implicito di andarli ad omaggiare. Prima il patriarca, a ruota il figlio, poi la moglie del Capo, la moglie del figlio e per ultimo il rampollo". Ho accennato più volte con la testa un si mesto, perché stavo distinguendo tra il mio naturale entusiasmo che portava ai rapporti, confrontandolo col loro nel corretto svolgimento di una prassi conforme alla struttura di classe e che nulla aveva a che fare con qualcosa di più profondo e di intimo come il sentimento. Anzi. Il sentimento era da guardare a vista, da controllare perché disturbatore di un processo che doveva restare soltanto nell'ambito dell'esteriorità adeguata a ciò che ci si era preposti, pena lo smarrimento, la paura del nuovo, dell'intruso, la devianza dal reale o supposto reale. Trangugia un altro sorso di rosso che ora ha più del violetto. Un violetto dal retrogusto amaro. "Però erano gentili, discreti, ma sempre presenti a ogni mia necessità, mi venivano a prendere al treno di ritorno da qualche viaggio, mi vigilavano la casa quando mancavo, mangiavo con loro come una di famiglia" gli affermo con voce ferma se non fosse per una strana nota stridula da renderla mutante "Certo" risponde l'amico "tu eri l'asso nella manica, davi prestigio col tuo essere di un altro mondo ma simile al loro come idealismo, eri riservatissima e insieme cordiale con tutti. A garanzia di lustro e di stabilità c'era la tua famiglia, tua madre, te. Insomma un'immagine bella che il mondo ama immaginare. Un solo neo. La tua poca adattabilità al ruolo convenzionale o tradizionale". Scoppio in una fragorosa risata a cui fa seguito la fine della sua frase "che però sfidavano come mondo a se. Quello dell'arte." Sto in silenzio. Un silenzio duro. Lo capisco dal male alle guance. "Ma allora" insisto, "tutta quella semplice e così rara delicatezza come la collochi, a cosa l'attribuisci? "All'interesse". Mi mordo a sangue entrambe le labbra. Biascico come si fa coi rosari quando si recitano per abitudine e confondendo il gloria con un Ave in più o in meno. "Sempre i primi a mettere la bandiera alla finestra nel giorno della Resistenza, idem nel Primo Giorno di Maggio, a spalare la neve per permettere al mio cancello di aprirsi, il brodo di gallina ruspante con tanti occhietti d'oro quando avevo l'influenza e stavo a letto, le loro persiane alzate quando tardavo la notte" "Interesse ma anche i loro limiti". sentenzia dolce l'amico. Non potevano andare oltre. Tu potevi e sapevi andare oltre. Loro no. Si adattavano semplicemente a un già costituito. Il nonno che lascia e passa il testimone, il padre che consegna a sua volta, valori e compiti e così via. E guai diversificare il cammino. Avrebbe significato squilibrare tutto un apparato consolidato. Il loro compito, come il tuo era quello di procedere come sempre. Per loro, inquadrati e limitati altra alternativa non c'era se non cancellarsi. "Ma io che ho fatto? Sono stata costretta, e con dolore, ad abbandonare proprio ciò che più mi dava sicurezza, serenità, allegria e la voglia di progettare, fare, vivere. Loro lo sapevano" "Si. Ma tu hai capovolto un contesto sul quale avevano costruito anche i sentimenti. Hai provocato uno sbandamento. Dell'ordine familiare, del gruppo sociale, alla loro mentalità. " Con la mente corro lontano. Sempre con la mente sfoglio i quaderni di mia madre. "Che peso ebbero i condizionamenti anche internazionali, soprattutto quello sovietico sulla formazione del Primo Grande Partito d'opposizione e di massa sorto come PCI? Sicuramente non poco. Anche se tutti i Partiti della Democrazia antifascista si espressero con Capi (leader) di forte personalità (Nenni, De Gasperi, Gronchi, La Malfa, Saragat ecc) e supportati sempre da alto giornalismo popolare, non mancò mai la tensione morale, l'impegno serio per contribuire efficacemente alla Liberazione del Paese. Ferruccio Parri, Luigi Longo, Umberto Terracini espulso dal Partito con la compagna Camilla Cederna, incarcerati e infine costretti all'esilio, e che, per essere riammessi, reintegrati nel Partito furono costretti a scrivere missive più e più volte alla Direzione Centrale, sempre puntualmente inascoltate per supposto non consenso alla severissima linea del Partito, stravolgendone le idee, squalificando le persone e condannandole per opportunismo e riammesse solo alla condizione dell'accettazione senza riserve della linea del Partito, la disciplina, non sollevando più alcuna questione discussa nei carceri e al confine. . A Capo del Partito Comunista c'era allora Palmiro Togliatti. Il freddo ragionatore, dal tono professorale ma eloquente da entusiasmare i semplici militanti come gli intellettuali più smaliziati.
E così tra questi lampi e storici ritorni, trova, forse, anche il senso "compiuto" un'amicizia importante perché creduta tale, ma da collocare tra i gioielli di famiglia preziosi solo per Interesse di commercio. Mi asciugo una lacrima che non viene.
Mirka
"Waltz n.2" ( Jazz suit -D.Shostakovich)
