......ma lui guidò sino al traguardo obbedendo a quelle leggi oltre le quali non esiste attrito nè alcun dolore.

.............tutto è un programma di ombre e luci che,a volte svelano e altre volte no.
Aurora è seduta su una sedia quadrata.Quadrata come la sua cucina che ha per mura delle mattonelle di cotto.Ognuna di quelle mattonelle ha inciso un disegno.Da decifrare per i suoi colori o per dei semboli particolari e strani.E' sera inoltrata.Pare assonnata,Aurora, perchè ogni tanto la testa le cade quasi sul petto.Ma non è così.Cerca solo di distinguere tra i sogni,alcune sensazioni fissate nella sua mente e che costantemente si ripetono mentre altri altri sfuggono come quel lampo che l'ha scossa facendole rizzare la testa nel tentativo di razionalizzare l'avvenimento.O meglio collegarlo ai pezzi mancanti del puzzle.Il mese è quello di luglio il giorno 26 l'ora le quattordici. Ah! quell'otto ricorrente!
Da alcuni giorni il silenzio si era fatto pesante.Aurora non sopporta il silenzio neppure quando sta per accingersi ai suoi esercizi di rilassamento necessari per concentrarsi e che precedeno l'azione. Al mattino c'era stata la prova d' insieme nella piccola sala d'incisione.Il direttore si era coplimentato con il complesso riservando a lei un sorriso speciale.L'orgoglio l'aveva quasi fatta piangere.E' vero che ogni tanto si distrae. Pensa alla maglietta strinata lasciata con rabbia sull'asso da stiro,l'amaca col libro.Si sarà bagnato il libro.Nella notte aveva piovuto e lei ai primi brontoli di tuono era scappata via lasciando il libro sull'amaca.Rivede il dondolio quando lei l'ha lasciata.Si è persino voltata per inseguirne l'oscillazione.Faceva dei giochi d' ombre per terra.Però nell'aria c'era l'odore di pioggia e questa le metteva allegria.
Aurora odia il silenzio.A meno che non sia quello dei grilli o delle amate nudità senza difese/a.Anche quando fa l'amore le piace il silenzio.Le parole spostano sempre dal centro.E lei lo sa.Istintivamente.
Anche certi avvenimenti sono preceduti dal silenzio.Lei lo sa e,per questo lo teme e ne ha paura.
Da alcuni giorni "lei" era intrattabile.Non una parola,un sorriso,un cenno di presenza se non nel dettaglio di quelle sopracciglia che si sollevavano di tanto in tanto come ragni rivolti al soffitto e,che,tanto inquietavano Aurora.
Non mi piace parlare di "lei" quando fa così,si disse la giovane donna infastidita perchè doveva farlo.La preferisco ciarliera,battagliera,con la risata che le scuote tutto il corpo.continuò ferma, a rimuginare ad alta voce.O forse pensò d'aver dato voce ai suoi pensieri. Quando ero piccola non faceva altro che ripetermi quanto le fosse costato farmi nascere. "Mi sono svenata" diceva.Il suo volto però è del colore che hanno le rose a maggio,segno è che il suo sangue è fluido e continua a fluire in modo perfetto.Aurora si accorge che comincia a divagare.Si dà allora un pizzicotto per tornare a quella "sensazione" che l'ha guidata a ripercorrere tutti gli incastri di quel giorno.
Al ritorno della prova si è fermata a un bar e si è presa un bicchiere di latte alla mandorla con della menta.Il sole grondava come se avesse tanti piccoli buchi dai quali scappavano tutti i vapori. Si era quasi scontrata con P.Aveva infilato in fretta la solita letterina in borsetta,la cassetta con l'ultima composizione fatta per me, un piccolo vassoio di paste.Ha fatto il pieno della sua presenza buona e benefica,poi di colpo l'"assenza" che per un'attimo la sfregiò di cupezza.
Istintivamente si portò la mano alla grossa catena d'oro sigillata da un'elefantino di giada imperiale con gli occhi di purissimo rubino.Non se ne separava mai.Glieli aveva regalato P. negli ultimi loro incontri poco prima che morisse."Questo elefantino ti proteggerà da ogni male e,in caso di necessità potrai persino venderlo,ricavandone insieme alla catena,quel tanto da far fronte ai tuoi bisogni emergenti.Non si sa mai.La vità è un'altalena".C'è una incisione scritta su una piccola targa d'oro sotto all'elefante "A Emib.8-8-1985" .Ai lati della dicitura un sole e una luna.Per due volte Aurora è riuscita a sottrarla a delle mani rapaci,la terza non ce l'ha fatta. Rivede la scena.Antivigilia di Natale,porta di casa scardinata,la sparizione dell'elefantino ,la catena e altro. Via,trafugati da luride mani.Un groppo le sale alla gola e tanti piccoli brividi s'innestano con la ripetizione di un mitra che piano piano si scarica.Presagio di un mosaico con dentro la sua storia,derubata gradualmente sino alla sua estinzione quasi invisibile o comunque senza troppo rumore."e' doloroso essere al mondo.Essere soli tra la folla (Dhammapada) per aggiungere poi Quando l'uomo considera questo mondo come una bolla di schiuma e come l'illusione dell'apparenza,allora il re della morte non ha più potere su di noi".
Il volto di Aurora è ora una pozza larga dove si riflette la gioia anche se il mascara tenta di sporcarla.
C'è tempo per quella terra promessa.si dice Ora le aspetta una scena fuori copione e lei ha paura..
Prende il tram proprio mentre s'accorge che il cinturino d'un sandalo le si è allentato.Qualcuno la chiama bella di sole forse per i suoi capelli dal colore del rame quando è lucidato a fondo. La parte vigliacca di lei vorrebbe scendere dal tram ma...
eccola invece davanti all'uscio di casa.Il cuore le martella e non sa spiegarsi perchè.Prepara un sorriso di circostanza,raggiante per ogni buona intenzione. Il palco si apre senza la pretesa di vederne finita la recita in gloria.Sgrana un ciao che avrebbe dovuto essere un'allegro sostenuto col risultato d'un caffè amaro e freddo a "lei" che, per risposta le storce la bocca.E' visibilissima quella bocca illuminata dalla luce di luglio.Aurora si distrae sempre per degli oggetti che si muovono. Nessuna parola vien fuori. E' invece l'odore dello stufato a gorgheggiare da una fumante pirofila.La lingua di Aurora si arrotola nel liquore dei vari umori senza però riuscire a smuovere lo stomaco bloccato in caserma. "Uh che buono" cinguetta giocando sulle smorfie travestite da un comportamento irreprensibile da buona educazione.
Intanto il sudore comincia a grondarle sotto la maglietta di cotone come tante formichine impazzite.Mentre si gratta si distrae a guardare il pulviscolo d'oro depositato dalla luce sulla credenza di rovere.Gli passa il dito.Lo ritira nero.Va al rubinetto del lavello,lo apre completamente,fa scrosciare l'acqua,si lava le mani senza però decidersi di sedere."Lei" tiene in pugno l'asso vincente e sa che Aurora presto,molto presto,reagirà al silenzio in modo smisurato,prorompente e senza preavviso.Come un pugno sugli occhi sbarrati..
Aurora si rapporta sempre alle cose e...scruta.Vede in quella smorfia un presagio di tempesta imminente,ombre e luci che si alternano su un mosaico troppo grande anche per la sua fervidissima immaginazione,ma che la sua percezione "capisce" che "deve" lavorare lì.In quel campo arato da altri ma che lei dovrà riscavare a partire da quel "particolare" di un' insieme che lei ha visto a tratti e solo per lampi. Non ha sempre fatto così del resto?... Inseguire ogni traccia lasciata dalle sensazioni che l'istinto le ha trasmesso. L'elefantino che sta dentro di lei, la protegge senza neppure che lei lo sappia e,la guida.Altre sue caratteristiche,ad es. non ricorda i nomi mentre ricorda benissimo l'aura che emana una persona,il suo segno zodiacale,le sfumature della voce,le mani,le scarpe che porta,la bocca.Ecco la bocca.Come aveva "lei" in quel giorno di luglio a inizio pomeriggio, molti punti d'ombra sul labbro e qualche luce.
Da lontano qualche sbadiglio e una voce che grida "dove hai messo le mie ciabatte? Aurora ne registra il tono sgradevole e rabbrividisce.Poi... il primo colpo di miccia lo annuncia la scarica di adrenalina esplosa dalle sue capsule surrenali."Ma si può sapere cosa che cos' hai?" le grida furibonda Aurora rivolgendosi a due occhi glaciali come un bagno da sturare e restato in disuso per anni.Chiare anche se sibillate le parole terribili:"Non avrei mai voluto che tu nascessi!" Aurora si calma improvvisamente.Si limita a sorridere.Un piccolo povero sorriso spento.Poi se ne va.Sbatte,è vero contro un vaso di ficus e,barcolla.Barcolla come se dell'intero del suo essere si fosse sparpagliato in minuscoli frammenti. Fanno male quei frammenti.Sono lame che feriscono mentre sbaionettano come la canna di mille fucili.
Attraversa il lungo corridoio,nota il riverbero della luce sui muri,apre la porta della sua camera da letto,si toglie con lentezza le babbucce fatte con tanti piccoli rombi argentati e azzurri,Poi si adagia delicatamente sul letto.Si stende come dentro a una bara.Prima però si ferma sul ramo rigoglioso di foglie,entrato di prepotenza nella sua camera dalla finestra restata aperta.Ne aspira il profumo.Sa di tiglio come su quel viale quando bambina gli si appendeva e si incarnava in lui.Pensa.Ho trovato il tassello centrale che cercavo da sempre."Anche l'amore può nascondere il suo contrario,allora .Quanto dolore,però,per via". Poi chiude gli occhi. L'istinto le dice di chiuderli forte.A fiotti scendono le lacrime.Forse il peggio è veramente passato. Si guarda in quella fragile quiete.Non ha più paura. Un sospiro fa capolino dal basso.E' un rametto d'ulivo che nutrirà il futuro e il "passaggio" obbligato,per crescere nell'avventura del Tempo sconosciuto.
Per qualche giorno la porta resterà ermeticamente chiusa. Nel buio totale Aurora scoprirà di "lei" una umana realtà e l'accetterà in cambio dell'adulta che è senza essere più accecata dalla luce che ferisce.Tutto è un passaggio.Anche la solitudine tesa ad insegnare che la verità prima di realizzarla a una univoca certezza chiara è, medaglia con il suo contrario che sfaccetta al calar del sole mentre l'elefantino sicuro continua il suo cammino. E' ancora notte.La fessura della persiana che Aurora lascia sempre socchiusa,le dice che il cielo si è fatto blu.Pare che rida sulle ricerche ossessive degli uomini.Cabala sempre al suo inizio,da intuire più come forza di libertà "liberata" di vita che non si piega anche se incertezza. Il destino non si sceglie.Forse l'ambivalenza che, spesso si trasforma in ambiguità fa parte delle molte vite che ci portiamo in ogni nostra cellula.Comunque sia,c'è sempre un'alternativa.Capire,affrontare il rischio,ogni tipo di rischio,perfezionare la propria umanità,chiudere gli occhi, tranquilli, perchè finalmente non si ha più paura del silenzio che si annuncia prima del "destinale" drammatico avvenimento.
Mirka
"Esser madre è un inferno" (Arlesiana-Cilea)

