Veri e puri alla Brecht e senza lacrime copiose e cupe.
Tuu! Tuh! proprio tu balbetta senza colore agli occhi, lui che è sempre lui. Capelli col riporto, un ricciolo sceso sulle spalle, l'indice che se lo arrotola con infantile perfida goduta tra il miele d'acacia e il limone andato di traverso. L'eleganza naturale d'un armagnac invecchiato bene, portato con la nonchalance di una sacca da golf. Stupore, perplessità, imbarazzo, ci rendono pesci di terra. Poi dopo un minuto lungo come da qui alla via Lattea, con la voce più roca della mia che la tosse continua a fargli da altalena, mi dice così piano perché io sia capace d'intuito come prova riconoscibile di me."Cosa posso darti più di quello che già non tieni? "Nulla", gli dico con un poco di stringatezza, aiutata dalla stizzosità dei bronchi..Quello che tu mi hai dato sta nel mare di Ravello quando l'hai buttato arrotolato al dito. E sorrido, largo, come in ogni tempo d'allora, mentre la voglia di liquefarsi in un abbraccio è già lì, con tutti odori inclusi a quelli evaporati da un'umanità in combustione. La voglia è balena. Ma mi trattengo. Il lampo di Ravello ha bloccato Pinocchio.col suo vestito a fiori.In fondo in qualche modo si rinasce sempre. Nella finitudine di un ciclo che porta a un altro, nel aver ritrovato l'amico in se stessi, per aver guardato con occhi nuovi, la gemma, la foglia o il frutto.
Mirka
"La Ballata dell'agiatezza"
"Y Tangoseis" (Rinascerò)
La foto è mia
