Ti ho sognato, Madre. Avevi un buco nel lato sinistro del costato. Inebetita continuavo a guardare senza riuscire a proferire parola e neppure a un qualcosa che assomiglasse a un singhiozzo poi Mi son detta "L'ho riempirò con la musica. " Un fremito o forse un brivido mi rispose e con istinto sicuro andai all'Ave Verum Corpus natum di Mozart. Un battito un pulsare svelto e la Vita riprese in un fiore spuntato all'improvviso e tutto fu amore un racconto d'amore portato dalle campane degli angeli e dall'amore di Dio, nel miracolo di quella musica pura nel desiderio di chi la concepì come vita che non si arresta mentre finisce senza ostacoli esterni ma come bisogno di un Sogno Universale che comunichi la serenità dopo le lotte il mistero del dolore l'uomo col suo doppio e i suoi limiti superato trasceso con la preghiera di un canto. Un massimo puro di un paradigma ideale. Avrà mai fine il Tempo? Si. Ma solo in quelle monocellule di cui siamo composti. Mozart trascese anche queste e guidò là dove sempre pulserà la vita. La vita immortale. Minuscoli luminescenti frammenti di risorte energie.
Mirka
"Ave Verum Corpus" ( K.618 -W A Mozart)
