fiume

fiume
fiume della vita

venerdì 8 aprile 2016

L 'ODORE SOLIDO DEL MALE






Un po di tempo fa, il cappellano delle Carceri di Rebibbia, certo padre Venanzio, una persona splendida nel suo esercizio di culto, umano, profondamente consapevole della missione scelta come tale e del quale mi onora l'amicizia, m'invitò a tenere un concerto di canto durante il rito della Messa . Si era in prossimità delle feste natalizie. Dapprima fui riluttante (non è facile portare gioia in quei posti di espiazione ) poi diedi il Si determinata a vivere  anche questa Esperienza impiegando quei talenti avuti in prestito ma soprattutto per sentire sulla pelle come poteva essere l'odore del male.     Non nascondo  i brividi  del silenzio che mi accompagnarono durante e per tutto il tragitto sino alla cappella del Carcere. Ho ancora nelle orecchie, anche a distanza di tempo, il lugubre stridore dei vari cancelli mentre si aprivano, il sottofondo cupo e inquietante delle varie atmosfere, il freddo malgrado il caldissimo cappotto di cachemire.   Ricordo che a un certo punto, di colpo, senza un motivo logistico che giustificasse quel l'arresto, inspiegabilmente sentii che tutto il mio corpo si stava trasformando in ghiaccio. Istintivamente e anche questo in modo inspiegabile volsi la testa alla mia sinistra. La guardia che mi accompagnava seguendo la direzione del mio sguardo mi sussurrò, senza fermarsi e guardando in  avanti  quella è la parte dei più gravi.  Lì ci sta Riina.      Solo il Canto ebbe il potere di sciogliere il ghiaccio con cui aveva preso forma il mio corpo insieme al caldo delle mie lacrime unite alle milionesime gocce di tante umanità sofferenti.    Ma, solo adesso, a distanza da quella fortissima Esperienza so cosa significa per me l'odore del Male che sento sempre sulla pelle prima ancora di farne consapevole esperienza. Freddo di Caverna. Ghiaccio che si forma nelle vene e che fa male sino a martoriare il corpo, sino a  farne scempio,sino a finirlo e anche lì lo sai.  Ho  imparato a riconoscerlo, quel gelo, alla prima alzata di un pelo.    Solo l'anima sa e guida lontano, libera e mai soggiacente.
Mirka



"Pietà Signore" ( A. Stradella)
 
Nota:   Si racconta che, Alessandro Stradella, conosciuto anche per libertino, morì in un agguato teso dai suoi molti nemici poco tempo dopo avere composto questa straordinaria supplica da Chiesa. Una coincidenza veramente particolare

giovedì 7 aprile 2016

INTRECCI E IL PIANTO DI UN BAMBINO





Primi di aprile. L'aria invia profumi e il primo caldo del sole.  E bello tenere la finestra aperta  fare i propri compiti quotidiani   scrivere.  Scrivere per me è uno di questi compiti quotidiani.  Come bere due bicchieri d'acqua al mattino  disfare il letto e rifarlo   qualche flessione per sfidare la ruggine o la muffa   lavare la tazzina del caffè   ascoltare o suonare al pianoforte uno dei preludi di Bach del clavicembalo ben temperato  ecc.   Quando scrivo sono fortemente concentrata e nulla mi può distogliere ne il telefono ne i rumori proveniente dall'esterno.   Eppure questa mattina mi attirò il pianto di un bimbo. Sono sempre molto sensibile ai bimbi, sia che ridono sia che piangano.   Il piccolo poteva avere otto mesi o verso lì.  Ho in memoria il distinguo per affermarlo.   Due voci adulte si intrecciarono. Pensai  saranno dei nonni che hanno avuto in affido il piccolo.  E provai tenerezza immaginando l'ansia, sicuramente eccessiva, ( che coliche al pancino, il dentino che fora la tenera gengiva fa urlare il giorno e poi anche la notte  ) la preoccupazione, l'impotenza per i mille dubbi, la responsabilità.   Oppure, mi dissi,saranno due giovani (adulti) alle prese col primo bambino.   Pensai con orgoglio ai miei figli e a molti altri giovani.     Sotto alcuni aspetti i giovani d'oggi sono più maturi e realisti della mia generazione.   I miei genitori venivano da una guerra atroce e devastante, maturi oltre la stessa giovinezza e costretti a costruire (sulle macerie) senza pensare ai sogni se non solidificando lo  nella semina di un presente per risanare le profonde ferite e dar loro consistenza di nuovo e di speranza . Per cui lavorare (sodo, trascurando in parte anche la famiglia) era per loro una sintesi tra passato e una forza rivoluzionaria che faceva convergere il fare con la coscienza rigorosa, forse, incuranti, per necessità, alla formazione in atto che si stava formando nel tessuto sociale e  percependo  piano piano l'amaro della disuguaglianza di una pseudo democrazia  con relativa soggezione, da parte di molti, anche se ammansito dalla carezza dell'uguaglianza e dalla libertà  (formale) data come promessa nell'uovo pasquale e abilmente divulgata dai media.  Cosa che noi, nati da quella generazione dura e forte di quei sopravvissuti alla tragedia della guerra,  il Sogno c'è lo inserimmo, pur attentissimo a tutti i più lievi cambiamenti d'umore e di inserimenti politici e sbottavamo immediati e irruenti  svelando senza mezzi termini il nuovo del padrone. Perché noi volevamo veramente un mondo nuovo, e credevamo che solo sfidando i nemici di sempre, togliendo loro la maschera d'ogni buonismo fosse l'unica cosa doverosa da fare, l'unica virtù che valesse quanto la vita, il sentimento più vero e ardente contro ogni Democrazia col manganello nei pantaloni.      A questo pensavo mentre davo valore a quel tipo di giovani e a quel lato di maturità che aveva loro permesso di  potere estrarre il positivo (buono) dalle lezioni negative lasciate da noi.  E di questo ne sono convinta come sono consapevole dello spietato impietoso giudizio a noi riservato.   Cosi che,  nell'orgoglio iniziale  cominciò a prendere forma anche la profonda tristezza per l'ingiusto (cattivo) chiuso dalla corazza del freddo egoismo.   Mi dissi un giorno quando questi giovani saranno arrivati alla mia stessa riva, capiranno e smarriti si cacceranno dal volto un'invisibile lacrima per un tardivo rimpianto di non essere stati capaci di scavare oltre la superficie e dentro un'umanità forse anche fragile ma fatta con la sostanza dei miracoli. Andai alla finestra per chiuderla. Dal mio balcone il primo fiore blu. Sorrisi perché nel frattempo anche il bimbo si era tranquillizzarlo. Mi sono detta ora saranno gli Angeli a vegliare su di lui.   Con lentezza mi sono incamminatosi al lettore per mettere un CD della mia musica preferita.   Se non fosse stato l'improvviso della pancia a ricordarmi del negozio più vicino per mettere anche lei tranquilla.   La quotidianità.

Mirka




"Shape Of My Heart"





martedì 29 marzo 2016

RESILIENZA AL L 'ACCIAIO



Parevano palline di perle colorate. Eppure   se le guardava bene potevano sembrare anche fiori. Fiori strani che ondeggiavano mossi da qualche vento ignoto che li faceva vibrare se non fosse stato per quel puntino al centro dal colore dell'acciaio.   La retina fu trafitta come da un proiettile.   Distolse lo sguardo   e tutto diventò trasparente e mutante. Restò solo la puntina aguzza dal colore dell'acciaio.    Provò a fiutarlo a narici dilatate.   Vibrò della polvere dal colore del fiele.   Solo i capelli, liberi dai nodi, sventolavano come un saluto dato da lontano o come una promessa mantenuta portata nel becco da un uccello migratore.    E allora capì, perchè nonostante quella confusione   resisteva chiaro il libero volo dei capelli.   Un simbolo che non avrebbe mai perduto né perso di vista. Proprio come quella poesia che teneva nel cassetto e chiusa in una busta blu.  Mirka  (dai racconti Il Destino Nel Nome)


"Poesia a Lara"  (Dottor Zivago)

domenica 27 marzo 2016

AUGURI DI BUONA PASQUA




Auguri a tutti coloro che passano di qui consapevoli del Dio vivente anche quando, pare, giochi a nascondino. La cosienza ne sarà sempre voce affermativa. Con affetto, Mirka



 "Were You There When They Crucified My Lord?" (Negro Spirituals)
"

venerdì 25 marzo 2016

LA NOTA CHE RISTABILI'





Sono una disgraziata perdonami Signore Disgraziata io disgraziata lui perdona entrambi Signore  continuava a ripetersi la donna in modo sconclusionato, mentre le lacrime formavano una fossetta proprio a fianco di quella avuta in dotazione dalla natura che aveva raccolto tante risate sgorgate da quel ruscello partito ai piedi del monte più alto situato nei suoi ricordi    E intanto  si dava da fare con lo zainetto che si portava sempre sulle spalle, per trovare la chiave e prendeva un quaderno, buttava il quaderno e si trovava fra le mani un ombrello inutile per il tanto sole che c'era.   Ma per un misterioso equilibrio di relazione e in questa solitaria compagnia, provò una gran pace.   Tutto trovava la sua ragione d'essere e ogni goccia di quei due mari si congiungevano pur restando diviso.    Ed ebbe pietà. Pietà di lei  Pietà di lui.  Pietà di tutto.  E si amò come nessuno ne fu capace. Forse.     E amò lui per com'era, nel buono come nel crudele   E amò quel tutto, cosciente che, umiliazioni e ferite fanno e faranno sempre parte del cielo e di una terra congiunti da un unico abbraccio.  Un abbraccio che tenta d'uccidere mentre guarda con dolce meraviglia  gli occhi della vittima prescelta.  
Sentì all'improvviso sollevarsi la schiena. Quella schiena che poco prima pesava come una sbarra di ferro  La seguì con tenerezza nel suo riprendersi  la flessuosità silenziosa del felino pronto a nuove scoperte.   Una piovra vista da lontano non la intimorì.   Oggi era integra. Integra come di primo pelo o nella "gaia scienza" che stava per incominciare.  

 Mirka  (dai racconti Il Destino Nel Nome)


" Finale" (Sinfonia III -Do min di Gustav Mahler)




mercoledì 23 marzo 2016

DUELLO



Duellano i pensieri mentre
Il cuore si arresta

Ma è un'attimo

Attimo dove il tempo si è chiuso
Nell'orecchio di una conchiglia.


Mirka



"Intermezzo"  (Cavalleria Rusticana-   Pietro Mascagni)

domenica 20 marzo 2016

LEALTÀ




"Sono fedele?" si chiese la donna su un pensiero improvviso interrompendo l'azione di allacciarsi le scarpe. Si"  si disse  "assolutamente si. Gli innamorati non tradiscono mai".  E con gesto deciso riprese l'operazione interrotta di allacciarsi le scarpe.  E sorrise. Un enigma  regalatole a modo di marchionale dalla natura, e che con gioia si portò tutto il giorno come un lampione inciso tra la pelle e sul pulsare del sangue passato al volto. Un volto diventato improvvidamente più luminoso e bello.  Luminoso e bello come l'amore, luminoso e bella come la Fedeltà dichiarata senza la necessità di passarlo al vento.   


 Mirka


"Tango"  (Astor Piazzolla)
 Non, je ne regrette rien