Ho pensato a quanto fossero belle nella loro malinconia le foglie in autunno quando gialle stanno ancora sull'albero. Mi sono chinata per coglierne una appena caduta. Non aveva più carne addosso ma dentro le vivevano una memoria di soli.
Ho guardato l'erba del mio prato cresciuta di colpo e con le foglie lunghe e affilate come denti di leone. Ho pensato a quel contadino che sta nella valle. Lui saprebbe cosa farne, goderne con la fatica l'odore.
Mi sono fermata davanti a un albero di melograno. Ne ho sentito il dolce e l'aspro in ogni papilla della lingua, il palato grondava linfa.. Il Mistero della Vita. Una mosca ha tagliato l'aria insieme all'ultima farfalla. Una luce tiepida la spruzzò per un momento. Prese i colori d'uno scarabeo. Non infastidì. Sparì anche lei nella bellezza e forse nei ricordi di una risata a quattro. Ho ascoltato distrattamente alcuni politici alla radio. Mi sono ancora più confusa senza capirci nulla che i sofismi quando sono inventati prostituiscono il pensiero più che chiarire. Ho provato l'avversione di sempre per tutti i ruffianismi quando cercano di umiliare le Intelligenze della gente, il loro gran daffare per convincerli che tutto cambierà coscienti che la farsa è presente e nel prossimo futuro. L'egoismo il loro tornaconto nella veste che ricorda il Re Nudo..
Ho avuto uno scatto l'Aspide e ho spento.
Sono andata al mercato a comprare dei fiori per Onorare i Morti. In una piccola città i cimiteri sembrano il prolungamento del proprio giardino.. Bello perché si ha l'impressione di aprire l'uscio di casa in ogni momento e trovarli davanti come se fossero tornati da una lunga camminata o dal peso della spesa. L'umore mi è tornato buono.
Ho parlato con gentilezza alla gente che ho incontrato e la gentilezza mi è rimbalzata come una palla di lana colorata.
Sono tornata a casa e ho creduto giusto viziarmi con l'amata poesia di Neruda. Mi sono detta "Se morissi ora avrei negli occhi la Bellezza".
Poi ho addentato un panino col culatello e ho capito che ero sana anche se ipnotizzata dalla magia di quella poesia,delle cose viste nel giorno.
Gli occhi di cangiante azzurro e pieni di meraviglia della mia nipotina anche se solo immaginati, i fondali del mare. la cresta dei cavalloni di quel l'uva subacquea quando a schiuma si ferma sulla sabbia, l'acquerello d'una foglia caduta fatto da mia madre, io che continuo a vederla col suo grembiule blu con tanti piccoli fiori colorati. La prima ferita di muschio su una pietra bagnata. Un altro Natale dietro l'angolo. Mirka "Si tu me olvidas" (Pablo Neruda)
"Resta seduto al tuo tavolo e ascolta--- devi solo aspettare, stare tranquillo, immobile e in solitudine. Il mondo ti si offrirà spontaneamente per essere smascherato, non ne può fare a meno, si presenterà ai tuoi piedi". (Franz Kafka)
Lascia che la natura faccia il suo corso. Lasciando che ogni cosa si comporti in conformità con la sua natura intrinseca, tutto ciò che deve essere fatto sarà fatto. (Lao-Tzu)
A volte torna quel lampo e così ti domandi perché quel giorno fosti così restia ad accogliere l'invito di conciliato ripudiandone l'abbraccio. A volte torna prepotente a bussare alla porta del cuore come lombrico che strisciando diventa dente di leone. A volte torna come lampo che annuncia il temporale sparandosi la glottide, rompendo la falsa quiete dei pensieri che convinsero l'orgoglio d'essere nel giusto più che l'istinto in trionfatore di misericordcompagna a scorrimento di legge nelle vene.
E' vero che il male c'era stato e scheggiato di vetri aveva lasciato la strada in salita, già verde di prati, coi fischi del vento Zeffiro lusinghiero a compagnia, e poche nuvole in cielo se non per prove affrontate e vinta. Eppure le scaglie di ferro furono seminate e fecero danni a un cammino cominciato con passione , preparazione da campionati in sicurezze di maratoneta deviandola ad altro. Ero si molto giovane eppure la Fenice (teatro) era già casa se. Ricordo come fosse ora. Passò del tempo e si continuò a marciare ignorando le piaghe, la rabbia da Impotenza, scivolando in liquida danza di gamberi nei suoni della piccola orchestra che "qualcuno" ne guidava il preciso ritmo, perché il ritmo di quel l'insieme orchestrale era fatto da un'unica anima e ventidue corpi. A volte ritorna alla memoria, e il furore ti prende come allora, ma sei "qui" , e bene o male, un bel pezzo di strada l'hai fatta, e dignitosa per giunta, sentendo sempre la terra a palpitazioni con gazzelle attorno, rubando comete nel regio del fuoco . Allora devi benedire più che farti oscurare il viso mi dico.
Fu davanti a un cinema. Si aspettava l'autobus. Tu da una parte del marciapiede, io dall'altra. Ti vidi e compatta mi sono trovata impolverata di rosso porporino. Pensai "in questo modo lo ignoro e sarà questo lo schiaffo che avrei voluto dare in quel tempo", per averne volutamente bloccata la strada già sicuramente luminosamente tracciata. L'elettricità era nell'aria. Tu cercavi di infrangerle come un uccello tessitore quando da altezza di foglia rompe il digiuno e canta. In bella vista un disco. Feci a tempo a scorgerne il titolo nei suoi caratteri cubitali. "I virtuosi di... e subito dopo un nome". Un nome talmente "familiare" da sapere anche non vedendolo.. Il tuo era un gesto chiaramente conciliativo spalmato su labbra umide e in ascolto d'un alfabeto braille. Stavo per cedere all'abbraccio del perdono ma.... mi si parò davanti l'autobus. Il 78 lo ricordo bene. Così salii con passo svelto, e i polmoni pesanti di fresco rancore pur nella sua giusta ragione ma già in dissolvenza. Un mese dopo seppi forse anche per lettura di giornali non ricordo bene, che la morte ti aveva accolto mettendo fine a una malattia dolorosa e affrontata con coraggiosa silenziosa dignità, lasciando invece a me il disturbo di un colore morto accantonato dentro a un mucchio di foschia sfrigolante, a volte, come upupa per aver mancato all'appuntamento col perdono. Avrei almeno creato erba medica per entrambi, se il mio orgoglio non avesse germinato gramigna invertendo la spontanea generosità del gesto ritirato dentro all'osso e nel midollo.
Mi dispiace che, se così non fosse non sarei qui a scriverlo senza alcun pudore. Non sapevi che il male lo tesseva a te più che a una foresta disseminata a polveriera com'ero io allora... e che ora continua col tarlo del tarlo del rimpianto. Dovevo crescere per capire che, donandogli un sorriso sparato come fanno i fuochi d'artificio nel mare e visibili per chilometri e chilometri e con la gente che li inseguono come varianti di magie o come orologi di sole sarebbe stato buono. Buono per un cammino più libero e non con l'impellente bisogno di riportarlo alla memoria spingendoli ad affidarlo al cartaceo dei miei diari, a un mezzo virtuale, affinché qualcuno, che sa, o che si trova a passare, stupito lo raccolga e mediti, se crede, o lo tenga per quando sarà venuto il tempo anche per lui, quello che io ho sperimentato con l' importanza del perdono. Perdono che, pieno e senza indugio assolva da ogni possibile colpa, involontaria (dubita non poco) non, e da me tenuto così a lungo nella grigia dimensione del rimosso. Perché, se voglio essere onesta, questa rigidità a non concederlo, io lo sentivo come un cancello chiuso (anche se a livello inconscio) che impedisce la fluida leggerezza, consapevole, da qualche parte, che "qualcosa" accomuna sempre l'uomo, nel bene come nel male. Anche per la razza dannata di chi come me è poco incline ai compromessi. e, che, qualora non lo si riconoscesse in tempo, anche un cristallo purissimo potrebbe diventare palla che gira su pantano inaridito di inutili lacrime. Perdonare non è mai presto, tardi se si indugia come sovente si fa, come ho fatto, pure ascoltando una vocina allo sbalzato del danno ricevuto, che mi dice di lasciare il perdono al Superiore bilanciere più che alla bontà del mio cuore. A volte, come oggi, capita di pensare d'essere vivi. Che si è restati in piedi con l'odore selvatico dei lamponi appiccicato alle narici, della grandine che un rovo ha scorticato le ginocchia, un poco d'amaro regolato su un'ora di orologio. Un viaggio con molte stazioni e poche soste. Sette cadute e un'ottava per rialzarsi. Un vagone pieno di sogni con un buco dentro, la memoria implacabile per maturare nel cuore e nella mente. Senza far rumore per non svegliare i morti. Oppure si. Magari li faremmo piangere. Per noi più che per loro. E questo sarebbe l'atomo di bene e fortuna che, ancora loro ci regalano per riparare con unCredo, unPater, un Ave, usciti dal fondo, perché a qualcuno bisogna pur dirlo, sentenziava con dolcezza il mio amico Gilberto esperto in terapia di dolente umanità anche e qualora negando il sorriso del Perdono. Mirka . "Intermezzo" (Cavalleria Rusticana- P. Mascagni)
Giornata densa di foschia. Lenta. Sonnolenta. Pigra. Rumori ovattati. Metterò della musica Bata e chissà che i tamburi non sveglino qualche divinità del tuono. Si è alzata la nebbia. Poco poco ma quel tanto da pensare di tirar fuori dal garage la macchina, godere della giusta velocità e godere dell'atmosfera del panorama autunnale. Sgranocchio un seme di zucca. Da qualche parte ho letto che i semi fanno bene alla salute del corpo,al fegato principalmente e,allora ne ho preso un sacchetto dal negozio di frutta che ancora resiste agli assalti dei supermercati per costatarne la verità. Lampi di pensieri mi attraversano gli occhi. I migranti. Un sogno sepolto nel fondo del mare, la rabbia nel vuoto riempito dal dolore per chi ce l'ha fatta,gli ominidi che ancora si fanno domande su come. Ho pensato Come sarebbe bello che una partecipazione presa sul serio operasse in modo da tener conto seriamente diquella parte minoritaria che la società della "cricca" chiama spazzatura. Certamente richiede un'organizzazione ugualmente seria e (politica) che affronti l'enorme problema che continuamente si presenta. Si eviterebbero le stragi marine,il dolore di ferite mai più rimarginabili,le manifestazioni di violenza tanto comode ai reazionari e ai razzisti ,per inveire,screditare,seminare odio e paura. Pare che l'umanità si sia bloccata a un legname di rifiuti o in arterie sintetiche. La vita! Stare a galla facendo il morto oppure navigare con larghe bracciate godendo dello sforzo,godendo della pausa del "morto a galla". Facciamo il morto a galla? si diceva quando si era bambini e ai primi cenni di dominio su qualche onda,con la riva a un palmo della mano . Ci si agitava solo un pò,giusto quel tanto per non far morire subito l'entusiasmo per avercela fatta e imparato, felici della prima nuotata portata a buon fine. Dal comignolo di una casa esce del fumo con l'odore del legno. Capisco che un camino è stato acceso. Fra poco tutta la stanza trasuderà come i fiati sul vetro quando si forma la condensa o quando l'acqua bolle nella pentola in attesa di mettere la pasta. Passa una vecchia per strada. Zoppica e pare sbandata. Una giovane donna le si avvicina,le mormora qualcosa poi le da il braccio. Ora camminano insieme. Credo d'udirne persinouna risata. Lampi di Cordata Umanitaria senza vera conoscenza del perchè degl'intrecci ma con la Responsabilità a non spezzarla standovi dentro. Magari,per qualcuno,diventando schiavi per utopiche istanze d'avanguardia o semplicemente come una premessa per emanciparsi. Mi dico ad alta voce. Coi fischi se cambi idea se la cordata costruiva parole più che case garanti di speranza che aiuta a nonindietreggiare quando il coraggio viene a meno. Sino a quando potremo ancora far finta che NON esista il bisogno che urla,vero e primordiale, senza seduzioni per esagerare nell' avere una mano che si tende?.. .Sino a quando non si smetteràd'imbracciare il fucile dal colpo facile e sicuro, mirato al centro con il cinismo che si può avere per un topo di fogna, con il medesimo schifo che si porta verso il diverso lasciato al libero mercato di concorrenza ai pesci d'acqua salata anzichè nutrirli d'un gesto responsabile di umanità?... Sino a quando si continuerà a girare nel cerchio costruito da se stessi,mascherato da finta civiltà ad evolversi mentre si moltiplicano le cellule cancerogene per l'uranio impoverito elargito a profusione escogitando ogni sistema per tenerlo nascosto agli occhi di chi è in buona fede e crede a chi gli ha messo tra le braccia delega,corpo e anima?.. .Sino a quando si continuerà a lavorare per la morte lasciando agli altri la Responsabilità di seppellire gli ancora vivi per i problemi piombati sulle spalle che un sistema corrotto gli ha volutamente inchiodato perchè estraneo al suo esistere?... Sino a quando ci si nutrirà di NON volontà per stare tutti della stessa parte del bene, con l'impronta d'energia che fa tremare la terra più ancora di tutti i sismi naturali,più del denaro a cui ,pare senza ombra di dubbio,si tenga più della stessa vita,l'autonomia di pensiero più che al partito?... Sino a quando si continuerà a fare finta d'ignorare che il debito pubblico è stato una truffa colossale,voluta dal padroneggio bancario,dagli interessi da pagare,dell'euro,causa di molti nostri guai?... Sino a quando continuerà a mancare la volontà di capire che il lavoro è il primo dei bisogni dell'uomo e,che,avendolo,garantito,(e si potrebbe,eccome, cominciando a fare piazza pulita di tutti i corrotti e affaristi,ai reati dilaganti di banchieri,sul controllo delle mega navi private,alle privatizzazioni,ai privilegi del Vaticano ecc ecc) dando poi la possibilità di godere della vista di un tramonto più che i chiassi da strada senza più alberi, senza pià il piacere di attraversarla dopo una giornata di lavoro?... Forse chissà...una seconda storia. Quella di un'Umanità innamorata di Eros più che di Tanatos o un Punto Fermo come Utopia di Meraviglia fissata in una rigogliosa Foresta Vergine. Caos dentro al pantano che liberamente si fa ordine navigando dentro ai sogni o dentro a un barcone di miracolo che ha prodotto l'intelligenza dell'uomo. Coi fatti e col silenzio delle inutili parole, date in pasto ai pesci stupefatti per l'improvviso ingurgitare,subito felici di ributtare quel troppo agli ElettiDannati della terra affinchè della parola ne continuino a fare buon uso e misurato...acqua che sgorga come sotto le dita di bibblico condottiero,di un moderno Sognatore scevro da ogni amabilità legate ai compromessi che rassicurano i piedi e la borsa.(silenziosamente rido e so anche perchè.).
L'ultimo seme di zucca è finito. Lascerò che prenda il posto l'Agha, quel tamburo regalatomi tanto tempo fa da un'amico a cui la gioia di suonarlo non venne mai meno . Domani mattina e all'alba sarà nuovamente pronta la scena per un nuovo festival. I lampi che si rincorrono a ritmo di riarmo in una giornata così. Tra foschia e un raggio di sole. Pallido come le foglie d'autunno cadute sul selciato di casa mia e radunate in mucchi bagnate dalla pioggia e già in odore di putredine.
Mirka "Kyrie" (Petite Messe Solennelle- G. Rossini)
scatto per divertirsi con ombre luci penombre di segni apparsi sul muro
Giorni fa mi trovavo fra amici e,a mezzo dei vari argomenti trattati, ne catturò la mia attenzione uno in particolare,anche perchè chi sollevò la questione la stava vivendo sulla propria pelle. Ne è uscito una varietà di supposizioni-congetture e qualche analisi che ho approfondito poi nel silenzio della mia casa e legandolo ai miei pensieri,giacchè con lo stalking tutti abbiamo avuto a che fare,fosse solo per averne sentito la cronaca quasi ogni giorno dai giornali,dalla tv o per avuto a che fare anche se in forma non grave ma che ci ha procurato irritazione e fastidio o comunque con un senso preciso di violazione alla nostra libertà,alla nostra privacy. Ci siamo domandati quali potessero essere le dinamiche che spingono l'uomo a delle forme così scorrette, cattive,turbative per il suo equilibrio sino a diventare veri e propri sintomi patologici da risultare pericolosi per gli altri. Se proviamo a chiederlo a uno di questi disturbatori,sicuramente si rifugerebbero in scuse deboli o talmente ridicole da far sorridere noi per avergli posto la domanda. "Sono innamorata/o. Mi diverte. Voglio entrargli nel cervello. Debbo fargli sentire che ci sono. Che io sono la più forte,il più forte". Tutto poco attendibile,nella realtà e dentro a questa invadenza tirannica dove si nasconde il sintomo, violento,distruttivo,sadico,una paranoia in penombra,insomma. Perchè chi si accaparra lo spazio altrui,lo viola recando gravi danni all'autonomia dell'altro procurandogli ansia e a volte persino panico.
Ma com'è il profilo dello stalking? . Sicuramente una personalità disturbata e con fantasie di onnipotenza celata sotto l'impassibilità ma con un retroterra così multiplo di varianti da permetterne la costante tensione sino a degenerare in drammatici conflitti dove l'aggressività regna a canale che va a parare dentro l'inconscio. Un cul-de-sac da cui si evince un'umano disperato si,ma da tenere d'occhio,perchè ogni cosa che fa è diretta ad infiacchire la vittima prescelta sino a distruggerla, con un'energia concentrata e mirata che non trova soddisfazione se non nell'esercizio d'applicarla con metodo e con scienza. Una patologia forse latente da sempre. Diffusa più di quello che si può immaginare e,insospettata perchè nell'apparenza si ha a che fare con una persona normalissima. Normale sino a quando non si creano le circostanze da permettergli la fuoriuscita di una patologia nascosta. Tante sono le teste che si muovono attorno a noi,all'insaputa di noi,che aspettano l'occasione di recare danni verso qualcuno,anche sconosciuto, ma che gli ricorda un qualcosa di rimosso. In loro,nascosto,vive acquattata e pronta a balzare la bestia, quella che farà soffrire o comunque seminarà della pena attraverso svariate forme. Elemento primario emergente dal suo carattere è la diffidenza e una certa palese malignità. Volendo fare un passo indietro potremo scoprire che,probabilmente fu molto legato alla madre che incoraggiava questa diffidenza portandola all'esasperazione, con un padre autoritario e insieme debole ma con una venerazione alle classi sociali più elevate verso cui portava sottomissione.. Una certa timidezza verso l'altro sesso, forse originata dalle fisse della madre, provocando nella persona in questione un senso d'impotenza, d'ineguatezza, con narcisismo portato all'estremo, qualche gelosia profonda per un consanguineo (fratello/sorella) di cui ne intuiva tutte quelle qualità che a lui mancavano o che non avrebbe mai posseduto In ogni caso l'atmosfera respirata nell'infanzia, non dovette mai conoscereil fresco dell'autenticità,nè di vera onestà,piuttosto ne respirò l'aridità,la pedanteria ,un pressochè-di morto che giocò non poco nella sua formazione bloccandola invece di aiutarla a crescere,con l' incoraggiamento ad arricchirsi di suo e a fortificarsi nelle sue debolezze. Costante che rimarrà per tutta la vita, in quegl' impulsi a danneggiare gli altri,umiliandoli in pubblico o con parole sprezzanti e tali da inficiare il valore dell'altro. Caratteriarmente autoritarista, pignolo, metodologico,spietato e vigliacco ma con una facciata accattivante, gentile,coraggiosa, leale. Predisposto ad imparare alla svelta ciò che poteva servire ai suoi obiettivi restando tuttavia sempre alla superficie. Da sempre sono esistiti questi soggetti (la Storia,la guerra,la crudeltà ce lo dicono senza incertezza che faccia sorgere dubbio d'altro. Oggi può essere presente sotto i nostri occhi,dietro l'angolo di casa,rubando un N. di Cel e farlo diventare un custode di prigione a vita. Alla mente mi torna un pensiero di Basaglia estrapolato dall'Utopia della Realtà "L'enigma della soggettività-indagine che vede avvicinare l'uomo nel suo comportamento di fronte al mondo,l'uomo che è libero di plasmare razionalmente se stesso e il mondo che lo circonda. La soggettività umana è l'enigma centrale di ogni scienza,lo studio dell'Io col proprio corpo,del corpo come proprio corpo col corpo d'altri perchè il corpo nella sua ambigua polarità di soggetto oggetto gioca un ruolo centrale nel determinare delle modificazioni strutturali cui si assiste nella patologia mentale. Esperienza più profonda ed insieme la più ambigua delle percezioni diventando così l'esperienza corporea la più fragile delle esperienze. Rifletto e mi dico: Si, tutto è sottoposto al vaglio dell'inconscio fatto corpo d'mpulsi e di azioni che passano attraverso la fisicità e,che,se non diventano coscienza saranno strumento d'infelicità permanente,di involuzioni,di paura invece che coraggio. Quel coraggio che permette alla vita di trionfare malgrado le infinite prove,incertezze, difficoltà d'essere soprattutto perchè dentro non si è liberi ma obbligati a un cammino appesantito da un'archivio segreto che imbriglia portando a deviare dalla strada maestra. Quella che avrebbe "scelto", il soggetto in questione, mettendo chiarezza nell'oscurità, lasciando libero il massimo sviluppo, sicuro e tranquillo ,percependo che la legge del mutamento costante vi avrebbe operato senza alcun sforzo Se. Mirka
Alla dolente tristezza contrappongo "sempre" la freddezza della ragione. Così ho risposto a un signore, molto gentile, che dichiarava di trovarmi in gran forma. E mai fui più bugiarda Mirka
"Porta dentro di te la tua guida e il tuo maestro". (i vangeli gnostici)
Scrosciava la pioggia come le chiacchere che riempivano quel salotto lussuoso.
La noia albeggiava stridendo di brutto.
Chiusi gli occhi. Mi salvai su vibrazioni antiche.
Mi sono detta; "Cerca in tutti i modi di rendere la tua vita coerente con le tue convinzioni. Ti sopravviverai a ogni sventura,più o meno grande, sempre che, anche l'immaginazione ti sia vicina,la forza di cercarla non si arrenda malgrado le difficoltà,malgrado l'inevitabile riempimento... Non è illusione e neppure magia da prestigiatori del pensiero, ma una questione di pratica sana si." Per quel giorno,almeno, vidi tutti i colori racchiusi in ogni suono. E...uscendo dalla sala sorrisi a tutti. Naturalmente e con semplicità
Mirka
"Non la sospiri la nostra casetta" ( Atto I Tosca- G.Puccini)