Tra i miei amici c'è un Maresciallo dei Carabinieri. Proprio ieri, davanti a un fumante caffè "nero", guardandomi dritta negli occhi, e con voce ferma ma buona, mi ha detto queste parole Non bisogna avere compassione per nessuno, tranne per un bimbo, (forse) per chi soffre (forse) per i vecchi si. Sto ancora meditando su questa sentenza senza appello, così scioccante per me, che mai avrei creduto di doverla esplorare come possibile verità e, mentre ascoltavo attentamente non sono riuscita a bloccare una lacrima che amaramente scendeva.Forse,chissà che, proprio quella lacrima non avesse colto il vero di una dura realtà dell'improvvisa di un lampo concentrato nella celebre frase di Madame de Steal "Più conosco gli uomini più amo gli animali". Immediatamente lo scartata. Troppo dura da digerire per me. Per come sono fatta sarei morta inglobata da quel peso. Un giorno racconterà il perché di questo incipit, ovvero sulla "compassione" da sempre praticata, e che, insieme alla gioia fu anche fonte di (bei) guai ma, per adesso si preferisce attenersi al minore dei mali, e cioè al verdetto del mio amico maresciallo. Compassione assoluta solo per i vecchi. Mirka
Dal nulla sfrecciò una emozione sgusciata all'archivio del tempo. Integra. intera. Piena. Perfetta. Onda sopra il tetto .
Piacere ovattato di eterno.
Al nulla tornò
Bolla di lama blu blu di scrosciante tempesta. Echi di lava. Onda confusa. Assordante battuto. Ultimi furiosi pompanti pimpante formato di goccia cristallo nella rocca del blu.
Fu la spudoratezza amara del ridicolo a farmi desistere dal proseguire l'avventura del viaggio, quest'oggi. Reagì l'intelligenza prendendosi la sua rivincita col distacco e facendosi seria mentre ragionava. "Non raccoglierò i battiti furiosi del cuore", mi son detta, semmai li rallenterà portandoli su un binario di normalità solo apparentemente banale" . Un punto tradì la virgola e tutto fu spudoratamente amaramente ridicolo. Anche la scena a sipario chiuso. E dire che gli occhi tenevano ancora il bocciolo fresco della rosa appena spuntato e inatteso, l'amplesso del giglio alla notte defraudato dal piacere del giorno per una realtà multipla ma camuffata dall'inganno. Anche lo sfregio in Casa si doveva avere! Sfregio di quella "Barcaccia" che costò al Bernini la gioia del sudore, a me il ricordo di tanti pigri pomeriggi stesa al sole immaginandosi di Fortune che restano quando ne ha cura l'uomo. Non so se ridere o piangere. Guardo il cielo interdetta mentre gli chiedo. Nessuna stella. Solo i tetti di qualche palazzo illuminato ancora per le luci che mandano riflessi strani con quei grandi occhi da gufo. Mi sembra così vicino il cielo da sentirlo quasi tra le dita. Ma sfugge. Sfugge anche lui come tutte le cose. Tutto è ridicolo se come timoniere non guida la ragione. Seria è invece la fatica dell'uomo a sera se non ha il ritorno del compenso, la solitudine che non confessa,il pianto di un bimbo senza che qualcuno lo consoli, La morte. E intanto il ricco Epulone ridicolmente si affanna dietro ai suoi conti mentre il terrore d'aver sbagliato un euro gli fa la faccia larga come una smorfia ben definita, la ferita di chi geme sentendosi Essi al sacrificio del figlio, anziché sentirsi stretto per avidità. Ridicolmente amaramente ridicolo ma. Cercherò allora nel sonno la Stella Polare perché protegga la mia piccola casa, la custodisca come fa il nocchiero sempre di vedetta sicuro di non confondere i miraggi con la luce. E sara dolce la notte come un bimbo come fa coi suoi pennelli. E chissà che al risveglio non veda fiorita anche la prima rosa davanti al mio balcone.. Mirka
"Mon coeur s'ouvre a ta voix" (Sansone e Dalila- C.Saint-Saens)
Camminavo cercando di evitare le buche. Poco o nulla vedevo che il buio era tutto attorno. Ma allerta stavano i cinque sensi più uno per vita ancora da scoprire. E come specchio appena un pò appannato dalla condensa lasciata da una pentola a pressione ritornai Usignola lieta d'inchinarmi umilmente a Dio benedicendolo per il pericolo scampato.
Mirka
"Dolce sentire" ( Fratello Sole e sorella luna -film Zeffirelli
Non ho mai amato il Carnevale se non nell'adolescenza o poco prima. Troppa confusione anche per esorcizzare gli spiriti cattivi. Le maschere non mi piacciono,anzi mi hanno sempre fatto paura. Solo i costumi hanno avuto presa su di me ma mon temps perdu...E contre les passè du temps un ricordo bello m'ha risuonato nella mente questa mattina. Un ricordo dolce e di dolci che si propagavano nell'aria come un romanzo e che richiamavano a "frotte" tutta la famiglia e gli amici per festeggiare e gustare ciò che il profumo trasmetteva. E dal momento che siamo agli sgoccioli del carnevale,voglio lasciare una ricetta di un dolce (fritto) ma talmente buono da pruomuovere monologhi esterni e dialoghi segreti e molto personali col proprio "doppio" all'interno da stuzzicare Crètien de Troyes se anche lui fosse stato nelle vicinanze. Frittelle di riso con gli amaretti
Lessate 300 gr di riso in un litro abbondante di latte con un pizzico di sale,50 gr di burro,una presina di vaniglina,60 gr di zucchero,100 gr di amaretti triturati. Lasciare cuocere per 15 minuti,quindi ritirare dal fuoco e lasciare intiepidire. Unite 3 tuorli d'uovo,la bucciz di un limone grattata finissima,mezzo bicchierino di rhum,gli amaretti e,per ultimo le chiare d'uovo montate a densa neve che incorporerete con mano leggera al composto. Ungete una tortiera di forma quadrata che avretd imburrato,versare il composto distendenfolo uguale e mettete al forno caldo (140-160) per 20 - 30 minuti perchè finisca di cuocere. Fate freddare,tagliate a quadretti o a rettangoli o a rombi,passate all'uovo e al pan grattato e friggete nell'olio ben caldo. Spolverate di zucchero vanigliato e Dio salvi la Regina e poi anche il Re. Dimenticavo il vino,rigorosamente bianco magari con le bollicine di FranciaCorta. Mirka
La Cura Sicura Che cosa c'è da rimanecce estatichi e de stacce accusì smiracolati? Ma già,ve compatisco,ciorcinati; de ste essenze che qui non siete pratichi.
Io ve dico che tutti l'ammalati de doje esterne e dolori aromatichi je se da l'ojo d'arcadi volatichi in certi boccettini smerijati. L'altro mese ch'io stiede all'ospedale per la scommessa mia che me magnai sei libre de porcina de majale,
sto segreto scoperto l'imparai da Ambrocione, er facchin de lo speziale che pure lui ce n'ha guariti assai. Gioachino Belli "Carnevale di Venezia ( Variazioni - N. Paganini)
Nota: Il tipo che qui ci viene presentato dal Belli è un personaggio che è sempre esistito,cioè l'uomo che per scommessa è capacissimo d'ingozzarsi cinquanta uova sode o sessanta suppli
Sospesi i commenti
Non ho mai dato peso alla festa di S. Valentino. Mi trovò sempre impreparata. Persino quella prima volta che mi arrivò un'enorme mazzo di rose rosse dal lungo gambo. Ricordo che le guardai stupita mentre facevo attenzione alle spine. Non mi punsi è vero e meditando le misi nel vaso con la cura che si deve sempre alla bellezza e a un gesto gentile ma tutto qui. Continuai a fare i miei lavori del giorno e ogni tanto, sbirciando quel vaso di rose mi domandavo il perchè non mi sentissi presa da nessuna convenzione o da rituali di circostanza senza passaggi se non per l'univoco pensiero che portasse al cuore. Unica via da dove parte l'incendio che diventerà fuoco nei giorni di freddo senza spegnersi o bruciare una qualche parte di se anche se minuscola.
AUGURO COMUNQUE, COL CUORE, A TUTTI COLORO CHE CREDONO DIVERSAMENTE DA ME,AI SANTI,NEL CASO SPECIFICO A S.VALENTINO,DI FESTEGGIARE QUESTO GIORNO IN PIENEZZA DI SENTIMENTO,SENZA DUBBI CHE FACCIANO DA SPINA,NELLA GIOIA DI UN'OPPORTUNITÀ CHE NE HA PERMESSO L'ESPRESSIONE SINCERA.
Avrei dovuto essere in PIAZZA con tanti amici e Compagni per manifestare pro TSPIPRAS, CONTRO LA TROIKA E PER OGNI ABUSO DI AUSTERITY. Impedimenti fuori da ogni mia intenzione mi costringono a restare a casa. IL CUORE È DOVE AVREI DOVUTO ESSERE PERCHÈ SAREBBE STATO UN GIOIOSO DOVERE PARTECIPATIVO E DI INSIEME. E VOI AMICI E COMPAGNI,ANCHE SE QUALCUNO CONOSCIUTO SUL WEB, CON UNO SFORZO NEPPURE TROPPO GROSSO POTRETE IMMAGINARE IL DISPIACERE CHE MI PROCURA QUESTA ASSENZA . ANZI LA "DOVETE" SENTIRE. MA Un'immenso abbraccio circolare e sempre un'Evviva. Hasta la victoria siempre. Mirka
"Battle On The Ice (Alexander Nevsky- S. Prokofiev )
In sul fare del mattino forse le 5 Prima scena. Doveva essere uno spettacolo dimostrativo ma non c'era il pubblico, o più precisamente il pubblico era costituito unicamente dalla mia sola presenza. Si doveva dare una dimostrazione di come cambia una persona con un nuovo look operato alla testa, o meglio sui capelli. La dimostrante non era nella realtà una parrucchiera ma una giornalista famosa che io non conoscevo. Un uomo colui che volontariamente aveva accettato di sottoporsi alla sperimentazione. Un uomo che sapevo di conoscere ma che attraverso quelle trasformazioni me lo allontanavano dalla memoria visiva rendendomelo sconosciuto e estraneo a ciò che sapevo essere, e conoscevo di lui . Il luogo della dimostrazione poteva essere uno di quei piccoli teatri di cittadine del nord o anche il salottino della mia casa. Dopo una brevissima presentazione fatta dalla giornalista improvvisata parrucchiera, lei cominciò a insaponargli i capelli. Il taglio era stato fatto in precedenza e così il colore, un castano scuro sull'argento originale. Taglio e colore avrebbero dovuto ringiovanire e togliere anni. Cosa che a me non sembrava e per tale motivo restava indifferente se non annoiata. L'operazione restauro comunque finì con soddisfazione della dimostratrice ma lasciando perplessi me e il sottoposto alla sperimentazione. Seconda scena. Restati soli io e l'uomo ci guardammo sorridendo, e solo lievemente confusi. Tra di noi non passò parola, ma il sorriso familiare diceva quello che entrambi univocamente si sapeva. Lui si alzò da quella sedia sperimentale, a testa china e, sempre sorridendo, mise le mani tra i suoi capelli agitandosi e trattandoli sino ad arrivare alle radici come solitamente fa una spazzola. Con reciproco stupore, ma del tutto relativo, vedemmo i suoi capelli tornare all'argento. Sempre sorridendo, l'uomo alzò la testa e con assoluta naturalezza fummo uno tra le braccia dell'altro. Io piangevo e ridevo mentre con un certo imbarazzo prestato l'occhio alla modestia del posto ove mi trovavo percorrendo, sempre con l'occhio della mente, il mio corpo che di lì a poco gli avrei sicuramente donato registrandone lucidamente ogni più piccola imperfezione sopraggiunta e sottratta a quel tempo dove la bellezza è dono di benevolenza più che di meriti, e così spesso destinata ad essere un inconsapevole strumento di potenza anche micidiale. Che, se non si ha la fortuna d'essere salvaguardati dalla persona che ti ama con lo sguardo dell'anima, tutto può diventare eccesso, caos, disordine, motivo di sofferenza, e arma anche contro di sé. Senza distogliersi dall'abbraccio io gli accarezzavo con tenerezza il volto, mentre la mente inseguiva tanti piccoli particolari pratici e apparentemente banali. (Avrei desiderato che tutto il mio corpo profumasse di quella fragranza alla rosa che uso sempre quando faccio la doccia e come crema dopo la doccia, mi procurava rammarico non potere indossare quella lingerie di seta viola coi pizzi di Bruges anziché portare del cotone anche se made in swizzerland, il dorato sulla pelle di quest'estate sparito). Poi non ricordo che questo. Sempre abbracciati fummo sul letto, io esposta a me e al suo sguardo in tutta la mia nudità fatta di burro in eccesso, lui che la leccava come fanno i bambini, le crepe seminate un poco ovunque riempite dal l'amorevole sapiente uso delle sue mani che impattavano com si fa per il pane, l'allegria tornata gazzella finita dentro ai suoi occhi. Non avrei voluto staccarsi da quel sogno bellissimo, e quando mi sono imposta a farlo me lo sentivo addosso e in ogni dove, la felicità incollata insieme a quelle lacrime che avevano bagnato il cuscino. E mai dolcezza fu più forte. Morale? È talmente chiara che mi pare inutile aggiungere se non che, solo l'amore ferma il tempo riportandolo allo splendore del l'Aurora a primavera. Altro è freddo scempio di corpo, ma soprattutto invasione barbarica all'anima bloccandola nel suo libero volo, "insieme" o da sola. Forse potrà anche sfiorare l'ombra del piacere. Ma è l'attimo che fece dire ai latini post coito animal triste est, a meno che non si sia un nomade vampiro. Mirka Bolero (Maurice Ravel)