Suzuki; "Mai non s'è udito di straniero marito che sia tornato al suo nido".M .Butterfly Ah! Taci. O t'uccido".
Poche parole affinché si comprenda il senso di questo post e il motivo di quei due biglietti scritti con vertiginosa fretta su un fazzolettino di carta.
Seduta a un bar del centro di una città che trema ancora (per il terremoto) e alterna spasimi di stitichezza a diarrea come da virus difficile da debellare, sto seduta davanti a una tazzina vuota di caffè che continuo a portarmi alle labbra con un gesto che tanto mi ricorda quella "vecchia quercia" di mia zia nell'ultimo suo tempo alla "Casa Delle Lucciole Spente" (Casa protetta crocifera ultima spiaggia per diventare mare o volo dove non si sa). Aspetto che arrivi l'ora giusta. Testa vuota, gli occhi da riempire delle cose che "percepiscono" più che a focalizzarsi è nella loro distinta realtà. Porto delle lenti a contatto, vecchio stampo, vecchio modello, rigide e, fuori "ogni tempo massimo" direbbe un mio amico. A un tavolo, da un gruppo nero e a colori, sfuggono spezzoni di discorso aggrovigliati come "ferro spinato" fra una risata e l'altra che di schietto e sano non ha proprio nulla. Si mette Monti sotto processo, si fa il nome di Obama a più riprese, un excursus al pentolone Arcore. Uno del gruppo comincia a tamburellare il tavolo sino a farlo diventare una vera e propria gran cassa. Saltano fuori i "derivati"
Swap e CDS e poi anche gli "annessi", si salta a Fukushima, si arriva al terremoto in Emilia. Tornano le "escort", si vola al TAV e parole razziste s'intrufolano a sproposito mentre all'unanimità tuona il "licenziamento" agli operai. Qualcuno si gratta la testa (oh quella si che è piena!), si associa Rienzo a Storace, si risalta all'ambiente e un gran bisticcio non mi fa capir più nulla. Poi quando la normalità gioca in casa ridando una parvenza di civiltà a quei bipedi colorati e neri,ecco la parola "armi". E qui il silenzio piomba come la schioppettata data a quel bimbo che giocava con la pallina in Siria o a quel vecchi sdentato che si conta gli spiccioli per farsi togliere l'ultimo dente nel mezzo della bocca. O più precisamente sono io che non sento, perché tutto diventa pigolio da interpretare..Sibila il "traffico" di droga e si insiste sui poliziotti col volto coperto in caso di manifestazioni. Si accenna in "gran segreto" (quasi) allo Ior a Frenkel, Marcinkus Cipriani. La RAI appaltata..Poi... dulcis in fundo, una gran risata nel mentre uno si alza. Non posso fare a meno di seguirlo puntando a freccia un occhio sghembo. Va alla toletta. Così ho scritto questo appunto su un fazzolettino di carta che doveva servirmi a pulire la bocca dalle impronte lasciate dal caffè agli angoli delle labbra.
O come lo conosco l'ozio dei ricchi. Guardano il cielo e sbadigliano, giocano ai dadi il mondo, un'ocarina da sbattere sotto i denti tra un bicchiere e l'altro di rubino, ridacchiando sui morti e i vivi come gracidano le ranocchie e i rospi, una puntata al cesso per svuotarsi dai vizietti, un ave di elemosina per sgravarsi il cuore e tutto finisce in gloria e là.
Volto la testa disgustata. Ma quanto vorrei non aver visto né udito nulla né nulla immaginato!
Una donna sola in fondo al bar. E' in penombra. Un raggio di luce s'insinua dalla finestra a lei, illumindole il bel viso rimpicciolito un poco dai segni "evidenti" di molte notti passate a vegliare. Gli occhi, scuri come more maturate al sole sono lucidi come per febbre e sprigionano malinconia. In mano tiene un cellulare che ostinatamente guarda mentre distratta beve un'interminabile tè. Sembra attendere ciò che spera ma che non arriva. Poi si alza. Con gesti decisi fruga in borsetta, prende il piccolo portafoglio, lo apre, tira fuori una banconota da 10 euro e la lascia sul tavolo nell'indifferenza più assoluta. Sa che quel tè l'ha pagato caro. Caro per il suo reale valore, caro per il suo portafoglio, caro come la sua attesa caparbia a guardare il cellulare, ma maestosa esce pur nel suo evidentissimo smarrimento per una ormai sicura incertezza che pesa come una festa di Natale senza cappone. E anche per "quella donna" ho scritto un appunto su un fazzolettino di carta col quale avrei dovuto pulirmi gli angoli della bocca per le eventuali impronte lasciate dal caffè
E si attende senza sapere cosa e chi ci accoglierà.
Mi sono alzata anch'io. La mia ora era anche lei arrivata. Fuori avrei trovato il sole. Un tronco d'olmo al quale mi sarei avvinghiata come all'amante più forte e dolce. L'aria piena d'incomprensione umana di un mondo egoista e forse anche un pico pazzo. Fresca di verità spogliate da ogni illusione, di gioie restate bambine nate col senso dell'adulto, appiccicate sul tronco di quel l'olmo, la superbia degli uomini.
Mirka
Un bel di vedremo
"Coro muto"














