Il viandante legge la sua mappa anche al buio.
Lui vede come il cervo il bosco per giacere.
Col sole che gli fruga gli occhi e li brucia. Con la pioggia che si ferma sul suo mantello come una vedova vestita a lutto . Sarà per questo che la sente piangere?... Il viandante ha per compagnia la Terra e il Cielo. _ Lì sono i suoi codici, la complicità, la parola chiave che unisce_ la ricerca perché non sia distante quella Città che si chiama Storia dai legami fatti di Voce. Voce che chiama come fa la madre per il figlio quando nasce o ritarda a saltar fuori con l'obbligo di dargli vita. Tutto il resto poco conta.
Lui è concentrato allo strumento che tiene in mano. Lo fu per Orfeo e lo è per lui. Unica sicurezza per non fargli smarrire la via. Sa che lo porterà sino alla soglia di una porta lasciata aperta per sentire da lontano il suono. Il viandante ricorda ogni stazione. Oh se la ricorda! Eppure la caparbia volontà fu più forte del pianto per ricostruirne le fermate, le attese, rimettere insieme gli stantuffi sopiti e mai spariti del tutto.
Quante cose attorno e sempre a sorpresa, per eleganza, fascino, arte, un canto sorto come un tamburo dalla terra. Si, certo non mancarono gli abbagli che dà il deserto, ma quello fu macchia di luce per certificare fra le ossa l'autentico del sole. Un sole fiorito da uno stato vigile d'elettricità che ristabiliva la meraviglia d'ogni ampiezza concentrata in un punto, le gambe in movimento per qualche ombra di troppo che poteva disorientare. Gran bastarda la mente col suo chiacchiericcio di monologhi lasciando indietro il cuore o un desiderio inconsapevole che predice la morte mentre si vive la vita affidata buona parte alla casualità del caso davanti agli occhi di un buon piatto di portata..
Ha paura il viandante? Certo che si. Con l'orologio che sballotta il "suo" tempo senza mai farlo coincidere col suo e, qualora la fortuna ci sbattesse, sarebbe per l'istante e poi scappare imbarazzata per l'abbagliamento di quel verde che,si dice d'arresto. Non si volta mai indietro il viandante e se lo fa è per l'attimo di trasalimenti, giusto per dirsi ma davvero ce lo fatta ad arrivare con tutti quei fischi al cuore?. E nel mentre se lo dice va perdonandosi ogni mancanza.
Quante cose vede il viandante. Sa che molto di quello che vede gli assomiglia anche se distingue con le giuste separazioni. Non esita a provare compassione e pena perché poco seppe dare, se non donando sentimenti che generatore di tanti equivoci, forse neppure messi in conto.
Eppure nei nidi spinosi creati da lui stesso stabilirono la loro dimora due uccelli del paradiso che portavano nel becco grano, uva,e tutta la storia dell'uomo nella sua più estrema lontananza e vicinanza alla grazia di Dio.
Il viandante ogni tanto si ferma, non purché il suo passo ha perduto il ritmo, ma per raccattare dei fogli strappati dal suo quaderno di appunti con scritto i suoi pensieri più intimi. Con tenerezza li guarda Lì è la sua vita, i suoi sogni, le sue speranze, il suo piacere per esplorare i recessi del proprio spirito, le curiosità intellettuali, i suoi naufragi, le mille e una volta che si è alzato, la fatica per farlo. E nel farlo il "sentire" che doveva attenersi alla realtà basata su una semplice fede nell'esistenza oggettiva della sua umanità, magari con qualche slancio di fantastico volare. Proprio come fanno i bambini. Quel bambino che era e che spesso ha dimenticato per inseguire una realtà fredda che non gli corrispondeva. Dov'era il pathos, l'amore, l'allegria che contagia, il bagliore dell'intuizione che, dopo la disfatta, porta a una profondità di commozione che con sicurezza indica la strada verso casa, con un campanello in sordina per non inorridire lo straordinario del normale?...
Si. Viandanti lo siamo tutti e, con poche scelte a cambiare il dramma originale, a meno che non se ne ribaltò tutto in un'allegra metafora da Bel Paese, con molta carta carbone e un'unica verità. Ho fatto quello che avevo in cuore, con la fissità del la ,il piacere di inseguirla nell'orecchio e in testa, l'incantesimo di una fioritura di stagione che tramonta mentre l'aurora nasce.
Mirka
"Non conosci il bel suol" (Mignon- testo Goethe -A.Thomas)






