fiume

fiume
fiume della vita

mercoledì 28 gennaio 2015

FU LO SBATTERE DI ALI







 La tua ferocia fu la tua tenera forza nel diverso cielo di stagioni nuove.

O forse fu quel fruscio di ali che sbatté tra i capelli, come fa la speranza quando non vuol morire.

 Nel giorno.  Col vento.  Quando mormorano i ciliegi prima che a sera.


Mirka

""Forever and forever"









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lunedì 26 gennaio 2015

MEMORIE INTRECCIATE



Ti ricordo sempre in attesa e, anche oralmente mi fu trasmessa l'attesa.  Un'attesa strana come di chi, forse, arrivò solo con le ossa.  Che l'anima vibrava dappertutto e in ogni tuo umile atto quotidiano.  E tramandato oralmente mi fu il tuo volto di perla brunito dalle percosse per aver sfidato l'impossibile andando incontro all'amato Tuo Bene per avvisarlo di una retata fascista.  Nei miei ricordi personali tengo invece una canzone Because  che portavi sempre sulla bocca, che nessuno riuscì a togliertela e, che, in quel tempio, anch'io trovavo strana pur incantata dal suo fascino di suono senza parola ma che adesso so. Spesso risuona come allora,quella canzone e pare che anche il Tempo non sia passato..   Di questo e d'altro sono testimone orale di fortezze tramandate e di cui con altrettanta fierezza posso dire "no",  giacché noi apparteniamo a quella razza di minoranza che non si piega neppure davanti a un plotone di esecuzione. Come quella volta che lo zio Giuseppe chiamato a sproposito Fifo attraversò tutta la Piazza della sua città emiliana con la sigaretta fra le labbra consapevole che, al termine del percorso ad accoglierlo ci sarebbe stato tutto lo stato Maggiore Fascista, che l'avrebbero pestato a testa in giù come si fa coi maiali, che restò dentro uno stagno per 3 giorni alimentandosi con una cannula per prendere l'aria perché appostati in tutta la campagna ci stavano i nazi e compagni e, che, a conseguenza di quelle botte infami e vigliacchi per l'ultima accoglienza avrebbe trovato la morte.     Questo e molto altro ancora vive nel mio DNA, con l'obbligo  morale di darne testimonianza con lo scritturato, ma anche con la voce forte senza la più lieve increspatura. Qui e altrove. Sempre.

Mirka






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domenica 25 gennaio 2015

OGGI NASCEVA MOZART MENTRE IL SOLE S'IMBRONCIAVA MANDANDO SAETTE





 Oggi nasceva Mozart. Un genio ribelle e capace d'opporsi a ogni mediazione che puzzasse di opportunismo comodo in ogni caso sempre e solo a se stesso o perchè servo di qualche padrone.  E il suo fu un Libero Volo di Vita verso e dove solo l'Indeterminato vive autorigenerandosi in infiniti atomi di purissima energia.  E noi continueremo il cammino della gratitudine omaggiandolo per ogni vibrazione percepita oltre lo stesso silenzio.  E sarà ebbrezza che tutto racchiude, inclusa quella malinconia che Lui dovette sentire nella molecola del suo midollo trasformandola in risata per ogni finito.

 Mirka


" Dalla sua pace"  (Don Giovanni)



La foto è stata presa da Internet. Sospesi i commenti

mercoledì 21 gennaio 2015

JAQUES PREVERT OVVERO DELLA LIBERTÀ







 I PRODIGI DELLA LIBERTÀ

Fra i denti di una trappola
 La zampa di una volpe bianca
 E sangue sopra la neve
 Sangue della volpe bianca
 E tracce sopra la neve
 Tracce della volpe bianca




 Che fugge su tre zampe
 Nel sole che tramonta
 Con stretta fra i suoi denti
 La lepre ancora viva.

Jaques Prèvert

 e mentre riscoprivo l'immutabilità di questa forza insita nelle persone libere mi riempivo l'animo di rinnovata meraviglia, coraggio, fiducia, in tutto ciò È e sarà.

Mirka




"NOI" (Antonello Venditti)




Sospesi i commenti. Grazie

















E




martedì 20 gennaio 2015

DUE BREVISSIMI INTENSISSIMI SOGNI NELLA STESSA NOTTE


6


Breve premessa. Dopo lo tzunami del passato anno,ho scelto di raccogliermi nella mia intimità,staccandomi dal mondo relazionale, evitando d'assumere impegni seri e, in apparenza  dedicandomi all'ozio. (Correggo dei lavori, rileggo con molta calma degli abbozzi di progetti, faccio ricerche musicali, mi tengo informata sulla vita politica e sociale del globo quel minimo necessario per stare al passo coi tempi e con la storia, rispondo a qualche lettera con piacere ma senza la foga che mettevo un tempo, do  quel minimo di cura agli amici di sempre,un giusto tempo ai miei figli ma senza importunarli con un più . Leggo qualche pagina di un saggio psicologico avuto in regalo dal mio primogenito Gabriele poco perchè gli occhi mi bruciano ancora, ho accettato di preparare una prossima esordiente, gironzolo per casa con tranquillità, dormo con soddisfazione, eccezioni a parte, mi alzo dal letto non più all'alba ma quando lo dice il corpo, anche se credo che questo dipenda dal fatto che non ho più il merlo che mi sveglia saltando sulla finestra,gli uccelli e la natura così variegata e mutevole della campagna, il sangue che rincorreva ogni cosa, la siepe coi primi fiorellini gialli e bianchi. Adesso ho davanti i casermoni della città, qualche balcone fiorito e una striscia di cielo. Stendo i panni come una popolana di Trastevere vergognandomi come una ladra perchè m'imbarazzano le bandiere di casa esposte a trofeo del  bianco più bianco non si può.  Ho interrotto le mie marce consuete  da bersagliera. Twitto volentieri, questo si,
perchè mi diverte, mi distrae dai miei incerti personali, non m'impegna troppo e tiene attivi i miei neuroni. ) Insomma per dirla tutta sincera sono in "apparenza"  l'incarnazione bella del fortunato OZIO e, questo,così contrario alla mia indole mi procura dei sensi di colpa anche se l' istinto accompagnato dalla ragione approva la scelta che ho fatto. In compenso mangio poco e quel poco cucinato nel modo più spiccio. Intendo senza la cura che si deve quando si sta ai fornelli fosse anche solo per se stessi. Tutto alla brace, insalate,verdure già belle lavate e pronte per l'uso tanto per stare in sintonia con questo stato particolare e,patatine arrosto  quando le vedo esposte al supermercato. Però non dimagrisco, ma va bene così. Mica ho sfilate in programma o grandi gala. Mi piaccio così, quindi giri il mondo giri che giro anch'io. Quando voglio rivedermi "altra" non ho che da aprire gli armadi,accarezzare quel poco di ben di dio che ancora vi sta dentro vedervi l'Afrodite (battuta ) di quei tempi, sognare ad occhi aperti e tutto ritorna. Gagliardo,integro,spudoratamente integro nel suo Osè così congeniale a me e naturale.   Ma ecco al primo dei Sogni ad occhi chiusi.

Ero in bagno o davanti alla toletta dove solitamente mi siedo per truccarmi l'ombra che mi ricorda un'identità,un ruolo. Sono in attesa del mio secondogenito Daniele e questo mi rende  i movimenti leggeri e sicuri. Indugio
 con un pizzico di divertimento sul bordo di una manica e  allargo le braccia come fossi a una prova di sartoria o di teatro. Alzo il braccio destro dove al polso tengo un bracciale di minuscoli brillanti montati su oro bianco e un'altro ugualmente piccolissimo sempre d'oro ma in tre sfumature. Insieme a loro l'immancabile orologio in acciaio. Non me ne separo mai. Neppure quando faccio la doccia. L'ho guardo come fosse un braccio non mio. Strabuzzo gli occhi incredula perchè vedo che il polso è nudo.  Non ho più nulla. Neppure l'orologio. Sorvolo sui due bracciali. Non me ne importa nulla di loro ma dell'orologio invece si. Di lì a poco sarebbe passato mio figlio e non avrei saputo come giustificare quella perdita. Mi agito,mi cade una matita da trucco,mi abbasso per raccoglierla, suonano il campanello. È lui. Corro senza curarmi del chimono slacciato. Apro la porta,a testa china,l'accolgo,l'abbraccio e lo metto al corrente della perdita. Leggo il dispiacere nei suoi occhi. Ha le labbra strette.  Mortificata e senza rendermi conto rialzo nuovamente il braccio per fargli vedere come può essere capitato e,con la seta del chimono che scivola appare in bella vista l'orologio. Là al polso destro dove sta sempre. Scoppio di gioia. Daniele grido l'orologio è quì. Non è perso. Anche mio figlio è felice e, come nulla fosse comincia a parlarmi di un libro. Un libro antico del quale io non so perchè ho perso la memoria.        Mi sveglio. Allungo la mano al comodino. Cerco la luce della piccola lampada. Guardo l'orologio (reale) che tengo al polso. Sono le 4. Attorno il buio. Fitto. Nessun miagolio di gatto. Tiro su il piumone sino all'inizio della bocca. Inseguo i particolari del sogno. Mi riaddormento.

Secondo Sogno
 Poteva essere una camera d'attesa. Una grande camera che, a seconda la si guardasse diventava piccola e come separata da pareti di legno. Una camera come doveva essere nell'Alto Medioevo giacchè da una finestrella s'intravvedeva un torrione. Un grande fuoco mandava luci rosse che si alternano alle luci bianche provenienti dalla finestrella. Un forziere ben visibile in fondo alla camera,qualche decorazione alle pareti. Nella stanza siamo in tre. Daniele,il mio secondogenito davanti alla piccola finestra dove in silenzio dà dei punti a un piumone ma con un'evidente attenzione a tutto quello che passa tra me e suo fratello Gabriele.  Gabriele  è sempre stato considerato in famiglia come  un Sognatore e come tale un perditempo. Daniele sorride senza smettere l'ago. (Daniele è un concreto che si è sempre dato da fare con ottimi risultati,riconosciuto da tutti per i suoi meriti,valore moralità,onestà).Gabriele parla con me. Amicale,con pacata  discorsiva positività. Non ricordo però su cosa convergessero i nostri scambi.   La sensazione che provo è comunque di bella e intensa energia come se da menti conciliate da  precedenti tensioni uscissero dei flussi di gioie che, incontrandosi non si urtano per sovrapporsi uno sull'altro ma attendono il proprio momento per manifestarsi. Chiara,strana,misteriosa,invece, risento questa frase che riporto come da sogno. "Leggi dall'alto e tranquilla scendi. Andrà tutto bene".      Mi sono svegliata e per la seconda volta ho sorriso. Con una sola differenza. Non mi sono tirata il piumone sino all'inizio della bocca però mi sono stirata come fa un gatto e,per la prima volta.dopo tanto tempo sono stata bene.
Ecco cosa io ne ho tratto.  Ognuno di noi ha qualcosa che insegna. A volte anche la stasi o uno stato di inerzia è semplicemente un vuoto necessario per colmarlo di chiarezza. Ciò che sembra una "perdita di tempo",spesso è solo un modo per rigenerarsi da un più ch'era solo zavorra o ingombro limitante per un cammino più libero. Venirsi incontro accettando le diversità e rispettandole s'impara anche ad amare di piú e più profondamente dopo avere eliminato tutte quelle tensioni create dalla mente che ne impedivano l'intrecciarsi spontaneo e naturale di connessioni affini senza le quali mai ne sapremo l'esistenza,la possibilità di farle crescere e noi con loro.  Per permettere questo cammino è necessaria l'attenzione amorevole di ciò che ci viene dato dall'altro. Dal "concreto" un bene fattibile su costruzioni costanti, minuziose,calcolate. Dal "sognatore" inedite possibilità (a sorpresa) di fiducia regalate nel momento dove più servono e sono necessarie per un volo dato per perso. Non sono psicoanalista per offrirmi spiegazioni tecniche vicino alla alla verità,ma ciò che ho provato di benessere soffermandomi su ogni particolare di questi intensi brevissimi sogni mi è bastato per comprendere quello che mi era necessario sapere.

 Mirka


 " Toccata e Fuga in Re minor"  ( BWV 565 J. S.Bach)




No commenti. Grazie.please







sabato 17 gennaio 2015

QUANDO FROTTE DI BAMBINI METTEVANO IL NIDO NELLA MIA CASA



E nei passi cinguettanti nel nido viveva il silenzio sacrale della Gioia che tesse l'eternità del ritmo a mezzo di invisibili Pause.



 Tornano a galla come pesciolini d'oro quella frotta di bimbi che nel luminoso tempo dei progetti forti, brulicavano per casa e io filo li univo, li scioglievo, li disegnavo e ogni disegno con la sua forma indivisibile di identità prendeva a lei pezzetti che variando si moltiplicavano a vista si ricongiungevano al tutto e sfiniti per lo sforzo s'intrecciavano ridendo a terra. E non è eufemismo o divagazione immaginifica se ho detto si finiva a terra, magari con la scusa d'arrivare per primi a raccogliere un libro.     Perché così era. La Mia Casa Un Nido.  Un nido che protegge, nutre per far spiccare il volo poi.  Liberi.  Forti.  Felici.  Oh come torna agli occhi lo zampettare allegro, l'occhiolino per dire senza farsi accorgere, lo spartito stretto al cuore come tesoro che non si cede neppure in povertà, i gatti e i bengalini gli usignoli e i canarini zittiti per tutto quel trambusto, i pini dentro casa, l'aria di fiati e i miei figli, ragazzi pure loro, d'attorno con l'alibi in tasca e pronti all'occasione. Perché la mia casa era tutto questo.  O non mancavano gli urli. Urlacci suona meglio.  Ma erano urli di pancia,che sparivano com'erano venuti senza lasciare traccia, mugugni,  o eco che portasse a rancori. Aspettarsi una sorpresa era diventata abitudine di giornata, una sorpresa che si formava nell'aria dopo essersi nascosta o messa a nido anche lei sotto il tavolo o sotto a un letto. Di letti ce n'erano tanti. All'improvviso capitava sempre qualcuno. E per tutti doveva esserci l'accoglienza che si riserva a un monarca col cuore semplice del più umile dei barboni.  A volte penso a quel tempo di fatiche immense per legare e organizzare il tutto, purtuttavia distese dalla gioia che dava loro il senso.   E mentre si affaccia un poco di malinconia rivedo tutti quei volti di bambini e di adolescenti e mi chiedo. Che avrà combinato Beatrice quella che arrivava sempre col fiatone e con gli occhi faceva cenno a un bicchiere d'acqua?  Di lei non so nulla. E Andrea col suo spirito da collezionista di farfalle più che da musicista, anche se non si perse mai una lezione pur col volto a geografia di febbre.  Di lui ogni tanto so, e so che sta realizzandosi nella strada giusta della biologia.  E Mariapia la figlia del droghiere quello della Piazzetta poco più su da casa mia col padre dalla gran voce baritonale e amante delle canzoni napoletane, (non gliene sfuggiva una) orgogliosa quanto una staffetta con la bandiera di un pezzo (studiato)  da far invidia al fuoco dell'Olimpo, che s'intignava diventando rossa come l'uccello rosso che chiamavamo Chagal e stava da solo in gabbia se le facevo osservare che Bach non si suonava come Beethoven. Però era molto brava e scrupolosa anche se ha scelto altro dal pianoforte. Mi han detto che lavora in RAI.  E Emanuele il cicciottello serio e tenero come le sue manine di burro aperte diligentemente e con sforzo su quel salto d'ottava che non veniva mai?  E Susi la mia tenerissima Topolina  dai buffi berretti colorati che riempiva tutta la porta per i libri in più che si portava nel doppio zaino.  Una volta si presentò con un gattino trovato per strada e con una zampetta rotta. Mi invocò come si fa davanti a un cero perché gli  mettessimo una stecca e non dai arrese sino a lavoro compiuto saltando la lezione ma volendo pagarla intera. So che fa il medico e so che è  brava e scrupolosa come lo era col pianoforte. E Giusi la triestina che si presentava sempre alle lezioni con un fiore o un dolcetto fatto dalla mamma forse per giustificarsi per quello che non aveva dedicato allo studio sostituendolo col moroso della porta accanto.  E Giulio  sempre con quella striscia di Gaza castana sugli occhi che lo faceva tanto assomigliare a Schumann, così lui si sentiva,anche non spostandosi dal Pianista virtuoso (Hanon) e a metà chiuso.  Il bello dei belli restò anche in seguito quando decise d'intraprendere lo studio del canto sul genere leggero (?) e grandioso in quel Jesus Crist Super Star ( veramente indimenticabile quel musical che fece come protagonista)  E Chiara la diva di Livorno che nei Saggi di fine anno voleva essere sempre la prima e non c'erano ragioni valide per dissuaderla che il programma richiedeva altro?  Comunque la stoffa della Diva ce l'aveva perché ora fa del cinema, e magari un giorno la cercheranno a Broadway e prima o poi chissà che anche in mano non le arrivi la statuetta.  Elisa il grillo sexi dal roco naturale. Che farà?  Dove sarà?   E Tiziana la fiamma in perenne movimento che per le lezioni non la fermò neppure quella neve che mai si era vista a Roma? . So da amici che sta facendo una splendida carriera nel campo del jazz tra un litigio e l'altro e sempre sull'uscio per lasciare. Pepe e senape furono in ogni caso il suo forte anche se mai si vide dolcezza più infinita donata a tutte le ore a  Lara la cagnolina passione di tutta la famiglia ...allargata.  E tanti altri volti e nomi vivono anche oggi di quel  tempo dove se, tutto era fatica di volontà d'acciaio, i Sogni furono la più bella fodera per custodirli e al momento giusto farli volare fra occhi d'aquila "stretta" alla sua visione mentre inviolata restava la consapevolezza che, avviare era l'unica cosa che aspetta all'insegnante, compito spesso anche ingrato e, dove il premio di felicità è solo a metà fissato a un Tempo stabilito dal Fato e dall'umano volo dei corvi.    E poco importa se qualche volta l'onda dei ricordi flagella mentre ridono i piedi portando a galla alghe, qualche cara testa ribelle velata da una bruma di nostalgia che tutto unisce e confonde,  senza infamia ne lode, e dove anche il vento che un poco li rigenera è un lontano sterile piacere.  La Casa che Ospitava, zampetta ancora di passeri  e sogni  mentre bussa alla finestra più bassa l'ambasciatore di involontarie Pene. A volte mi domando se tutto questo è avvenuto. Con orgoglio rispondo proprio di si. Consapevole in modo ripetitiva, ma va bene così che, la vita alla quale ho dato Ali continuerà nel suo fiero valore d'essere e di esistere sospinta da altri soffi di vita infiammati pur senza ricordarne l'inizio da cui partirono.  Non ho rimpianti ma una lieve malinconia si.  Come si fa con un vino buono e conservato bene. L'ebbrezza del centellinato meditando su un pensiero, il piacere che arrotola il palato, il retrogusto viola quando lo si ripercorre guardando il bicchiere che decresce. Ma anche questo fa parte del "messo in conto" in quel ciclo imprevedibile che si chiama Vita.

Mirka






"Year ago,  (Mary Poppins  -Film )




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venerdì 16 gennaio 2015

MI SCAPPO'



A li mortacci  mi scappò fuori, ieri, a un'allieva che per  72  volte stoppava sullo stesso punto.  Che dire se non che, ho ripreso il gusto d'essere la romana verace di uno storico tempo e tutto sommato non mi dispiace.   E manco posso dire di compiacersi alle leggi del bon ton o di educata civiltà se in me si aizzò Curione e tutta la sua plebe e questa Intesa mi stupì non poco.  Sospesa nel l'attimo, (infinito) zittito di Marte l'irruenza, ripresi la lezione ridendo di me e l'allieva con me.  E  l'inghippo non ebbe più a ripetersi.

Mirka

"De vieni non tardar" (Le nozze di Figaro- Atto IV)