fiume

fiume
fiume della vita

lunedì 30 dicembre 2019

Il Gioco Felice






Ho tremato nel l'assorbire  l'evanescente
 di tutti quei colori.
 Ma   non retrocesse il passo
 né l'onda alta attraversata a lampi di continuità.  
E nella stanchezza di zaino e vuoto di borraccia
 fu quasi un gioco felice 
 come di bimba che pratica nel suo giorno
 la magia raccolta dai suoi occhi
 e grata  giura  a se stessa 
di moltiplicare tutti quei colori
più Uno inventato
 sottratto allo specchio d'angolo Laggiù

Mirka


Fragile". Cris Botti -Sting -Yo Yo Ma



sabato 21 dicembre 2019

Gli Uomini d'inverno






Ombre vaganti gli uomini  d'inverno, a sera,
 senza occhi
 se non un buco di storia immaginata 
spruzzata ogni tanto dal l'improvviso di una luce 
 subito cancellata da un calamaio rovesciato dentro
  senza far rumore. 
Inoffensivi se di spalle 
come anonimo cielo coperto qua e là 
da qualche nuvola grigia dal l'incerto intenzionato.

Mirka


Chaconne Do min BWV 1004 (Bach Busoni) 


mercoledì 4 dicembre 2019

DEDICATA. (Guardando una fotografia)





Le stelle presero dimora agli occhi. 
 Eredità di strade in Fede di vittoria
 a misura di guerriera forza giovane
 accordata in simultanei          là  
dove mai si affacciò l'imboscata del dubbioso.  

Altrove      la rumorosa felicità nella cavità del cuore
 mentre al pendolo consegno gli occhi luminosi e stanchi 
e al Dio li affido nel ricamato di un sogno resistente al l'oro 
 di in finito per proseguirne l'incrociarsi del  tracciato 
in rugiada di memoriali d'Alba conducenti al sole.

 Mirka


Danza Ungherese N. 5. Brahms






martedì 26 novembre 2019

GRIDO NEL SILENZIO ASSORDANTE




Sobbalzo del cuore su l'improvviso del grido.

Preciso il colpo come da lontano il tuono 
 ne annuncia l'imminente temporale
frantumando il Silenzio della notte ferma.

Spasmo di un dio allo stupore di una Sua creazione
alla memoria il luccicare di cascata fragorosa
nel silenzio attonito e il fermo del respiro.


Mirka


Rivoluzionaria Op 10 N. 12. (F. Chopin)



venerdì 25 ottobre 2019

E C'E UN TEMPO






E c'è un tempo dove nel Silenzio fanno nido api e ronzano gli insetti
succhiando polline di archivio mediatore di colori, o di schiumato caffellatte.
Sotto lampade di lucciole a colloquio indisturbato in Pausa di infuriato 
con la fiamma bruciante che Intervista e senza filtro è la risposta.  
E solo di quest'ultima si attinge come di ombelicale madre il vigile occhio
nel riciclo vorticoso delle vene palpitanti fatti spezieria di Incrociati
 dai mille occhi formato idealmente a Unì nel l' implacabile scavato
mentre appannato si fa il vetro dimenticato sul cuscino a notte 
su soffiati di verità al cordame della nodosa cinghia avvinghiata ai lombi
sul prezzo estorto da strozzini indifferenti al rosso lucido degli occhi.

Ma subito l'asciutto umido di splendori a Meraviglia di giardino guizzano
 nella Volontà della Non Resa, su esercizio di fisiologico enigmatico Sentire
anche senza il coronato in pustole di scarabeo mirra incenso e del l' alloro profumatissimi alla pura essenza della rosa sorta dalla trionfale auriga.  
A frontale il gocciolare del raggiunto su scalata piramidale dei viventi in guerra
e il Desiderio di cantarla per le strade in banditesca Osteria del Grillo
 o su l'erbario di quei lievissimi fili moltiplicati e in corsa a  sbocciata primavera 
sul gorgogliare limpido di un ruscello diventato fiume sul bordo del l'orecchio
 in festoso tumulto di bambina impegnata a rilevarne i suoni e tutti i tonfi 
in nafta di stradale luce agli occhi in ruotato di luna e astro in alterità di gioco.  

Ché il Domani avrà sempre il suo frullatore d'alberi e il chiomato aperto, 
fiorito in verde germinazione di muscolare quadro e marginale di sbiadito, 
operativo di regale "decifrato" da derivati utilizzati alla foce e di affluenti poi, 
senza il raccontato del folklore dispiegato a brutale lacerante tendinite.  
Ma nel sondato di intimità dialoganti da freschi fiumi in piena di cicloni
  cadenzati a carezzevole tamburo Testato a cuore nel tempo dei vincenti sogni.  
 In testa l'ostinata fioritura acerba o troppo maturata, l'orecchio teso ai Segni dei vigneti silenziosi su mani aperte a Prima Nascita respirato sul cavallo di Brunilde e il mondo fuori sul continuato delle opzioni o sul favorito indifferente.

Mirka


Polonaise Op 53 A Flag Major  (Chopin)








giovedì 17 ottobre 2019

COME DI PIOGGIA, O.




Ricordo il tuo scrivere come di pioggia ai vetri 
e la gola strozzata sul furioso battere del cuore 
come da Rivoluzione il colpo ben centrato.

Divisi gli incantesimi al muto rombo del mio  ferino canto
tra pozzanghere di luce e il salato sul cammino di ferrite.

 Furibondo tribunale di potere alzato a campana mattutina
 fino al picchiato lugubre rintocco di gramigna al ridanciano vento .

 Svelano i fluidi emersi da ramaglie a terra
in  rivoluzione rimandata ai mille specchi frammentati a unì 
sul lucente bianco della pelle in cordata di onda salivare e lo sparato agli occhi.


Mirka


Rivoluzionaria Op  10. N. 12 ( F. Chopin)



giovedì 10 ottobre 2019

RICHIAMI NEL BLU




Esalano echi  misteriosi di richiami 
 nelle onde che si infrangono a neve e a grano
 pungendo forte gli occhi  come da abitato plenilunio.
 Regalano voci a vulnerabile carne infreddolita
 mentre si annuncia Eternità nella luce che svanisce.
 Dimenticati il tempo estrattore di estranee radici nel blu del fondale
lavora nel silenzio il trionfale acqueo in coralli di delfini. 
Risorta l' Unicità della foce resistente alla sfinge del Tempo 
 come voce al desco di riscattato esilio a essenza stessa degli avventi
 nel lampo di quel grembo sopravvissuto a tutto il pieno di cicale 
dopo la stagione carica di venti in burrascoso astuto mare. 

 Un ordito d'Alba via via si forma a serenità di sfera
 distendendo ogni strettoia di corpo e volto. 
Vibra la lira in cielo di laguna e tramontato di rosa
  incendia il crepitio di fiamma accennata appena 
in liberata regione del l'eterno.    E scaglie. 
Scaglie vampiri  di perla moltiplicata al l'infinito 
classificando i colori dal centro di una piccola matrice
e Madrigale di Zeffiro diventa in fulgida Presenza
  il calcareo fango si fa rosso sul filo di sottile ansia
 da manovalanza restata a unica lampada fissata perennemente
 al pianoforte chiuso con a presso i libri viaggiatori
e splendore di sparato lampeggiante a copertura di domenica nel cuore.

 Audace si libera il sogno in linfa di Utopia fissata a Meraviglia
 della ancora confusa primavera in ultimati schiariti di memoria
dando canto al nome e al nascituro in acqueo familiare e cristallino
 dov'è fermato il desiderio che unisce terra al cielo e geremiadi di vagiti diventa.
Forza di un lodato benedicente al dio delle nuvole e della Grande  Cloaca  germogliato a luce di montagna in faro di profondità
nella umiltà di parola fatta altezza di statura contenente tutti i raggi
che stura con lentezza il vecchio del buon vino di Grande Madre vigne
 con mani alzata a perfezionata vita resistente fissando il penetrante occhio al l'orizzontale e il quotidiano senza tempo addietro a baionetta 
di Profetica sentenza in trasformato Epifanie di Giubilei sognata a vinta guerra.

Mirka


"Sirene" (Debussy)




Nota: scritta di getto. Corretta e finita per stanchezza di neutroni ma pronti a rigenerazione per energia risorta a Giubileo