Ho tremato nel l'assorbire l'evanescente di tutti quei colori. Ma non retrocesse il passo né l'onda alta attraversata a lampi di continuità. E nella stanchezza di zaino e vuoto di borraccia fu quasi un gioco felice come di bimba che pratica nel suo giorno la magia raccolta dai suoi occhi e grata giura a se stessa di moltiplicare tutti quei colori più Uno inventato sottratto allo specchio d'angolo Laggiù Mirka Fragile". Cris Botti -Sting -Yo Yo Ma
Ombre vaganti gli uomini d'inverno, a sera, senza occhi se non un buco di storia immaginata spruzzata ogni tanto dal l'improvviso di una luce subito cancellata da un calamaio rovesciato dentro senza far rumore. Inoffensivi se di spalle come anonimo cielo coperto qua e là da qualche nuvola grigia dal l'incerto intenzionato. Mirka Chaconne Do min BWV 1004 (Bach Busoni)
Le stelle presero dimora agli occhi. Eredità di strade in Fede di vittoria a misura di guerriera forza giovane accordata in simultanei là dove mai si affacciò l'imboscata del dubbioso. Altrove la rumorosa felicità nella cavità del cuore mentre al pendolo consegno gli occhi luminosi e stanchi e al Dio li affido nel ricamato di un sogno resistente al l'oro di in finito per proseguirne l'incrociarsi del tracciato in rugiada di memoriali d'Alba conducenti al sole. Mirka Danza Ungherese N. 5. Brahms
Sobbalzo del cuore su l'improvviso del grido. Preciso il colpo come da lontano il tuono ne annuncia l'imminente temporale frantumando il Silenzio della notte ferma. Spasmo di un dio allo stupore di una Sua creazione alla memoria il luccicare di cascata fragorosa nel silenzio attonito e il fermo del respiro. Mirka Rivoluzionaria Op 10 N. 12. (F. Chopin)
E c'è un tempo dove nel Silenzio fanno nido api e ronzano gli insetti succhiando polline di archivio mediatore di colori, o di schiumato caffellatte. Sotto lampade di lucciole a colloquio indisturbato in Pausa di infuriato con la fiamma bruciante che Intervista e senza filtro è la risposta. E solo di quest'ultima si attinge come di ombelicale madre il vigile occhio nel riciclo vorticoso delle vene palpitanti fatti spezieria di Incrociati dai mille occhi formato idealmente a Unì nel l' implacabile scavato mentre appannato si fa il vetro dimenticato sul cuscino a notte su soffiati di verità al cordame della nodosa cinghia avvinghiata ai lombi sul prezzo estorto da strozzini indifferenti al rosso lucido degli occhi. Ma subito l'asciutto umido di splendori a Meraviglia di giardino guizzano nella Volontà della Non Resa, su esercizio di fisiologico enigmatico Sentire anche senza il coronato in pustole di scarabeo mirra incenso e del l' alloro profumatissimi alla pura essenza della rosa sorta dalla trionfale auriga. A frontale il gocciolare del raggiunto su scalata piramidale dei viventi in guerra e il Desiderio di cantarla per le strade in banditesca Osteria del Grillo o su l'erbario di quei lievissimi fili moltiplicati e in corsa a sbocciata primavera sul gorgogliare limpido di un ruscello diventato fiume sul bordo del l'orecchio in festoso tumulto di bambina impegnata a rilevarne i suoni e tutti i tonfi in nafta di stradale luce agli occhi in ruotato di luna e astro in alterità di gioco. Ché il Domani avrà sempre il suo frullatore d'alberi e il chiomato aperto, fiorito in verde germinazione di muscolare quadro e marginale di sbiadito, operativo di regale "decifrato" da derivati utilizzati alla foce e di affluenti poi, senza il raccontato del folklore dispiegato a brutale lacerante tendinite. Ma nel sondato di intimità dialoganti da freschi fiumi in piena di cicloni cadenzati a carezzevole tamburo Testato a cuore nel tempo dei vincenti sogni. In testa l'ostinata fioritura acerba o troppo maturata, l'orecchio teso ai Segni dei vigneti silenziosi su mani aperte a Prima Nascita respirato sul cavallo di Brunilde e il mondo fuori sul continuato delle opzioni o sul favorito indifferente. Mirka Polonaise Op 53 A Flag Major (Chopin)
Ricordo il tuo scrivere come di pioggia ai vetri e la gola strozzata sul furioso battere del cuore come da Rivoluzione il colpo ben centrato. Divisi gli incantesimi al muto rombo del mio ferino canto tra pozzanghere di luce e il salato sul cammino di ferrite.
Furibondo tribunale di potere alzato a campana mattutina fino al picchiato lugubre rintocco di gramigna al ridanciano vento . Svelano i fluidi emersi da ramaglie a terra in rivoluzione rimandata ai mille specchi frammentati a unì sul lucente bianco della pelle in cordata di onda salivare e lo sparato agli occhi.
Esalano echi misteriosi di richiami nelle onde che si infrangono a neve e a grano pungendo forte gli occhi come da abitato plenilunio. Regalano voci a vulnerabile carne infreddolita mentre si annuncia Eternità nella luce che svanisce. Dimenticati il tempo estrattore di estranee radici nel blu del fondale lavora nel silenzio il trionfale acqueo in coralli di delfini. Risorta l' Unicità della foce resistente alla sfinge del Tempo come voce al desco di riscattato esilio a essenza stessa degli avventi nel lampo di quel grembo sopravvissuto a tutto il pieno di cicale dopo la stagione carica di venti in burrascoso astuto mare. Un ordito d'Alba via via si forma a serenità di sfera distendendo ogni strettoia di corpo e volto. Vibra la lira in cielo di laguna e tramontato di rosa incendia il crepitio di fiamma accennata appena in liberata regione del l'eterno. E scaglie. Scaglie vampiri di perla moltiplicata al l'infinito classificando i colori dal centro di una piccola matrice e Madrigale di Zeffiro diventa in fulgida Presenza il calcareo fango si fa rosso sul filo di sottile ansia da manovalanza restata a unica lampada fissata perennemente al pianoforte chiuso con a presso i libri viaggiatori e splendore di sparato lampeggiante a copertura di domenica nel cuore. Audace si libera il sogno in linfa di Utopia fissata a Meraviglia della ancora confusa primavera in ultimati schiariti di memoria dando canto al nome e al nascituro in acqueo familiare e cristallino dov'è fermato il desiderio che unisce terra al cielo e geremiadi di vagiti diventa. Forza di un lodato benedicente al dio delle nuvole e della Grande Cloaca germogliato a luce di montagna in faro di profondità nella umiltà di parola fatta altezza di statura contenente tutti i raggi che stura con lentezza il vecchio del buon vino di Grande Madre vigne con mani alzata a perfezionata vita resistente fissando il penetrante occhio al l'orizzontale e il quotidiano senza tempo addietro a baionetta di Profetica sentenza in trasformato Epifanie di Giubilei sognata a vinta guerra. Mirka "Sirene" (Debussy)
Nota: scritta di getto. Corretta e finita per stanchezza di neutroni ma pronti a rigenerazione per energia risorta a Giubileo