Una breve introduzione: Fra le mie amicizie ci sono state persone semplici e umili, umili e non semplici, di valore immenso e consapevoli in modo semplice, umili e inconsapevolmente di valore immenso, non umili ma molto importanti per la gerarchia sociale. Il mio tipo di vita mi ha portato a conoscere tutta questa umanità. Un Destino multiforme con costanti ripetute stranamente alla distanza di un settenario. Una di queste persone "molto importanti" l'ho re incontrata dopo molto tempo di silenzio e frequentata approfondendone il sospeso. La incontrai per la prima volta sul trenino di zona che portava tutti alla stazione centrale da dove i treni principali s'incrociano e da dove ognuno di noi si dirigeva verso la sua meta. Io ombrosa e riservatissima studentessa dai luminosi "sogni di gloria", lui specializzando in economia. Quando si arriva alla così detta "cima" della Piramide, ci si arriva non con le mani obbligatoriamente curate e pulite del pianista, ma di chi ha lavorato grosso e quindi sporche d'ogni porcheria. Ambizione anche di notte e che toglie il sonno, decisi e affamati sino al cinismo, ma chiedendo perdono a Dio sempre con molta fretta. Consapevoli d'essere SOLI pur avvinghiati da mille lacci del più disparato colore umano. Generosi più per freddo calcolo che per inclinazione naturale. Ecc. Ebbene,quell'amico ritrovato e molto importante aveva preso l'abitudine di venire a casa mia. Si brindava sempre a qualcosa e si discorreva. O più esattamente davo a lui la possibilità di parlare percependo ne il bisogno. Gli faceva piacere raccontare ed essere ascoltato (sapeva e sentiva di poter contare su una sincera attenzione) e a me faceva piacere ascoltarlo, purtuttavia cercando di separare la letteratura del detto con la verità del non detto. Sponsorizzò persino l'avvio di uno dei miei progetti, ma questo per stima e perché lo credeva utile, innovativo, buono per il Paese.
Chiudo e passo al
SOGNO.
L'inizio è piuttosto confuso e come in ombra. Sono sotto a dei bellissimi portici, davanti al bar centrale, con tanta gente attorno, seduta e che guarda. Qualcuno sorride,altri fingono di non guardare ma senza sottrarsi alla vista il buono dell 'osso. Di questa scena non mi sfugge nulla. Disinvolta e sorridente come da natura, entro nel bar dove chiedo l'irrinunciabile secondo caffè di giornata. Mi abborda un tizio molto ciarliero, che conosco solo di vista e che comincia a raccontarsi più i peccati che le virtù della gente. Io gli presto un orecchio più per educazione che per interesse. Anzi, la noia comincia a bruciarsi la lingua. Usciamo. Ci troviamo davanti alla gioielleria di quella persona "molto importante" ma che nella realtà fa l'industriale. C'era anche lui. O meglio c'erano i suoi occhi bianchi, dolcissimi umani e quasi implorante ma rivolti solo a ME. Come se la persona fisica non esistesse. O più esattamente esisteva, ma così insignificante e ridotta da parere un nano. Si. Un nanerottolo. Proprio così. Il rompi ciglioni intanto continuava imperterrito a sciorinare le sue sequenze di malignità, forse sperando, credendo o pensando di suscitare, prima o poi, una qualche mia reazione di sdegno o di schifo. Chiarissimo lo schiocco del suo gesto su un ipotetico libretto di assegni, simbolo di un cambiamento che favoriva i bisognosi anche se... (Ovviamente il tizio alludeva "malignamente" alla tirchieria dell'industriale). Seccata e dura TAGLIAI CORTO. " Embè? E allora? Ha capito e sta recuperando il tempo perduto prima che finisca. Magari lo facessero tutti". Nel buio luccicarono solo degli OCCHI BIANCHI INSIEME A UNA CAMICIA DI LINO, BIANCA ANCHE LEI MA DI TAGLIA COSI' MINUSCOLA DA SEMBRARE QUELLA DI UN BAMBINO.
CONCLUSIONE
Nel sogno credo d'avere riconosciuto la soggettività umana trasmessagli dagli occhi. Cercando "ostinatamente" d'incontrare i miei, la persona voleva trasmettersi lo specchio davanti al quale tutti dobbiamo metterci realizzando le impossibili della fuga. Esperienza che accomuna e che rende umani, cognitivi e sensibili solo se, riconoscendole nelle diverse situazioni della vita, nei sottili passaggi interni e come punto di partenza per cambiare, dando il via a un nuovo essere non più così bipolare e ambiguo o strutturalmente modificato.
Mirka