fiume

fiume
fiume della vita

giovedì 3 settembre 2015

FOTOGRAFARE OVVERO DELL'ETICA





Si fa un gran parlare se sia buono o no fotografare le forme del dolore, lecito oppure un affronto alla moralità fotografare il dolore nei suoi spasmi, nella sua terribilità che porta alla morte.  Io dico di si, che si deve.  E mi esprimo con un esempio personale. Nella mia vita non ho mai assistito alla morte fisica di una persona. Neppure quando ero una studentessa di medicina. Al dolore invece fui sempre presente. Con empatia e compassione. Vera e profonda. Quando morirono mia madre e la mia ultima zia, sorella di mia madre, chiesi alle Onoranze Funebri, con molta umiltà, di assistere al rito della vestizione. Accettarono con un misto di stupore incredulo e di ammirazione. Nessuno l'aveva fatto prima di me e nessuno si era presentato con una simile richiesta, anche se vagamente ne compresero la profonda motivazione, oscurati dalla mente formato mestiere parcelle.  E vidi. Vidi le  care nudità con tutti i segni della sofferenza. Uno per uno li ho distinti, e su ognuno versai silenziose ampolle di pianto. E ogni osso fu contato con tenerezza,  inviando invisibili baci turbati solo dal rumore di singhiozzi silenziosi.  E posso affermare con assoluta onestà, che mai Rispetto fu più alto, come essere di fronte a un dio, e gesto d'amore nella autenticità più grande e pura. Non ripresi con l'obiettivo solo  perché furono i miei occhi a  Volerlo fare, stampando e incidendo la Memoria di quelle amate spoglie.  Lo stesso dicasi per i fotografi di professione. Il loro obbligo morale non è quello di incidere su le coscienze, scuotere, squarciare, renderle attive attraverso la realtà nuda del dolore?  Lo fecero dei grandi come Mario Giacomelli che non addolcì certo con le sue opere la solitudine dei vecchi chiusi tra le mura di un ospizio, le crudeltà spesso degli operatori, l'indifferentismo umano formato cinismo di freddo godimento.


 Mirka











" Preludio" (Op 28 -n.4 -  E min -F.Chopin)


mercoledì 2 settembre 2015

IL SUPERMERCATO

< Per motivi che non sto a spiegare perchè non interesserebbero a nessuno, le mie vacanze le ho passate in città. Mica male se non ci fossero stati ritardi spropositati di bus e metro,un treno perso e molto nervosismo dietro,un vetro rotto per l'improvviso d'un vento malandrino arrivato come una sassata,una sciatalgia invalidante incollata a un broncio lungo un mese per una camminatrice quale io sono, mi sono goduta altri piaceri. Il fresco della casa anche se aiutata da buoni ventilatori,ad es. Amo restare nella mia casa. Sono una pigra con la mente vagabonda e la casa li asseconda nei suoi ritmi alternati tra scrittura,la contemplazione del nulla,la musica sulle mani,l'allegria che mi portano subito seguita da una brusca interruzione a cui fa capo un distratto caffè. Letture interessanti "Incontro d'Amore in un Paese in Guerra" (Luis Sepùlveda) "Il cuore inesperto" ( Francesca Scotti) Una ripresa delle "Vite" del Vasari qualche poeta a me particolarmente caro, riaperti i Quaderni di mia madre soffermandomi sulla Resistenza. I musei. Alla sera gli scambi con qualche amico restato in città come me e qualche Concerto. Immancabile. Ma per restare svegli nella lettura e altro bisognava fare la spesa. Ho la fortuna d'avere un Supermercato a un tiro di schioppo da casa mia. Vi andavo all'ora che mi pareva. Stretto più che largo,coi "fondi schiena" che perennemente si scontrano rischiarati subito da imbarazzati sorrisi di scuse,una processionaria colorata di esseri in pausa solo davanti a una merce d'importazione più che col nostro Bel marchio italiano. E che pena imbattersi nei volti smunti e tirati da un da una specie di sorriso delle cassiere e di chi stava al bancone! Costretti a orari prolungati oltre il minimo sopportabile e legale,senza aria condizionata che circolasse,a cercare di soddisfare ogni richiesta del cliente più capriccioso che si succedeva come a una catena di montaggio sotto lo sguardo duro d'una "guardiana". Uscivo sempre con un senso di nausea mescolato a compassione e riflettevo "Ma è questa la società per cui i nostri padri e un poco anch'io abbiamo lottato?! E' questa l'Organizzazione Del Lavoro che,in teoria dovrebbe impiegare le risorse umane come preziosità di un Bene da sfruttare senza spremerlo come un limone di provenienza X? No.. Questo è un modo meccanicistico voluto con ottusa arroganza e senza appello di protesta che IMPONE e non usa ma assoggetta obbligando l'obbedienza senza possibilità di crescita individuale e sociale,che se ne infischia dei "quadri", bloccando ogni forma di relazione tra i lavoratori ma rendendoli cani al guinzaglio di un Padrone o di Padroni associati. Perchè quando un'Economia, compresa l'organizzazione del lavoro non tiene presente l'uomo e il suo DIRITTO ad essere rispettato nei suoi bisogni reali,non può arrivare a nulla se non alla distruzione lenta di massa, uccidendo la coscienza consapevole di quell'Insieme Unito che, dando il meglio porta avanti se stesso,gli altri ,l'economia e i profitti di chi la gestisce, ma incrementando invece il rancore l' ostilità e l'odio per sentirsi dei meri esecutori in mancanza "ancora" dei robot. Mirka

lunedì 27 luglio 2015

E IO TAGLIAI CORTO (SOGNO)







Una breve introduzione: Fra le mie amicizie ci sono state persone semplici e umili, umili e non semplici, di valore immenso e consapevoli in modo semplice, umili e inconsapevolmente di valore immenso, non umili ma molto importanti per la gerarchia sociale.  Il mio tipo di vita mi ha portato a conoscere tutta questa umanità. Un Destino multiforme con costanti ripetute stranamente alla distanza di un settenario. Una di queste persone "molto importanti" l'ho re incontrata dopo molto tempo di silenzio e frequentata approfondendone il sospeso. La incontrai per la prima volta sul trenino di zona che portava tutti alla stazione centrale da dove i treni principali s'incrociano e da dove ognuno di noi si dirigeva verso la sua meta. Io ombrosa e riservatissima studentessa dai luminosi "sogni di gloria", lui specializzando in economia. Quando si arriva alla così detta "cima" della Piramide, ci si arriva non con le mani obbligatoriamente curate e pulite del pianista, ma di chi ha lavorato grosso e quindi sporche d'ogni porcheria.  Ambizione anche di notte e che toglie il sonno, decisi e affamati sino al cinismo, ma chiedendo perdono a Dio sempre con molta fretta. Consapevoli d'essere SOLI pur avvinghiati da mille lacci del più disparato colore umano. Generosi più per freddo calcolo che per inclinazione naturale. Ecc. Ebbene,quell'amico ritrovato e molto importante aveva preso l'abitudine di venire a casa mia. Si brindava sempre a qualcosa e si discorreva. O più esattamente davo a lui la possibilità di parlare percependo ne il bisogno. Gli faceva piacere raccontare ed essere ascoltato (sapeva e sentiva di poter contare su una sincera attenzione) e a me faceva piacere ascoltarlo, purtuttavia cercando di separare la letteratura del detto con la verità del non detto. Sponsorizzò persino l'avvio di uno dei miei progetti, ma questo per stima e perché lo credeva utile, innovativo, buono per il Paese.

 Chiudo e passo al SOGNO.
L'inizio è piuttosto confuso e come in ombra. Sono sotto a dei bellissimi portici, davanti al bar centrale, con tanta gente attorno, seduta e che guarda. Qualcuno sorride,altri fingono di non guardare ma senza sottrarsi alla vista il buono dell 'osso. Di questa scena non mi sfugge nulla. Disinvolta e sorridente come da natura, entro nel bar dove chiedo l'irrinunciabile secondo caffè di giornata. Mi abborda un tizio molto ciarliero, che conosco solo di vista e che comincia a raccontarsi più i peccati che le virtù della gente. Io gli presto un orecchio più per educazione che per interesse. Anzi, la noia comincia a bruciarsi la lingua. Usciamo. Ci troviamo davanti alla gioielleria di quella persona "molto importante" ma che nella realtà fa l'industriale. C'era anche lui. O meglio c'erano i suoi occhi bianchi, dolcissimi umani e quasi implorante ma rivolti solo a ME. Come se la persona fisica non esistesse. O più esattamente esisteva, ma così insignificante e ridotta da parere un nano. Si. Un nanerottolo. Proprio così. Il rompi ciglioni intanto continuava imperterrito a sciorinare le sue sequenze di malignità, forse sperando, credendo o pensando di suscitare, prima o poi, una qualche mia reazione di sdegno o di schifo. Chiarissimo lo schiocco del suo gesto su un ipotetico libretto di assegni, simbolo di un cambiamento che favoriva i bisognosi anche se... (Ovviamente il tizio alludeva "malignamente" alla tirchieria dell'industriale). Seccata e dura TAGLIAI CORTO. " Embè? E allora?  Ha capito e sta recuperando il tempo perduto prima che finisca. Magari lo facessero tutti".  Nel buio luccicarono solo degli OCCHI BIANCHI INSIEME A UNA CAMICIA DI LINO, BIANCA ANCHE LEI MA DI TAGLIA COSI' MINUSCOLA DA SEMBRARE QUELLA DI UN BAMBINO. CONCLUSIONE
 Nel sogno credo d'avere riconosciuto la soggettività umana trasmessagli dagli occhi. Cercando "ostinatamente" d'incontrare i miei, la persona voleva trasmettersi lo specchio davanti al quale tutti dobbiamo metterci realizzando le impossibili della fuga. Esperienza che accomuna e che rende umani, cognitivi e sensibili solo se, riconoscendole nelle diverse situazioni della vita, nei sottili passaggi interni e come punto di partenza per cambiare, dando il via a un nuovo essere non più così bipolare e ambiguo o strutturalmente modificato.

 Mirka

venerdì 24 luglio 2015

LA TROMBA D'ARIA E IL CINISMO DI MENIPPO

La vide arrivare- L'onda seguita da quella mostruosa informe nera bestia. Alta. Terribile. Inarrestabile come solo la creazione e Dio. Dura. Una frustata come quella data a Cristo. Stava davanti al mare e giocava con la sabbia sporca dai detriti lasciati a riva facendola danzare con gli alluci irrequieti o comunque impossibilitati a restare fermi. E d'improvviso eccola ergersi come la creazione lenta e già avviata dal seme di un'idea. Da prima ne ebbe paura. Una paura superficiale per essere sinceri e con la stessa gioia feroce si lasciò travolgere da quel mostro informe e smisurato che sempre procura il dolore quando prende il fegato attorciglia le viscere strizza il cuore e lo trasforma in rabbia. E fu un Tutto Uno con lei e con lei si affrontarono insieme. Marciarono. Scossero. Travolsero. Chiunque s'imbattesse contro quella forza. Poi l'atmosfera cambiò,mutò come per magia Scese la calma tranquilla che nel giusto della furia trova il senso per sfidare ancora la vita. Senza più vestiti e con la libido complessa dell'esperienza più varia e arrischiata e per le cosciente mutazioni verso orizzonti trascoloranti proprio mentre più vividi appaiono pur nel loro essere irraggiungibili come sempre quando si ingenera il sentire dell'esistere, del tentare, del provare e cambiare, ma eccitante al punto da non permetterne la resa per rimanere sempre uguale a se stessa. No. Non si sarebbe assoggettata a nessun diabolico Fato o cinico Menippo e senza l'accademia dei romantici parrucconi. Lì la sua unica inequivocabile legge di necessità vibrata nel segreto e complesso nucleo centrale di se stessa. Una sospensione quasi ancestrale senza voci ne respiro, ma immobile e preciso che si contempla al di là della realtà e al di fuori del Tempo.

 (Estrapolato dai Racconti Il Destino Nel Nome)

Mirka
 " DIES IRAE "  (Requiem.W. MOZART )

lunedì 20 luglio 2015

VIBRATA E IN DISSOLVENZA

Crepitava la fiamma macinava a zig zag la pompa del cuore sul finale del nitrito il blu impiastrato di giallo unica nota vibrante in dissolvenza. Mirka NOTA. Come "mio" piacere volevo mettere foto e video ma un Puck dispettoso (GNOMO CATTIVO) non me lo permette. Io avrei messo La Cavalcata Delle Walchirie di R.Wagner e come foto una scultura di Cavallo imbizzarrito dello scultore amico Mario Pavese che molti conosceranno. Saluto cordialmente lo storico Stalker virtuale

domenica 19 luglio 2015

UN GELATO AI LIMI DI MIRTILLO

< Un fugace sorriso le spianò la faccia arrestandole la mano giò pronta di forchetta. Fu l'improvviso di una immagine mai sbiadita che glielo aveva portato illuminandola tutta. C'era un tempo che ambasciatori e re e senatori incorrotti a prova di bomba si onoravano d'averla tra gli ospiti più gradit. Nell'ora presente un tavolo con la tovaglia di plastica e un piatto messo lì come fa un clochard o un barbone insensibile persino a quello che ha nel piatto. Velocemente congedò quella immagine antica con la fugacità del sorriso apparso poco prima. Si gratificò con un gelato ai limi di mirtillo e tanta panna. E fu contenta. Chiuse gli occhi, forse per meglio gustarlo. Le parve che il tocco di una mano la sfiorasse. Gli occhi le si inumidirono. Li aprì. Si trovò davanti il grosso orologio rotondo della cucina. Segnava le due. Si alzò. Con sforzo. Ci sarebbe stato tempo alla notte per risentire la pressione lieve di quel tocco. Si diresse al lavello per lavare il piatto con le tracce ancora forti del sugo rosso che a lei parevano cristalli di pachino. (estrapolato dai Racconti Il Destino nel nome)

 Mirka   


MEMORY




venerdì 17 luglio 2015

FILASTROCCA DELLA GATTA PIERINA





C'era una volta una gatta di nome Pierina che s'aggirava fra pigne e topini
lavorò tutto il giorno ma invano e sempre più triste il suo cuore diventava
 non prendeva  i topini e con le pigne non sapeva giocare
e mentre coi baffi e col fiato inveiva contro l'umana classe dirigente
con testa muffosa pensò che una zuppa sicura trovata l'avrebbe in Casetta

C'era infatti il piattino preparato da mani solerte e carine
 mangiò e per quel giorno ronfando di grosso dimenticò la caccia ai topini
rimandò il contenzioso alla baldanza trovata nel dì che precede la notte
ma giurando a se stessa di non farsi ingannare da pigne ed annessi si disse
leccandosi  i nobili  baffi con fare sornione e forse  un poco anche triste.

Povera Gatta gatta Pierina.

Mirka

"Titina" (Tempi Moderni -Charlie Chaplin)