E improvviso scoppiettò quel senso di festa, spargendosi allegro come le braci di un grande fuoco, su tutte le cose che le stavano attorno, trasbordando dal cuore,bianco e luminoso come il guizzo di un pugnale nella notte. Alzò alto il calice all'ombra che si era stagliata sul muro davanti ai suoi occhi e pensò, che quel "senso gioioso che univa" non l'aveva mai perduto, pure asciugandosi una lacrima che rapida e insignificante si mescolò al sudore del caldo rovente della stanza dell'ultimo piano.
Più che la nostalgia ho messo sul mio tavolo da gioco la gioia, quella che libera farfalle e uccelli. Raramente piena se non nell'idea dell'immanenza di una circolarità con a mezzo il Circo.
Mirka
Limelight" (Luci Della Ribalta -Charlie Chaplin)
Nota: Ero adolescente quando mi sono imbattuta in questo magnifico dolcissimo film di C. Chaplin. So che piansi tutto il tempo della durata del film. Del resto lo faccio per tutti i Suoi film. Da allora, quando ancora la mia famiglia era insieme, si aveva preso l'abitudine di rivedere questo film abbarbicati come edera che ramifica a sua insaputa sul grande divano bianco del salotto. Da subito cominciavano le mie lacrime sino ad arrivare ai singhiozzi trattenuti a forza poi dirompenti. Il film si spostava allora su me. Io straniata me la prendevo con tutti perché " volevo" piangere a modo mio e senza dare spiegazioni, che dopo tutto non avrei saputo dare. Spesso Vivo quella emozione, nel cuore, nel labirinto della mente,nelle orecchie, nella musica, nei singhiozzi, in quel "mamma!" corale dei miei figli e che ancora inspiegabilmente mi fa ammagonare.
Al solito bar sorseggio il tramonto sto leggendo un libro forse la mia vita o forse la storia di tutti ho un sassolino per ricordo che un passero sbeccuccia e ammorbidisce. Non farà più male sarà una compagnia fastidiosa.
Va, pensiero, sull'ali dorate cominciava sempre in sordina consapevole di non avere la perfetta intonazione del padre, sbucciava le patate che a vista d'occhio diventavano una montagna di quarti di lune e sorrideva dietro un pensiero tutto suo. Va,ti posa sui clivi,sui colli, ove olezzano tepide e molli l'aure dolci del suolo natal! e intanto l'olio friggeva nella grande padella mandando strani bagliori che ricordavano la camera del Re della Piramide di Cheope Del Giordano le rive saluta, di Sionne le torri atterrate..Oh mia patria si bella e perduta! Oh membranza si cara e fatal! di colpo si spalancava la porta, irrompevano dodici occhi stupiti, diventavano un unico grido corale Arpa d'or dei fatidici vati, perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto riaccendi, ci favella del tempo che fu!
Questo ancora ricordo di Lei , canto sparato prima dagli occhi, e vibrato uscito da un ugola spalancata, mentre patate e rosmarino tracciavano scie luminose anche fra il fumo, allegre e schiette nel loro buon odore invitante dentro la grande padella di ghisa. E in quel l'abbraccio vocale, ma anche fisico, che strettamente ci univa, si aveva l'impressione d'essere come trasformati, quasi si fosse avviato un processo alchemico di "corpi sottili", fuori dallo spazio e dal tempo seppur ricchi di appassionata materialità. Testimoni che vedono il dramma alla sua origine, percependo lo dentro Quel tempo, dentro l'oggi, dentro il Domani, ma in una profonda armonia convergente e parallela nell'immaginazione. Ricordo bene come ci si scioglieva da quel l'abbraccio, svuotati e insieme pieni. Determinati e presenti attraverso una "presa di coscienza" depurata da ogni apparato metafisico si, ma preservando una grande Idea che prendeva le vene, le gonfiava, rendendole scattanti nella' energia di sentirsi uomini veri, nella totalità di una umanità che aggrega, operando nel concreto sociale senza mai vedersi vivere come soggetti passivi o semplicemente deleganti. Ogni tanto ritorna questo ricordo di Lei, e il cuore sussulta di gioia come allora per quella visione, solo a volte, nel pianto, per un Oggi che nulla offre di sicura consolazione se non la forza di un Sogno da portare avanti e lasciarlo in eredità a chi crederà bello raccoglierlo. O simile di Solima ai fati Traggi un suono di crudo lamento, o t'ispiri il Signore un concento Che ne infonda al patire virtù! Mirka
"Va, pensiero," (Coro degli schiavi -Nabucco - G. Verdi)
Sradicata e smarrita coi miei rami sciolti dal caldo
amorevole un refolo li leccò e tracce d'oro bruciato vi impresse
sbatterono quei rami ingannati da quel l'alito gentile e sorrisi rincuorando la memoria per quel lontano Passaggio dove nel porto ammainavano gli zampilli della pioggia alternata ai semi del girasole.
Passaggi
dove il tempo danzò scalzo di piedi e allegro svincolato dalla saggezza di oggi che brinda molto lentamente nel suo rosso maturato al sole.
In dissolvenza il giorno col fiume della sua luce con l'uccello di fuoco raccolto in un puntino rosso mentre si inabissa. Il rumore di un'aereo urta la magia del momento. L 'attimo fissato nei martelletti di luce lasciati come prova del suo passaggio l'aria vibrante ancora di colori ricamata da un'insetto parla di natura che ha lavorato l'azzurro intenso del cielo di poco prima ripresentata come una sbiadita veste celeste spruzzata di lampone il paesaggio strisciato dalle prime luci artificiali segno dei un passaggi evoluzione di Lucy la scimmia le forbici di un fitto pettegolezzo concluso in un brusio di giaculatorie anche l'allarme del l'ultima cicala è finito lasciando il posto allo stridio dei gabbiani. Sulla spiaggia il vuoto di una buca pare lasciata lì per essere riempita dai sussurri misteriosi del mare con la sua acqua, a riva, sporca di sapone mescolata al piscio cristallino di un bambino. Poi più nulla. Solo lo stupore ammutolito per quel vuoto intravisto navigato forse da una barchetta di sale. I ricordi si affacciano e la commozione mi prende allo stomaco. Eppure io so che in quelle dissolvenze al tramonto vi sta dentro l'alba. Alba che parla alle coscienze degli uomini e alla vitalità di quella barchetta di sale dopo il suo ripiegarsi su se stessa per il peso del sale che,una volta sciolto saprà riprendere il suo navigare destreggiandosi nel l'arte semplice del suo dovere di non arrendersi, fra flutti bonacce onde furiose e qualche placido scorrere come presenta il giorno. Mirka