Ti ho salutato da lontano ma nella intensità dello sguardo lanciato c'era la consapevolezza di un candore perso per sempre al l' Incrocio con gli occhi.
Tra lampi di rosso, immaginari e vivo (le mie automobili sono sempre state di quel colore. Veloci e di un bel rosso ferrari) uso spesso la metropolitana per i miei spostamenti da un punto e l'altro di Roma. E su questa esperienza trovo che la metro sia un'autentica Palestra di vita. Per un occhio esercitato a ogni sfumatura come il mio anche se carente di molte diottrie, per quelle multiple identità vestite di creazioni forzatamente ostentata e per alcuni, il grigio della tristezza che supera i colori provati a sognare. C'è l'uomo che dorme con la testa a penzoloni per la dura fatica del giorno e per non riuscire a digerire la delusione di un sogno vitale appeso a un salario rimandato a comodità del padrone. Una moglie che a casa urlerà e che lui prenderà con la forza per farla tacere... l'ubriacatura di birra per non sentirsi "bestia" pensante. C'è la brasiliana che passa e ripassa la bella mano nuda da anello, su la testa ricciuta del suo bimbo. Ogni tanto le morde i piedini di gorgonzola nera con dentro la goccia. Ma il suo sguardo è lontano, perso, come assente. Forse per un destino già segnato su mattini senza fuoco o contorni di mondo. Alla estremità della stessa fila c'è un uomo biondo che con tenerezza indescrivibile cerca di calmare l'irrequietezza di un bimbo sotto gli occhi indifferenti di una donna grassa che gli sta appesa al braccio. E' incredibile la tenerezza di cui sono capaci il maschile di oggi rispetto al passato. Occhi di anima nuda vestita di luce. Un uomo in piedi è concentrato su un libro. Ha due pieghe unite nel mezzo della fronte. Non si cura neppure degli scossoni che ripetutamente riceve dai passeggeri che si apprestano a scendere. La lettura lo prende come un continente tutto da esplorare. Mi incuriosisce poi penso alle tante volte che l'ho fatto anch'io e sorridente per un poco mi perdo nei pensieri sentito nel tempo lontano. Molte teste sono sui cellulari. Hanno le espressioni di quando si andava a vedere un film nelle sale di quel tempo dove ancora non esisteva la divinità della televisioni. Estasiati come le più stucchevoli delle melodie. Pensosi come un film di Ingmar Bergman. Inorriditi come per gli "Uccelli" di un Wellesley. Sgomenti. Rabbiosi. Soavi. E così sia. Col cuore Palpitante sulla bocca. Con compatimento e nostalgia ricordo la febbre graduata di quando si scrivevano, a mano, lettere impregnata di sentimento responsabile, dolcezza, e appuntamento per il prossimo incontro. Da un infradito sbuca un piede nero. Ha dita che sembrano spuntoni di radice o piccole lance spuntate. Il mio occhio si sposta al volto. Un volto duro ammorbidito da coltelli di brivido. Un rigagnolo di schiuma gli scende al l'estremità di un labbro. Una bufera di zucchero umiliato nel suo divenire acqua sporca. Cerco di farmi largo tra un groviglio di teste per avere un'idea della prossima stazione. Sono catturata da due giovani mani che si cercano e si intrecciano come bocche di neonato al seno materno o come un incendio di fuoco sparpagliato nel l'aria che non si vuole spegnere per trattenere stupore, incredulità e meraviglia. E' bello e racconta di "cucina" e di segreti lasciati scorrere allegramente nel canale sotto casa con la pioggia che si unirà cantando la canzone che ogni amante conosce quando ogni notte si muore per svegliarsi fiore. Fiore con le foglie bagnate di rugiada. Si. Viaggiare in metro ha sicuramente degli svantaggi, ma ti regala la vita reale e quella da immaginare. Cosa da non sottovalutare. Mirka "Quando m'en vo" (Boheme-G. Puccini)
Tonalità di azzurro euno sguardo che rotola su onde tumultuose. Itinerari di echi su inclementi sospiri di salsedine brividi temporaleschi che sollevano la pelle arroventata. Uno stormo di bambini e voci finite in un ronzio di vespe. La vita in festa con la percezione delle granate in lontananza. Carezza su petroso silenzio mentre un uccello bianco si alza e prende il volo. Miele grezzo e aceto di sidro evaporati in lampo che precede il tuono. Oasi nel deserto dove trappola è la pioggia a cui l'anima indifesa offre labbro e bocca. Porto dove approdarono avide bocche e ghiacciai furiosi agli occhi predatori. So che pensai "Anche Afrodite per nascere vittoriosa ha bisogno che il mare la protegga con amorevole e vigile membrana". È fu cosi che il destino si commosse lasciando al dio ogni condanna che ferisce.
Nella quiete presero forma vene furibonde luci di barchette blu a distanza guardandosi senza più scontri spezzati i cordami, il vento buono a copertina, l' incertezza del viaggio audace e consapevole e quel l' altro d'anima di impavida incoscienza. O forse fu semplicemente quella invitante preghiera rivolta a memoria di vele e bandiera sventolate in oceano aperto con al timone un dio senza mèta precisa o di volubile sentire nel giocato della rotta a prendere forma e spada da quei legni risorti a timoniere Là dove sicuro è ancoraggio e Porto? Mirka "Aspri méra ke ya mas" (There will be better days, even for us- Stavros Karhakos)
Non dobbiamo avere timore di introdurre concetti e termini che appartengono al nostro patrimonio storico- culturale (imperialismo, comunismo, fascismo ecc/); essi sono attualissimi e molto più moderni ed evoluti dei valori e degli strumenti rozzi ed arcaici che il capitalismo vigente ci impone e ci propongono senza vergogna né pentimento. Le "pochezze" e le "estraneità" del ceto partitico ed istituzionale italiano, con poche eccezioni, sono in conflitto in modo drammatico con i sentimenti e le esigenze del popolo italiano. Sarebbe anche ora di uscire da termini e sigle ambigue del nostro "circo mediatico" che servono solo a confondere con scopi elettorali (sinistra, destra, centro -sinistra ecc/). Cominciamo a chiamare le cose col loro nome, ed aggettivi, non quelli creati dagli imbonitori mediatici del capitalismo. Cerchiamo sintesi unitaria con tutte le altre componenti politico- culturale,; sarà una verifica di efficacia e di razionalità delle soluzioni proposte (da chiunque) a convalidarle oppure a smentirle nella lotta corrente.
Credo che nel mondo cristiano e cattolico si stia facendo strada un "ripensamento radicale" sul capitalismo armato, incompatibile di qualsiasi religione. Che sia allora alleanza stabile e fertile. Questo è un Augurio che faccio col cuore marxista e senza nessuna indulgenza. M. B.
In trasparenza scorre la vita corre. Ridenti obliqui bagliori stranieri infilati dentro a un prisma dove il tempo rivendica l'indeterminismo del cammino con l'urgenza di piegarne la sorte. Spettatore postumo di incredule meraviglie dove impazzirono profili e insetti nel soffio furioso che alimentò la vita. E nomi. Nomi nel cristallo luminoso degli occhi nomi su la punta di un naso rosso nomi sul labbro dal l'umore di stagione nomi in conchiglia nel labirinto di orecchio nomi a più voci armonici e dissonanti e infine un nome Unico e semplice come di mamma -nanna e la poesia di un fiore ancora cieco di rugiada. Brusio dove tintinnano i pennelli nei dettagliati rumori di memoria. Mirka "Rhapsody" (Rachmaninoff)
Misteriose alchimie invadono in su il calare della fine del giorno.
Ultima energia di Libertà serale che si insinua Coattiva nel l'innocenza fatta carne sul soffio di giorni mancati dove la volontà distrugge il lamento tentatore di Cieli abbassati su sponde di memoria.
E non si sa se sia la calma indotta dal vuoto o il pieno di una Forma riflessa in mille occhi che scintillano di eternità senza più il pianto ai bordi o al centro ma nel cerchio chiuso di un qualcosa che assomiglia alla gioia fatta specchio mentre si congiunge a molecole d'infinito su sponde unite dove guida la nostalgia a un possibile cielo senza più nuvole che ne minacciano l'azzurro.
Quando manca un padre è un buco nero da riempire con ombre di luce inventata e scalfita alle pareti per rassicurarsi dagli improvvisi tremori nella notte merlo che graffia la gola dimenticandosi del canto piume di pietra per cuscino e graffi di freddo per coperta un bosco di pianto che guida al l'unico fiore restato al l'asciutto. Quando manca un padre lo cerchi dovunque nella nobiltà di fronte spianata a protezione negli amori sganciati in precisi missili di tenerezza nel Poeta svestito di scarpe ma in camminata svelta sulla roccia nel Partigiano quando affronta il nemico senza alcun timore e dritto guarda il Dietro come il Davanti nella lingua biforcuta e occhi sono la sua spada bandiera alta anche in tramortito. E lo senti nel silenzio maturo del grano mentre fuori ruggisce il leone e il camaleonte a saetta striscia in quella forza che insieme a te cammina e nessuno sa oltre il Tuo sangue battente che è lui solo a dare luce anche al buio della notte luce sicura in guidato di desertici cammini dove più calda si fa la congiunzione al l'astro e il senno si smarrisce.
Quando manca un padre è groviglio di rovi che trattengono il mistero del lampo che scorre in Promessa gustata solo alla fine di Partita in campo dove alle spalle sogghigna il Tradimento che non può sapere la sciagura del l'inganno obliquo di quel l'assolo mentre si sentiva il due e il freddo di lamiera lasciato fuori da ogni cancellata.
Quando manca un padre è festa sconfinata di ricerca oltre orizzonti e latitudini che mai si acquistano nella meraviglia di un dettaglio che ricorda l'intero oltre passato altrove e Presente dà l'umido del ciglio. Un esilio con le sue strade in formato ragnatela con punti cardinali dove può anche spezzarsi il filo conducente in direzionale esatto ma riflesso ostinato ritrovandosi dovunque a ridente specchio riproposto avanti dietro e a te affiancato in arcaico Protettorato. Mirka