fiume

fiume
fiume della vita

domenica 13 settembre 2020

L'Inatteso

 






E...l'inatteso si presentò come un sabbiato d'oro d'antico tempo
in un battito tranquillo e in saltellante martellino.
Reciprocamente accolto a Festa come di danza cambiato solo nel ritmo.
 Si ché flussi di vita entrarono in circolo danzando l'istante della mutante eternità in transito e immutabile nel suo essere Esistente vivo. 

E la si ammirò. 

La si ammirò come pittura del bel tempo Rinascimentale tenuto in memoria di splendore.

 Anche il corpo esultò come di Elisabetta il bimbo nel ventre al momento del l'incontro. 

E se la testa lievemente ebbe a chinarsi, lo fu solo per meditare l'improvviso del Dono ricevuto e ricambiato con l'allegria di un bimbo Complice del giocato 
sulla certezza della vittoria tenuta al ridente degli occhi che sa che con il giocato si chiude anche la partita. 

Uno splendore di quella polvere d'oro che un giorno qualcuno la portò in regalo dal l'Africa, con l'intenzionalità augurale di lunga vita permessa dal Cosmo benevolente,
 e che, ricordando spinse  senza indugio  a Comunicarla con la scrittura anch'essa ballerina. 

E pertanto sentendone l'odore attorno, 
pur non sapendo esattamente dove guardare.
 Davanti?  A fianco?   Dietro?  
O più semplicemente perché la si porta addosso. 
Proprio come polvere di Cipriano di riso borotalco
abbondantemente sparato da mia madre
 quando infarinato trovava ad accogliere  tutto il corpo bimbo, 
o come facevo io con i miei bambini allegramente tutti Interi esposti.


Mirka


 Scrittura ispirata dal Concerto N. 1 di Beethoven e precisamente dal vivace Rondò

martedì 8 settembre 2020

L'Atteso E I Codici A Sguardo

 




Oh! come la Vita e la Morte sono così Presenti
 fra una risata un pianto e una scena di Teatro
 in attesa che il sipario si chiuse senza far rumore.
Noi Incrociatori di Occhi su inesplorati Codici
 dove pesano i minuti in germogliato di radice
 o...
in graminacea fissata in un crepaccio.
Riparati da un'assoluta potenza di un solco disteso 
a generosa benedizione di volontà piena d'amore
 e...
 qualche ricordo a tappeto di durezza 
dove si camminò calpestando lucciole e fiori 
incontro alla casa dì Verità tutte affioranti a pesci
 nel misterioso Limpido fondale. 

Mirka 

Scritto con sottofondi di più musicali, ma finita sul Quintetto Op 30 N.6  di Boccherini. Ovvero Musica Notturna




lunedì 10 agosto 2020

Notte E L'Ordito Del Giorno

 




Rivendicò la notte i suoi misteri

L'alba ne fece oro di luce intrufolandosi

a passi di Saltarello tra le grate di una persiana

Sbalzati i piedi a pesciolini

il risvegliato da ogni sogno della notte

Nel l'ordito disegnato

 il giorno richiama

il fuoco del suo volto ignoto.


Mirka


Nota: ascoltando la Rapsodia Ungherese N. 2  di Liszt

lunedì 13 luglio 2020

Il Fastidio Irriverente




Camminavano godendo di tutto.  La natura nella sua rigogliosa fioritura invitava alla contemplazione accompagnato da pensieri di armonia, univoci, interrotta a volte, dal suono della voce dandole consistenza e un rinnovato vigore.  Solo l'improvviso del rumoreggiare di gruppi passanti si intrometteva fra loro e il tutto "infastidendo" l'atmosfera creata dalla sincronia del l'insieme e, lo sfrecciare di una motocicletta a sparato  di centrata alla contemplazione, sparpagliando a piccoli frammenti i pensieri di armonia scaturiti o suggeriti dal Sopra riflesso a tutto il circondario.   Ma il rumore aumentava bloccando ogni altro senso di condiviso.  Così scese il Silenzio tra loro.  Cionondimeno se nè poteva percepire il sostanziale Esserci  come attivo esistente.  Un Esserci come in visione di altre prospettive.  Come operatori di molteplici scene, con un tema a soggetto dove il recitato si fa verità corrispondente e udibile per una percepita idealità trasfigurata a trascendenza dove tutto è là dentro, nei suoni emessi dalla voce recitante diventata riverbero di vibrazioni o di echi rimbalzanti e  in autonomia nel multidimensionale  rifrangente, tanto e tale da riempire spazio e immaginario come puri raggi di suono senza identificazione di provenienza se non da ispirazione d'infinito.  Lentamente e in simultanea cercarono le mani di entrambi, e trovandole si congiunsero provocando una lievissima pressione a tutto il corpo facendolo vibrare come da misteriosa Presenza scesa a confermato di quel l'oltre che tutto presiede. Anche gli occhi si cercarono incrociandosi a sorriso dolcissimo e vincente nella consapevolezza di un nulla a temere. Neppure il Covid 19 uno dei tanti malanni inflitto al l'uomo dallo stesso homo.  Un tremendo artificiale da vincere.  Come l'inesorabile usura che il tempo infligge con i mal anni nel l'obbligato a ricordare  la vita e il suo declino.. .  Tutto sommato Entrambi avevano sempre Vissuto affiancati a questa Ombra cavalcante o a passi confusi anche se chiaramente separati, e impercettibilmente sentiti anche sul l'onda più alta del trionfo o... Nel l'Orda della felicità più sfrenata.   E questo bastò per annullare ogni altro inserimento di fastidioso forse persino reale, ma fuori da ogni respiro che produce salvezza di autocoscienza richiamando a Sé la gioia attiva anche mentre svanisce restandone la immersione della luce.  Il crepuscolo improvvisamente li avvolse in un pulviscolo di rosa e blu. Una brezza gentile sfiorò la faccia di entrambi liberandoli da ogni peso aggiunto. L'unico ingombro la maschera lasciata allegra ente scivolare appena sotto la bocca e pronta per l'uso  obbligatoriamente convenuto al rituale di servizio in compiaciuto asservito con insofferenza, pregustando ben altri momenti da homo libero da tutto.

Mirka


Finale 2 Sinfonia di Mahler


giovedì 25 giugno 2020

Fiducia Come Sicura Direzione






La Fiducia è un abbandono di salvezza attraversato da un percorso di Gioia. Attesa che si affida alle smanie senza temere lo strappo di un risveglio estraneo alla radice che originò la rigogliosa pianta cresciuta forte tra sole vento e vagoni di pioggia battente.   La Fiducia è quel misterioso Alchemico sentire che dà Voce alla pancia anche quando è in pausa da doglia prossima al parto.   La Fiducia è certezza di specchio riflettente il luminoso della Immagine anche quando spenta è  ogni luce e affacciata è la soglia della notte.   Un donare le chiavi di una stessa casa su la tensione progettuale solidaristica e cognitiva di consapevole ancoraggio, convergente di ordine morale pur rivendicando l'assoluta autonomia, e mirando alla distensione della trasformazioni, attraversato da ideali operativi di ascolto "interno" e in distanziati lampi di intuizioni.  La Fiducia è uno "cappellotto"  dato amorevolmente sul culo di un bambino per un prolungato inutile pianto generatore di incertezze e "lagnanze" togliendogli Bellezza agli occhi pur dandogli lo splendore del lucido.   La Fiducia è paziente e sa attendere, pur avendo l'esatta percezione di quando intervenire con decisione e fermezza salda senza scomporsi del l'impennata non compresa.   La fiducia è un Guerriero vigilante giorno e notte su le mille trappole bellamente orchestrato agli occhi del candore così spesso anche incosciente pure nel l'audacia di chi non diserta il campionato neppure ferito a morte, ma non usando il suo sapere per  un suo fine puramente egoistico o contro una crescita autentica e forte.   La Fiducia è una tenaglia che non lascia la presa  neppure quando per sfidare si vuole Trasformarsi in altrove, nel tentativo di dimostrare a se stessi l'autenticità del custode a cui  si ha affidato la libertà, sulla certezza di trovarla sempre, anche quando e qual ora sì volesse spiccare un volo oltre il confine, ma nella certezza di ritorni, sicuri di trovarvi come accoglienza il misterioso sorriso avvolto dal silenzio che solo l'autenticità del Bene consapevole, immediatamente si afferma a entrambi in unico abbraccio infinito solo un poco tremante in veduta di altre battaglie dal l'incerto risultato.  E infine la fiducia è Memoria stabile sulla instabilità del tempo, anche quando non gli sarà data la possibilità di gioire Insieme sul confermato di limpido sguardo a Unica direzione.


Mirka


Cinema Paradiso



Nota: Chi scrive ha provato l'immenso bene del ricevuto e dato, conoscendone valore e proiezione a oltranza, in perenne gratitudine per ogni altra fermezza di cammino a cui fare capo nel confuso conducente solo al miraggio e lì sbattuto senza ombra di scrupolo o di rimpianto. Ché il disegnato era semplicemente una di quelle mille trappole sopra citata.

mercoledì 24 giugno 2020

In Equilibrio del Triplo Salto Senza Rete







E mentre si adoperava al procedere svelto delle operazioni quotidiana, la sua gola non smetteva di emettere un lugubre suono  lungo, somigliante alle doglie di un parto oltre prolungato, solo a stento trattenuto da un estremo pudore di quel l'esercizio naturale così congeniale alla donna, ma senza averne nulla di umano. Una mucca dalle mammelle troppo gonfia, di un asino recalcitrante per avere annusato un pericolo preannunciato da altissimi ragli  filiformi fuori usciti da narici e occhi, da una gatta inglese capitata su un tetto ardente per battuto dì calura ferendosi le zampette o dalla lagna di un bambino messo per scherzo in uno sgabuzzino e lì dimenticato.  E su quei graffi fatti alla pancia, prendevano la formazione di nodi  che i pescatori  fanno alle reti bloccandone la laringe.  Così uscivano le lacrime, copiose, libere, irruenti, senza poterle trattenere, ma neppure senza la volontà di metterle a freno. E in tutta la testa sentiva quel muggito di parto tardivo, come il lamento di un animale ferito proprio nel momento della sua creazione.  A volte il pianto si spezzava bruscamente per tornare lungo, lamentoso e profondo come  una viscerale fuoriuscita di materia placentare diventata cordone attraccato alla placenta. Il petto le faceva male  fino a sentire lo  spaccato in tanti pezzi, ma lo fronteggiava con la baionetta lunga di quello strano lamento continuato pure a volte spezzato. Raccogliendosi come a proteggersi dal l'estremo dolore con l'amorevole stretta come solo il bene sa manifestare, convincendo più di ogni parola, per allargarsi subito al quotidiano sgranato come corona di rosario recitato al venerdì sul l'obbligato di un dovere.   Scuoteva un lenzuolo sul lamento corroso di quel muggito, batteva  un cuscino come fosse un tamburo da guerra alla maniera di quel filmato sugli indiani visto tanto tempo addietro, tirava la coperta come il nodo scorsoio per impiccagione duro a districarsi.  La radio suonava un ritmo moderno così dissonante dal suo stato ma senza avere nessuna presa su di lei. In altri tempi avrebbe abbassato la manopola con un gesto secco, ma ora le era perfettamente indifferente, tutta concentrata ad ascoltare le variazioni di quel muggito o miagolio  fatto sottile come un lamento indistinguibile, a volte  che usciva dalla gola troppo chiusa per reggere il  libero dirompente urla.  Il petto adesso bruciava, ma lo fronteggiava con l'unguento di quello strano lamento deciso a contrapporsi pari alla stessa forza tirannicamente trattenuta, se non superiore per risonanza rimbombante in tutti i muri del l'abitato.   In contemporanea tanti lampi le incendiavano gli occhi facendoli fastidiosamente secchi. L'indifferenza dei suoi figli, subito attraversati da quelli amorevoli di Colui che alla vista fisica non c'era più. La voluta ignavia degli amici proclamati tali, e anch'essi attraversati dal Reale visibile di un tempo finito. Un lontano sentito più distante di chi stava nella tomba e di cui ne sentiva persino il profumo corporeo se solo chiudeva gli occhi.  E pareva che, su quei muggiti il cuore potesse spaccarsi esattamente in due. Metà lasciato con indifferenza alla terra senza curarsi dove, l'altro in formato volo in direzione cielo in attesa di festeggiato. D'improvviso il muggito si arrestò per un rumore catturato dal l'orecchio della donna attirando tutta la sua attenzione. Una piccola stampa antica di Fragonard si era staccata dal muro. Ricorda con precisione il momento del donato,  facendo si che insorgesse nuovamente il muggito lagna in trasformato sottile come filo di seta attorcigliato al fondo della gola. Si stringe al petto l'effige rappresentativa di un Cupido dormiente, con sacralità la sfiora con un bacio e la depone. Ci penserà dopo a rimetterla al posto di sempre.   Il cuore le faceva male mentre la testa scoppiava per un troppo accumulato riversando il carico di quegli scoppi sulla schiena dolorosamente costretta a piegarsi. Con un moto di stizza si morse il labbro inferiore. Altro male aggiunto che la donna con dolcezza ne leccò il rosso nella piccola ferita formata a canaletta. Il pensiero le andò al padre mai conosciuto e per eventi lasciati al mistero buono per lavorarci come filo conduttore di viaggi e percorso, ma perdonato pur in struggenti ripetuti di domande. Lo invocò chiedendogli il risarcimento di quella mancata Protezione. Sgorgarono a fiume le lacrime unendosi allo sgocciolare del naso che con uno strattone pulì col rovescio della mano.  Lo straziato delle viscere gli faceva battere i denti come se avesse la febbre che forse aveva. Ché quando si ha quel genere di freddo non si ha bisogno del confermato di mercurio.   E fra un battito e l'altro ai denti, girava l'occhio ai pochi oggetti rimasti dei tanti di un tempo e che la donna ricordava esattamente essere li e li. Impronte luminose, inclusa quella pesante catena rubata a seconda volta da un ladro più furbo del primo, sempre a portata di visita, il grosso smeraldo con dentro le sfaccettature di tanti oceani di un pendente fermato sempre al l'inizio dei seni sul l'abito scollato da grande scenario.   La raffinata damina  con merletti Capodimonte al centro del comò.  Quel pesce tonno di Murano unico ospite della scrivania Luigi Quindicesimo di sua madre.  La stupenda riproduzione della coppia zoomorfica  di Max Ernst proprio a lato del letto.  Testimonianze d'amore in danzato di felicità, d'impegno, di promessa.   Il naso ora era diventato un fiume dalle sponde indefinibili.  No. No. No.  Non poteva permettere a se stessa la vista del Disonorevole mutato dagli Eventi  lasciando  per contro, orgogliosamente integrale la sua Identità lucente di impronte purissime.    D'improvviso il sogno della notte. L'incontro di un amore al quale nuda si abbandonava pur  con un poco  di vergogna. I seni scoperti e carnalmente offerenti come da gioco bambino alle mani sapienti del cesellatore. Il gesto però era quello di un altro.  Pudicamente Lei alzava un fazzoletto di tela grezza per nascondere il mutato dagli anni.  Poi insofferente  per ogni equivocità che avrebbe potuto ricrearsi, di scatto  butta a terra il fazzoletto e altro a  inutile velatura, alzandosi  in piedi e dritta in tutta la fiera altezza di ogni tempo e sicuramente restata anche in ogni ora di disfatta, abbracciando l'uomo e fondendosi con lui come solo l'anima cerca e fa fuori dal confine del corporeo. E questo fu anche l'ultimo regalo che la donna fece a se stessa, nel mentre le lacrime continuavano a scendere a pioggia bagnandola e purificandola da ogni errore con assoluzione piena.  Il muggito lamentoso era finito. Restarono invece l'asciutto lucido degli occhi e l'incertezza del l'alternativa. Dritta come un coltello affilato si avviò a lavarsi la faccia sotto il getto del l'acqua freddissima per dare tonicità al volto come rimpicciolito dalla piena delle lacrime prendendo la forma di cima innevata con rigagnoli d'acqua adamantina e, guardandosi allo specchio sorrise. M. B.



Dai racconti Il Destino Nel Nome