fiume

fiume
fiume della vita

giovedì 28 maggio 2020

La Cupola di una Chiesa










Non ho mai compreso, perché,
 più del l'interno di una Chiesa, sia la cupola, anche vista da lontano, a dare  improvvisamente tranquillità, portando sicurezze ancestrali in echi di infanzia cresciuta forte in itinerari di ostinata ricerca, confermata, forse, per bisogno di Credere, o più ancora per necessità di intelletto (intelligenza oltre la strettissima logica)  Unificatore di viaggi, attraverso un rigoroso atto di coscienza che nè escludano nichilismo, negazionismo e disperazione, dentro a un faticosissimo conquistato.  Un conquistato tale  da sentirlo  più vicino al miracolo di una verità al centro di un equilibrio assomigliante a un triplo salto senza nessun riparo di rete, ma purtuttavia sicuro di se tanto da percepirlo a Ordine universale.  Tuffo al cuore prima, infinita oasi di Bellezza armonica poi. Senza più i contrapposti del giocato in scacchiera, ma dove l'intelletto sa escludere il conosciuto messo in preventivo spese, senza esserne affiancato dal l'ansia di altre conoscenze o dubbi generatori di inquietudine. 
Questa è stata l'impressione recentemente vissuta su un soffermato meditativo, affermandosi a un profondamente sentito come bene per ogni altro male in essere o in ad divenire qualora.  


 Mirka



Chaconne Do min BWV 1004 ( Busoni - j. S.  Bach)









sabato 16 maggio 2020

OMBRE DI COLORI ALLE PARETI








Ombra di colore 
fu quel guizzo sgusciata dalla luce.

 Danza ora nella casa solitaria 
moltiplicandone le ombre alle pareti. 

 Fra poco sarà incendio
 riflesso dentro agli occhi 
in penetrata vita riformata a gioco di scacchiera. 

 Io colorata come un vegetale 
assorbente linfa di poltiglia 
generatrice di forze misteriose. 

 Attendo l'antiquario ché Storia ne racconti 
e di preziosi ne faccia un bel giardino
sul guanto lanciato a profumo per note di testa.  

E. Mirka


Notturno  Op 27 N. 2   D Flat Major (F. Chopin)



martedì 21 aprile 2020

COLAZIONE d'aprile Del l'anno 2020








Con passo svelto ma in stretto di gengiva
 mi sono portata al terrazzino della casa
 attraversando la cucina senza degnarla di uno sguardo
 se non per il lavello con le stoviglie lasciata dalla sera. 
 Venivo da un sogno bello lasciato dal Cuore della notte.
 Imbarcata sul Bounty  dominava il mare
 freschissima l'estate
 lontana da ogni mondana tentazione  
 da lontano baia e qualche isoletta sparsa qua e là.
 I pesci giocavano allegri e indisturbati
 senza la trappola del l'amo o della rete.
 Ma d'improvviso l'abbaiare di due cani mi scisse dalla idilliaca visione
 e irreparabile spezzata l'atmosfera e il sogno ad occhi fondi.  
 Rientrata alla Realtà della cucina
 su lo sbuffante odore del caffè
 gustato a unica Speranza certa
 e sul lasciato del lavello in attesa della parola amore 
in stoppata di passi e senza sentir ragione
 previa chiamata Commissariamento Sanitario
 in ricorsi intrecciati di Caffè 
gustato solo per l'amaro lasciato ai denti
 fragole bastarde del l'amaro alla dentina 
in gestualità autonoma che accarezza l'aria
 al profumo di glicine e lillà su naso e occhi fondi
 per farne ventre impollinato quasi a festa
 sul ronzio di Api familiari e 
di insetti fastidiosi e vermifughi a terra.  
Restò è vero la Tavolozza dei colori in testa
 a godimento certo di pittoresco agli occhi
 con pennello dalla punta finissima in un angolo scordata
 per farne ragnatela di rugiada 
con dentro il grande caldo del l'astro imperatore.

 Così ebbe a sognare chi altro Vivere non gli fu permesso. 

Mirka


Recuerdo De La Alhambra" Francisco Tarrega



giovedì 2 aprile 2020

BALCONE BLU E GIALLO Di FARFALLA







Uno spessore di balcone blu ha spezzato la cupezza del l'aria. 
Gialle farfalle hanno impallinato gli occhi 
a sbalzato furibondo cuore nel muto del gioioso grido.  
Semenzaio oltre noi stessi   
senso esaltante della fragilità di un brandello di lamiera
 golosa fiammata al freddo delle stanze
tegole danzanti ai tetti 
sul nervo principale lasciato ai denti 
e un sole di cipolla illuminato ad intermittenza. 
 Erbetta nuova che si infila nel verdissimo del vecchio come da cicogna il seme. Lampeggio di memoria in rifondata smorta vita.   
Si disse allora la gran Signora che mi stava accampata a fianco
"Non è vero che la vita è solo in bianco e nero, ma sogni ovunque e sempre naufragati allo strappato dèi molteplici colori". 
E alla vista dei sedici anni  il rivoluzionario Dylan
 in camminata spedita di cordate allegramente e strafottente audaci.

Mirka





" Blowin'  in the Wind" (Bob Dylan)







giovedì 26 marzo 2020

I SILENZI E IL CARILLON








Quanto silenzio attorno! 

 Zitti gli  Uccelli come da preceduto sparo.

 Silenzio dei Cani rumorosi per sicura festa nel prima
 in diventata Primaria assenza.

  Sparito il colorato  chiassoso circolo del Bambini
 dispensatori di allegria trasportata fino al cielo .  

Spenta la improvvisa luce saettante alla parete dei Palazzi 
che un tempo rotolavano timbrature di presenze
 individuata a mezzo di finestra spalancata a rassicurante vita
Testimonianza imperativa di emergenti Vedute amicali
 su l'attestato di un canto un verso un grido un ombra. 

L'aria si è raggelata su lo strozzato di comunitaria ragnatela
 confusa sbigottita inasprita incattivita
 su l'improvviso Bavaglio di un tampone a cambiato di giornali.  

 Innaturale sospensione che precede un Antropologico Mutamento
 e gelati fanno i polsi abbarbicate alle mani incollati alla gomma di guantini.

  Poi...           d'improvviso 
 a modo di Clessidra canterina annunciatore di ruscello

il Carillon 

cominciò di botto e senza il prima caricato a suonare la sua gioiosa tiri telata.

   E la vita ritornò Piena dei suoi splendori agli stupiti occhi.

  "Sono viva" 

mi annunciò il battito lento di quel muscolo a Sinistra del mio corpo.

 In ritornata congiunzione al primordiale Senso del veduto
che alla eterna fiducia si è affiancata al Tempo del passato
 e Forza diventata  È  scacciando  tremori e debolezze
 in battiti sonori di imperi universali
 come rugiada l'alba prima che il mezzogiorno prenda fuoco
 in gittata argentina nel Silenzio che lavora
in Liberato a festa di freschezza e Visibile espansione
senza l'orrore appresso di u primo caffè al mattino
in ferita di notturna disperata per dispersione in grigio alle pareti
sul purissimo di oreficeria marchiata in sempiterna dal l'infallibile Fuochista
che mai sbagliato ha il  il tocco del centrato. 


Mirka


"La tempesta di mare".  Vivaldi




Nota : La musichina  comunque del Carillon è Stille Nacht

venerdì 20 marzo 2020

FREMITI






Un fremito di vita Immaginata
 ha spazzato l'aria infettata dagli uomini 
in filata trionfale di cucitura. 

Tremore di terra in gemiti di festa. 

Nato è l'atteso.

Forse di bimbo
forse da risvegliato letargico soporifero sonno.

Vita che danza la guerra su nasi incrociatori di verità 
nata dal verde di sempre in fuochi aromatici 
 sconfiggendo il Nemico
 in ricamato d'argento e di oro
 potenza elementare di Superiore soffiatore 
vincitore di ogni male steso a ragnatela.


Mirka






Waltz Spring (F.  Chopin) 









mercoledì 11 marzo 2020

PICCOLO BIANCO FIORE




A tutto indifferente hai voluto crescere ugualmente
piccolo bianco fiore
tra il groviglio di intricati rami e di infettati crepacci della terra.

Non hai in dono il portato di profumi eppure sei perfetto
nella forza vitale che duplica la vista e immenso fa lo scorrere del tempo in dinamiche diverse e sempre uguali al l'affermato di sostanza.

Guardando la tua compiutezza ho congiunto in preghiera le mie labbra
trovando l'aiuto in Resistenza mentre si prepara ad altro in mutato di ignoto ma ricordando agli occhi la Bellezza della vita Insieme attraversata.

E affidandosi alla tua vista si sono chiusi gli occhi per ritrovarsi
nella vecchia casa presso la ferrovia dove a ogni ora passava il treno
il fremito dei pioppi sempre in testa,
l'odore del tiglio da lontano a sicuro viale conducente
il pasto sul l'ora precisa nel mezzo di giornata
la Campana a segnarne la festa del l'incontro
 la tenerezza del mondo antico nel guizzo di pensiero non mutato
la grazia semplice dei gesti quotidiani del passare il pane o l'acqua
il polpastrello intriso nel barattolo di sugo d'uva le guance fatte fuoco
la casseruola coi profumi buoni sulla grossa stufa gli occhi a girasole
e...il trasformato agli occhi che tutto hanno veduto colmi di cristalli
nel potente salvifico liberamente sciolto in gola chiusa e stretta dalla corda
la relazione Là a punti imprecisati con al centro sempre l'innocenza
e un poco di felicità dilatata sulla tela della malinconia sottile
 alla soglia della guardinga incerta notte che precede l'eternità del sonno
in vestito di  umida Preghiera semplice.

Mirka


Andante. Sonata in Do Mag K.545  N. 16  Mozart