fiume

fiume
fiume della vita

venerdì 9 novembre 2018

10 NOVEMBRE IL SOLE MENTRE IL DILUVIO














Pioveva come il Dio aveva sentenziato. E i lampi erano schegge per i vetri e tutto il corpo materiale.  Testimoni ininterrotti e implacabili impasta anti  carne e memoria.
Poi sei nato Tu. Squarciando di Sole e Pioggia il mio ventre aperto alla Creazione.

E fu  allora Gioia. Piena. Incontrastata. Frescura di boschivo umorale e misterioso.

Ora sei grande. In Campo. E sai come va il mondo.  Le armi della Intelligenza unitamente alla capacità di farne buon uso si sono affinate e rese più sottili dalla pratica multiplexer e costanti.  So che il tuo cammino traccerà solchi di luce sulla vanga della vera e profonda Umanità.

Buona fortuna Figlio. Con amore tua madre.

Mirka


 Chopin Notturno ( E - flat Major Op. 9 N. 2 ) 







Dedicata a Gabriele certa che capirà.

mercoledì 31 ottobre 2018

MALINCONIA E ASSENZA





L' ultimo bagliore su la fissità del grigio 
 travolse l' anima di freddo
 spacciandolo in due uccelli migratori
 e come soli discendenti 
nel mezzo s' infilarono.

Tentarono i ricordi di suturare la ferita  
su fili d' unguento blu 
sgusciati dal silenzio che pietoso cancella 
ogni peccato 
mentre più urgente si fa
 l' Assenza 
riflessa su uno specchio  dove primeggia il fiato.

Mirka ( Emib) 


Jean Sibelius-  Valse Triste



martedì 30 ottobre 2018

FRA LE TENEBRE USCITE



Occhi che amai e in cui mi persi
sulla luce chiara della direzione
dalle tenebre del l' oggi
Uscite
e di luce fate strage.

M. B


  Mozart.  " Turkish March" 









mercoledì 3 ottobre 2018

ABBRACCIATA A UN CUSCINO DI LATTICE



Abbracciata un cuscino di lattice
come al tronco del mio uomo.

Mi farà da culla la serenità 
si che tranquillamente abbandonata
 mi consegnerà Là
 dove tutto si è formato.

Fiorirà più tardi la concupiscenza
complice quella luna ballerina
che si è infilata tra le daghe della tapparella.

Tumulto d' ombra dove ondeggia la luce
e niente altro ricorda se non il gioco.

(Emib)


Danza Ungherese N. 5 ( Brahms)






DOLCI PRESENZE




Me la sono trovata vicino
la pioggia.
Annunciata da una cordigliera di nuvole
ha preso la forma di perline iridescenti.
Presenze familiari
 sussurri di eternità
lievito per la terra
bisbiglio che dolcemente sentenzia
sul nuovo giorno che rinasce.
Impersonale investitura
 confinata
a iridescenze di bagliori 
confusa 
dal l' umido della festa.
Filtro d' amore 
per sottosuolo di contorte angosce  
 dove
l' Indeterminato
è il colore di ogni specie 
che si annoda insieme agli altri
 e altra linfa trasformandosi diventa .

Emib


Sarabanda ( Suite inglese n. 3  BWV 808 G min Bach

domenica 30 settembre 2018

INSEGUIMENTO E ATTESA



Chi s'insegue
fra un colpo e l'altro
 di martellate al cuore
 se non il tormento 
che ancora fruga in memoria 
viva di braci 
guizzanti  fra la cenere?

O furono invece
le stelle di parole  
capaci di creare
 l' umidità e l'albero 
affinché parlassero
 con la geografia insediata là
 dove l' occhio si posa a sera 
sul rombo del trionfo
 mentre lontano fischia
 il gemito del declino?

Eppure furono le attese
a favorire la vita
ebbri mordendo ma
precipitando giù 
come angeli inseguiti
dove le pozzanghere
ora sono culla per ribelli foglie
naviganti in  liquida polvere 
 in formato di  sferica fanghiglia   
   o
in sicura mano di Cipride 
in quel del sole 
che ancora si beffa e
 la nuvola nasconde al cielo?


Emib


Memory





LA NASCITA DELLA SESSUALITÀ SU L ' OMBRA DEL PECCATO. ( il prete)




Il Prete


Il " senso " del peccato sul candore verginale



L' irrequietezza aveva portato Aurora a una catena di gesti scoordinati fra di loro.  Scostava la tendina della cucina, la lasciava cadere col gesto automatico di chi lo compie pensando ad altro.  Staccava un acino d'uva dal grappolo a portata d'occhio e in bella vista al centro del tavolo, lo addentrava come un roditore, ne sputava la pelle sulla mano raccolta a conchiglia, buttandola subito dopo nel secchiello della spazzatura.  Si fermava davanti a una fotografia senza vederla, nel mentre le spuntava un sorriso che ne testimoniava il frullare di un pensiero.  Inseguiva le lunghe strisce delle nuvole macchiate da un pennello pazzo o dal l'umore disuguale come il suo, provando un senso di sgomento, a tratti,  percependo le misteriose forze che padroneggiavano da lassù la vita in terra inclusa ovviamente anche la sua. Uno spartito messo male sul leggio cadde a terra spezzando il silenzio della casa e togliendola dal ogni fantasticare. Il rumore la fece bruscamente voltare.  Si chinò a raccoglierlo. Distrattamente ne guardò il titolo. Erano i canti natalizi per la lezione che avrebbe dovuto tenere il giorno appresso a un gruppo di ragazzini del paese. Una saetta le attraversò la carne fresca della memoria e senza impronta di luna nera.   Alla soglia del l'adolescenza. I primi tremori lungo la coscia e l'inguine. Il bel prete dalla falciata gagliarda lungo il viale dei platani che cantava In paradisum deducant angeli  e provando a concupire la terra vergine.  Era bello quel prete. Giovane, alto, affascinante, magnetico, dagli zigomi larghi, con un certo spirito dionisiaco aleggiante nel l' aria e concentrato nel suoi occhi grandi e scuri sempre un pico obliqui e...amante delle mele. Ne teneva sempre una in tasca. Nel viale la tirava fuori dalla tasca, la lanciava in alto più che poteva e rideva giocando a riprenderla. Solo nel l' attimo della presa interrompeva il canto con la sua voce fonda. Il volto bello rigato di rosso e giallo come quella mela, lo sguardo fissato a una finestra oscurata da una pesante tenda dal colore della crema bruciata e in modo strano sempre in movimento. Un movimento certamente  non per opera dello Spirito Santo, ma che non poteva sfuggire al l'attenzione di quel prete così esageratamente felice da sembrare in estasi. Di certo doveva sapere che una ragazzina curiosa, vivace,  dal carattere esorbitante e infiammabile, stava nascosta dietro quella tenda fingendo di non essere vista.  Quel prete era un professore di teologia oltre che confessore.  Aurora correva alle sue lezioni, bevendo ogni sua parola pure non comprendendone il significato e guardandosi bene dal distogliere gli occhi dal suo volto orante e sempre  con goccioline di sudorazioni.  Una volta aveva persino sognato di lui.   Ma un giorno Aurora decise di prolungare la magia, inventando dei peccati e chiedendo, con "molta" umiltà, la confessione redentrice, in modo che i loro occhi, di mandorla bruciata quelli di lui, azzurri con tutte le sfumature del l' oceano quelli della fanciulla, si sarebbero incontrati senza possibilità di dubbio. e con un poco di batticuore entrò nella "casetta di legno", s'inginocchiò e attese. La introdusse dolcemente una voce.  Aurora, dimenticata ogni spavalderia, cominciò a balbettare in una lingua strana, molto assomigliante al aramaico o qualcosa del genere. "Ho capito"  le rimandò la voce "Ti guiderà la mia sapienza. Hai fatto peccati contro la purezza?" gli sussurrò il prete "No. Si." ammise frastornata e confusa la ragazzina. "Da sola o con altri?"  incalzò la voce assumendo toni seduttivo. "No no. Da sola"  gli rispose con un lamento Aurora. "Dove hai messo le mani? nelle mutandine o su quelle piccole mele vicino al cuore che ti ha donato il buon Dio?" incalzò il prete con voce roca perdendo improvvisamente la iniziale dolcezza ammaliante. Aurora sentì il volto farsi rosso come le braci del camino della nonna, e senza nulla comprendere si alzò di scatto dal l'inginocchiatoio scappando come se l'avessero avvolta da un sudario di plastica e poi dato fuoco. Attraverso l'istinto aveva intuito cosa fosse il "peccato". Il peccato che genera la guerra, fa eroi degli innocenti o degli autentici piccoli martiri.  

Emib


( Dai racconti Il Destino Nel Nome)




In Paradisum