fiume

fiume
fiume della vita

mercoledì 22 gennaio 2020

Quel Guizzo Di Eternità Sparito Dalla Fronte Di Un Bambino








Una grigliata d'infinito che ci cammina a fianco 
in quel solco rosso scavato dal cielo in sul telaio del tramonto. 
  Ordito separante    
filtro  di coscienza.    
Ritorni al l'originale
 senza mediazione di Miti
 o simulacri deificati a illusorie protezioni
  proiettando ombrelli spettrali

 poi  tutto sparì.   

Solo agli occhi il guizzo del passaggio 
testimone che sentenza ciò che siamo.  

Guizzo.  
Fuoco.  
Armata.  
Frecce. 
  Evanescenza.  
Dissolvenza.  
Memoria.
  Preghiera.  

 Preghiera propria a Circolare intreccio collettivo
  intrecciati separati  e liberati dal l'immutabilità congiunta alla Eternità 
riflessa in ogni cosa.
 Prometeo alfiere scattato da quel solco di fuoco  
 incisore di ogni battito mortale a termine   
serenità in limpido risuonare ritrovato  in spaziale di ogni alba a venire. 
Accordo di ascensione sul trovato del coraggio che si slancia  
incontrandosi alla luce senza inganni di lampione
immutabilità di ogni principio di verità tante volte ferita
 a cui fa capo misericordia nel l'implacabile giustizia
innocenza ritrovata come da primo ordine
in placato Caos perpetuato solo per fragilità di Terra in feritoie d'armi.


Mirka




Sinfonia Dei Salmi. I. Stravinskij





Nota:  Abbozzata a occhi chiusi con matita alle 2 di questa notte, e ripassata qua e là in ripresa di mattino

venerdì 17 gennaio 2020

IL PIACERE DEL CAFFÈ MODIFICATO A INUTILE FRETTA DEL NULLA







Modificati anche nel Piacere del l'attesa attestante il rito gustativo nel l'immaginario ancora prima del reale, conducente ad altri mondi e persino a magico scatto di lampeggiante fuggire


E c'era un Tempo dove il Caffè precedeva col suo profumo ogni fastidio di incombenze.  Un pensiero di Alba su cui lavorare di telaio.    Il respirare l'aria degli Incontri con la voracità di conoscere e di sapere.  Un'officina di chiacchiere su reciproche vicinanze in continuo flusso e riflusso degli stessi respiri o pause di Silenzio.  L'estasi dei Silenzi diventati complicità di percepiti misteri e inconsapevolmente amati come da naturale pensato. Dove anche i pensieri s'incontravano aperti l'uno al l'altro, ma vigili sul più piccolo segno contrario al l' empatico sentire emozionale.  Dove tutto diventava famiglia allargata su una idea conducente a qualche memoriale, o a involontari sbagliati di giornata, e  dove il "brivido"  felice era sempre il piacere di un ritrovato su una medesima strada.  Nel gioco degli Occhi, lampi di magia su quel "niente" diventato Realtà nuova da vivere con audacia matura, di vincente stringatezza incurante di rischio piccolo borghese  che calcolò centesimo sul confinato a margine.    La pausa felice di un giorno fastidioso sul "lento" del cucchiaino girato sul bagliore di occhi dritti nel loro guizzo di incrociato.  A sera poi, per accomiatarsi da una visione ostinata appiccicosa fra un pensiero e l'altro firmandosi sorriso labiale, forse ritrovandolo a messaggio positivo svelato dal l'onirico intricato qua e là, ma nel compiuto della cosciente Interpretazione, il fidato  con la Corsa ai piedi fra nuvole e colori.   Un rito sempre sacrale vissuto e Pensato anche al volante della macchina, tra il domestico affaccendato il lavoro pure nel serio della attenzione.  Nel l'odierna liquidità epocale invece, una terribile trasformazione di abitudine alla gestualità senza il Piacere neppure incollato alla memoria, di quel profumo aspirato con la  "voluttà"  dei finì Intenditori mai confusi dalla chiacchiera del l'osteria ostentata a oreficerie incantatrici quanto fasulla.  Un cucchiaino che sbatte con inconsapevole stizza su una spinta che rovescerà quasi con sadico gusto il liquido prezioso firmandosi Oro mattone su un tovagliolo che frettolosamente si procederà a spiazzare con uguale stizzito annoiato gesto perditempo.  Questo pensavo nel l'improvviso di un lampo in una imprecisata ora di passaggio e senza il Piacere di un profumo Ovunque respirato ad abitata gita in festoso incrociatore ciononostante.

Mirka









Speak Low



mercoledì 8 gennaio 2020

OSTINATI CONTRASTI DIVERSIFICATI ovvero Lettera in formato lirico






Drin la porta era già aperta bastava scortarla.  Bello come può essere il Primo angelo cacciato dal Paradiso a ricordo del ragazzo mai uscito dalla testa, o come l'Azaze' Cherubino per altezza ma svettante tuoni d'Abissinia custoditi nel magazzino del l'inconscio, al tetto della casa, sul bruciante strisciante respiro generativo del Caos su addensati calchi della notte, anziché a flussi di vita irruente, diventando foresta di lance, su elmetti e scudi in profondità di ordine, ma senza ritmo dorico di flauti e di clarini.   Improvviso piombò il  Silenzio a cordigliera di muraria, e fu quasi Babilonia, lavorando in minute cavità con incorporei spiriti ridotti a formato minimale.  Prima ancora che sul mio volto Nidiata, il tuo burrascoso occhio tranquillo si posò sul pianoforte chiuso.  Mi hai detto "Non suoni più?" e a seguito senza distogliere lo sguardo dal coperchio chiuso " Si sarà scordato "  hai aggiunto con una smorfia.   Ho sorriso guardando dritto il tuo volto ( bello anche se adombrato da improvvisi guizzi luciferini) illuminato dal imperiale lampadario del l'antico familiare tempio condiviso.  Sguardo diretto che mai conobbe il basso, neppure su le avversità più crude inviati da maligna bizzarra Sorte, ma abbassati a Terra e a qualche vapore non purgato si, o solo e semplicemente per avvertire qualche "buca" di passaggio e senza luna esaltandone l' inganno e la lusinga trappola coperta dal fogliame.  Forse neppure hai visto lo splendore tutto Intero che congiunge il Sole alla sorella luna senza competizione in coda,  Complici del giorno come della notte, e mai scordato da nessuna baruffa sotterranea pregnante agli occhi disarmanti e chiari.  Ma con la disinvoltura che il  muscolo ben esercitato ne permette l'arroganza del diritto, ti sei diretto al grande divano ad angolo, hai svuotato lo zaino coi tuo doni e compiaciuto me li hai messi fra le mani.  Nel mentre, vergognosa e a occhi bassi ( questa volta si)  ti ho allungato il mio dei doni, nella inutile sciarpa cachemire dal disegnato Fendi, acquistata sul bruciante caldo del sanguigno, prima ancora del saltato alla sferica degli occhi.
Cosa assai triste cercare di curare la "vittoria" sul dubbio di equivoci mai chiariti, che ostinatamente si volle incatenare a strategia per guerra e non a partigianeria d'amore!  E questo fu il mio abbraccio Muto sul l'uscio del comminato, a congiunta diversità persino  un poco divertita, in un giorno qualunque dove fuochi ruggenti aizzarono fiamme, svuotando la pura Essenza della grazia, in umiltà redenta a devozione di famigliare, nel conosciuto della sacralità dello scambiato pur restando sul obbligato quanto asettico superficiali idiomi, anziché protesi in voli Univoci là, dove aquila e fenici  hanno  ovunque il fresco del mattino, svelato sempre dal bagliore del l'attimo, ad albero fiorito e senza il più dei rami troppo lunghi da sembrare spilli o ossi funerari.

Mirka


Preludio G min Op 23. Rachmaninov



lunedì 30 dicembre 2019

Il Gioco Felice






Ho tremato nel l'assorbire  l'evanescente
 di tutti quei colori.
 Ma   non retrocesse il passo
 né l'onda alta attraversata a lampi di continuità.  
E nella stanchezza di zaino e vuoto di borraccia
 fu quasi un gioco felice 
 come di bimba che pratica nel suo giorno
 la magia raccolta dai suoi occhi
 e grata  giura  a se stessa 
di moltiplicare tutti quei colori
più Uno inventato
 sottratto allo specchio d'angolo Laggiù

Mirka


Fragile". Cris Botti -Sting -Yo Yo Ma



sabato 21 dicembre 2019

Gli Uomini d'inverno






Ombre vaganti gli uomini  d'inverno, a sera,
 senza occhi
 se non un buco di storia immaginata 
spruzzata ogni tanto dal l'improvviso di una luce 
 subito cancellata da un calamaio rovesciato dentro
  senza far rumore. 
Inoffensivi se di spalle 
come anonimo cielo coperto qua e là 
da qualche nuvola grigia dal l'incerto intenzionato.

Mirka


Chaconne Do min BWV 1004 (Bach Busoni) 


mercoledì 4 dicembre 2019

DEDICATA. (Guardando una fotografia)





Le stelle presero dimora agli occhi. 
 Eredità di strade in Fede di vittoria
 a misura di guerriera forza giovane
 accordata in simultanei          là  
dove mai si affacciò l'imboscata del dubbioso.  

Altrove      la rumorosa felicità nella cavità del cuore
 mentre al pendolo consegno gli occhi luminosi e stanchi 
e al Dio li affido nel ricamato di un sogno resistente al l'oro 
 di in finito per proseguirne l'incrociarsi del  tracciato 
in rugiada di memoriali d'Alba conducenti al sole.

 Mirka


Danza Ungherese N. 5. Brahms






martedì 26 novembre 2019

GRIDO NEL SILENZIO ASSORDANTE




Sobbalzo del cuore su l'improvviso del grido.

Preciso il colpo come da lontano il tuono 
 ne annuncia l'imminente temporale
frantumando il Silenzio della notte ferma.

Spasmo di un dio allo stupore di una Sua creazione
alla memoria il luccicare di cascata fragorosa
nel silenzio attonito e il fermo del respiro.


Mirka


Rivoluzionaria Op 10 N. 12. (F. Chopin)