fiume

fiume
fiume della vita

sabato 22 dicembre 2018

DI Noi



Fra una ripresa e l' altra di un sonno disturbato, a frammenti, come per specchio caduto a terra, ti ho rivisto luminoso fra le ombre danzanti nella moltitudine riflessa nel giocato.

E...nella sua pienezza tutto ho sentito.

La mano ferma al centro abitabile dove  prende forma il corpo, e dà vita al volo d'anima verso gli spazi più arditi.  

Una tenda dal l' incerto colore, in trasparenza i tetti, la panoramica reale.

La siesta dove non sfuggiva l'occhio (serenamente) messo a riposo, ma pronto alla freccia complice che subito risveglia a vita.

Il " rosso " acquistato, consapevoli del fiuto che guidava con infallibile certezza, al buon uso distribuito ai polsi delle vene, il benessere al palato e al corpo con retrogusto della vìola nontiscordardimé .

Il labirinto dei corridoi intriganti e indisponente per una che ama correre dritta alla mèta.  

Le geremiadi inventati da " calcolo  di partenza" come da primo attore protagonista che Crede nella sua parte, per confondere le acque anche se, alla freccia del cuore, sufficientemente chiari di alberi e foresta e deserti senza palme, nel mentre sfuggivano gli occhi del l'uno, Diretti quello del l'altra. Agli angoli il divertito della ironia pronta al l' uso o la provocazione di occhi sgranati senza arte né parte.

Il rumoreggiare delle lacrime come fanno i bambini. La caramella dei bacini a cancellierato su tracciati di carta carbone trasformata in arco baleno, il Ti Voglio Bene come da gioco serio dei bambini.

Una pozzanghera formatisi dentro una vaschetta di plastica sulla quale inchinarsi col rispetto e l'amore che si dà a una regina esiliata o semplicemente in transizione.   

La musica pellegrina e guizzante sulla via di Damasco dalla Moldavia al nostro Verdi, dal Trovatore alla Traviata sul broncio della Tosca sbadatamente dimenticata in polvere di Archivio.

Un minuscolo orecchino luccicante dai bagliori strani lasciato in un vasaio da una gazza nel suo mestiere antico e naturale.  

I tappetini messo in bella vista ostentata a " randagio"  che conosce dimora e mezzi per intenerire, o più realisticamente per imporre memorie confacenti a ogni situazioni, sottomissione inclusa.  

Il freddo assicurato d' inverno malgrado caloriferi tiepidamente distribuiti per tutto l' universo abitabile le giacchette alla Charlie Chaplin acquistato al mercato del l' usato, la poesia di fotografie e quadri e scrittura, sostituta di quel mancato indispensabile per fisiologici freddoloso.  

La delizia di un letto pungente anche per gli Angeli bellicosi ma col culto degli spilli, cionondimeno investitori dal grande amorevole dono della Comprensione avuta in dotazione testimoniale di abbracci sempre, anche se lievemente irrigidito per la lunga sosta su la graticola d'amore di divino univoco Intreccio. 

Un computer vecchio come il cucco ma custodito come un postoforo per sacramenti  e misteriosi simboli a cui attingere insaziabile conoscenza fatta sacralità di confezione.

Un lampo sostato su la mano alzata a mezz'aria fermando l' aria che Non c' era davanti a una cancellata stranamente aperta in un pomeriggio di metà agosto, il pensiero fulminante connesso a un punto preciso nel mentre il fruscio di una biscia disturbava l' erba alta. Il Pronome io tranquillamente impassibile.

 Eppure anche a distanza di cieli, di anni, di muraglia, e di tutti i tappetini di quegli specchietti o grappoli saettante per allodole incautamente abbocca te, resta nel l' aria il profumo di resinoso essenziale purificato dal Sentimento da cui prese la forma il dionisiaco puzzle pure sfregiato da altre oscure divinità Competitivamente insidiosi. Ché consapevoli della serietà del gioco lo si fu sino alla fine. Così avrebbe sussurrato la divina Coppiere degli dei, Brindando dal suo Olimpo e sorridendo alla Terra per una omonimia scaturita anch'essa da un medesimo percorso destinato a portare Felicità, armonia birichina, e sentendosi in cantata del sostanziale poetante nome.

 Ebe

Chopin ( Ballade Op 23 N. 1 G.  minore)



lunedì 17 dicembre 2018

FEDERICO FELLINI. Ovverosia il fastidio della ostinata insistenza Plebea



Via del Babbuino era il tragitto di ogni giorno dove davanti al bar Canova si sostava per un cappuccino e la irrinunciabile brioche,  nel mentre un occhio era puntato al bus corrispondente al n 78.  
  I capelli ramati in concorrenza al sole,  lo sguardo in cui danzava musica e la vita trionfante. Si sorrideva sempre quel tanto bastante a una buona educazione, ma tenendo a distanza ogni fuori misura o l' equivoco della bandiera in campo.  E " lui" era sempre li. Puntuale come  la stella Storica di prima alzata in un cielo senza nubi e sicuro come l' uovo di Colombo.  Tra passavano i suoi occhi da satiro o a seconda della prospettiva da falcone reale mentre ha adocchiata la preda. Lei non sapeva se stare al gioco e ridere con la grande  prepotente voglia di farlo, o  infastidita per tante giravolte, stoppare il tutto con un colpo ben centrato.  Svolazzava la vestina coi fiori rossi viola e azzurro, e non c'era vento, se non la danza delle gambe in movimento. Gli spartiti strettamente abbracciati al naturalmente prorompente seno dove la vita col miele si nutre insieme alla spiga.  Penso fosse la Musica a rendere speciale e straordinaria ogni cosa. Quella che si poteva carpire agli occhi in un incedere lieve o da regina educata sin dalla nascita al l' equilibrio anche sul tacco 12.  Un tempo dove fiaba era alzarsi al l'alba, affacciarsi alla finestra di un ultimo piano di un edificio al centro di Roma quando ancora i lampioni illuminavano le strade, respirare l' aria sentendo tutte le essenze di ogni strumento musicale mescolate, ma distinguendoli uno per uno.  L' Idealismo che ostinato non conosce resa o sconfitta alle pareti, vicino alle fotografie di Marx, Lenin, il Greco col suo Cristo che scaccia i mercanti dal Tempio, e anche J. Kennedy.  La notte una immensità di note musicali formanti un' intera orchestra coi Titani in leale guerra di forza uguale alla scienza che impegnata seriamente ha studiato, Orione sopra e sotto il letto.  La stufetta a kerosene con la  permanente fiamma blu per ricordare che si era in inverno. A primavera tutte le introvabili fragranze come solo nei Salmi che portano letizia, guidando a Sé sulla scia della resina  per diventare puro estratto di rosa formandosi a Unica voce su vibrazioni di armonia che procede gagliarda sui sampietrini.  
Dove al l' incrocio del l' angolo della prima strada,  tra via Vittoria e il babbuino in saluto festoso si trovava Ennio Calabria e Tardia macchiati sempre di verniciatura allegra, la tavola calda a mezzogiorno, fumante e sbuffante per ritardo involontario di Eliseo Mattiacci, o l' Antonucci in quel Del Corso, fresco di inchiostro e stamperia. Uno scultore dai lunghi capelli biondi alla Liszt in cardigan bruciato castagno, che pur non conoscendo nulla di lui se n'è inseguirono le tracce per tutto il tragitto del viaggio, come " guanto " che ti lascia il Destinato.  La Gioia filata a tela nella Realtà dei sensi. Regalo di un qualche dio alla spontanea maturità unitaria anche sul l' acerbo della sfera cognitiva. E infine Lui. Fellini l' imperatore del globo, sempre che non avesse avuto, a volte, l' insistenza del Plebeo, con sede stabile a PZ Del Popolo. Fu quella volta, allorché, nervosa per il ritardo del autobus, e irritata per tutto quel carosello di fiamminghe onde disgregatrici che gli rispose con lo stesso tono da plebea?  "Ha finito di guardare oltre il vestito e la decenza?"  Per cui, rosso e congestionato lui, marmorea e incendiata di occhi la fiera Ghepardo, voltato le spalle e appagata come un dio bambino legittimato a trasformarsi nella più sfrenata fantasia purificata? Non so. Per certo invece, mentre saliva sul predellino del l'autobus, dritta alla mente la scheggiata dal lampo intuitivo, sentendo che un giorno, neppure tanto lontano il sommo vate avrebbe voltato le spalle compiaciuto e appagato dalla postuma vendetta di li a poco a pareggiare.  Ché la scelta sul prestare la voce nella " E La  nave va"  fu data ad altre, con  attonita meraviglia di tutti coloro che ne avevano accertata la vittoria. E come ricordo il suo trionfale d' occhi quando volutamente cercarono i miei bianchi come il marmo!.
Rimpianti? Assolutamente No. Ché restare fedeli a se stessi è stato fermezza identitaria di percorso. Curiosa si. Come una spettatrice che si gusta un filmato per la seconda volta e prova divertimento a modificarne qualche scena,  o un ipotetico cambio di rotta qual ora le cose avessero seguito altra direzione.   Cionondimeno ugualmente bello e vitalistico da immaginare, fantasticando sul probabile mutamento del l' oggi. Ammesso di potere arrivarci integrale e come allora altresì ancorata e sognante come nel presente.


Mirka

mercoledì 12 dicembre 2018

Loris Gavarini ovverosia l'Entusiasmo trascinante







Di Lui ricordo l' entusiasmo contagioso e la festosa accoglienza  che ho sempre ricambiato con uguale Entusiasmo e attenzione mai distratta da altro.  
 A lui fui indirizzata dalla mia maestra di canto prof  Devoto docente al conservatorio di Parma e  il cui nome non ricordo, ché solo col cognome la si chiamava. Era della Spezia e spesso anche al l' estate, noi allievi freschi di diploma, si faceva con piacere una puntata da lei per qualche lezione in prossimità di qualche concorso o  per concerti in tempi riavvicinati.  A seguito ho continuato la mia preparazione di spartito presso  Loris Gavarini a  Milano.  Un tempo magnifico e ricco di importanti conoscenze e incontri. ( Alberto Zedda -Emilio Suvini  -Angelo Campora con lui ho cantato nella Forza del destino nel ruolo di Preziosilla a Monza, esordio elettrizzante per la ventunenne che ero e ricco di sorprese.  (   L' incidente della prima ballerina permise alla mia audacia prontamente scattante a ogni sfidare, di sostituirla con un' incredibile quanto magnifica performance ovviamente improvvisandosi su l' elettricità esplosiva anche se perfettamente coordinata  al ritmo ma trattenendo  solo nel  cuore l' entusiasmo scatenato)  Proseguendo  con Enrico Pessina -Ghiringhelli - Carlo Bergonzi - Liduini e...il consolidamento di una Storia importante).  Quanti progetti su la Reciproca fiducia!    Allora frequentava la sua casa Margherita Guglielmi, splendida cantante che ricordo con ammirazione e che il Maestro mi portava come esempio sicuramente raggiungibile.  Tempo di preziosa tessitura dalla quale Insegnamento, progetti e Sogni era una fioritura quotidiana su l' onda inarrestabile del l' Entusiasmo di ogni scambiato.   "Se mi dai retta non avrai a temere di nulla".  Mi diceva "  Lo vedi quel muro?"  continuava soffermandosi come un BitTorrent di Capo d'anno su lo spartito aperto del Trovatore che avrei dovuto fare di lì a poco al Grande di Brescia se...   guardando i miei occhi verdissimi  e bruciandoli coi suoi di pietra marrone ardente di sole. "Tu ne farai polvere e al suo posto saranno teste scheggiate di applausi".  E io a ridere come una bimba felice per  una fiaba cosi bella raccontata con così tanto ardore.   Purtroppo la nostra straordinaria intesa fu interrotta per la mia prolungata permanenza a Berlino, ingiustificata per il Maestro e incapace io a convincerlo su razionali motivazioni anche se strettamente personali. ((Le garanzie di entrare stabilmente nel Theater di Stato furono il punto forte della mia permanenza, dimenticatoio degli altri impegni precedentemente concordati)  si  che l 'assenza di sei mesi compromisero totalmente i progetti già avviati. A seguito subentrò in me una profonda depressione bloccando ogni azione di recupero portante a una iniziativa che potesse congiungersi allo splendore  incontrastato del l' iniziato. 
Ogni errore ha il suo prezzo. Anche quello della Gioventù sbattuta dai venti non sempre amici, pur non sottraendosi dalla responsabilità di un profondo Riconosciuto. Eppure ovunque, ma soprattutto nella sapienza assorbita dal cuore, la luce prorompente di quella forza ferma e sicura, ha continuato ad essere Guida per ricerche similari dove nel sottosuolo continuarono a crescere inediti cristalli dalla forma delle spighe e grani di un buon vino imbottigliato in botti di rovere come un Grand Armagnac o...il più prezioso Oro di una Renania in festa e...un sogno bellissimo sospeso anche se realizzato per altre strade.

Mirka








Condotta el l' era in ceppi ( Trovatore- G. Verdi)





AL MIO GATTO





Ti ho immaginato e tutto intero ti sei formato. 
Ti ho chiamato e sei uscito con la testa dalla pancia del tuo albero preferito. 
 Ho pensato di chiamarti col tuo nome su la tonalità della tua stessa voce  e sei venuto sul battere di Aladino ciglia, diventando musica. Quella  inventata esclusivamente per te. 

Sornione, dolcissimo, e intrigante fusoliere in cerca del sorriso complice. 
 Mi sono detta
" Immaginare è ovunque Esperienza  di un sentito dove il Tempo non esiste, oppure si è fermato per sonnolenta digestione."   
Tu, Gatto, 
materia di identità con la tua coda balzata a scudo,
con gli occhi sempre aperti al mistero che ovunque porta alla in determinata strada ove solo i tuoi occhi davano Risposta. 
 Gatto dalle mille Essenze concentrata a Una. La fedeltà a Te stesso.
Enigmatica sfinge lunare. 
Indecifrabile cifra scintillante nel suo prisma di stellato cielo.
 Commediante a vita per fare impazzire gli umani, ma Tuo il piacere più autentico.  
Libero viaggiatore cosi lontano dallo sperimentalismo Imposto dagli uomini.  
Trionfante e fiero per zuppa regalata al secondo cenno di  Diabolik João.
Cifra unica di passaggi incuriositi in competizione con la tua Curiosità incisa sui tuoi  baffi  vibranti al l' Ubertino sempre al l' erta per " qualcosa " irridendo i bipedi  per stabilite dottrinali al l' occhio. 
  E ancora ti cerco.  Nelle ombre flessuose di ogni parete quando il sole a sera tarda a lasciare la terra.  E pare realtà quella unghiata che alla tua si confronta e giocando insieme a chi prima è colato in niente. 

Forse l' eternità sta solo lì.   Muta e mobile nei tuoi occhi enigmatici, nel movimento perenne della tua coda dritta finita a puntato di interrogativo restato tale a perenne vita terrestre, e a protettiva resistenza  per un ibrido composto di piacere o in utili Schumacher alla tua coda puntatore per sicuri graffiati come impronta Identitaria.  




Emib ( Mirka)










Nota: buttata giù in un momento di nostalgia per immobilità forzata da vermicelli influenzali  e tra una  fastidiosa pausa e l' altra di tosse ( canina).  E nel mentre il freddo gracchiante timbrato aveva il suo corpo, mollemente distesa  Lei poggiava su aureo guanciale il marmoreo collo ventilando a fiore la sonnolenta aure in granulari d' oro di gatto fusoliere e alquanto  assai birbone. E come per magia di mafia tutto fu prato di erbetta tenera e campi in fiore ondeggianti inni nel mentre a diafana donzella palpava l' aria come fosse la perfetta forma del suo Gatto imperatore.

lunedì 3 dicembre 2018

EREDITÀ




Zoccoli 
le vene del vento 
 fruscio di serpente prossimo al letargo 
guizzi di un dio inferocito 
non incline al perdono

 il Silenzio lanciato 
in eredità
per sfidate riflessioni
nel termitaio uscito dal sudario della polvere
 rigurgitato da spinte incontrollate.

Forse è cosi che si strizza l' occhio al l'arbitro dei brividi e la preghiera arrestata su lo stupore ai denti?
Ché lento è il cammino lasciato sul sentiero
 del fulmineo lampo dove a Mezzo battono le ore.


Emib ( Mirka)

martedì 27 novembre 2018

CONGEDO






Prendo congedo da te
o luna clandestina
mentre le furiose vene depongono
il pulsare delle infuocate frecce  
 su un tracciato di sentiero 
 nel richiamo antico di una voce amica. 


Emib .( Mirka)

lunedì 26 novembre 2018

TI HO CHIAMATO




 Ti ho chiamato
Amore
ti ho chiamato

 ma tu non hai risposto.

 Allora ho incrociato 
il braccio sopra gli occhi 
come fanno i bambini 
e senza alcun ritegno 
ho pianto.

Sentori di resina muschiata
al mattino del giorno a venire    e
un adulta compagnia dove il silenzio
 trova la sua cadenza.

Emib ( Mirka) 

sabato 24 novembre 2018

BAGLIORE UNIFICATO




Un gheriglio di luce si posò sui sospiri del l' anima.

Vibrazione di  vite unificate 
su vulcani costolati da transenne di vapori
 pacificati da tenzone e campo.

Taciuti i tamburi insorse l' Enigma della Sfinge.

Libertà di deserti naviganti l' infinito dello spazio 
mèta la sopita audacia costituente.



Emib (Mirka)


Finale VIII Sinfonia ( G. Mahler) 







venerdì 23 novembre 2018

BURLESCHE






Ho giocato con la tua impassibilità
 luna ribelle
alla domanda d'uomo.
Spietata
hai continuato a giocare
fra ramificazioni d'alberi e
ammontate antenne.

A me il nulla del tuo argento
se non un oracolo a sentenza.

Per dispetto ho preso commiato
dal tuo gioco distanziato
pregustando la polenta fatta in minuti otto
con filamenti di formaggio concorrenziale
di sicuro marchio stampo Italiani.

Emib  ( Mirka) 

Duetto dei gatti. ( G. Rossini) 



venerdì 9 novembre 2018

10 NOVEMBRE IL SOLE MENTRE IL DILUVIO














Pioveva come il Dio aveva sentenziato. E i lampi erano schegge per i vetri e tutto il corpo materiale.  Testimoni ininterrotti e implacabili impasta anti  carne e memoria.
Poi sei nato Tu. Squarciando di Sole e Pioggia il mio ventre aperto alla Creazione.

E fu  allora Gioia. Piena. Incontrastata. Frescura di boschivo umorale e misterioso.

Ora sei grande. In Campo. E sai come va il mondo.  Le armi della Intelligenza unitamente alla capacità di farne buon uso si sono affinate e rese più sottili dalla pratica multiplexer e costanti.  So che il tuo cammino traccerà solchi di luce sulla vanga della vera e profonda Umanità.

Buona fortuna Figlio. Con amore tua madre.

Mirka


 Chopin Notturno ( E - flat Major Op. 9 N. 2 ) 







Dedicata a Gabriele certa che capirà.

mercoledì 31 ottobre 2018

MALINCONIA E ASSENZA








L' ultimo bagliore dimorò sul grigio 
 travolgendo l'anima di freddo.

La divisero due uccelli migratori
 e come soli discendenti  
s' infilarono nel mezzo e li restarono
 guardie di campo,
 guardie di spinate traiettorie.

Tentò la memoria di suturare la ferita  
con fili di unguento 
sgusciati dal grido del silenzio. 
Quel silenzio sacrale 
che cancella ogni peccato 
mentre più straziante diventa
 l' Assenza 
riflessa su uno specchio  dove primeggia il fiato.

Mirka ( Emib) 


Jean Sibelius-  Valse Triste



martedì 30 ottobre 2018

FRA LE TENEBRE USCITE



Occhi che amai e in cui mi persi
sulla luce chiara della direzione.
Dalle tenebre del l' oggi
uscite
e di luce fate strage.

M. B


  Mozart.  " Turkish March" 









mercoledì 3 ottobre 2018

ABBRACCIATA A UN CUSCINO DI LATTICE



Abbracciata a un cuscino di lattice
come al fusto del mio uomo

mi farà da culla la serenità 
si che tranquilla e abbandonata
 mi consegnerà Là
 dove tutto si è formato.

 Più tardi fiorirà la concupiscenza
complice quella luna ballerina
che si è infilata tra le daghe della tapparella.

Tumulto d' ombra dove ondeggia la luce
e niente altro ricorda se non il gioco.

(Emib)


Danza Ungherese N. 5 ( Brahms)






DOLCI PRESENZE




Me la sono trovata vicino
la pioggia.
Annunciata da una cordigliera di nuvole
ha preso la forma di perline iridescenti.
Presenze familiari
 sussurri di eternità
bevanda per la terra
bisbiglio che dolcemente sentenzia
su un vecchio che muore
 un' altro che rinasce.
Impersonale investitura confinata
a iridescenza di bagliori 
confusa al l' umido della festa.
Filtro d' amore 
per sottosuolo di contorte angosce  
 dove
l' Indeterminato
è il colore di ogni specie 
che si annoda agli altri
 e trasformandosi altro diventa 

Emib


Sarabanda ( Suite inglese n. 3  BWV 808 G min Bach

domenica 30 settembre 2018

INSEGUIMENTO E ATTESA



Chi si insegue
fra un colpo e l'altro
 di martellate al cuore
 se non qualche tormento 
che fruga in memoria 
 con braci guizzanti fra la cenere?

O furono invece
quelle raggruppate stelle di parole  
capaci di creare
 l' umidità e l'albero 
affinché parlassero
 con la geografia insediata
 là
 dove l' occhio si posa a sera 
sul rombo del trionfo
 mentre lontano fischia
 il gemito del declino?

Eppure furono le attese
a favorire la vita
ebbri mordendo la ma
precipitando giù 
come angeli inseguiti
dove le pozzanghere
ora sono inutile culla per foglie
naviganti in liquida polvere 
 di sferica fanghiglia   
   o
in sicura mano di Cipride 
in quel del sole 
che ancora si beffa e
 come nuvola di polvere frammenta la luce ?


Emib


Memory





LA NASCITA DELLA SESSUALITÀ SU L ' OMBRA DEL PECCATO. ( il prete)




Il Prete


Il " senso " del peccato sul candore verginale. Ovvero la sensualità nuda fra le spine uscite da una toga nera.



L' irrequietezza aveva portato Aurora a una catena di gesti scoordinati fra di loro.  Spostava la tendina della cucina, la lasciava cadere col gesto automatico di chi lo compie pensando ad altro.  Staccava un acino d'uva dal grappolo a portata d'occhio e in bella vista al centro del tavolo, lo accentrava come un roditore, ne sputava la pelle sulla mano raccolta a conchiglia, buttandola subito dopo nel secchiello della spazzatura.  Si fermava davanti a una fotografia senza vederla, nel mentre le spuntava un sorriso che ne testimoniava il frullare di un pensiero.  Inseguiva le lunghe strisce delle nuvole macchiate da un pennello pazzo di qualche divinità o dal l'umore disuguale come il suo, provando un senso di sgomento, a tratti,  percependo le misteriose forze che padroneggiavano da lassù la vita in terra inclusa ovviamente anche la sua. Uno spartito messo male sul leggio cadde a terra spezzando il silenzio della casa e togliendola da ogni fantasticare. Il rumore la fece bruscamente voltare.  Si chinò a raccoglierlo. Distrattamente ne guardò il titolo. Erano i canti natalizi per la lezione che avrebbe dovuto tenere il giorno appresso a un gruppo di ragazzini del paese. Una saetta le attraversò la cantina fresca della memoria e senza impronta di luna nera.   Alla soglia del l'adolescenza. I primi tremori lungo la coscia e l'inguine come la "macchina dei fremiti" di Paul Klee. Il bel prete dalla falciata gagliarda lungo il viale dei platani che cantava In paradisum deducant angeli  provando a concupire la terra vergine, i fiori del l' insolito giardino riportandolo al Primo originale perduto  e sempre in testa considerandone la obliquità degli occhi perennemente in movimento .  Era bello quel prete. Giovane, alto, affascinante, magnetico, dagli zigomi larghi, con un certo spirito dionisiaco aleggiante nel l' aria e concentrato negli occhi grandi e dal fondo fango anche se puntellati di verde ramarro e...amante delle mele. Ne teneva sempre una in tasca. Chissà perché.  Nel viale la tirava fuori dalla tasca, la lanciava in alto più che poteva e rideva giocando a riprenderla e tenendola fra le mani per un poco, quasi a scaldarsi su un immaginato sapore lasciato dal sole spuntato dalle verde colline appena accennata. Solo nel l' attimo della presa interrompeva il canto con la sua voce baritonale. Il volto bello, graffiato di rosso come quella mela, lo sguardo fissato spesso a una finestra oscurata da una pesante tenda dal colore della crema bruciata e stranamente sempre in movimento. Un movimento sotto certi aspetti prevedibile, anche se non per opera dello Spirito Santo, non poteva sfuggire al l'attenzione di quel prete così esageratamente felice da sembrare in estasi. Di certo doveva sapere che una ragazzina curiosa, vivace,  dal carattere esorbitante e infiammabile, stava nascosta dietro quella tenda fingendo di non essere vista. 
 Quel prete era un professore di teologia oltre che confessore.  Aurora correva di nascosto alle sue lezioni, si metteva nel fondo vicino al l' ingresso, bevendone le parole quasi fosse la Sorgente di S. Benedetto, non comprendendone il significato ma guardandosi bene dal distogliere l' attenzione dal suo volto orante e con  misteriose goccioline di sudorazione.  Una volta aveva persino sognato di lui.   Un giorno Aurora decise di prolungare la magia di quegli incontri sapienziale, inventando dei peccati e chiedendo, con "molta" umiltà, la confessione redentrice, in modo che i loro occhi, di mandorla bruciata quelli di lui, azzurri con tutte le sfumature smeraldino quelli della fanciulla, si sarebbero incontrati senza possibilità di dubbio. e con un poco di batticuore entrò nella "casetta di legno", s'inginocchiò e attese. La introdusse una voce suadente.  Aurora, dimenticata ogni spavalderia, cominciò a balbettare in una lingua strana, molto assomigliante all' aramaico o qualcosa del genere. "Ho capito"  le rimandò la voce cambiando lievemente di tonalità "Ti guiderà la mia esperienza. Hai fatto peccati contro la purezza?" gli chiese il prete "No. Si." ammise frastornata e confusa la ragazzina. "Da sola o con altri?"  incalzò la voce assumendo  ora un tono più sul l' asprigno che sul suadente iniziale . "No no. Da sola"  gli rispose con un lamento Aurora non sapendo che dire. "Dove hai messo le mani? nelle mutandine o su quelle piccole mele vicino al cuore che ti ha donato il buon Dio?" incalzò il prete con voce roca perdendo improvvisamente la iniziale dolcezza ammaliante. Aurora sentì il volto farsi rosso come le braci del camino della nonna arroventata per la fiaba di Barbablù, e senza nulla comprendere si alzò di scatto dal l'inginocchiatoio scappando come se l'avessero avvolta da un sudario di plastica e poi dato fuoco. Attraverso l'istinto aveva intuito cosa fosse il "peccato". Il peccato che genera la schiavitù, porta alla guerra, fa eroi degli innocenti o degli autentici piccoli martiri ma senza la " follia " gioiosa che lei aveva sempre immaginato, anche se ancora era molto lontana dal concreto della sperimentazione solamente fantasticato a possibile viaggio ricco di scoperte e senza  l' orrore muto di un dio cieco.

    Mirka


( Dai racconti Il Destino Nel Nome)




In Paradisum