fiume

fiume
fiume della vita

giovedì 26 febbraio 2015

STO ANCORA MEDITANDO






 Tra i miei amici c'è un Maresciallo dei Carabinieri. Proprio ieri,davanti a un fumante caffè "nero" guardandomi dritta negli occhi e con voce ferma ma buona, mi ha detto queste parole Non bisogna avere compassione per nessuno,tranne per un bimbo, (forse) per chi soffre (forse) per i vecchi si.  Sto ancora meditando su questa sentenza senza appello,così scioccante per me, che mai avrei creduto di doverla esplorare come possibile verità e, mentre ascoltavo attentamente non sono riuscita a bloccare una lacrima che amaramente scendeva. Forse,chissà che,proprio quella lacrima non avesse colto il vero di una dura realtà nell'improvviso di un lampo concentrato nella celebre frase di Madame de Steal "Più conosco gli uomini più amo gli animali".  Immediatamente la scartai.   Troppo dura da digerire per me.  Per come sono fatta sarei morta ingolfata da quel peso.   Un giorno racconterò il perchè di questo incipit, ovvero sulla "compassione" da sempre praticata e che,insieme alla gioia fu anche fonte di (bei) guai ma, per adesso preferisco attenermi al minore dei mali e cioè al verdetto del mio amico maresciallo. Compassione assoluta solo per i vecchi.


  Mirka

""Beautiful Kazakhstan" (Folk song -Swallow)





lunedì 23 febbraio 2015

SFUGGITA





 Dal nulla sfrecciò una emozione 
sgusciata all'archivio del tempo.

 Integra.   
intera.   

 Onda sopra il tetto . 
 
 Piacere ovattato d'eterno.   
 
 Al nulla tornò     

 Bolla di lama blu.  
 Echi di lava.    
 Onda  confusa nel suo 
ultimo furioso
 glu   glu  glu.


Mirka


"Smile"  (Modern Times- Charlie Chaplin)


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venerdì 20 febbraio 2015

SPUDORATAMENTE AMARAMENTE RIDICOLO








Fu la spudoratezza amara del ridicolo a farmi desistere dal proseguire l'avventura del viaggio,quest'oggi.  Reagì l'intelligenza  prendendosi la sua rivincita col distacco  e facendosi seria mentre ragionava.  Non raccoglierò i battiti furiosi del cuore,mi son detta semmai li rallenterò portandoli su un binario di normalità solo apparentemente banale.  Un punto tradì la virgola e tutto fu spudoratamente amaramente ridicolo. Anche la scena a sipario chiuso.     E dire che gli occhi tenevano ancora il bocciolo fresco della rosa appena spuntato e inatteso, l'amplesso del giglio alla notte defraudato dal piacere del giorno per una realtà multipla ma camuffata dall'inganno.     Anche lo sfregio in Casa si doveva avere! Sfregio di quella "Barcaccia" che costò al Bernini la gioia del sudore,a me il ricordo di tanti pigri pomeriggi stesa al sole immaginandomi di Fortune che restano quando ne ha cura l'uomo.   Non so se ridere o piangere.  Guardo il cielo interdetta mentre gli chiedo.   Nessuna stella.  Solo i tetti di qualche palazzo illuminato ancora per le luci che mandano riflessi strani con quei grandi occhi da gufo.   Mi sembra così vicino il cielo da sentirlo quasi tra le dita.  Ma sfugge.  Sfugge anche lui come tutte le cose.   Tutto è ridicolo se come timoniere non guida la ragione.   Seria è invece la fatica dell'uomo a sera se non ha il ritorno del compenso, la solitudine che non confessa,il pianto di un bimbo senza che qualcuno lo consoli, La morte.      E intanto il ricco Epulone ridicolmente si affanna dietro ai suoi conti mentre il terrore d'aver sbagliato un'euro gli fa la faccia larga come una smorfia ben definita, la ferita di chi geme per fame o meglio sarebbe dire per avidità.  Ridicolmente amaramente ridicolo ma.    Cercherò allora nel sonno la Stella Polare perchè protegga la mia piccola casa,la custodisca come fa il nocchiero sempre di vedetta sicuro di non confondere i miraggi con la luce.  Mi tingerà la notte un bimbo come fa coi suoi pennelli.  E chissà che al risveglio non veda fiorita anche la prima rosa davanti al mio balcone..  

Mirka





"Mon coeur s'ouvre a ta voix" (Sansone e Dalila- C.Saint-Saens)





martedì 17 febbraio 2015

LÀ DOVE IL RELATIVO NON ARRIVA



  Camminavo cercando di evitare le buche.  Poco o nulla vedevo che il buio era tutto attorno.   Ma    allerta stavano i cinque sensi più uno per vita ancora da scoprire.    E come specchio appena un pò appannato dalla condensa  lasciata da una pentola a pressione     ritornai Usignola lieta d'inchinarmi umilmente a Dio benedicendolo per il pericolo scampato.


 Mirka


 "Dolce sentire" ( Fratello Sole e sorella luna -film Zeffirelli



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lunedì 16 febbraio 2015

RICETTA- SGOCCIOLI DI CARNEVALE - IL BELLI

Foto presa da Internet

 Non ho mai amato il Carnevale se non nell'adolescenza o poco prima. Troppa confusione anche per esorcizzare gli spiriti cattivi. Le maschere non mi piacciono,anzi mi hanno sempre fatto paura. Solo i costumi hanno avuto presa su di me ma     mon temps perdu...E contre les passè du temps un ricordo bello m'ha risuonato nella mente questa mattina. Un ricordo dolce e di dolci che si propagavano nell'aria come un romanzo e che richiamavano a "frotte" tutta la famiglia e gli amici per festeggiare e gustare ciò che il profumo trasmetteva.   E dal momento che siamo agli sgoccioli del carnevale,voglio lasciare una ricetta di un dolce (fritto) ma talmente buono da pruomuovere monologhi esterni e dialoghi segreti e molto personali col proprio "doppio" all'interno da stuzzicare Crètien de Troyes se anche lui fosse stato nelle vicinanze.


Frittelle di riso con gli amaretti

 Lessate 300 gr di riso in un litro abbondante di latte con un pizzico di sale,50 gr di burro,una presina di vaniglina,60 gr di zucchero,100 gr di amaretti triturati.  Lasciare cuocere per 15 minuti,quindi ritirare dal fuoco e lasciare intiepidire. Unite 3 tuorli d'uovo,la bucciz di un limone grattata finissima,mezzo bicchierino di rhum,gli amaretti e,per ultimo le chiare d'uovo montate a densa neve che incorporerete con mano leggera al composto.  Ungete una tortiera di forma quadrata che avretd imburrato,versare il composto distendenfolo uguale e mettete al forno caldo (140-160) per 20 - 30 minuti perchè finisca di cuocere. Fate freddare,tagliate a quadretti o a rettangoli o a rombi,passate all'uovo e al pan grattato e friggete nell'olio ben caldo. Spolverate di zucchero vanigliato e    Dio salvi la Regina e poi anche il Re.   Dimenticavo il vino,rigorosamente bianco magari con le bollicine di FranciaCorta.
 Mirka


 La Cura Sicura

Che cosa c'è da rimanecce estatichi
 e de stacce accusì smiracolati?
 Ma già,ve compatisco,ciorcinati;
 de ste essenze che qui non siete pratichi.

Io ve dico che tutti l'ammalati
 de doje esterne e dolori aromatichi
 je se da l'ojo d'arcadi volatichi
 in certi boccettini smerijati.

L'altro mese ch'io stiede all'ospedale
 per la scommessa mia che me magnai
 sei libre de porcina de majale,

 sto segreto scoperto l'imparai
 da Ambrocione, er facchin de lo speziale
 che pure lui ce n'ha guariti assai.

Gioachino Belli


"Carnevale di Venezia ( Variazioni -  N. Paganini)







Nota:  Il tipo che qui ci viene presentato dal Belli è un personaggio che è sempre esistito,cioè l'uomo che per scommessa è capacissimo d'ingozzarsi cinquanta uova sode o sessanta suppli

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sabato 14 febbraio 2015

POCA DIMESTICHEZZA COI SANTI





Non ho mai dato peso alla festa di S. Valentino. Mi trovò sempre impreparata. Persino quella prima volta che mi arrivò un'enorme mazzo di rose rosse dal lungo gambo.  Ricordo che le guardai stupita mentre facevo attenzione alle spine.  Non mi punsi è vero e meditando le misi nel vaso con la cura che si deve sempre alla bellezza e a un gesto gentile ma    tutto qui.  Continuai a fare i miei lavori del giorno e ogni tanto, sbirciando quel vaso di rose mi domandavo il perchè non mi sentissi presa da nessuna convenzione o da rituali di circostanza senza passaggi se non per l'univoco pensiero che portasse al cuore.  Unica via da dove parte l'incendio che diventerà  fuoco nei giorni di freddo senza spegnersi o bruciare una qualche parte di se anche se minuscola.

 AUGURO COMUNQUE, COL CUORE, A TUTTI COLORO CHE CREDONO DIVERSAMENTE DA ME,AI SANTI,NEL CASO SPECIFICO A S.VALENTINO,DI FESTEGGIARE QUESTO GIORNO IN PIENEZZA DI SENTIMENTO,SENZA DUBBI CHE FACCIANO DA SPINA,NELLA GIOIA DI UN'OPPORTUNITÀ CHE NE HA PERMESSO L'ESPRESSIONE SINCERA.  

  Avrei dovuto essere in PIAZZA con tanti amici e Compagni per manifestare pro TSPIPRAS, CONTRO LA TROIKA E PER OGNI ABUSO DI AUSTERITY. Impedimenti fuori da ogni mia intenzione mi costringono a restare a casa. IL CUORE È DOVE AVREI DOVUTO ESSERE PERCHÈ SAREBBE STATO UN GIOIOSO DOVERE PARTECIPATIVO E DI INSIEME.   E VOI AMICI E  COMPAGNI,ANCHE SE QUALCUNO CONOSCIUTO SUL WEB, CON UNO SFORZO NEPPURE TROPPO GROSSO POTRETE IMMAGINARE IL DISPIACERE CHE MI PROCURA QUESTA ASSENZA . ANZI  LA "DOVETE" SENTIRE.    MA      Un'immenso abbraccio circolare e   sempre un'Evviva.   Hasta la victoria siempre.    Mirka



 "Battle On The Ice (Alexander Nevsky- S. Prokofiev )



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mercoledì 11 febbraio 2015

UN BELLISSIMO UMANISSIMO SOGNO



In sul fare del mattino forse le 5


Prima scena.   Doveva essere uno spettacolo dimostrativo ma non c'era il pubblico,o più precisamente il pubblico era costituito unicamente dalla mia sola presenza. Si doveva dare una dimostrazione di come cambia una persona con un nuovo look operato alla testa,o meglio sui capelli. La dimostratrice non era nella realtà una parrucchiera ma una giornalista famosa che io non conoscevo. Un uomo colui che volontariamente aveva accettato di sottoporsi alla sperimentazione. Un uomo che sapevo di conoscere ma che attraverso quelle trasformazioni me l'allontanavano dalla memoria visiva rendendomelo sconosciuto  e estraneo a ciò che sapevo essere e conoscevo di lui . Il luogo della dimostrazione poteva essere uno di quei piccoli teatri di cittadine del nord o anche il salottino della mia casa.  Dopo una brevissima presentazione fatta dalla giornalista improvvisata parrucchiera,lei cominciò a insaponargli i capelli. Il taglio era stato fatto in precedenza e così il colore, un castano scuro sull'argento originale. Taglio e colore avrebbero dovuto ringiovanire  e togliere anni. Cosa che a me non sembrava e per tale motivo restavo indifferente se non annoiata. L'operazione restauro comunque finì con soddisfazione della dimostratrice ma lasciando perplessi me e il sottoposto alla sperimentazione.

Seconda scena.  

Restati soli io e l'uomo ci guardammo e ci sorridemmo solo lievemente confusi. Tra di noi non passò parola ma il sorriso familiare diceva quello che entrambi univocamente si sapeva. Lui si alzò da quella sedia sperimentale,a testa china e,sempre sorridendo, mise le mani tra i suoi capelli agitandoli e grattandoli sino ad arrivare alle radici come solitamente fa una spazzola. ,Con reciproco stupore, ma del tutto relativo, vedemmo i suoi capelli tornare all'argento. Sempre sorridendo,l'uomo alzò la testa e con assoluta naturalezza fummo uno tra le braccia dell'altro. Io piangevo e ridevo mentre con un certo imbarazzo prestavo l'occhio alla modestia del posto ove mi trovavo e percorrevo,sempre con l'occhio della mente,il mio corpo che di lì a poco gli avrei sicuramente donato registrandone lucidamente ogni più piccola imperfezione sopraggiunta e sottratta a quel tempo dove la bellezza è dono di benevolenza più che di merito e così spesso destinata ad essere un'inconsapevole strumento di potenza anche micidiale. Che, se non si ha la fortuna d'essere salvaguardati dalla persona che ti ama con lo sguardo dell'anima tutto può diventare eccesso,caos,disordine, motivo di sofferenza e arma anche contro di se. Senza distogliermi dall'abbraccio io gli accarezzavo con tenerezza il volto mentre la mente inseguiva tanti piccoli particolari pratici e apparentemente banali. (Avrei desiderato che tutto il mio corpo profumasse di quella fragranza alla rosa che uso sempre quando faccio la doccia e come crema dopo la doccia,mi spiaceva non indossare quella lingerie di seta viola coi pizzi di Bruges anzichè portare del cotone anche se made in swizzerland,il dorato sulla pelle di quest'estate sparito).    Poi non ricordo che questo. Sempre abbracciati fummo sul letto,io esposta a me e al suo sguardo in tutta la mia nudità fatta di burro in eccesso,lui che la leccava come fanno i bambini,le crepe seminate un poco ovunque riempite dall'amorevole sapiente uso delle sue mani che impastavano com si fa per il pane,l'allegria tornata gazzella finita dentro ai suoi occhi.  Non avrei voluto staccarmi da quel sogno bellissimo e quando mi sono imposta a farlo me lo sentivo addosso e in ogni dove,la felicità incollata insieme a quelle lacrime che avevano bagnato il cuscino.  E mai dolcezza fu più forte.    Morale?   È talmente chiara che mi pare inutile aggiungere se non che,solo l'amore ferma il tempo riportandolo allo splendore dell'aurora a primavera. Altro    è freddo scempio di corpo, ma soprattutto invasione barbarica all'anima bloccandola nel suo libero volo,"insieme" o da sola. Forse potrà anche sfiorare l'ombra del piacere. Ma è l'attimo che fece dire ai latini post coito animal triste est a meno che non si sia un nomade vampiro.

Mirka



Bolero  (Maurice  Ravel)



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lunedì 9 febbraio 2015

IL GELO CALDO DELL'ULTIMO SALUTO PARTIGIANO MAX



Faceva il volto di fiamma il tessuto gelido del vento di febbraio,quest'oggi,mentre tra una marea di gente che sbandava, salivo i gradini della lunga scala che portava al Campidoglio per dare l'ultimo saluto al Comandante Max Rendina.   O Partigiano mio Partigiano   È stato inevitabile allineare la Vita con la Morte. Camminavano insieme. Ma nella sua invisibile vena di ferita aperta e in questo bifronte parallelismo fu sempre la Vita a emergere sovrana e più splendente che mai uscita tra i fumi di macerie dove friggono i pidocchi e mai l'avranno vinta.  Mirka


 ",Un di all'azzurro spazio" (Andrea Chenier -U.Giordano)



sabato 7 febbraio 2015

TRASPOSIZIONI





Un giorno qualcuno mi disse Tu sei la mia genuina. E mia restai senza perdere nulla. Testimone è quel filo che passa tra l'uragano e un vento che gela il naso ma che subito svapora armato com'era solo di polvere, una bandiera che si ammaina con la baldanza di chi non la rinnegò mai. Fierezza di Patria segnata da un cammino di militanza caldo sempre di qualche lacrima di troppo.

 Mirka


"IO BALLO DA SOLA"  (Film)






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venerdì 6 febbraio 2015

TEMPUS I R R E P A R A B I L E FUGIT




 Un tempo il sorriso irrompeva su tutta la faccia e a fatica si riusciva a contenerlo senza indolenzirsi la bocca.   Ora devi forzarlo quel sorriso rubato al guinzaglio del sole per infilarlo in una delle tante piegoline che imbelliscono la geografia del volto.  Si. Ogni stagione ha i suoi pro e i suoi contro e,come la  bimba impertinente e dispettosa che sono restata da qualche parte e ben protetta da qualche pannello di latte,metaforicamente parlando, mi sono recitata un mantra perchè quel Tempo "sparato negli occhi" si riaffacciasse almeno in qualche sogno a luce spenta.     Alta e tranquilla si mise in moto la pendola muta da un pezzo.  
 Però
   mentre consegnavo gli occhi al sonno mi son detta,e mai fui più seriamente convinta. "Per gli altri comunque ci sarà sempre un sorriso rubato a uno di quei frammenti lucidi di marcia.  Per chiunque e da tutte le parti.  Libero come di "prima volta" quando stesa su un prato spiazzavo stelle e Cielo,e ridevo come fanno i folli che non si capiscono ma coi quali si ride insieme. Che, togliere da un viso l'ombra di una lacrima,sarà il più bel colpo che darò al piatto del bilancere. Forse l'ultimo scatto d'orgoglio,una radiografia di una "me" che farà pensare. Il mio volto assolutamente sereno nel suo essere teso mentre qualcosa si affida alla memoria. Mirka






 "Darà la notte il sol" (Claudio Monteverdi -testo di Torquato Tasso)




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mercoledì 4 febbraio 2015

LA GOCCIA ROSSA DALLO STRANO SAPORE DI MIELE D'EUCALIPTO




Un ramo mi ghermì la faccia mentre camminavo. Fu distrazione o una coincidenza  astutamente benevola affinchè capissi dove mettessi i piedi?  Non so. Ne porto ancora i segni che sento da un piccolo bruciore di una riga trasversale sulla guancia destra dove si è fermata una piccola goccia di sangue pettirosso . Ma era così bello guardare allinsù inseguendo la luna e le nuvole che giocavano a nasconderla!  Tutto era bello. Io sola l'incapace a gestirne la bellezza senza incorrere in qualche guaio.  Così rimasi ancora un poco a contemplare quella luna alquanto bizzantina mentre sul labbro appena spalancato s'incollava quella goccia rossa dal gusto strano di miele all'eucalipto. Poi    tutto si riequilibrò con la misura e il senso. Nel vecchio il distratto purificato da un nuovo più attento.  Nel mentre una  perfetta geometria di colori danzava dentro l'anima facendola esplodere in dolcezza per consapevole sussurri di fragile umanità affidata. 

Mirka


 "Ecco mormorar l'onde"  (Claudio Monteverdi)

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martedì 3 febbraio 2015

FILASTROCCA O TIRITERA PENSANDO A TUTTI I BIMBI CHE HANNO FAME





 O Madonnina,
pensaci un pò anche tu,
che ho la pancia che fa glù,glù,gl!

Se avessi il pentolin
 e l'olio e il sale,
farei il pancottin
...se avessi il pane!

Tirindindina,pangratà
 (m'tim) lèt ch'a sùn malà.   (mettetemi)
Sun malà d'una malattia
cùn tri pàn la'm sàlta via!


Questa filastrocca presa dalla Raccolta Guastallese proviene dagli anziani della montagna reggiana, ponendoci davanti a una realtà oggi sconosciuta da noi: (forse ) la fame. Un tempo era un problema grosso,disperato per le madri e per tutta la famiglia, ma soprattutto dai più piccoli,che non potevano capire il perchè non venisse dato loro ciò che era necessario per sentire meno i morsi della fame.


 C'ERA UNA VOLTA UN RE


C'era una volta un re
 che mangiava più di me,
e mangiava pane e cacio...
tira tira questo naso!

Una brevissima tiritera che serviva per introdurre una simpatica tirata di naso,sempre tanto gradito ai bimbi piccoli e capace di indurre in loro uno scoppio di ilarità e,forse,distrarlo da altro.


Oggi,come allora serve NON dimenticare chi sta peggio di noi e ai bimbi anche il pane sottratto,una tirata di naso per confondere una realtà tutt'altra che di sogno.








Ninna nanna rumena

















lunedì 2 febbraio 2015

MA ALLORA E' VERO




Ma allora è vero che le carezze rendono bellissimi disse intenerito l'uomo alla donna che gli stava davanti Guardati allo specchio  Lei sorrise appena. Non ne aveva bisogno. La sua consapevolezza stava tutta in quei colori allegri che si sentiva addosso e,se in quel momento vi fosse stato anche un cronista di un certo Tempo romantico,lui si sarebbe espresso così:"Se possedessimo la penna che descrisse la bellezza delicata e meravigliosa della Regina Mab,non più grande dell'agata che brilla al dito di un alderman,del suo carro così piccolo,della sua diafana pariglia,potremmo appena arrivare a darvi l'idea di cosa possa essere l'ideale di Bellezza,in cui la materia non entra quasi affatto" . Che, una carezza fatta col sentimento del cuore vale come un giorno di festa che danza con la vita buona.

Mirka

Fantasie su Arie Polacche (  Op.13 -A.Major  F.Chopin)




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