fiume

fiume
fiume della vita

domenica 31 luglio 2016

OSTINAZIONI





Ho disegnato sulla sabbia la geografia del mio corpo  
un bimbo impertinente ne ha fatto tanti piccoli granelli    
                         dispersi

chissà                                        dove 

 ostinata     mi     reinventerò. 


Mirka



 "Meditation from Thais"(  J. Massenet) 



'O MARENARIELLO




 E improvviso scoppiettò quel senso di festa, spargendosi allegro come le braci di un grande fuoco, su tutte le cose che le stavano attorno, trasbordando dal cuore,bianco e luminoso come il guizzo di un pugnale nella notte.   Alzò alto il calice all'ombra che si era stagliata  sul muro davanti ai suoi occhi e  pensò, che quel "senso gioioso che univa"  non l'aveva mai perduto, pure asciugandosi una lacrima che rapida e insignificante si mescolò al sudore del caldo rovente della stanza dell'ultimo piano.

 Mirka  ( Dai racconti Il Destino Nel nome )




" ' Marenariello" (  Salvatore Gambardella)
 

giovedì 28 luglio 2016

AL MIO TAVOLO DA GIOCO



Più che la nostalgia ho messo sul mio tavolo da gioco la gioia, quella che libera farfalle e uccelli. Raramente piena se non nell'idea dell'immanenza di una circolarità con a mezzo il Circo.   

Mirka

Limelight"   (Luci Della Ribalta -Charlie Chaplin)



Nota: Ero adolescente quando m'imbattei in questo magnifico dolcissimo film di C.  Chaplin. So che piansi tutto il tempo della durata del film.  Del resto lo faccio per tutti i Suoi film. Da allora, quando ancora la mia famiglia era insieme, si aveva preso l'abitudine di rivedere questo film abbarbicati come edera che ramifica a sua insaputa sul grande divano bianco del salotto. Da subito cominciavano le mie lacrime sino ad arrivare ai singhiozzi trattenuti a forza poi dirompenti.   Il film si spostava allora su me.  Io m'innervosivo e me la prendevo con tutti perchè " volevo"  piangere a modo mio e senza dare spiegazioni, che dopo tutto non avrei saputo dare.  Spesso Vivo quell'emozione, nel cuore, nel labirinto della mente,nelle orecchie, nella musica, nei  singhiozzi, in quel "mamma!" corale dei miei figli e che ancora inspiegabilmente mi fa ammagonare.


AL TRAMONTO IL SASSOLINO



Al solito bar
 sorseggio il tramonto  
sto leggendo un libro
  forse la mia vita o forse
 la storia di tutti
ho  un sassolino per ricordo che
 un passero sbeccuccia e ammorbidisce. 
 Non farà più male
sarà una compagnia fastidiosa. 

 Mirka 



"Les feuilles mortes"


mercoledì 27 luglio 2016

O MIA PATRIA SI BELLA E PERDUTA..(ANCORA DI LEI)








Va,pensiero,sull'ali dorate  cominciava sempre in sordina consapevole di non avere la perfetta intonazione del padre,  sbucciava le patate che a vista d'occhio diventavano  una montagna di quarti di lune e sorrideva dietro un pensiero tutto suo.     Va,ti posa sui clivi,sui colli,ove olezzano tepide e molli l'aure dolci del suolo natal!     e intanto l'olio friggeva nella grande padella mandando strani bagliori che ricordavano la camera del Re della Piramide di Cheope     Del Giordano le rive saluta, di Sionne le torri atterrate..Oh mia patria si bella e perduta! Oh membranza si cara e fatal!    di colpo si spalancava la porta, irrompevano dodici occhi stupiti, diventavano un unico grido corale     Arpa d'or dei fatidici vati, perchè  muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi, ci favella del tempo che fu!  

Questo ancora ricordo di Lei , canto sparato prima dagli occhi, e vibratissimo uscito da un'ugola spalancata, mentre patate e rosmarino sfrigolavano allegre e schiette nel loro buon odore invitante dentro la grande padella di ghisa.  E in quell'abbraccio vocale,ma anche fisico, che strettamente ci univa, si aveva l'impressione d'essere come trasformati, quasi si fosse avviato un processo alchemico di  "corpi sottili",  fuori dallo spazio e dal tempo seppur ricchi di appassionata materialità. Testimoni che vedono il dramma alla sua origine, percependolo dentro Quel tempo, dentro l'Oggi, dentro il Domani, ma in una profonda armonia convergente e parallela nell'immaginazione.    Ricordo bene come ci si scioglieva da quell'abbraccio, svuotati e insieme pieni. Determinati e presenti attraverso una "presa di coscienza" depurata da ogni apparato metafisico si, ma preservando una grande Idea che irrorava le vene, le gonfiava,rendendole scattanti nell' energia di sentirsi uomini veri, nella totalità di una umanità che aggrega, operando nel concreto sociale senza mai viversi come soggetti passivi o semplicemente deleganti.   Ogni tanto ritorna questo ricordo di Lei, e il cuore sussulta di gioia come allora per quella visione, solo a volte, nel pianto, per un Oggi che nulla  offre di sicura consolazione se non la forza di un Sogno da portare avanti e lasciarlo in  eredità a chi crederà bello raccoglierlo. 
O simile di Solima ai fati  Traggi un suono di crudo lamento, o t'ispiri il Signore un concento Che ne infonda al patire virtù!

  Mirka


"Va,pensiero," (Coro degli schiavi -Nabucco - G. Verdi)




giovedì 21 luglio 2016

PASSAGGI




Poco distante da Tor Vergata incendio e fumo.

 Sradicata e smarrita
coi miei rami 
sciolti dal caldo

amorevole un refolo li leccò   e 
tracce d'oro bruciato vi impresse  

 sbatterono quei rami ingannati da
  quel l'alito gentile e sorrisi
rincuorando la memoria per quel
 lontano Passaggio dove nel porto
  ammainavano gli zampilli della pioggia
 alternata ai semi del girasole.


  Passaggi 

dove il tempo danzò 
 scalzo di piedi 
 e allegro
svincolato dalla saggezza 
 di oggi 
che brinda molto lentamente
 nel suo rosso maturato al sole.

Mirka
  



"Those were the days"





lunedì 18 luglio 2016

DISSOLVENZE AL TRAMONTO



In dissolvenza il giorno    col fiume della sua luce   con l'uccello di fuoco raccolto in  un puntino rosso mentre si inabissa.    Il rumore di un'aereo urta la magia del momento. L 'attimo fissato nei martelletti di luce lasciati come prova del suo passaggio     l'aria vibrante ancora di colori ricamata da un'insetto parla di natura che ha lavorato     l'azzurro intenso del cielo di poco prima ripresentata come una sbiadita veste celeste spruzzata di lampone    il paesaggio strisciato dalle prime luci artificiali segno dei un passaggi evoluzione di Lucy la scimmia     le forbici di un fitto pettegolezzo concluso in un brusio di giaculatorie    anche l'allarme del l'ultima cicala è finito lasciando il posto allo stridio dei gabbiani.    Sulla spiaggia il vuoto di una buca pare lasciata lì per essere riempita dai sussurri misteriosi del mare con la sua acqua, a riva, sporca di sapone mescolata al piscio cristallino di un bambino.   Poi più nulla.    Solo lo stupore ammutolito  per quel vuoto intravisto navigato forse da una barchetta di sale. I ricordi si affacciano e la commozione mi prende allo stomaco.  Eppure io so che in quelle dissolvenze al tramonto vi sta dentro l'alba. Alba che parla alle coscienze degli uomini e alla vitalità di quella barchetta di sale dopo il suo ripiegarsi su se stessa per il peso del sale che,una volta sciolto saprà riprendere il suo navigare destreggiandosi nel l'arte semplice del suo dovere di non arrendersi, fra flutti bonacce onde furiose e qualche placido scorrere come presenta il giorno. 

 Mirka


  

"Tango to evora"   (Loreena Meckennitt)



giovedì 7 luglio 2016

L'ASSENZA E IL MANTRA








Si sperimenta la vita annusando
della mammella il latte e
si sperimenta l'assenza annusando la
nel sudario che l'avvolge.

Scontro di armonie che mutano
pur fissate alle pareti mentre
cementate labbra provano a recitare il
mantra del  Ma  Ra  Na Thà

   Solo la luna impassibile risponde
fissata a un bruno millepiedi mentre
stende la sua luce rigata sul
deserto d'erba appena calpestata.

Più in là    un gatto in amore afferma
la sua essenza come gallo a mezzanotte mentre
tra il fogliame in fiamme soffia e
 pigola l'uccello  che ha smarrito il nido
 
squilibri che urtano la vita  per mammelle di assenza 
 vento e soffio della mia stessa impronta di latte blu
specchio che inventai per farmi bella oltre il pudore
oltre la conciliazione stessa di una memoria in pianto. 

Una grande signora, l'Assenza. 
Forse solo un poco capricciosa e 
come una favola troppo bella interrotta 
dalla prepotenza invidiosa del Re Degli Elfi.



 Mirka



"No potho reposare" (Andrea Parodi)
Nota: ho scelto il primo video che trovo straordinario per l'insieme d'immagini. Ma trovo eccezionale la forza di Andrea Parodi che, pur essendo gravemente minato dal male lo combattè sino alla fine dei suoi giorni non deponendo mai le armi del suo canto fruttato anche per l'Amore che gli viveva accanto. La grande Assenza è solo l'Amore. Amore che senza la pienezza d'essere e la gioia di donare preferisce allontanarsi     Grazie Andrea per le emozioni che ci continui a lasciare con questa musica, per un esempio non facile da mettere in pratica

martedì 5 luglio 2016

LA REALTÀ DELL'ANIMA. I MUTAMENTI, LA SERENITÀ CHE PRECEDE








Credo che la nostra anima sia fatta della sostanza del l'amore. Solo ciò che si fra mette tra lei e la luce che emana come l'ombra di qualcosa di brutto apre la porta ad altro, trasformandola sino a farle perdere la bellezza potente da cui proviene e deprivandola di quel bene. E non mi riferisco al candore del l'innocenza bensì al malessere che si avverte non provando più la gioia del sentirla come quel bimbo originario che si era. Quante ferite e autolesioni anche involontarie,si reca al l'anima durante il nostro viaggio terreno privandola del l'unico mezzo  (il bene come conseguenza di un'azione) per rendere migliori noi e chi ci passa accanto!  Con dolore ripenso alla mia vita di spreco, scialo di talenti, di vanità, di perle regalate ai porci e, senza  una mediazione che possa intercedere al l'assoluzione!   È vero che fu sempre l'Entusiasmo e la voglia di conoscenza a prendermi per mano spingendomi oltre la ragione, ma "dentro", in agguato, c'era anche l'Ombra che col suo ghigno tentava di convincermi che i "conti" non si fanno con Colui che ci ha donato tutto. .   Spero che Lui terrà  conto che ogni mia imprudenza fu sempre fatta senza furbizia l'audacia che mi fece andare contro tutto e  tutti sfidando il mondo intero fu solo e sempre per convinzione e sentimento. Di questo a Lui mi affido.  Credo che, la nostra venuta su questo Pianeta chiamato Terra sia per la lotta contro le ombre e i demoni che coesistono dentro di noi per vincerle, dandone poi testimonianza. Con l'esempio, con opere che riflettano la mutazione, contagiando chiunque per ogni bellezza trovata e che unisce, lasciandolo come lapida testamentaria. Vi sarà sempre qualcuno che, nel tempo,raccoglierà e vorrà riflettere su un qualcosa che lo tormenta, trovando la spinta di frugarvi, e  conseguentemente alla sua natura, saprà  estrarre la  "sua" parte migliore diventando fiaccola,per se e per chi vorrà trarre altrettanto beneficio.  A volte mi viene fatto di pensare alle tante morti innocenti che ogni giorno sfilano davanti ai nostri occhi. E di fronte a queste ingiuste crudeltà provo a trovare una spiegazione per quella luce venuta a meno dicendo alla mia mente " Loro non erano pronti  a vivere ne a crescere in un mondo di cattivi e con l'ombra del brutto al fianco. Così il Dio li ha rivoluti con se, fra i suoi angeli prima che si contaminassero con le tante brutture. Che gli Angeli sconosciuti ci sono, eccome!. Non si spiegherebbe la forza di proseguire dopo la perdita di una persona cara...No. Loro non se ne sono mai andati, ma vivono di fianco a noi per farci sentire la loro presenza quando siamo sconfortati, sorridere quando qualche cosa ci va bene e ci aspettano per ridere ancora giocando a nascondino come facevano qui...oppure   beh tralascio per non inoltrarmi in un labirinto, anche se un giorno proverò a farne un post per darne Testimonianza diretta.    Questa è solo una breve premessa per altro. 


Rivado col pensiero alle tante persone conosciute durante il loro viaggio terreno e finito per intraprenderne il più aperto a tutte le congetture mai approvate da conferma.  Le ultime seguite in ordine di tempo e precedute  tutte da identici "stati" o "fasi" da me registrati con chiarezza, lucidità d'attenzione e fissati in memoria sono tre.

Renato un uomo dai profondi valori etici e morali, dal carattere ombroso dovuto forse alla forte sensibilità, dal vissuto duro che, se lo penalizzò nella creazione delle sue potenzialità  (musica jazz, compositore e lui stesso suonatore di sax tenore-fotografia-scrittura)  gli lasciò integra l'anima restando agli occhi di tutti un affascinante geniale vecchio bambino. Schietto oltre ogni convenienza come fa il bimbo quando alterna le parti del gioco e si diverte.     Lo conobbi a tre anni di distanza dalla morte della moglie, curata e seguita da lui con assoluta dedizione sino alla fine. La nostra fu una conoscenza profonda fondata su l'affetto, la stima,la lealtà e tante condivisioni belle. Si facevano brevi viaggi dove si godeva di tutto, i fine settimana, quando si poteva, li si passava nel suo cascinale situato nei pressi dell''Aquila dove lui falciava l'erba, mentre io facevo ginnastica all'aperto  davanti a un panorama ch'era l'immagine stessa del Dio, insegnavo a un piccolo ma favoloso coro femminile, studiavo "duro" ma felice, si andava per biblioteche dove lui faceva ricerche per un libro storico su l'Abruzzo e il suo paese, io standogli  semplicemente accanto. Qualche sera veniva a cena da me accolto dalla silenziosa stima dei miei figli.  A detta di tutti coloro che lo conobbero,fu il periodo più gioioso e appagante di Renato.  Poi   il repentino cambiamento. Riprese la suscettibilità e si evidenziò l'aggressività, forse sommersa da sempre,ribaltandosi su una insofferenza con picchi di odio verso l'intera società. Possiamo avere fiducia nelle leggi che governano questo mondo?  Vale la pena di combattere per gli altri?  E dov'è lo Stato di diritto per cui credere che la giustizia trionfi?  ecc. ecc. Solo le bellezze naturali e la mia vicinanza riuscivano a calmarlo anche se per breve.  D'improvviso e senza un motivo apparente lasciò Roma per rifugiarsi nel suo cascinale. Andavo a trovarlo quando gli altri doveri lo permettevano, ma la crepa del distacco  cominciò ad allargarsi a macchia d'olio. Davanti agli occhi la sua figura  alta e poco robusta  sotto il sole con l'aria che brillava come i cristalli del suo sudore,l'erba appena falciata.  Con infinita tristezza pensavo  "Ma allora è così che si perdono le persone quando ancora sono in vita. Morti senza ancora esserlo!."  Questo tempo di strana pace durò al l'incirca sette mesi. Morì d'infarto quasi senza segni di sofferenza. Un anno prima un sogno gli aveva preannunciato la sua morte. Quando me l'aveva raccontato avevo riso e avevamo riso  per nasconderci il turbamento.  Di lui scolpita negli occhi la sua ritrovata serenità.  
 A giro di poco segue quello di 
Mia madre.  Di natura idealista e insieme combattiva. Umana più che sentimentale o romantica. Più che nelle costruzioni sociali anche se per queste s'impegnò e lottò, credeva in quegli elementi del l'uomo che si perpetuano nella tradizione e nella storia. E più che al bene o al male credeva agli squilibri e agli equilibri,poi che,sosteneva essere la  vita umana fatalmente e sostanzialmente avvinghiata alle sue sostanziali imperfezioni. Lavorò duro anche lei,  adattandosi a un matrimonio che sapeva non confacente ma a cui non si sottrasse mai, adempiendo a ogni mansione sempre col sorriso, ma senza mai bloccarsi nello stereotipo della donna obbediente al pater familias ( marito o padre padrone). L'umorismo innato le fu comunque sempre di aiuto nel l'abilità di districarsi dalle costrizioni. Socievole, carismatica, elastica e pragmatica. Non praticò mai nessun tipo di religione, ma forte di senso morale e con una coscienza della vita reale ancora più potente.  Fu il mio punto di riferimento. Restata vedova per la seconda volta, aveva preso a stare dei lunghi periodi con me, nella mia casa di Roma, dove scriveva,si divertiva a disegnare (a me parevano fumetti creati da un ragazzino originale e molto fantasioso), teneva vivi i contatti vecchi e nuovi con lettere e lunghe telefonate. Posso dire che,dove passava l'aria si riempiva  di polline d'energia positiva mischiata alle essenze di tutto ciò che veniva dalla cucina. Era bravissima. Credo che non abbia mai sbagliato un piatto per eccesso o deficienza di qualcosa. I miei figli la coccolavano, lo stesso faceva mio marito e i tanti frequentatori della casa. Per me significava la tranquillità anche se non mancavano le baruffe dovute alle diversità di carattere.    Bruscamente cominciò l'altalenarsi del l'umore fra l'astioso e un mutismo inamovibile come una pietra secolare.    Senza un motivo chiaro decise di lasciare Roma per tornare in Emilia dalla sorella con la quale restò al l'incirca per otto mesi. La raggiunsi per passare la fine del l'anno. Dovevo fare un concerto, e fu anche l'unica volta che pur potendo, non lo volle condividere  in gioia comune. Alle mie insistenze supplichevoli e infastidite rispondeva sempre con un serafico  distacco.  Ah! come ho viva in memoria quella sua mano alzata nel l'atto del commiato!    Morì a distanza di quattro mesi per un ictus posteriore, per una strana coincidenza nel mio giorno destinale (8) per chi crede o s' interessa alla numerologia e  il 27 giorno della sua sepoltura mio compleanno,che se le aveva tolto la parola non le impedì di capire e di volere. Posso affermarlo dal momento che rimanevo con  lei a tutto il giorno. Dalle 8.30 del mattino sino alle 20 della sera. Di questa sua uscita dal mondo ne aveva  dato il preavviso sul suo diario  Sono arrivata alla fine della mia matassa. il cuore fibrilla la testa picchia la schiena fa male  non ho sonno.  Signore proteggi i miei figli e mia sorella. Questo per i vivi. Anche se nel nuovo viaggio si tenne intatte tutte le sue intime solitudini finalmente liberate  alla gioia dello spazio. Fissati nella retina tengo i suoi occhi sbarrati ne ghiaccio e il sollevamento di tutto il busto, incomprensibile anche clinicamente data la sua immobilità, due giorni prima di morire. Cosa poteva avere visto di così terribile, in quei due minuti, da sollevare ancora a me il pelo sul braccio mentre racconto e scrivo?  Non esprimeva alcunché di sofferenza che potesse richiamare la fisicità, solo i suoi occhi, smisurati oltre l'immaginabile, parlavano.Chissà.  Forse una lotta estrema a restare per proteggere chi amava, mentre la sua anima già trasformata in volo ne percepiva l'impossibilità. O forse l'ultima visione di previsione da interpretare strada facendo.
 Il prof Wilmar un signore delle mie radici.   Attaccato alla famiglia e alle vecchie tradizioni. .Un signore per carattere, modi, ed educazione che del suo vivere sfortunato (colpito da polio da ragazzo) ne aveva fatto un atto d'amore non come etica o dovere morale, piuttosto come disposizione alla vita, al bene del l'esistente, come prova di una serena disperazione. Intelligente e di cultura vastissima,  (aveva scritto per la De Agostini, lavorato in RAI, fatto reportage un poco ovunque e Saragat, l'allora presidente della Repubblica gli aveva consegnato la medaglia d'oro per l' apporto culturale dato al Paese), insomma si percepiva  in lui  un qualcosa che comprendeva il pensiero universale.  Diventammo amici. Era di piacevole compagnia e, quando capitava d'incontrarci alla pasticceria del l'Angolo si discuteva di filosofia o di scienze naturali.  Spesso inveiva  contro l'ingratitudine umana,finendo in lamento  per i pochi riconoscimenti che sapeva di meritare e io gli davo ragione.  Solo più tardi compresi che il male come il dolore sono i necessari banchi di prova dove l'anima fa esperienza di fede, la  irrobustisce e stampa se stessa nella Immagine di Perfezione da cui ebbe origine ogni creazione.   Lo rividi un giorno sotto i portici della città. Era alla guida della sua carrozzina. Mi salutò con piacere ma come se quel piacere fosse avviato ad altro. Il suo volto era illuminato dalla serenità. Pensai che fosse dovuto al beneficio del tempo che per qualche raro caso si fissa stabilmente. Ad agosto mi raggiunse la notizia della sua morte. Una buona morte come si suole dire.  Ero in vacanza e lontana si che non mi fu possibile dargli l'ultimo saluto. Turbata ripensai a quando pochi mesi prima lui aveva parlato con me di questo "preciso" momento. Lasciò tutti i suoi beni al Paese in cui era nato. A me i suoi diari e tutta la copia della Raccolta di recensioni fatte ai suoi innumerevoli lavori e produzioni.
Conclusione.   Tre casi, tre fasi, tre azioni rivolte al Bene di cui volutamente tralascio i particolari e, infine la serenità che precede il passaggio verso l'Ignoto. Quasi che la serenità possa liberarsi e manifestarsi solo in virtù di un avvicinamento a Colui cui dobbiamo tutto. Dalle creazioni che ci sono nella natura,ai talenti del l'uomo quando li usa per il Bene e Consapevolmente le dona dopo averlo compreso con la mente dopo essere passato dal cuore.
"Tu sei Tu, Signore, ripagherò questo debito con amore" (Rabindranath Tagore)  

Mirka





"Aria da Capo"  (BWV 988 -Johannes Sebastian Bach)


 Nota  Da tempo sentivo questo post come dovere di pubblica scrittura, ma non riuscivo a mettere insieme i pezzi, esprimendo o manifestando il senso che desideravo venisse alla luce. Ma ora che ,credo d'avercela fatta, almeno è questa la mia sensazione tradotta in speranza, sono felice, quasi entusiasta e     in pace. Ovviamente i nomi dei due signori sono posticci per ragione di rispetto e privacy.

Chiarimento sul passo di Tagore. Con questo afferma che il semplice esserci di Dio è un debito per il fedele,da ripagare con amore