fiume

fiume
fiume della vita

mercoledì 27 febbraio 2013

DURANTE IL CAMMINO VERSO IL VOTO E DOPO...

...e l'ho immaginavo con l'ultima bottiglietta di petrolio per riempire il lume





Gli guardavo il corpo logorato dal tempo e dalla malattia che, le due stampelle erano le sue gambe.    Un albero che sicuramente conobbe la fierezza della chioma.    Ogni tanto mi ritorna agli occhi.   Solitario. Muto. Un cristo inchiodato per  la milionesima volta..    Gli ho scattato una foto per carpirgli un pensiero dopo l'esito delle Elezioni del 24-25 passato da poco.     Solo il  RISPETTO  per chi si deve a una  persona così,mi ha fermato dal renderla pubblica,preferendo sostituirla con la foto di quest'albero pie(A)gato.

Mirka


 "Schelomo (E.Bloch)




domenica 24 febbraio 2013

COME UNA MACCHIA DI RORSCHACH



...e la percezione come unico mezzo di conoscenza per continuar la strada

...e si interpretava come fossero i segni dei Mandala

Come flussi sotterranei



Ma ti ricordi quando si era felici?    Eppure ci conoscevamo niente.     Un poco da intuire con l'esatta precisione di una squadra e nulla più.      E tutto era filosofia che abbraccia un poco il cielo e molto più la terra.       La scoperta rinnovava la felicità di noi,simili e così diversi.       Questo pensavo mentre sfogliavo un abc di strada.    Poco importava la conoscenza ma seguire la forza che esercita il magnete si.  L'immaginato-reale che impercettibilmente freme.se pensa  che finisca il gioco.    La vita non è forse questo impasto di alchimie che si appiccica alla pelle con il Mistero perchè si sveli poi?         Con le  Dbl sparite all'improvviso mentre si colora il volto e nero solo il caffè.     Assente ogni certezza eppure con lo spruzzo di balena che penetra ogni cosa su  nel corpo basso e a mezz'aria il corso d'acqua resta.        Rigurgiti di paura che il dubbio ne arrestasse il passo..    Macchia di Rorschaach da interpretare con allegria.    Un pò come si fa coi sogni mentre si veglia.   Monadi in cerca di cristalli o monelli che giocano a fare i troppo seri .

Mirka




"Reverie"  (C.Debussy)



Note;  Pensieri inediti anche a me trovati come appunti su un mio quaderno.   Le Dbl è un termine usato da Rorschach per i suoi test (macchie) indicativo di aggressività, positiva o negativa (autocritica o critica verso altri-combattività per realizzare desideri ecc)     La seconda foto è un'omaggio fattomi dall'amico scultore M.Pavesi,le altre da cel

venerdì 22 febbraio 2013

UN "SI" DECISO COME PROVA DI FIDUCIA D'OPEROSITA' POLITICA

...e che sia una sostanza di principio per un'inizio che porti all'unione anzi che alla disgregazione. Che miri a lavorare concretamente senza sentirsi vittima per l'inadeguatezza ai tempi o come "geni incompresi".



Ho avuto esempi forti,importanti e determinanti per la mia formazione umana e politica,nella mia famiglia e durante il cammino.     Loro circolano e guizzano nelle mie vene.  Anche se mi costringessi,non potrei mai ignorarli.   Sono in tutte le cose che respiro,nella mia personale predisposizione ad annusarle,a coltivarne la meraviglia dentro a un pensiero che vuole uscire per lasciare una traccia. che,minuscolo e modesto possa esso essere insegue la misura,la giustizia,le possibilità. Ogni possibilità mutanti ma che lo riportino alla fonte originale dalla quale era partito.    

Costruire per Esserci.
 Esserci per Fare. 
 Fare  perchè si Crede di far bene. 
Di far bene per sè e per la collettività
 E perchè si crede nell'importanza che,trattenere,"qualcosa" del vecchio serva al nuovo per renderlo più ricco d'esperienza e di buon senso e vitale.
Ancora adesso che cammino per le strade d'una Babilonia dove la moralità pare sia l'ultimo dei problemi, quel dna lo sento scalpitante  e chiaro quando scandisce il   NO  agli imbroglioni,  il NO ai corrotti e ai corruttori,    il NO a chi ride del "valore" morale e lo sberleffa pure.      Il NO ai Lucignoli che allontanano gli incerti e i fragili dalla scuola che s'avvale dell'insegnamento come formazione per le verità da confrontare sperimentandole durante il proprio cammino,imparando a far di conto col pensiero e amministrando le proprie risorse giocandole con intelligenza e prudenza.per dire  infine   SI al coraggio    necessario per allearsi con chi cercherà di mettercela proprio tutta affinchè il popolo sia lui il sovrano,la Costituzione legge da osservare con scrupolo nella sua alta universalità,la serietà che ascolta e vaglia spalancando l'orecchio ma anche l'umanità ai bisogni reali della gente. 
Il mio voto allora andrà al PD perchè liquidare un partito come questo è liquidare tutta la tradizione e l'esperienza del movimento politico proletario che ha portato alla creazione del Partito Comunista. Questo mi direbbe mia madre e mio padre,bevendo il calice amaro della disciplina per la difesa della nostra modesta ma non disprezzabile tradizione politica.
Io mi ribello alla prospettiva di darmi vinta.  Fatelo anche voi perchè se la passività che è entrata anche nelle nostre file è stata creata dagli errori di un Partito che si è deliziato a bere il brodo anzichè farlocon gli ingredienti coltivati dal sudore duro delle proprie mani, purtyttavia non possono ne devono abbandonare il campo di battaglia,proprio ora che molti sono finiti a terra e chiedono aiuto.  E  NOI  lo dobbiamo aiutare difendendolo non solo dai nemici che gli stanno di fronte ma anche da un "sanatorio" interno. Con la critica,la ricerca,l'azione che fa uscire un Partito dall'impasse determinato sia dal "pericolo di destra" sia dal rinchiudersi nell'eterno dilemma del fusionismo-antifusionismo. 

E allora al VOTO DI DOMENICA 24 FEBBRAIO E LUNEDI'  25,
consapevoli d'aver adempiuto a un dovere di responsabilità nell'operosità di un'intelligenza viglile, fieri nel nostro dentro, che avremo contato a costruire senza abbandonarci allo sconforto dell'inutilità o rassegnati a perdere senza prima averci provato a metterci del nostro dando ancora una volta fiducia.La fiducia che,pur non illudendosi non dispera mai.

Mirka


"Elegie"" (B.Schoron- Concerto per Tromba e piano)





Haydn trumpet concerto










giovedì 21 febbraio 2013

C'ERA UNA VOLTA UN 21 FEBBRAIO


Tutto è gioco di scambi passati attraverso un flauto. A noi la capacità di non dimenticarlo.





Un piccione grosso come un rapace che ti lascia un segno sulla testa  e ti intriga i capelli.
Un computer vecchio come il cucco che perdeva  continuamente le connessioni ma che cio nonostante ti permetteva di connetterti col mondo.
Due calici con lo stelo lungo e sottile come il collo di giraffa o una gamba di gazzella.
Un indigeno con la faccia larga da messicano che suonava il sax-tenore all'angolo d'una via coi lacrimoni agli occhi quando gli lasciavo l'omaggio.
Una sfilza di zebini visti dall'ascensore.
  DUE SMS INVIATI PER DUE COMPLEANNI
 entrambi eccellenti giocatori di fioretto.
Marx che benediceva  là dove ogni bellezza attirava dividendo il lavoro per scambiare con l'emozione qualcosa che veramente restasse come volo d'uccello che ha perfezionato il suo tempo.

La poesia del sole e della pioggia.

E chissà che la vita non si rinnovi anche attraverso la tempesta-zefiro dei ricordi,la GIOIA  di fare gli AUGURI anche qui in questo spazio virtuale a queste DUE persone veramente straordinarie e care al mio cuore,non solo perchè nate sotto la "genialità" dei pesci..

Mirka

"
"Moon river" (Breakfast at Tiffany's)






lunedì 18 febbraio 2013

LE MIE PICCOLE COSE MERAVIGLIOSE



"E' un gioco di dare e trattenere di svelare e di nuovo velare,di sorrisi e di timidezze e di dolci inutili lotte.

Questo amore fra te e me è semplice come una canzone.Nessun mistero al di là del presente;

nessuna lotta per l'impossibile;nessuna ombra dietro l'incanto;nessuna ricerca nel buio.Questo amore fra te e me è semplice come una canzone



Non vaghiamo oltre le parole per cercare l'eterno silenzio;non leviamo le mani nel vuoto per cose al di là della speranza.

Ciò che diamo e otteniamo ci basta.
La gioia non abbiamo schiacciata per spremere il vino dal dolore.Questo amore fra te e me è semplice come una canzone" Tagore)




C'è già aria gentile,fuori.  Il gelo condensatoanche sui vetri dei giorni passati si è dissolto,fissato in qualche residuo ai margini della strada. I primi fiori gialli sono spuntati nella siepe.Un tronco presto si coprirà di linfa,svetteranno le foglie sentinelle  per irrobustirsi  più avanti.
La voglia d'uscire senza cappotto è quasi una delle  (tre) tentazioni del diavolo che io prontamente lascierò per la fine della quaresima, così credo..

Debbo prepararmi per una lezione.Manca un'ora.Mentre penso,gironzolo per casa.
Un'uccellino è nella veranda dove di solito lascio cadere le briciole  quando scuoto la tovaglia.Questa visione m'intenerisce e mi dà insieme gioia.Forse anch'io ho contribuito al suo "pane quotidiano".

Nella casa c'è ancora profumo del caffè lasciato dalla Bialetti. Lo aspiro con il gusto di sempre. Mi piace l'aroma del caffè quanto il profumo delle rose che ho nel giardino e che fra poco mi prenderanno gli occhi oltre ovviamente il naso..       Un raggio di sole attraversa la mia stanza e subito il mio pensiero vola a quella stradina di Assisi,col sole rovente e un pò di penombra. Il mio compagno era una penna affilata e abile a cui volevo bene.Ci volevamo bene.Un gran bene. Ora è morto.Le sue ceneri stanno nel piccolo cimitero di Bracciano e per me bruciano ancora d'energia,se provo a chiudere gli occhi.. Lui non credeva in altro che la vita qui ,eppure non ho mai conosciuto una persona bella retta e di parole chiare e lapidarie come quelle che diceva Gesù. Ma...lasciamo stare l'esagerato e limitiamoci a dare a Cesare solo quel che è suo.    Comunque sia,anche se lui sosteneva la "casualità" più che a un credo di qualsiasi religione,odiava le armi e gli armatori,le bombe,i bombaroli e chi le fabbricava, Si adoprò invece col suo intelletto pronto lucido e vivace e che spaziava a dare il meglio col suo mestiere di giornalista-scrittore,affinchè chi lo leggesse si chiedesse e frugasse per scoprire la verità. Le tante verità racchiuse nelle cose. Sapeva bene come comunicare,lui,anche se non alzava mai la voce.    Istintivamente mi porto a un libro che lui mi ha regalato. Il libro è di Catullo. Le poesie.  Come dedica solo una firma e la data. Adesso che ci faccio caso, trovo interessante quel regalo perchè lo associo alla personalità del mio compagno. Anche lui come Catullo aveva precise due cose ineliminabili; la libertà eun pò di schiavitù. La libertà di fronte ai potenti che combattè con la sua penna tagliente e senza sconti,la schiavitù vera quanto imperfetta all'amore.Purtroppo gli è mancato il tempo per sperimentane l'evoluzione che porta alla perfezione che,morire a poco meno di quarant'anni si è  più cari agli dei  che non agli uomini.     Io sul tempo l'ho superato. Spero di poter "scegliere" come morire piuttosto che vedermi incapace e con la sofferenza addosso come ape sul miele, e tutti gli enormi disturbi che sicuramente infliggerei agli altri.  Davanti ho l'agonia di quell'anno e otto mesi della "grande quercia" di mia zia e .questo mi basta e avanza. Comunque a questo  ci penserò quando sarà arrivato il momento per farlo.Ora ho ancora della strada...
Mentre rimetto a posto Catullo,trovo un libro fuori posto. Ho il mio modo pignolo di allineare i libri secondo l'ordine degli argomenti o in ogni caso di quello che stabilisco io. Incuriosita lo apro.  Ne esce un foglietto con una scrittura minuscola e ben marcata.  Non ricordo in che occasione mi fu lasciato e neppure perchè,ma dell'autore ho chiaro il viso e le mani.   Sorrido e m'illumino come quel raggio di sole lasciato sul pavimento.

Il mio tempo d'attesa per la lezione sta per finire.  Mi dirigo a passo svelto in cucina. Prendo una mela e l'addento.Anche questo mi dà gusto. Un gusto quasi religioso. So d'avere introdotto nel mio corpo delle vitamine. Spero che quelle mele non siano state coltivate coi pesticidi mi dico da me con allegria. poco convinta.
Faccio un'altro caffè,guardo fuori dalla finestra nell'attesa di sentirne il gorgoglio che annuncia l'eccomi. L'uccello non c'è più e neppure il gatto della vicina.
M'incammino leggera verso la porta che apro sparando un sorriso.
Ecco le mie piccole cose meravigliose  delle quali godo,il mio stile di vita semplice e frugale,la libertà incommensurabile di dire un no o un si e senza nessun obbligo  di ricambiare le visite se non per voglia impellente di farlo come si fa per lo sboccio d'una gemma o di un piccolo fiore.  Anche il tempo della politica è finito per me.Lasciamolo alla società dei consumi.   Il voto?...Beh! Quello è irrinunciabile anche se con molti foruncoli di dubbio.

Quello che prima era un'aborto d'albero di pesco sta crescendo a vista d'occhio e io sono felice di vederlo crescere.
L'ora di aprire lo spartito è arrivata.Seriamente tranquilli ci disponiamo al lavoro di insieme.   E voilà la campagna come dimensione autentica di questo mio spazio temporale.  Guardo i giornali ammucchiati sul divano.Inutili quanto il non incantarsi a un'alba o come a un tramonto,a un'amore fatto di tenera complicità come s'addice alle persone nel tempo della maturità semplice come una canzone.

Mirka

 " Love is here to stay"  (G.Gershwin's)



Del bello di cui posso usufruire non voglio sciupare nulla

sabato 16 febbraio 2013

QUANDO SI VUOLE RAGGIUNGERE UN'OBIETTIVO CHE PORTA ALLA FELICITA' NON SI CONOSCONO OSTACOLI

..."Sole! Non sprecare i tuoi raggi!   Prosciugatevi,fiumi,prima che sazi la sua sete,così che a migliaia nascano i miei discepoli ad annunciare sulla piazza l'anatema"  (Majakovsij) mentre io aggiungo,per chi non vuol mettersi in gioco per incontrare la felicità.

...e le pietre erano occhi di libellula
...


Deserta la periferia e ghiacciate le ruote dei bus. 
Nervosa,io,quanto un gatto che si morde la coda consapevole che la coda è sua. 
L'ultimo credito del cel regalato a un taxista anche lui deserto di lingua,ma  gelato nel fare i "suoi" conti. fregandosene di barare su tutto il gioco della corsa.
Ciononostante e malgradotutto, quello che veramente importava l'ho fatto fregando il Tempo e quello vano e stupido quanto l' illusione che fa credere vincenti gli uomini uomini che fingono d'ignorarne un finito già lì anzi che vivere l'attimo felice come follia o comunque come una visione d'estasi  che si celebra con gioia sapienzale sperimentando una perfetta corrispondenza degli  eventi .

Mirka



"Hallelujah"   ( dal Messiah di Haendel)






mercoledì 13 febbraio 2013

LA GRAZIA DI UN RICORDO A TEMPO DETERMINATO

...e fu audacia di  candore solo un poco sconveniente


Mi tolsi il guanto
in subitanea schiettezza
e ti presentai la palma
con un bacio la leccasti
e tutta la decifrasti
la vita spenta 
riportasti in guerra
sospirò il gallo
da lontano
sbiancò di singhiozzi 
anche il susino
ma non dimenticai
quella carezza 
che come un fulmine bruciava.
Ma che fatica
 proseguire il viaggio
Oh come lo fu.

(un 14 febbraio)
Mirka




"Love is a mystery" ( Ludovico Einaudi)



lunedì 11 febbraio 2013

L'APPUNTAMENTO

...  e pareva uno specchio che rifletteva indistinte figure,onde fluttuanti propaganti misteriose energie...




Poche teste sedute.Le poche teste tutte girate. Girate verso una porta aperta.Aperta con uno strattone  e chiusa da sè.    Si apre portando da fuori una sciabolata gelida di aria, subito mescolata al vapore dei fiati dentro al bar di quella sala con le poche teste girate. Con flemma-decisa,avanza una forma non perfettamente distinguibile per l'identità della specie. Pantaloni,giaccone di montone, stivali di buona marca ma con tacco tre,un colbacco calato sulla fronte,bavero rialzato sino a metà della faccia,l'altra metà coperta da una sciarpa.La sciarpa del colore rosso fragola, maturata sotto la terra e sopra al sole.  Un sorriso appena accennato al barista,il passo flemmatico ma deciso verso il tavolo d'angolo della sala. La forma non si toglie il giaccone di montone,la sciarpa si. Tiene il colbacco. La  voce sensuale della Vanoni si diffonde per la sala del bar.  E' un disco che ha ascoltato molte volte ma che riesce sempre a procurarle un brontolio di vuoti nello stomaco. Per un pò l'ascolta,coi gomiti seduti sul tavolino e si sorprende a cantarla con la bocca chiusa..." C'è  una ragione di più per dirti che vado via".   Sorride impercettibilmente,  poi si disinteressa.  Si guarda attorno come di prima volta anche se di prima volta non è .  Davanti a lei il quadrante d'un orologio.L'orologio è un liberty in perfetto stile col bar.  Gli occhi della donna lo fissano come se non vedesse altro che quell'orologio,come se in quella sala d'un interno bar non vi fosse che quello.E...ricorda.Ricorda Guimard e il Musée des Art Decoratifs . Quanto tempo è passato nessuno lo sa, eppure scatta ai suoi occhi la meraviglia d'allora in quell'orologio monumentale ma dall' eleganza sciolta. Sta per acchiappare un'altro ricordo quando il cameriere le si para davanti.Il cameriere  ha in mano una carta, nell'altra  un blocchetto. Tiene una matita. Le fa un'inchino poi le domanda cosa può riuscirle gradito.    La donna chiede un caffè. Un caffè caldissimo corretto col Baileys L'orologio è sempre lì,così la donna lo guarda,lo insegue nei suoi battiti,pensa.  Cosa pensa? Pensa che è bello,pensa alla meccanica così perfetta,ai suoi minuscoli microscopici ingranaggi che gli hanno permesso d'arrivare  a questo secolo e all'istante di oggi. Pensa a quando... S'arresta di colpo.No, lei va poco d'accordo coi calendari e  anche ai punti esatti trovati in memoria. Però ricorda e non ricorda, pensa e non pensa e nessuno può sapere cosa pensa la donna.Perchè lei pensa e neppure lei sa cosa pensa. 
Arriva il caffè corretto col Baileys. La donna si sposta un poco coi  suoi gomiti seduti sul tavolo per far posto al caffè.Il caffè è bollente. Si è raccomandata che fosse veramente bollente .Lo sorseggia arrotolando la lingua. Si vede che le piace.        Le poche teste ora sono chinate e parlottono piano fra di loro.E ciò che si scambiano non lo si comprende se non per ipotesi o intuizioni da pazzi o da geni.        La donna ha finito il suo caffè. Vorrebbe stirarsi  a mò di un'anguilla tranquilla e felice per ogni cosa auscultata che, pochi giorni prima le han detto e le han fatto un gran bene.  Ma non può farlo in quella sala liberty dove tutto è composto e si sussurrano dei segreti forse anche un pò osè.
  Poco distante da dove lei è seduta c'è un pannello decorato con colori a tempera e arricchito con l'inserzione di materiali vari e in rilievo. Le ricorda Odilon Redon quando...vorrebbe fotografarlo tanto le piace ma...non può o non osa. E' bello ciò che lei vede, assomigliano a dei simpatici  fantasmi o a delle creature angeliche, una sintesi tra la vibrazione corpuscolare,motivi lineari,sciami di atomi e un sistema di onde fluttuanti che quasi visibilmente si propagano di una misteriosa energia  scaturita della materia come quella volta che ammirò a.... Per un pò sogna poi ritorna al concreto della terra.    Apre la borsetta.La fruga. Trova il portafoglio. Lo prende tra le mani,lo apre come fosse un ventaglio. Ne tira fuori una banconota di piccolo taglio. C'è compresa la mancia. La mette sotto la tazzina di caffè corretta col Baileys,insieme alla ricevuta.  Si alza. Con la sua  naturale flemma-decisa si dirige alla porta. Prima d'aprirla fa un piccolo cenno di saluto a tutti e al barista subito accorso per aprirle la porta.  Una sassaiola di freddo la investe.  Si tira su il collo del montone,la sciarpa fa il resto.Il colbacco è  sempre al suo posto a schiacciarle i capelli verso i quali lei è indifferente  perchè ha il cappello e, perchè dal momento che non può permettersi il parrucchiere ogni settimana, il cappello le risolve quel genere di problema.

La donna è ritornata la forma d'indefinibile identità di specie.  Lei sa che,ora tutte le poche teste sono girate e mute la seguono. Parleranno dopo.   C'est la vie! L eterna messa in scena della "commedia umana!"        Chiude la porta e va.  La strada da fare è l'unico pensiero importante, si dice,mentre s'infila i guanti di lana per ripararsi le mani dal freddo di febbraio.
Nessuno saprà mai dove la donna se ne sta andando.Neppure lei lo sa,si dice,piano, mentre canticchia la canzone che ha sentito al bar. 






  Il suo passo non è ma stato più deciso. Ma eccola a un bivio.Per un'attimo l'incertezza la prende,qualcuno la strattona e le chiede scusa.Lei ignora indifferente anche a questo, poi  imbocca a sinistra.   Fa pochi passi e si trova davanti a un lampione. Sotto c'è una faccia,rossa per il freddo.  Si avvicina alla donna,le allunga un plico e poi scompare.
Il documento è aperto per tutti.
  Mirka


GUIDA ELETTORALE

Si voterà,come le precedenti elezioni politiche del 2006 e 2008,con il sistema proporzionale con soglie di sbarramento e premio di maggioranza,introdotto dalla legge n.270 del 2005.

I principali   elementi che caratterizzano tale sistema sono:
la possibilità delle liste di aderire a coalizioni,indicando previamente il nome del leader della coalizione;
la previsione di un articolato sistema di soglie di sbarramento;
l 'attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione ( o lista) vincente.
Per poter accedere all'assegnazione dei seggi alla Camera,sono previste soglie calcolate sul totale dei voti validi a livello nazionale,pari al 10 per cento per le coalizioni,al 2 per cento per le singole liste che aderiscono ad una coalizione,al 4 per cento per le liste non coalizzate e per quelle le cui coalizioni non hanno raggiunto il 10 per cento. Per il Senato le percentuali di soglia sono più alte; rispettivamente il 20,il 3 e l'8 per cento,calcolate su base regionale,anzichè a livello nazionale.
Il premio di maggioranza  è attribuito secondo modalità sensibilmente diverse tra i due rami del Parlamento.Alla Camera,il premio è assegnato alla coalizione di liste ( o singola lista ) più votata a livello nazionale.Il premio consiste nell'assegnazione di un certo numero di seggi necessario a raggiungere la quota di 340 deputati su 630.Se la coalizione raggiunge o supera tale soglia,ovviamente il premio non scatta.
Al Senato,il premio è attribuito a livello regionale; in ciascuna regione (tranne Molise,Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige,regioni per le quali vigono disposizioni particolari) viene assegnato alla coalizione o (alla lista) più votata in quella regione il numero di seggi necessario a raggiungere il 55 per cento dei seggi assegnati alla regione. I seggi sono ripartiti tra le regioni in proporzione alla popolazione residente,ma nessuna regione può avere meno di sette senatori,tranne la Val d'Aosta che ne ha uno e il Molise che ne ha due. Non è previsto alcun quorum minimum per l'attribuzione del premio che è assegnato alla coalizione (o alla lista) più votata. Infine,sia alla Camera sia al Senato non è prevista l'espressione del voto di preferenza,e l'ordine degli eletti è dato dalla successione dei candidati in ciascuna lista.

COME SI VOTA
L'elettore ha a disposizione una sola scheda,che riproduce i contrassegni di tutte le liste presentate. Ogni elettore dispone di un unico voto,che si esprime tracciando un solo segno. Non è prevista l'espressione di preferenze. Sono vietati altri segni o indicazioni.

SI VOTA
dalle 8 alle ore 22 di domenica 24 febbraio 2013 e dalle ore 7 alle ore 15 del 25 febbraio.

Senato; l'unico modo per vincere le elezioni politiche del 24 e del 25  febbraio è questo: conquistare i 158 senatori ed ottenere la maggioranza. La lotta è tutta fra il centrodestra di Silvio Berlusconi e il centrosinistra di Pier Luigi Bersani e la battaglia si gioca tutta in quattro regioni; Lombardia,Campania,Veneto e Sicilia.
In Sicilia,i seggi per Palazzo Madama sono 25.Secondo la legge elettorale,le coalizioni devono superare la soglia del 20%,le liste di coalizione devono superare la soglia del 3% mentre quelle non coalizzate,come Movimento 5 Stelle,Lista Ingroia e le liste centriste,devono superare la soglia dell'8%  dei voti validi.


Chi è CONTRO BERLUSCONI e CONTRO  MONTI  e CONTRO chi lo sostiene e lo sosterrà; BCE/UE,Banche (come MPS),NATO,Vaticano,sa come contrapporsi Una "Rivoluzione civile" c'è e anche L'MSS di Grillo.. Forse un nuovo gradino in questa BABILONIA che fermenta dal pattume germi e bacilli lo si può salire.Forse la speranza è veramente l'unica a voler sperare che i mutamenti degli uomini e della Storia siano quelli più giusti per migliorare anche i concetti oltrechè la strada ancora da fare augurandosi di non sbagliare la direzione pensata col cuore caldo e con la mente fredda come questo giorno che precede il digiuno.

m.

venerdì 8 febbraio 2013

UN PAESE DI CAMPANELLI

...e fu tenerezza d'antichi voli di passione



Mi sono persa
a guardare
la prima margherita
in avamposto
per scrutare cielo e terra 

lunghe le gambe magre
nel ricordo di allora
dove il tempo si decifra 
dalle ginocchia scorticate

in lontananza rabbioso
l'abbaiar d'un cane
un gatto  indifferente 
al mio richiamo
che meglio era il fiutare
della lucertola la coda
o della gatta 
l'odore dell'amore

mi sono persa
a guardare
la prima margherita 
cercando di conoscerne
gli incendi 

informi  risponderanno
dei capini bianchi
con al centro
il giallo d'una bocca
nel rituale antico
che popolerà la pelle
della terra

umido respiro
che presto 
sarà ghermito
da insetti fornicanti 
di radici
che han pianto freddo 
per germinar la luce
lasciando agli uomini
la coscienza
di morte e di  rinascita 

mi sono persa
a guardare 
la prima margherita
e tutta la tristezza
m'è piovuta addosso

era festa che nitriva
campanelli di fragranza
intrisi di rugiada
fra il bianco e il verde
e solo un pò di rosso
nelle gambe scorticate 
di una bimba 
che sapeva di garofano e rafàno
in attesa di memorie
mentre il sangue la esplorava.

Mirka 





"La campanella (F.Listz-Paganini)












mercoledì 6 febbraio 2013

LEI E...DUE "DOPPI" GRAZIE.

...e non conobbe tregua per nessuna sosta. E del  treno ricordò...ogni ansia come "forse" la gioia nel guidarlo anche se a volte quel treno la deluse

Si chiamava "Villa Delle Pesche".  Anche le SUE guance erano di quel colore.Solo l'oro le mancava che tutto il cuore l'aveva bevuto,lasciandole le guance bianche ma con l'ombra del sole.


Mi dicevano:" Poche furono le volte che la vedemmo ridere.Il lavoro era duro e provvedere doveva agli uccellini ancora implumi .Però  mai le mancò il sorriso anche se qualcosa nella gola andava con forza su e giù."   Già  c'era poco da ridere con gli uccelli al nido e lei senza il blasone!   Eppure capace d'essere formica nel fare economia,sudata in buon odore,durando la frittata ora di zucca ora di cipolla più che una Divina Commedia da imparare e recitarla come attore consumato   
 LEI sapeva di "locomotiva" che, come regola di vita distrazione non conosce alcuna,pena l'onore,la vita della gente.   E la SUA educazione l'aveva avuta lì.

Fu mio l'orgoglio d'averne duplicato quei pochi sorrisi in zampilli freschi per l'estate che,l'altro uccello aquila, per voli alti nel mentre diventava.  

Amava Marx che la "lotta di classe"  per lei  da lì partiva,ma sosprattutto amava  l'umanità dell'uomo,perchè da lui doveva arrivare il pane con lo sforzo onesto del lavoro.
Tutti le volevano bene e di questo LEI ne fu sempre grata. Tutti si riconoscevano nel suo sguardo amico,apprezzandone la coscienza che metteva in ogni cosa,le attenzioni dell'orecchio per capire le ragioni nonchè i motivi delle diversità anche se deciso e duro,all'abbisogna il SUO no non tentennò mai.
Probabilmente fu sola a combattere il mondo che dolcezze di lusinghe mai le diede.   Allora non capivo.Oggi si che identiche sono le  strade e forse anche il tempo dell'anagrafe.
Ma più d'ogni altri al mondo, amò me e chi m'inviò la e-mail con queste foto.   Per NOI  lottò e la vita vinse quando "oltraggiata" le si voltava contro,rimettendola in piedi col vigore e l'energia d'andare avanti con la testa dritta.

Un grazie "doppio" allora,a LEI ovunque...e a TE  che mi mandasti viva l'emozione dei ricordi in quel richiamo a casa,con la locomotiva canterina nel buco dello stomaco,in quel Guccini che ti assomiglia tanto.

Mirka


"La mamma" (Canzone per tutti i tempi-C.Villa)







"La locomotiva" (F.Guccini)

martedì 5 febbraio 2013

L'EMOZIONE D'IMMAGINARE AL DI LA' DELLA PICCOLA DIMENSIONE


 ...la verità?...  Solo attraverso i propri occhi,il proprio cuore, il proprio cervello.



...e in quel cielo del colore d'un arancio,vive furono ogni figura in mutamento





Anche un teatro a dimensioni ridotte a una grande sala,può rappresentare una fonte inesauribile di emozioni ai voli più liberi e fantastici, a  palpiti che si azzuffano e,ivi, attingervi la vita in un "vorticismo magnetico" che allontana dalla realtà mettendo radici dove il Tempo si è fermato procurando piacere e stupore.
Un palco più largo che profondo,un sipario ricco che,anzichè scoprire la scena sollevandosi in alto,si calava sino a sparire in un solco o canale aperto lungo il proscenio.Palchetti in più ordini soprapposti e in semicerchio e sulla stessa linea orizzontale,appena lievemente inclinata man mano che s'allontanavano dal proscenio.  Tra l'uditorio e la scena,la porta d'ingresso dalla platea,all'uso dei teatri romani e greci, l'orchestra nel Golfo mistico.    Chi è stato  a Sabbioneta sa cosa voglio dire.Ovviamente la prova non si svolgeva  lì,in quel teatro commissionato dai Gonzaga e chiamato "La piccola Atene",purtroppo non agibile  per l'esecuzione di spettacoli.
Questo è ciò che mi si presentò agli occhi.Nelle tante teste dei musicisti,nei loro vari strumenti, nell'unico occhio rivolto al Maestro mentre si accingevano a suonare L'Ouverture -Leonora n.3 di L.van Beethoven.

Penultima delle "ouvertures" scritte per il singspiel "Fidelio",unico sperimento teatrale di Beethoven,l'Eleonora n.3 è senz'altro la più bella delle composizioni di questo genere che il musicista abbia concepito.   Un vero e proprio capolavoro di musica sinfonica che,presto trascesa l'originale funzione introduttiva al lavoro scenico,vive d'invidiabile vita propria nel repertorio concertistico.
L'Eleonora n.3 fu concepita per la ripresa del 1806 come elaborazione della ouverture precedente,la n.2,scritta invece per le rappresentazioni viennesi del novembre del 1805. Questa,infatti,non soddisfece interamente l'autore,pur considerandola un buon passo in avanti dalla n.1 ritenuta da lui piuttosto deboluccia.Eccessiva la lunghezza,complessa la scrittura,pletorici gli sviluppi,così da renderla inidonea ad aprire il singspiel.Nel riprenderla in mano,Beethoven volle soprattutto compiere opera di semplificazione e insieme di intensificazione espressiva.Ne venne fuori la presente ouverture modellata in forma di sonata dilatata e liberamente intesa,in cui la ricchezza del materiale impiegato a simbolismo del dramma,trova un adeguato sforzo architettonico decisamente rivolto ad ottenere un "maximum" d'efficacia rappresentativa mediante l'essenzialità delle immagini e la forza dei contrasti.L'Allegro cui è anteposto un Adagio introduttivo di carattere intensamente patetico. Tanto l'uno quanto l'altro elemento tematico derivano da passaggi dell'opera;  il primo-(aria di Florestano) è pieno di slancio e impulsivo nella sua configurazione sincopata. Pacato è invece il secondo,a cui si aggiungono altre idee nel corso di uno sviluppo serrato che alterna gli elementi fondamentali,opponendoli l'un l'altro con sicuro e intenso risultato drammatico.Imprevisti e molto efficaci i due misteriosi squilli di tromba (nell'interno) che spezzano il discorso sonoro di fervida alacrità.Tutto poi si fonde nel finale e conducono a una conturbante e gioiosa conclusione attraverso le varie sequenze.

E grazie a questo affiatatissimo gruppo orchestrale,alla musica di Beethoven che imperò dentro, fuori e dappertutto,oltre che ascoltare,vidi.Brunelleschi,Bramante,Paolo Uccello,il Mantegna e il Melozzo da Forlì,le parole del Vasari quando diceva del Brunelleschi  "Attese  molto alla propspettiva allora molto in malo uso per molta falsità che vi si facevano; nella quale perse molto tempo per fino ch'egli trovò da sè un modo che,ella potesse venire perfetta che fu il levarla con la pianta e profilo e per via dell'intersegazione, cosa ingegnosissima e utile all'arte del disegno".

Si.Da tutto s'impara.Io sempre d'innocenza stupita che meraviglia lascia all'anima e a tutto il corpo anche se dolorante per cattiva postura.

Mirka

"Ouverture Leonora 3" (L.van Beethoven)














sabato 2 febbraio 2013

VOGLIA DI LEGGEREZZA,VOGLIA DI SOLE ANCHE SE LA PIOGGIA RICORDA L'OMBRELLO...

...è la pioggia o il mio cuore che tambura rimescolando i ricordi?...

......però in casa il caldo del legno non manca
...e per un giorno indosserò le babbucce da mille e una favola


...e nell'aria i segreti d di tutti gli uccelli perchè bevino la pioggia e dalla loro pancia possa uscire il sole
...e perchè da ogni immaginazione ne esca una realtà fatta di buono anche se fatta di niente


...e che tutto si possa immaginare sentendola realtà del vero



Piove e la nebbia non fa vedere le cose.   Allora le immaginerò e ad ognuna darò loro un nome proprio,forse anche inventato.  Ma che tutto risorga dalla pioggia,bello,purificato,colorato.Colorato come gli aranci di questa stagione.  E,affinchè l'invenzione sia reale,metterò sul lettore della musica che canti per me e per tutti coloro che passeranno di qui,sempre che ne abbiano il piacere d'ascoltarla sino in fondo,proprio come farò io.

Mirka

"Intermezzo buffo" (dalla Serva padrona di G.B.Pergolesi)