fiume

fiume
fiume della vita

venerdì 30 dicembre 2016

...E QUATTRO ERANO LE TENDE


 L







Una nota introduttiva. Non amo le feste di chiusura d'anno e similmente obbligate tranne per qualche eccezione. Inconsciamente rifuggo ogni obbligo di forzatura e, forse, perchè in tempi successivi ho sempre associato  quel tipo di festeggiamento come a un lavoro supplementare, a della confusione, a del chiasso senza gratifica se non la schiena a pezzi, il lumino che sta sparendo dagli occhi.. Eppure all'archivio della memoria non si sono cancellate date, coincidenze, la precisione di certi dettagli, lo stato d'anima prima e nel mezzo, i colori, le sequenze come le scene di un teatro ecc. Se poi si ripetono nel tempo allora mi portano a meditare e a scavare nel profondo. Come quell'ultimo giorno dell'anno del mio secondo anno di insediamento a Roma ( borsista all'Accademia di S. Cecilia onorata di avere tra gli insegnanti anche Orazio Costa)-  Il giovanissimo ufficiale, un rampollo dell'alta borghesia romana si era dato un gran daffare per trascinare me al primo brindisi del nuovo anno al Le Grand Hotel, quello che ha sede in via V. E. Orlando. Imbronciata come una regina offesa feci il mio ingresso in quel palazzo reale, tutto specchi, stucchi umbertini e scintillanti lampadari. Frastornata dall'incantesimo cominciai a vibrare come una lampada in procinto di scoppiare pensando che, forse, sarei sfuggita al peso che mi portavo dentro,dimenticando lo almeno per un poco e che la cosa più eccitante forse sarebbe accaduta. Freneticamente ho anche sperato che avrei potuto dimenticare ogni altro dolore, noia. Come folgorata mi bloccai davanti a un'arpa situata nel Gran Bar e attorniata da divanetti capitonné tutti oro e velluti azzurri sentendomi dentro e fuori la Belle Epoque.. Con una spinta impercettibile al gomito sinistro,l'ufficiale mi fece segno di guardare su dove svettavano verso le volte affrescate monumentali colonne viola. Eravamo nel salone delle feste. Dimenticai l'ingombro che mi portavo dentro  facendone  grazia del trionfo al giovane accompagnatore che nel frattempo si era defilato per sfidare come un arciere che sfida il sole per diventare a sua volta girasole, colibri in festa per essere riuscito a rubare il fuoco dell'immortalità vincendo tutte le prove, tutti i premi, insieme a una bottiglia di "Adornetto", quel raro vino che produce la minuscola pianta di vite sul retro del palazzo e offrendo meli danzando come un serpente sotto le luci dei lampadari.  E' vero che per trovarmi ci mise un poco già che io mi ero nascosta dentro una di quelle quattro tende  a piangere come un rubinetto rotto e senza idraulico che potesse aggiustarlo. Dopo quattro mesi partii per New York dove restai per quattro mesi. Dopo quattro anni mi sposavo col padre dei miei figli. Ciclicità. Costanti. Multipli. Un poco di scienza quantistica o ancora un' insolubile Karma. A volte mi viene da pensare su certi dati periodici di un non bene  qualificato volto che si chiama Destino nei suoi precisi colpi di fucile, e come allora mi domando, con ben poche risposte, se non che, la "navigazione" è sempre fatta di "buon vento", di abilità  nell'intuire i cambi di vento con molto anticipo e qualche buon Protettore durante tutta la traversata. Ma questo è anche il prezzo di chi "sceglie" la vita con tutti i suoi fremiti ed insidie, la magia di un oracolo interiore come guida e non la finestra di una comoda casa tranquilla per abiti finì e consolidate colazioni brontolando sempre per abitudine  Mirka






Marcia Radeztky  (Johann Strauss)



lunedì 26 dicembre 2016

AL CORO DELL'AMATA TERRA RUSSIA

No! 
Non coi versi! 
Piuttosto farò un nodo alla lingua che mettermi a discutere  

Oggi non in tedesco  non russo non turco io   in persona scorticando il vivente  divoro la carne del Mondo 
 non Solleverò il viso deformato dall 'angoscia! 
fra tutti il più maledetto  
la fronte picchierò nel pentimento fino a che non si spaccherà  
No,
 non la scaltra invenzione di un condannato! 
 Se dal patibolo non raccoglierò le membra dilaniate  
non importa
 io ho versato tutto me stesso 
il solo degno di prendere parte ai giorni nuovi.

 Gli uomini nasceranno, 
uomini veri, migliori e più pietosi di Dio stesso. 


Vladimir Majakovskij (Guerra e Universo)


 "Russian Folk Song (Red Army Choir)



domenica 25 dicembre 2016

RICONOSCIMENTO

Ha faglie di vento il silenzio, a volte.    
Che sia lì dove s' incontra l'onda di un bacio     
il fremito di pelle stropicciata o    
  la voce dei morti che s' impara a riconoscere
 dal pieno di quel fiume dove 
navigarono tutti i personaggi di Pinocchio e
 un poco di gravità segnata dal blu nel mezzo della fronte?. 

Mirka"Zorba  


"Il bacio"  (Giovanni Allevi)



giovedì 22 dicembre 2016

POCO PRIMA DI NATALE...UN GIORNO

Una stanza quadrata   una finestra nel mezzo di una parete   all'angolo della parete centrale un albero con tante palle di vetro colorate   un gatto fra i piedi   una donna con le mani infarinate e il suo andirivieni pari al battere di un orologio regolato a perfezione   un grosso tagliere pieno di tortellini dolci ai vari sapori ( al savor nel dialetto emiliano)   lo sfrigolio allegro dell'olio   l'odore buono dentro e fuori casa   un uomo che si frega le mani e non si sa se per scaldarle o per la gioia delle vere feste in arrivo    un disco di plastica comprato col giornale che gira dentro una valigetta gialla nell'aria una canzone cubana Siboney      una ragazzina di dodici anni incantata su le magistrali lezioni di astronomia recitate da l'uomo senza capirci nulla      la Donna con la mano dietro la schiena all'altezza dei reni ma col volto raggiante come la prima stella quando spunta in cielo.     Un ricordo nitido bello e pulito di una famiglia che senza appartenere all'alta aristocrazia, di Aristocratico aveva in assoluto l'Onestà, il Cuore, l'umanità nel l'accoglienza trasmessa dagli occhi e dal basso di ogni più profondo sentimento. 


   Mirka"Zorba


  "SIBONEY"  (Ernesto Lecuona)

mercoledì 21 dicembre 2016

ATTESA



Se la strada è un Compimento di una meta tutta da scoprire,  l'attesa della Speranza ne sono i passi   spinta  anelito  ispirazione  Scienza del cuore per raggiungerla senza astuzia  nel l'improvviso di un galoppo che ti giunge da lontano   nel mistero intelligibile  che si rivela come una lingua madre che chiama  senza far chiasso  o   nella risata di Valkiria catturato al l'aria, nel vortice del l'istante che ogni altro suono travolge e unica fa la direzione. In fondo la vita non è che un'attesa. Un Epifania che tutto si porta via. L'eterna cura che si persegue verso un Sogno o per un inaccessibile Ideale.

 Mirka"Zorba 



  "SOMEWHERE"  (West Side Story  L. Berstein)







giovedì 15 dicembre 2016

LA BIMBA



Non ebbe mai la risata facile,anche se la Gioia le scoppiava dentro.
Per misteriosa straordinaria percezione intuì che la Vita doveva dipanarsi fra due compromessi. Con gli altri o con se stessi. Per altrettanto misterioso istinto sicuro sentì (seppe) che avrebbe scelto quello di non scendere mai a compromesso con se stessa. Nel mezzo,tra i due,il filo capriccioso della fortuna. La sua fortuna fu nell'essere dotata di una individualità completa, il teatro che la iniziò alla Bellezza come sintesi di ogni sforzo per restare fedele a se stessa sino a trascendersi,senza ignorare le trappole e gli abbagli che sfuggì pur sfiorandone gli irrimediabili abissi e restando integra,misteriosamente o per grazia superiore,nella dignità e negli Ideali Universali,forte di una volontà e da un principio che sfugge allo stesso finito mortale.
Si emulò solo con se stessa.
Sensibilissima,impressionabile e delicata non permise a nessuno di entrare nella sua misteriosa vita intima  d'anima, ma non smettendo di domandarsi, nel muto o no dei suoi pensieri, dandosi risposte o non trovandole se non nella coscienza della vita reale. 
La guidò la sua interiorità,la strada,la percezione intuitiva che si confrontava con la ragione,alcuni grandi Maestri che le scolpirono la luce negli occhi,i ricordi come alimento di fierezza in ogni attimo della vita e nel gelo del l'inverno.
La bimba. Adulta alla nascita,bimba durante tutta la sua ostinata bellissima utopia di vita tragica e Unitaria, la feroce Bontà che non risparmia,soccombente solo per compiuto di uno dei tanti viaggi. La bimba che guardava la vita con gli occhi sgranati senza mai chiuderli se non per una buona dormita rigenerante.  Auguri sempre a Lei.

 Mirka



Traumerei (Kinderszenen N7 - R. Schumann)



lunedì 12 dicembre 2016

IL FIATO FREDDO SULLA PIOGGIA




Strani luccicori lasciò
la pioggia mentre tesseva la sera

piccoli morsi d'incendi blu    
 ovunque incatenati

  palloncini allegri
che confusero     la strada 

sul fiato battente   il freddo  
 della prima gelata a   dicembre.


 Mirka"Zorba  


 "Una furtiva lacrima" ( Elisir d'amore - G. Donizetti )



giovedì 8 dicembre 2016

E D'IMPROVVISO IL SILENZIO

E d'improvviso esplose il Silenzio   come dopo il temporale 
e tremula gioca la goccia  quando smette la pioggia.

 Voluttà di terra bagnata 
 vertigine di legno odoroso 
  e la coscienza con la forza di tutto.   

 Ed è allora che ogni Demone tace e il mondo respira di buono    
 nel l'eternità in quel respiro dilatato   
  l'oblio congiunto a un Punto Indeterminato      e   
 tutto è lì.
  Increspatura d'occhi con cristalli di trasparenza.

Mirka"Zorba 


  "Largo" ( Xerxes - George Frederic Handel)

TE L'AVEVO PROMESSO



Te l'avevo promesso che t'avrei lasciato in memoria il Tempo che ci conobbe lucidi di Presente immortale anche a occhi chiusi    anche pregando l'arcangelo Gabriele di risparmiarti l'ultimo peccato di gola.   E tu sai anche che la mia misura fu sempre e solo per tenerti in serbo il meglio dell'Avventura   barando quel tanto concesso all'anima buona nel gioco eterno fra femmina e maschio.  E anche questo ci era ben noto in ogni momento della semina di biancospino e rose. 

Mirka"Zorba


  "Put the Blame On Mame" (Gilda -Rita Hayworth)




mercoledì 30 novembre 2016

FOGLIE VERDI



Cercai tra i rovi biancospino, viole e qualche bacca che sapesse l'einfleurage di tutti i fiori,       in ogni parola una nota vibrante che legasse l'una all'altra.   Con certezza  trovai Bach,      bisbigli di passeri nel nido smaniosi di prendere il volo     l'Andrea Chènièr tra l'inguine e la testa     un'allodola anche di sera e    sempre qualche foglia verde. Mirka"Zorba



"Concerto per Harpsichord"(Do min BWV 1052 -J. S. Bach)

domenica 27 novembre 2016

QUELLA STRANA PIOGGIA DALL'ODORE DI MUSCHIO

S' intrecciavano le vite godendo di tutto  nei fasci di luce impenetrabili come una bella favola che s' interpreta ogni giorno aggiungendo sempre qualcosa  col finale di radici che si abbracciavano la sera o una poesia con l'idea del Dio che si manifesta in ogni piccolo gesto d'amore   lo sforzo costante nel tessere la tela.    Incantesimi di epilettico amore che continua a far battere le ciglia.     È questo il vincolo che attutisce i colpi del dolore, distogle il viso per pudore e finge che niente tocchi di quella irriverente realtà che piange la sconfitta tra un balbettio come di sillaba negata o di vino andato storto buttando in alto i dadi.     Chissà forse la vita è questa.   Una ballata col tacco dodici  e sul muro un tiro a segno che mai vorresti. ..    Nitide sentiva quelle lacrime scivolarle in petto    prima una, poi due,poi lo scroscio della pioggia che martellando sul tondo morbido tamburo si congiunge  cade e forma il buco.   Un buco che manda al naso e all'aria l'odore del muschio raccolto per l'occasione di un presepe    un sudario di pioggia cristallina a proteggere dal gelo.   Incerta e quasi timida prima    dura limpida feroce quasi cattiva a volte    nenia dolcissima in sul finale che scompare e si perde nella cuna di un piccino.    Ultimo indistinto valzer ballato sotto un Sole immaginato tra le braccia, un papavero,  un campo, le corse, i nascondini, qualche graffio sul viso che sfumava senza lasciare traccia se non un'allegria dolente e un pò imbronciata.      Si sentiva vecchia senza senza averne nel cuore conoscenza o   come Abele trafitto e ucciso innocente e senza colpa assolto dai peccsti senza intenzione da un Dio, quello vero e giusto che si dice governi tutto il mondo conforme o meno a verità.     Ai posteri un documento lettera nel compiuto di energia che esplodendo bruciò anche se stesso e miseria di cenere diventa mentre il cuore palpita balza e si contrae in vertigine d'anima che tutto ha dato.  Filo d'acciaio che come seta legò il misterioso Insieme.  Mirka"Zorba 




"Ballata" (Op 23 N.1 Sol min-F. Chopin)







mercoledì 23 novembre 2016

LA PARTITA DEL NULLA EPPURE



E si giocava annusandosi come fanno i cani    si guardava in mezzo alle ginocchia   il formicolio fra le mani e giù nel basso ventre     ci si veniva incontro guardinghi e in possibile fuga tra dinamiche casuali e stasi maniacali   nell'equilibrio di un passa la palla o centrare il cestino    or con l'indifferenza del guitto or col ginocchio scorticato    gli amici in soccorso     indecifrabile legge di un mosaico confuso se non per un fine recondito nato dall'orgia del Caso o dall'ebrezza che sovverte l'alterità della norma    in vitalità che schiva o prende.     Gioco o Partita è in fondo la vita dove il Finale non ha ne vincitori ne vinti      un intenzione rubata al Caso nel suo ripetersi coatto di avvenimenti e qualche calcolo azzeccato in punta di fioretto.     Eppure ogni pezzo di quel gioco fu biografia o specchio su cui leggere una Storia     un ponte o una moneta di scambio la cui valutazione sta solo in forzata interpretazione affidata al lampo dell'intuito di un passaggio centrato per abile mestiere che con l'oste ha fatto i conti     un Far West racchiuso in memoria che lentamente si sbriciola in scaglie o in forma rotonda si chiude senza che l' eccitazione dia il via di partenza    il Destino che bussa e ogni battaglia prende    giusta o ingiusta che sia..   La Partita del Nulla   Eppure goduta fra campi dove la Vita cresceva.  Mirka


"Prologue" (West Side Story  Leonard  Berstein )

sabato 19 novembre 2016

ERA D'INVERNO E PAREVA DI MAGGIO

 Una carrozzina      un piccolo bimbo     un  volto in adorazione come una Madonna col suo Dio     la percezione che non esistesse  il tempo     i battiti del  polso vibranti come stelle d'un rosario antico     una vulnerabile dolcezza che incendiava le viscere     un'ebbrezza generatrice di  tenerezza  infinita      una Ninna Ninna  che prendeva  sempre il via      l'eternità smarrita dentro lo stupore  per una radice tranquilla che presto avrebbe  ramificato       l'uccello Lira  in gola per l'opera creata      un torrente di lacrime nel peso di una camicetta che sapeva di latte e  polvere di riso      la più nobile linfa che si trasmetteva da fiato a fiato     il gesto d'amore restato sospeso per non far male alla fronte degli angeli.      Era d'inverno e pareva di maggio. E il caldo largo d'un ala vegliava e vegliava    con gli occhi di bracia. Mirka


 " Ninna Nanna  (Brahms)

martedì 15 novembre 2016

L'AUTUNNO E I COLORI DEL RICORDO

Autunno che tutto raccogli nella gazzarra di auto sbuffanti l'esaurirsi del gas  in coda  i bus  a pompare nevrosi su ferri ormai vecchi.  A mucchi le foglie sparse qua e là  raccontano storie incamminate al l'inverno.   Tornano i cappotti, infreddolite gemono le dita    snoda delle caldarroste la nostalgia lontana di bambina  nella memoria dolente  che le fa eco il verbo calmati arrestando il balzo da leprotto mentre la voce dolce di una nonna fa segno che l'aria  è troppo umida e arma diventa nel tempo dove corsa e capelli al vento sono colori da tenere come brace davanti a un camino.   Rintocca la campana a sigillo d'un accenno di broncio,   di lassù la luna sprezzante e ammaliatrice     scalpita un puledro da ogni gamba tutti i colori del mondo la bella luna compiacente.    Realtà negli occhi su  macerie, fumo, zanne e ovunque spari.   Da una parte qualcuno ha vinto giocando con le mani sporche sui colori      l'altra parte, ridendo per finta o per davvero si chiede e  dice adesso gli uccelli migratori verranno tutti da noi.     Sai bimbo non c'è colore che i grandi non sappiano imbrattare ma      tu resisti e fatti gioia e pianto che in colore si trasforma e se credi possa servire al muto di parola, sii pure ironico di sguardo e ben diretto.   Brucerà più a te che a loro ma per te sarà succo vitale che  in gloria si  distacca    un che di sacro  che darà luce al dolore cresciuto nel l'ora del tuo buio     libertà che solitaria trova  sempre l'uscio di casa sua,  una grappa ambrata  d'amarone bevuta in bicchiere di vetro grosso e alla salute tua. Ormai sei grande e sai come va il mondo.  Mirka"Zorba 

venerdì 11 novembre 2016

SOMEWHERE IN TIME




 Li unìva la Musica quale sorgente da dove scaturiscono le misteriose essenze vitali, le essenze d'anima mai disgiunte dal cuore.    Potenza che irradiava il volto che l'occhio trasmetteva nell'improvviso rapido balenare.    E si poteva leggere tutta la sincerità e la fede.  Rivincita su un Sogno incompleto a cui fissata in tutte le angolazioni germogliava l'insieme unitario che tutto comprende di queste tante vite sostanziali, materia nostra in cerca, dentro la vita, oltre la Vita che non si arresta nel finito di quel l'ultimo impercettibile battere di ciglia.   Forse è così che non si teme         (estrapolato dai Racconti Il Destino Nel Nome ) Mirka


""Somewhere in Time"




mercoledì 9 novembre 2016

UN 10 NOVEMBRE SUL FILO ROSSO DELLA MEMORIA






Chiudo gli occhi e ripercorro sul filo rosso della memoria quando il mio ventre ti spinse alla luce.  Non volevi uscire dal mio grembo  così mani dure e indifferenti lacerarono quelle mura solide di caldo e protezione.   Pioveva come comandava Odino e io sentivo gocce e lampi tra un battito furioso e l'altro lento di un cuore votato al Trionfo della vita.    Tuo padre girava e grattava appiccicato alla porta del travaglio come se il bambino a nascere fosse lui  e io lo vedevo con gli occhi della conoscenza anche se concentrata ero tutta in Te.    Tra una sciabolata e un respiro che solo la terra in procinto di dar spiga fa    sentii una voce anonima che diceva l'anestesista se n'è andato.    L'ago del ginecologo  cominciò allora a cucire   un due   uno tre   uno quaranta.   Ma    non sentivo nulla se non la Felicità del tuo battere tranquillo.   E che gioia quando l'aria si riempì del tuo urlo mescolato al mio pianto!       Ti misero poi finalmente fra le mie braccia    i segni del forcipe lasciati sulla fronte     il sussulto del cuore che mi diceva tutto è andato bene.    Oggetto e soggetto indistinto nell'intraducibile pianto silenzioso io, fermento di omerica vita in addivenire tu, mio immenso sole già pronto a bruciare      sospeso di lacrime lunari       rivolo rosso da cui nacque la vita e l'arena.      Mio carillon serale     mio violino del cielo al mattino in cui annegare e con volontà smarrirmi in quella luce del mondo con uccelli e pesci strani.  Abbi cura di te.   Che continui a guidarti quella forza interiore che non ti è mai mancata     i tanti talenti che hai    l' intelligenza dinamica per realizzarli tutti     un pò di fortuna    e    il Dio.    Ti voglio bene al di là d'ogni distanza e cielo.   Mamma



"Wiegenlied (Op 49 N. 4 Johannes Brahms)




lunedì 24 ottobre 2016

SPIRALE DI FUMO


 SPIRALE DI FUMO




Specchi     infiniti specchi   e  

 Tu    

vibrazione di multiple interferenze   

 punto sempre per un  Da Capo 

  mistura di mirra e un poco di fiele   

 spirale di fumo 
dove la preghiera si congiunse. 

Eppure arrivare sino al Dio non fu concesso.

 Restò invece l'estasi  
 del profumo lasciato su ogni dita

 la litania mantrica del salmo
 la corona mistica dei sensi 


spirale di fumo  

  sinestesia  che converge nel punto più alto di memoria
 di un'estate o primavera  o fine autunno

 azzurro indaco che a tutto sfugge nel mentre 
Identità diventa sciolta la dura terra.


Mirka  







"Cinema Paradiso"   ( Ennio Morricone)









giovedì 20 ottobre 2016

MARE IN MEMORIA



Fu carezza o infinita onda di uno stesso mare?    Non saprò mai che tutto,  ora,  è sangue di memoria dove alba e tramonto s' incrociano e tutto riluce screpolato di colori.  

Mirka  


"Mi par d'udire ancor"  (Pescatori di  perle-  Georges Bizet)

martedì 18 ottobre 2016

L'ULTIMO TERRIBILE SGUARDO D'AMORE



Credo che in quegli occhi sgranati e terribili Lei vedesse una futura realtà attraverso una chiaroveggenza visibile solo agli occhi del l'Amore. A Karina ossessionò sempre quel ricordo, ma sapeva, o meglio oscuramente ne percepiva la verità.  Non si barattano le ultime verità in occhi così sbarrati. In Karina restò nei suoi la caligine terribile di quella  luce, nel cielo  stormi di uccelli al tramonto di fine aprile, col loro gioioso stridore così contrastante col battito obliquo e furioso del suo cuore, l'elettricità nel l'aria diventata palpabile sostanza di materia.    Mirka  (Estrapolato dai Racconti Il Destino Nel Nome) 

Attraverso la gioia e il dolore   
siamo andati mano nella mano;   
ora riposeremo del cammino in qualche terra silenziosa.    
  Il pendio della valle si addolcisce   
intorno, e l'aria si fa scura;  
 solo due allodole si alzano,   
sognando la notte, tra i profumi;   
Vieni vicino, e lasciale frullare,   
presto sarà tempo di dormire;   
altrimenti noi ci perderemo    
in questa distesa solitaria. 
   O pace profonda del tramonto.   
 Siamo così stanchi del cammino    
 è così forse, che si muore? (H. Hesse)




 "Im Abendtrot" (Vier Ketzte Lieder -Richard Strauss)

domenica 16 ottobre 2016

GLENN GOULD OVVERO IL V CONCERTO (IMPERATORE) DI BEETHOVEN





Un giorno una persona con l'eleganza naturale che lo contraddistingueva dai più, mi mise tra le mani  un CD insieme a un libricino antico di poesia  (Paris -Adolphe Delahays, Libraire-Editeur 1861). Non smisi mai di ascoltarlo e in ogni stagione dei miei umori...fu sempre lui a dissolvere ogni nebbia in Sole indicandomi il luogo dove si espande sempre la Gioia. Grande fu il mio stupore che non riuscii a trovare la voce per dirgli grazie. L'ho faccio Oggi grata e riconoscente perchè mi permette di ricordare chi sono, sempre che lo dimentichi anche solo un minuto, inclusi quelli della notte. Una piccola ma pulsante Identità Innamorata della Vita in tutte le sue forme. Dal fiore spuntato nella notte, all'embrione che crescendo porterà altra vita, nelle spalle curve di un vecchio, nel buon giorno sparato come una cannonata dagli occhi. Che in quella Musica interpretata magnificamente da Glenn Gould ritrovo sempre il senso di ogni grandezza nei doni della Madre Terra, ogni sofferenza  una prova che ha fatto dell'uomo un eroe. Anonimo e solitario o osannato per avere saputo recitare bene la Sua parte e con la fortuna per Amica.   Buon ascolto.


Mirka



 "Emperor" (V Concerto in flat Major  -L.van Beethoven)







venerdì 14 ottobre 2016

BRICIOLE E L'INSIEME








Un uccello sul ramo
 non cantò ma
 con gli occhi curiosi mi guardava  
 stesi bricioline sul balcone e
 dietro la tendina mi nascosi.   

Cantò saltò s'avvicinò e
 tutte le briciole mangiò e
svelto s'involò 
 dove non so che
 troppo ampio è il cielo per
 l'occhio fatto di diottrie o
 nel Romanzo della Scienza 
 eterno enigma a presso di noi tutti
 traguardo sempre da raggiungere lasciando
 pesi obblighi e fardelli per la via o
 al mercato della fiera. 

 Restò invece a me il sorriso dolce
 e un poco mesto della nonna mia
 concentrata e attenta
 su ogni pisello  che sbucciava...

  il guizzo d'argento  d'una biro 
coi caratteri nero rossi della Farmas  
 nell'aria appena un poco intiepidita 
 una canzone antica

non ti scordar di me

uscita come Viola di pansè
  da un vecchio libro di preghiera. 

Mirka




"Non ti scordar di me" ( Ernesto de Curtis)

martedì 11 ottobre 2016

HABANERA PROVA DI UNA LEZIONE AL PIANO








Così Maestro?   No. C'est trop lourd.  Questo va bene Maestro?   No. Plus lègers.   Può andare Maestro?    No. Joue de tout.   Meglio Maestro?    No. Plus cachèe.   Adesso Maestro?    No. Plus de coups de lumière.    Sono sulla strada giusta Maestro?     No. Plus vertige de la libertè.   Questo Maestro?    No. Delivre tous les remous d'un sang rebelle.   Va bene così Maestro?    No. Plus papillon.   Ridenti gli occhi s' intrecciarono in unico sguardo e per la stessa direzione.     Soddisfatto Maestro?     Si. Bravississima.  

Mirka










domenica 9 ottobre 2016

ABBANDONO



...e si sentiva vibrare l'anima di nostalgia infinita. Forse l'essenza stessa del l'esistenza. Lì la sua Patria o forse il mito di una Patria.      Le palpebre si abbassarono e si abbandonarono al sonno. La trovarono così. Un sorriso indecifrabile ondeggiava fra le luci e ombre del suo volto bianco. Mirka (estrapolato dai Racconti Il Destino Nel Nome)


""Adagio"  (Albinoni in G minor)

venerdì 30 settembre 2016

MA TI RICORDI L.




 Ma ti ricordi L. che corse?...
 col fiato grosso e con le chiavi in mano 

  la macchina sbuffava e pure i piedi nel l'energia adulta che scalciava
  dando fuoco alla luna e poi anche alle stelle
 

 e la pioggia che batteva a grandine senza
 riuscire ad arrestare il passo imbizzarrito

nè il sole di luglio che come forbice tagliava 
la saliva d'anima  di polvere e di frutta     
    
e i sassi...

 te li ricordi i sassi scalciati col binocolo
che inciampare su gli squali non era certo gloria pei cieli ne per la terra

   ci si sentiva vivere nel balzo della Corsa
 irriverenti come sa essere la gamba nuda di una donna

e il pranzo era la cena e la cena un lento calice 
  perchè la notte non finisse mai

 arroventati e lessi si aspettava il riposo delle stelle
    che tranquilli i cuori assicurata era la foga della Corsa

 esausti e mai sconfitti  col mondo ancora tutto da creare
 la ricchezza un profitto da             scalciare 

 il "noi" nel gioco della gioia rumorosa che riunisce  
rotto a volte dal singhiozzo mentre cambia di gradino 
 

Tu con l'impermeabile dal colore della panna un poco sfatta portato 
con la disinvoltura del gran Dio

nella tasca destra tenevi il giornale coi titoloni rossi in bella Vista
 nell l'altra un libro di Poesia che fosse l'acalmia dove scorre la vita fra lotte e fra follie

      io coperta invece dall'eskimo pulito ma sempre un pò sgualcito bandiera di utopie
svanite nel colpo della tosse preannunciato dal morso delle labbra troppo chiuse
  
 col Destino che si porta addosso e non si può cambiare 
malgrado gli scongiuri a santa Dorotea o al l' inflessibile Teodosia.

   Un pollice bastò a fissarci l' Ombra della realtà sui muri e 
non ci fu Bibbia o dubbio filosofico capace di toglierla di mezzo

 e fu proprio Lei a bloccare il passo a NOI  mercanti lucidi di Sogni persi
 nel flusso vivo della corsa e...  non fu più nulla se non col sangue a sbalzi. 

E si vagò... con la luce in faccia e  la morte dentro 
le verità lasciate fra un colpo e l'altro di quel cuore chissà anche un pò un'indurito.


 Ho ancora quell'Eskimo in baule sai?...
 c'è uno strappo alla manica che assomiglia a un buco ma il verde è ancora quello.



Mirka


"Eskimo"  (Francesco Guccini)

  Nota. Poesia corretta dopo l'entusiasmo del Primo lampo emozionale.  Chissà se era meglio coi refusi del prima o la misura pensata del poi...

giovedì 29 settembre 2016

A VOLTE LA CHIESA -BACH-GOUNOD

Ieri ho camminato molto e mi sono stancata.   Sono entrata in una chiesa. Lo faccio spesso per tanti motivi, anche solo per la pace, d'incontro vero  per trovare attraverso la forza di Dio anche la mia forza e utilizzarla secondo la sua volontà e dentro la sua Luce. Mi piace la chiesa soprattutto quando non c'è affollamento per riti o consuetudine domenicale. Mi sono inginocchiata con l'umiltà profonda, quella che svuota da ogni Se e da tutti i contagi di vanità o d'altre forme d'impurità. Dopo il breve istante di sottomissione, le ginocchia cominciarono a farmi male. Così mi sono seduta per  continuare la mia neditazione. Improvvisamente come scaturita da un tetto aperto sui cieli si levò una musica a me molto nota. E fu ancora lì che trovai  il senso di tutto dentro ogni inizio. l'Amore che unisce gli uomini e dalla Terra li avvicina a Lui e...nel ricordo lontano...mi rividi nella mia giovinezza frammentata e viva nella scienza di tutti i miei Sogni.   


 Mirka


 "Ave Maria"  (Bach -Gounod)

martedì 27 settembre 2016

ECCO... MORIRE È DORMIRE E NON SVEGLIARSI PIÙ



 Ricordo quando uno dei miei piccoli di tre anni mi chiese guardandomi negli occhi,che cosa volesse dire "morire". Restai sbalordita ma non tanto per non impedirmi il controllo facciale. Sapevo di trovarmi di fronte a un bambino vivacissimo ma dalla sensibilità acutissima e con un'attività mentale fuori dalla norma, ciononostante un'impercettibile imbarazzo lo ebbi. Non è facile dare una risposta che non sia una favola ma che al tempo stesso non provochi traumi in una testolina di tale portata.     Anche allora, sebbene giovanissima soffrivo, a volte, di fortissimi dolori alla schiena che, quando non mi obbligavano a letto, imprimevano al mio volto, solitamente sereno e gioioso, la timbratura di una smorfia. Guardandolo a mia volta negli occhi e col tono più dolce e rassicurante che sentivo essermi corrispondente gli risposi    ecco     morire è dormire e non svegliarsi più con la certezza di trovare ad accoglierci al risveglio tanti angioletti.     Ancora mi torna in mente quel ricordo con quella domanda fatta con occhi di un azzurrità immensa e so che anche adesso gli risponderei come allora.  Dormire e non svegliarsi più.   Ecco... Un elevarsi al di sopra della terra dimenticando tutto ciò che ci ha ferito in profondità, le crudeltà dell'esistente e...augurarsi d'incontrare ad attenderci tanti volti buoni,gioiosi, amati,   che ci facciano parteci della loro gioia senza nessun contrasto nè agguati pronti ad afferrarla.  

Mirka 


 " Il lamento di Federico" (Arlesiana -  Francesco Cilea)







domenica 25 settembre 2016

IL TUO SORRISO NELLA NOTTE (THEODORAKIS)



Ovunque sei quando vorrai, se tu mi stai cercando anche se sei in capo al mondo, incontro a te io correrò.   Il tuo sorriso nella notte, verso di me mi guiderà, se c'è una stella che  mi aspetta anche nel buio la vedrò (Theodorakis)  


 Ricordo come fosse stato ieri.  Mia madre ed io. Felici e mano nella mano si camminava, si cinguettava ma cambiando immediatamente le tonalità quando si  passava alle cose serie, ci si fermava davanti a un negozio mentre io con l'occhio percorrevo tutta la strada che ci separava da "quel" Caffè  dove solitamente andavo e dov'ero di casa.  A un certo punto, si era tra la chiesa del Gesù e a due passi dal teatro argentina, ( Roma) quasi l'avessi sempre avuta in gola e aspettasse d'essere liberata mi uscì questa canzone. Abbozzata o forse più sussurrata alla mia anima nel dialogo di ogni giorno più che a un sensibile visivo, sempre più forte e in crescendo poi.  La gente cominciò a voltarsi a sorridere a  fermarsi  ad accennare un passo di danza e infine ad unirsi. Una rivoluzione di strada insomma da incidere la memoria di profonda Gioia e del senso ultimo di tutto. Comunicare -Unire ognuno coi mezzi che ha. Anche oggi 4 Dicembre 2016 rivedo tutto di quella scena stupenda che per due ore vide ballare incontrastata la Gioia, stracciate tutte le multe e i rapporti disciplinari per dare vita solo  a un'Unica grande favolosa cordata di allegria che spesso mi ritorna in mente con infantile felicità ma con adulta consapevolezza. . Mirka"Zorba



"Strosse To Stroma Sou"  (Mikis Theodorakis)
 Forse tramonterà anche la luna    mai quella Stella che gli occhi  videro spuntare al tenue abbozzo della sera e come ultima a sparire.  Lei. Piccola stella sovrana legata ad altre sovranità.    Misterioso  sostanziale impalpabile imprescrutabile limpido tremore di luce in perpetuo dinamico  apparire e nascondersi, forse perchè viva sulla terra un pensiero che si rigeneri come chiave che si congiunge a lei abitatrice di un Universo Palazzo che tutto vela mentre risplende vanificando ogni scienza d'uomo.

venerdì 23 settembre 2016

SEGUGIO




La mia priorità fu sempre la Ricerca d'innamorate
 Identità  
 la  Musica come oceano che contraddizioni non conosce
 nell'Amore vero e nei suoi specchi d'incanti e verdi pascoli 

  non ebbi desideri di troni nè di incensi  
ma desiderai che si sincronizzasse l'ora su un caldo Regno a colazione   

forse non fui mai leggera del tutto coi bagagli che mi portavo a presso ma
 come equilibrista da gran salto lì portai col sentimento della marcia o
 dei delfini quando giocano al pallone 

  più incline al donare che al chiedere scialai
 Vita e forziere portando in sella solo
 l'usignolo onesto e fiero del suo Canto fin che  il giorno si levò.    

 Una sola certezza continua ad alimentarmi il cuore  
 che i Sogni vivranno oltre la mia stessa storia  forse 
rubati da un bravo ladro di passaggio come me.   

 Nessun protocollo mi fermò se non la Signora morte 
così poco sorvegliata se non per Serio gioco   
 e Fiutai   
fiutai come fa il segugio l'odore 
d'ogni inganno a cui non diedi tregua 
offrendo inerme il bianco petto.    

Che altro ancora posso dire se non che
 gioia ancor mi resta a quel l'Isola dei pesci
 in credito di scherzo o di sorpresa?    



Mirka   


"My Heart Will Go On"  ( theme Titanic film)


 

mercoledì 21 settembre 2016

CHIARORE DI FELICITÀ




Seduta su una panchina aspettavo che la sera scendesse.    Dopo qualche operazione un tantino complicate trovai dimora al centro della panchetta e osservavo senza essere vista i bimbi che giocavano    le mamme in chiarore di felicità.  Non c'era aria di fretta in torno che la felicità il Tempo non conosce.    Il cigolio di un'altalena catturò per un'istante tutta me stessa   beata illusione d'eternità nel vento    un uccello cantò forse a uno stato di festa in dissolvenza.    Sorrisi per un sillabario noto solo al mio cuore frullato da spavalde risonanze    poi     tutto tacque     finito il giorno    un Sogno senza fissa dimora  in risposta alle gambe diversamente in moto     lente a riprendere il cammino.


Mirka


 "Sogno"  (Traumerei Kinderszenen -n.7 -R. Schumann)

lunedì 19 settembre 2016

IBRIDO COMPOSTO




Piccoli gendarmi       le lacrime  
sempre pronti a sparare sul primo ladro di cuori  

 giocai con le essenze agrumate  
 s' affacciò l'ouroboros  

trasformata in complesso composto
  rise la sera   
ibrida profumò la stanza. 


Mirka  


"Il Cielo in una stanza"  (Battiato  -Charlie Chaplin)




Nota:  Per chi non lo sapesse l'ouroboros è un serpente che divora se stesso per partorire se stesso

domenica 18 settembre 2016

FILO ROSSO



Come bambino senza memoria se non per il Latte mancato  
 vibrai di epica eredità  nel l'oceano dai mille suoni e pianti  
 il filo rosso in mascella.   

 Mirka  

"Blowin'in The Wind"  (Bob Dylan)




"

venerdì 16 settembre 2016

ROMANZO INCOMPIUTO



 Ogni partenza per     era un respiro affannoso che si calmava sul predellino del treno o dell'aereo  ma  ogni addio era un viaggio senza ritorno.  Un viaggio con l'ansia del deserto da riempire di ciliegie e melograno o un ghiaccio da scaldare con la febbre che saliva col mercurio di un'invisibile asticella, le mani frenetiche fra una pausa di Scrittura, telefono, grattatine alla matassa di bracia dei capelli, baci all'aria che s' annodava, nodi da sciogliere con la mano al telefono,  il bisogno sempre nuovo di dirsi  tu sei qui, noi esistiamo se siamo insieme.  Ed era questo l'unico modo per conciliare quelle mani sempre in perpetuo movimento. Movimentate vele coi delfini in  gioco, il corpo  frutto maturo per essere liberato dal l'inutile peso di un tronco comune.   Si era appreso un linguaggio segreto, tutto nostro, tra lo scherzoso e lo scrupolo che rende serio anche lo scherzo e che spesso ci lasciava balbettanti ed estenuati per aver messo tutto  di noi tra sentimento e intelligenza, per cui anche a distanza, o mentre si parlava al telefono se ne poteva vedere la luce che illuminava i reciproci volti riflessi in un Immaginato specchio che rideva.  Ci si scriveva infinite lettere. Lei nel grande terrazzo di casa, lui nel suo studio presumibilmente ordinato o pensato tale.  Ma per lo più il mezzo più efficace di comunicazione era affidata all'intuizione che assumeva sostanza di forma e colore più che di parola così facile nel depistare dalla verità del sentire.    E finalmente il reincontro quasi sempre coincidente coi reciproci impegni, qualcuno organizzato da Lui.  Venezia, Firenze Milano Zurigo Berlino Roma e le altre strade del mondo. Un frullare di ciglia   la valigia con la cerniera sempre pronta a esplodere     la danza dei taxi o dei treni    l'alchimia come deterrente di comunicazione    il coraggio che disegna e cancella ostacoli e prove e si trova vincente. Che uscire dagli schemi è vittoria di Se e d'Amore.   Eppure qualcosa non tornò in quel l'ingranaggio perfetto. I ritorni erano sempre una tragedia con a dosso un'impenetrabile senso di sconfitta e   come di perdita. Non la sofferenza naturale di quando si è costretti a lasciare la persona amata, ma quella più dolorosamente sottile di un Se che viene a meno o se ne perde un pezzettino. Restavano è vero, a mezzo del l'aria gli occhi vivissimi di entrambi che bombardavano luce, ma un velo d'insoddisfazione restava. Un'insoddisfazione che lavorava su l'inconscio pur con la ferma volontà di non opporsi al Destino.  Fra una pausa di razionalità e un'altra di meditazione, mai veramente a fondo, a soddisfare la vanità di lei spiccava l' adorazione di lui nel piacere visibile di sentirla parlare. Un parlare che lui chiamava la sua melodia  infinita. Una sinfonia che si sostituiva alla realtà diventando spazio su cui navigare. Bello sicuramente ma non appagante per cui qualcosa andò storto. Eppure i connotati per essere un romanzo concreto e a lieto fine non mancavano se...Se non ci fosse stata la pretesa da parte di lui di quella disciplina (militare) che a lei ricordava il filo spinato di Dachau anche se costruito con fili d'oro e pietre preziose. Ecco, questa era la sensazione che si portava a presso dopo ogni incontro,  rendendola inquieta, nervosa, negativa sino al disfattismo. Che per lei l'Arte come l'Amore era conoscenza seria ma in punta di piedi, proprio perchè ci si avvicina al l'imponderabile sacro, uno studio attentissimo senza distrazione, esaltante e insieme prudente, un Sogno prolungato e continuativo di Bellezza trascendente la stessa fisicità, attraverso mille forme, con la manifestazione di energia che rinasce ogni volta da una pioggia d'oro o da Leggi non scritte che riempiono il Se e liberano l'universo e da cui l'ispirazione trae la sua intensità. Si adeguava è vero anche se oscuramente sentiva che per venirsi veramente incontro, comunicare e realmente comprendere non bastava la volontà che spesso ci si chiede senza trovare risposte valide ed esaurienti, ma alla fine anche il nostro istinto si concilia con la coscienza. E lì riunisce come fa il Cielo con le stelle senza il danno dello scontro. Che a volte si crede di conoscere e si soffre perchè "qualcosa" manca al l'appello fino a che non lo completa l'azione del Tempo che dà ragione a un nostro misterioso sentire.       Rimpianti? No. Che la natura va assecondata guidandola con la profondità lieve di chi vuole vederla crescere ricca di germogli sempre in fiore e di frutti buoni da donare ai passanti, mentre negli occhi rivedo il Castello di Berlino 37, Anna la dolce domestica sdentata e dal naso sempre rosso, ( consolava la sua solitudine col vino), il lungo maggiordomo che sembrava un faro sempre spento, l'interminabile Steinway, spartiti anche su la testa, grammatiche di tedesco a terra e sul cuscino, un quaderno e una penna sempre nascosti in tasca, una giovanissima ragazza alla finestra sempre troppo incantata a guardare il cielo e un prato  (immaginato) su cui liberamente danzare a piedi scalzi, la percezione quasi allegra sulle gambe impazienti per l'ingaggio (stabile) al Theaterkasse saltato ad altre vite più ubbidienti e brave, il cuore un pò pesante per il pianto, forse, di una madre, la leggerezza scalpitante verso ogni sentiero ignoto, Protetta dal l 'Esercito di Angeli con scudo frecce ed arco.  No. Non tengo Rimpianti per questo Romanzo restato Incompiuto forse per intercessione divina o più ancora per la forza di una indomabile natura. Un Sogno. Questo si.  Ma cresciuto dentro al regno della Libertà guidata con Amore INCONSAPEVOLE che spesso solo a posteriori si comprende che ciò che si era dato era Amore e solo amore. Quello che irradia sempre Programmi di luce in coppia a un'idea razionale mai disgiunta dalle Leggi del cielo (pur non conoscendole se non per la gioia che trasmette il cuore) col prudente dubbio che implacabile fruga o     una misteriosa certezza di Fede.


Mirka 


"Andante" (n. 21 -C Major -  K 467 - Concerto per piano e orchestra-W. A. Mozart)



  Nota: Questa non è una fola (favola,invenzione) ma un pezzetto di un mosaico che si chiama  vita. Vita fatta da tante vie spesso intricate come un labirinto da percorrere inseguendo le correnti e dove ci aspetta all'angolo di una via il bivio per una "scelta" verso la quale il Destino opera e spinge e un poco anche noi, nomadi erranti e in cerca, speranzosi di un filo avvoltolato fra le mani di non perdere mai come impronta che ci ha lasciato la natura,  prezioso inciso della propria reale individualità nata dalla sorgente da cui provenimmo. In zampilli sempre diversi, proprio come un teatro composto da tante scene...e che mi piace condividere fin che.

lunedì 12 settembre 2016

BALLATA DEL L'E






E      
correvano insieme   
verso l'unica Direzione  senza 
averne concordato la Meta 

 perdevano il fiato 
e
 li spingeva il vento 

  riformata l'Energia rinata
 da l'inafferrabile mistero
 che partoriva Soli  

 inconsapevoli mari di Bellezze che mai
 si arresero al Tempo o la svili  

 vortici che aprirono 
 amplessi sempre curiosi in quel 
rosa che fecondava l'anima
 e
 i polsi delle vene 
fin che non  finì il fiato.  

 Mirka



" Sto Perigiali" (Mikis Theodorakis)

venerdì 9 settembre 2016

COME CADENZA




Calmo è il mio strazio       Oggi   e affilato   
 assorbita in una irragionevole nostalgia di Assoluto.   
 Nel mio gomitolo dipano intera la mia solitudine 
cadenza d'orologio al muro.   


 Mirka 



 "Preludio"  ( Op 28 -N.4  E min -F. Chopin)

giovedì 8 settembre 2016

CONVINCIMENTI





Disoccupata a sguardi 
 io mi convincerò 
di poterli riprendere oltre 
lo stesso tempo che li separò.
 Tu precursore di mondi ignoti 
nei quali io navigai come 
l 'affresco di un murale  
sempre trafitto da un raggio
 ombrato di malinconia.  

Mirka 



"Adagietto" (V Sinfonia  -Gustav Mahler)




mercoledì 7 settembre 2016

FOGLIE E LA RESA DEGLI UOMINI



Una palude di foglie  s' agitò ai miei piedi
  immagini di uomini arresi  
risucchiati da una terra indifferente.  

Mirka   "Dance Macabre" (op 40 -Camille Saint-Saens)

lunedì 5 settembre 2016

UNO PIÙ UNO FA SEMPRE DUE




Era meraviglia il prato che si vedeva             crescere
sotto la terra che fermentava giallo e vermiglio

 ma la gelata era in agguato
 e violenta e cattiva venne come 
impazzito drastico cervello

 coi piedi scalzi e la sottana al vento
 mi hai lasciato mentre impassibile
continuava  con le sue varianti il Viaggio
                              
 si produssero le ore come incidenti di percorso dentro
 uno specchio che le riflette tutte come 
scenario che si osserva 
da un treno in corsa e senza il preciso di fermata.

 Una scienza che sostituisca l'Arte sarà d'ora in              poi
 quella che dovrò imparare                    proprio io
 così aliena al Credo della logica di quel 
l'Uno più Uno fa sempre Due   

e si giocava a fare i grandi
 senza alcun volto che non fosse 
la  birichina nudità degli occhi 
affilati come splendidi tizzoni    capaci
 d'infilarvi dentro il Diavolo e 
qualche buona coronata Partita a scacchi 
 mentre Cupido intanto rullava come un matto
 in fenomenologica  astinenza 
che si chiamava Verità del gioco   quello 
che scotta  vince o si butta a terra con l'incoscienza 
propria degli adulti che ridono  dei naufragi     e per poco
si salvano  pure  dalla potente e sveglia noia.


Mirka  



"Toccata"  (Partita n.6 -Johannes Sebastian Bach)





domenica 4 settembre 2016

NON SO






Il tuo
 fu un ricordo doloroso
  bello come un tramonto d'alba luminosa.   
  Fu inganno o 
abbaglio di retina troppo lucida quel 
tremore di ciglia ribattuto
 su la fissità di un angolo 
che solo tu vedevi al centro di un lontano? 
Non so.
 Eppure io ho sentito  l'allodola cantare
 O  forse  era solo il gemito 
d'uccello                  impallinato.
Non so.


 Mirka 

"I Have Nothing" (Whitney Houston)