fiume

fiume
fiume della vita

venerdì 31 agosto 2012

LA CASETTA SOPRA AL LAGO.

Le cose non possono essere soltanto belle-occorre che ci siano anche cose che abbiamo difficoltà ad accettera tra tutte quelle che accettiamo con facilità.

"E' una cosa che mi spaventa sempre.Ogni volta che faccio qualche cambiamento mi preoccupa l'idea che la gente possa essere disorientata.E a volte vorrei ritardare le cose proprio per questa ragione.Ma alla fine mi accorgo che non posso fare altro che proseguire per la mia strada". (Trane)
 
 
 
 
Mi hai detto:
"ho preso una casetta
una casetta sopra al lago"
ho scartato l'offesa del cancello chiuso
mi son presa i faggi e tutto il lago.
 
M.
 
 
"Arte della fuga" (Bach)
 

giovedì 30 agosto 2012

DIARIO E LA SINFONIA DETTA "DEL TIMPANO" DI J.HAYDN

Una città all'alba sul finir dell'agosto 
 
 
E la natura frantumò  il rumore degli uomini
 
 
 E da qui che la quiete partì. Prese il via l'ispirazione al silenzio che parlava
 
 
 
C'è un silenzio quasi irreale,nella città,in questo sgocciolar d'agosto di  un qualsiasi primo mattino.Qualche colpo di martellina,mi dice che i muratori sono al lavoro.Persino gli autubus sobbalzano con meno frequenza,sui san pietrini o perlomeno con meno rabbia del solito e io non sussulto più come facevo all'inizio del mio soggiorno qui.
L'aria non è più fosforosa anche se non esala l"Inno alla gioia".E' più fresca e ha perso la "cattiveria" del bollore dei giorni precedenti.
 
La strada non è più divorata da itirenanti obbligati o liberi,non importa che,lo si capisce dalla bocca o dalle occhiate sbieche,dai passi pesanti come elefanti con la mota appiccicata sino alle ginocchia,riconoscibili sempre e comunque per lo stesso fine avente come risultato la stanchezza senza la spiga sul desco,il bicchiere di vino buono che accompagna dolcemente al riposo,la sera.           Ciononostante il malumore è percepibile nello sbuffo di rabbia camuffata da sbadigli,sul dar di gomito a pilastri e colonne,come naufraghi confusi e un pò sbandati,forse in cerca,come me, d'una scoperta inedita da far gridare l'urrà ai neutroni e a tutte le cellule che tramutano l'energia dell'ambiente emettendone altra dal sistema nervoso e da tutte le ghiandole.
 
Ah le Costellazioni col mio pesce pilota al centro,di sognatrice che perdeva il sonno piluccando acini d'uva freisa che colava come vino di barbera dall'aroma di resine e lentisco!
 
Ora mi pare quasi un'ospedale,la città.Un'ospedale con dei letti in fila uno di fronte all'altro,con gente che s'aggira,strana,i pazienti con la zanzariera infilata in vena a guardare tristi la finestra che da sul parco.Il parco che s'intuisce dalle cime degli alberi,una panchina vuota che aspetta il sole che comunica con le nuvole,le schiacciano per terra e i fiori nascono senza fare fatica. 
     
 La quiete nei polmoni aperti come fiumi che solo il verde hanno respirato .
 
Esco sul balcone e quasi trepidante attendo che il rumore della vita prepotente mi annunci il giorno pieno del suo verde nato senza esercitare la sua forza e...sorrido per l'affinità con questo colore che,un tempo, qualcuno definì essere i miei occhi, come un prato bagnato sotto al sole.
 
Mirka
 
 
"Symphony N. 103.detta del timpano" (J.Haydn)
 
 
 
 

Note: La sinfonia N.103 ,detta il rullo di timpani a causa appunto del suo singolare inizio,è la penultima delle sei,scritte da Haydn durante il secondo dei suoi soggiorni londinesi,che si protrasse dal gennaio del 1794 all'agosto dell'anno successivo.Si tratta di una opera dell'estrema maturità del maestro,allora sessantatreenne,precedente di poco la composizione dei due grandi oratori della Passione e delle Stagioni.Nei suoi ultimi capolavori sinfonici,Haydn,che aveva ormai al suo attivo una produzione sterminata di opere d'ogni tipo,che in tanti anni di attività aveva assicurato alla forma sinfonica un'ossatura che rimarrà fondamentale per tutto il secolo successivo,che infine durante la sua permanenza a Londra non era rimasto insensibile al respiro potente dello stile handeliano,compie,si direbbe,un ultimo sforzo di aggiornamento e di superamento di se stesso.Non abbandona certo la sua trasparente limpidezza che sempre aveva contraddistinto le sue opere,ma neppure rinnega quel suo procedere calcolato di proposte e risposte,di continue invenzioni a sorpresa che si accostano l'una all'altra con miracolosa precisione: conserva intatta la freschezza di questi procedimenti,ma il suo discorso si fa notevolmente più solido,più ricco di luci e di ombre,piùdensamente intessuto di elementi contrappuntistici e di novità armoniche.Una sfida,insomma che mette in evidenza tutte le sue potenzialità e possibilità latenti,germi arditi di più arditi sviluppi della tradizione sinfonica romantica,fino ai primi decenni del secolo scorso.


Le foto,invece, sono mie

lunedì 27 agosto 2012

L'ULTIMO CASTELLO DI SABBIA E IL VOLO DELL'UCCELLO MARINO.

 
fluidità d'onda in un mosaico ondulato riconoscibile solo a voce spenta

 
Più sabbia che mare ,dissero i piedi, ma  ben venga quel sapore di menta al gusto della zuffa.


Ed è "qui" che a sera prendono il via i fiumi al riverbero della fioca luce che li muove a bacio.





Sguazzavo i piedi in un mosaico liquido di onde

Insorse la creatura anfibia

Non potendo lordare il mare più del dovuto,bevvero i piedi ogni traccia di sperduta schiuma, a sera

Un formicolare sopra e sotto i piedi,mi disse ch'ero piombata su un castello di sabbia abbandonato da un Re

Tremarono i piedi mentre firmavo la mia condanna per tornare sulla giostra dei liberi,Servi del Caso

Alto
lo stridio d'un uccello marino nel teatro del cielo senza ribalta e senza paraffina

Sotto
la visione dei miei piedi insabbiati
Scavavano cunicoli d'ironia tipicamente immaginata presi da un trucco senza la gioia d'occhio


Da lontano qualcuno mi chiamò
Filmò il Tutto e poi sparì

Cercai di Smuovere i piedi intricati dalla sabbia

Mi avviai come Sara di Hud verso il fuoco con pallore di fumo

Sapevo di menta o di zucchero che sgocciola dal fico

Lacrime pesanti  si sfaldarono ai fili elettrici dell' aritmico sole di agosto sul calar della sera, mentre la sua ombra ancora crea la sua verità anfibia-adulterina, d'arancio coi puntini d'oro,i piedi raffreddati.

Beve l'airone l'ultimo suo raggio e lucciola si fa per non oscurar la luna.

Mirka


"Mi par d'udire ancora (Pescatori di perle-G.Bizet)
 
 
 
 
 
 
 

domenica 26 agosto 2012

COME QUELLA VOLTA


Illusionismo nel gioco della luce


Realismo trascendentale ovvero la realtà che continuamente si trasforma in altro



Capita a volte di lavorare in modo esagerato su un'idea,su un'immagine che ha catturato tutta  la nostra affenzione oscurandone l'insieme,una persona che la nostra mente ha raffigurato cielo dentro la terra o viceversa.
Un'eccesso di errore valutativo,non può che togliere a noi l'autentico senso del reale  portandoci fuori persino dal campo percettivo,il vero "centro di sè",l'unico capace di guidarci all'evoluzione a più gradi e non a un pensiero circoscritto come una lampada schermata da un paralume,anche se,come diceva Jung L'inerzia è lo stato fondamentale dell'uomo.

Noi siamo uomini  e,degni d'essere chiamati così,solo quando sappiamo esprimere la nostra individualità,capace di un centro stabile,libero,cosciente,autodeterminato,volitivo e indipendentemente da qualsiasi vincolo personale che lo condiziona.Perchè compito reale della coscienza è anche il coraggio delle proprie azioni,costi quel che costi.

Credo,comunque che,sia più facile resistere,all'inzio che alla fine. Prima di me lo sostenne il Da Vinci,io solo col senno del poi di accertata personale sperimentazione.Vale a dire che,spesso,siamo ossessionati dal bisogno di restare coerenti a un'idea,all'immagine che ci siamo fatti di quell'idea,a una persona che ci eravamo rappresentati potesse essere e,che,testardamente ci portiamo avanti con sforzo nell'impegno di una "scelta" coerente che giustifichi il punto dal quale eravamo partiti.
Eppure...spesso questa coerenza diventa una specie di trappola,se non un'arma contro  noi stessi,perchè in opposizione al nostro istinto che ci diceva che la coerenza non valeva quella posta in gioco.
Eppure...basterebbe un piccolo sforzo di pensiero-cognitivo,per evitarci conseguenze spiacevoli e dannose per noi.Un pensiero chiaro,schietto,lucido che,ci risparmierebbe anche l'irritazione per aver perso tempo,lavorando su una "falsa realtà",mai messa per iscritto e,sotto gli occhi di tutti.Lo sapevano molto bene i cinesi della Corea quando usavano questo metodo coi prigionieri americani...

Come "quella" volta ad es. che,invitata con "grande entusiasmo" a un vernissage fatto in "mio" onore e,che mi costò una bugia col Maestro su una prova di spettacolo rinviata,degli enormi disagi per affrontare più viaggi,sotto un sole che picchiava come un turco,arrivai emozionata e con la lingua penzoloni davanti alla porta della mostra,per trovarvi l'"autorità invitante" abbarbicato a un'albero di un'ucraina slavata, coi capelli di stoppa e,col miaumiau com si conferma essere una  loro abitudine.
E' vero che restai di marmo.Marmo che comunque si liquefece immediatamente prendendo altre direzioni,questa volta dettate dall'istinto e basta.

Felicissima d'aver trovato le Ali della Libertà,il piacere di poter dire nel mio cuore e ad alta voce "anche "tu" appartieni alla categoria dei benemeriti cafoni,caciottari,avrebbe detto un mio amico,burini, a Roma.

Mai fissarsi su una "coerenza" in disaccordo con la pelle e la parte più vera  di te.l'istinto-Pensante.

Mirka


"La boite à joujou" (C.Debussy)




Le foto sono mie

mercoledì 22 agosto 2012

DIETRO LE PARETI I DECIFRABILI RUMORI

.....................              e fu solo un abbraccio di musi allungati...........................................




Non sono un giglio di campo,così riconobbi subito quei rumori,chiaramente indistinti,i gridolini come nugoli di moscerini,i pesanti tonfi sul materasso di piuma che modifica l'essenza.
Persino gli annusamenti ho percepito,gli odori e gli umori. La copula con ansito da pistone.La forzatura,il risucchio,il raggruppamento delle pieghe distese poi a budino o a gelatina calda.

Per un poco sorrisi.E il sorriso si sarebbe stampato su tutto il volto inclinato se l'urlo non fosse stato un tamburo di guerra da farmi schiattare.Così forte da crearmi il "pudore" di non invadere quell'intimità non vista ma sentita nella sua totalità.

Cercai in tutti i modi di dar segni d'altre vite...Alzai il volume della musica come  quel concerto fatto l'anno prima.Mi misi a tempestar di colpi piccoli le pareti. Da prima con elegante discrezione,poi con furia a malapena trattenuta.Diedi persino voce al gatto della mia vicina,al merlo volato via da un pezzo e finito chissà dove, attento a far felici chi d'orecchio buono.

Mi rimbalzò un martellar di colpi come fa il vento quando fa il rituale e mùtila le tegole dei  tetti o come spruzzi di balena quando sono a pelo d'acqua.

Sorrisi di nuovo e lasciai perdere,riservandomi il "dovuto" al crescere del poi.


Fu un giorno,forse di pomeriggio che, tutto quel casino di grancassa prese il via anche per "noi".
Memore degli imbarazzati precedenti...ti soffiai sul labbro un sssst sul più bello del "tuo" grido.
Tu non capisti e quasi risentito mi opponesti il lucido-traslucido degli occhi impermaliti.

 Cosa feci allora io se non abbracciarti forte forte al petto che rideva?...

 Buttammo poi all'aria il piumone e le lenzuola smorte,di corsa,arruffati e rossi prendemmo il via per la cucina a divorar na micca di pane casareccio e un bicchiere di Scansano.Il Tutto con la gioia di ragazzi a cui nulla importa se non il vivere di presente mordendo del prato le radici.

Te lo ricordi?...Era la fine di settembre o giù di lì.

Mirka


"The way we were"

lunedì 20 agosto 2012

NEL SOGNO CHE PAREVA VERO ANCHE IL VENTO ERA LUCIFERINO,PERO'.

...Cercai lo scopo in cielo,persi di vista me stessa.Ripresi il mio occhio percettivo.Eliminai lo scopo e mi ritrovai intera cercandolo dentro di me.

 
Non avevo previsto quelle impronte di luce scappate a quella tenda,Mi incantai nel suo giocar di mitologia che si fissa mentre sparisce,vi trovai la libertà declinandola alle sette note musicali che,moltiplicandosi e sottraendosi ridevano di me e anche di loro.
...e nel teatro del cielo,scopersi la mia individualità mai isolata e sempre coinvolta  da tanta complessa bellezza che cercava di relazionarsi con me e di comunicarmi qualcosa che dovevo scoprire.Io ascoltavo e tacevo.Di tutto prendevo un poco ,gelosamente le custodivo nel silenzio del cuore senza pormi nessuna domanda ma...aspettavo.




Stanotte ho fatto un sogno che pareva vero, però.

Ero in cielo fra nuvole di crepe che sbattevano senza versar na lacrima,però.
Sono allora stra-piombata sulla terra e su dei sassi mi sono seduta,però.
Scottavano quei sassi sui quali Lucifero era passato e di sè li aveva arroventati,però.

Parevano enormi occhi quei sassi_mandavano  saette di luce solferina uscita da misteriose secrezioni interne che tramutavano l'ambiente e i massi, però.

Odore di fuoco di fumo o di stufa senza "madeleine", straniera la casa che della bimba conobbe le grida dopo aver scovato il fritto di rane che poco prima aveva snobbato,però.

Ho allora chiamato il vento, un forte vento che spazzasse il sudore la puzza e il pianto che l'aria ammorbava,però.

M'è tornata indietro una fiamma più verde del rosso,però.

Mi son quasi smarrita e come la bestia che smania quando l'istinto minaccia,urticata son corsa lontana,però.

Mi prese  paura la paura le parole mi prese,meglio così che ancor più confusione m'avrebbero creato,però.

Una chance  cercai_ la trovai in un'accordo perfetto con dentro tutti i suoni intonati e stonati,però.

Prendevano forma quei suoni sostanza incorporea dello stesso corpo deviato dalla rotta dividendo_ disperdendo_ legando_ riunendo_ riposizionandosi_ si_ da dar forma ad altri piccoli segni di verità itineranti,però.

Ognuno di quei suoni si spandeva_ nell'etere_ cantava scherzoso di quelle verità perfette e imperfette come di famiglia o di chiesa che unisce per farsi riconoscere senza omologare ma che ugualmente un poco trasforma,però.

Ma intanto fiorivano insieme la gramigna e il grano su questo accordo perfetto fatto di suoni non sempre intonati non sempre stonati,però.

Così mi sentii inclusa pur essendo esclusa da quella fiamma più verde del rosso
dall'odore di fumo e di casa che in testa batteva il tamburo col suono d'un sax dal purissimo assolo,però.

Insondabile mistero d'un sogno che sapeva di vero anche quando sbuffava il suo "ordo" annunciato_ evocato_ stonato anche quando era  apparso perfettamente intonato,però.

Tutto teatro è la vita,mi dissi a partire dal sogno che inquieta anche quando ti canta di cielo ma forse è solo lì  l'origine della forza che governa l'uomo e il cosmo comunicazione tra i vivi e i morti etere che tiene uniti molecole e atomi fatti di materia sbriciolata, che genera luce,però.

Mirka




" Earth's Place in space"


"My One Only Love"(J.Coltrane)






Le foto sono mie

sabato 18 agosto 2012

SUSSULTI SENZA GRIDA.

Eppur fu verità fra fronte e riso
La  morte?   Bah! Forse il lampo di una falce e nulla più.
"Un gran trambusto e poi più nulla" (Emily Dickinson)




Una scossa dovuta probabilmente a delle sospensioni scassate di un tram sui sanpietrini,mi ha improvvisamente svegliata dal mio riposo notturno.Dentro la pancia ho rivissuto i recentissimi terribili sussulti procurati dal terremoto,la corsa pazza, dalla mia camera da letto al divano in salotto,all'accampamento improvvisato sul prato della mia casa.Tutto il mio corpo è stato preso da sconquassi e brontolii di sangue.

Ho pensato:
Forse è così che si muore.Soli e senza un'abbraccio che ti ricordi che sei stata viva.

Poi ho chiuso gli occhi e tranquillamente ho ripreso il sonno interrotto.
Mirka



"Enigma Op.36" (Variations -Elgar)




CHI LI HA VISTI?...OVUNQUE... MUSICA E OVVIAMENTE AUGURI DI BUONA SALUTE.

Se una stella fosse dal ciel caduta e io mi fossi con gli occhi distratta,so che una conchiglia l'avrebbe raccolta e lì conservata per me.





Una piccola lampada resta sempre accesa e par che dica un bel di vedremo

se domandassi alla pietra lei scotterebbe senza darmi risposta.Allora mi fermerei sulla riva del fiume e...tranquillamente aspetterei gli amici.Da qualche parte della terra so che loro ci sono e sono vivi.


Nel cuore naviga
la barchetta
con le sue tracce di luce
lettera aperta
con dentro tanti fiori.
Resto passionale
nel mio imburrar di tenerezza
il pane
viluppato a uno sperdutissimo ciao
inviato da 35 denti ma
con una sola lingua incisa
dentro agli occhi.

Non potendo fare in altro modo AUGURO  buona vita,comunque:



Alla  POESIA - PIETRE E SALE


Alla SCIENZA E ALL'INTUITO FEMMINILE -MARIAGIOVANNA LUINI

All'ARTE E ALL'IMPEGNO CIVILE -GIORGIO IORIO

AL GRANDE AFFABULATORE DELLA VITA E DELLA STORIA- NOWHERE MAN


"St Blues March" (Glenn Miller)





giovedì 16 agosto 2012

LA NUVOLA E I FIORI



E fu tranquillità quella che provai guardando la nuvola che si sbriciolava in cielo.Volevo ascoltare tutti i suoi suoni e ringraziare Dio per avermi dato orecchie buone per sentire il meraviglioso canto espresso in goccioline che attorno a me continuava ad espandersi.



Una nuvola (S)nudò sulla terra arsa
alzarono la testa i fiori
piccole fiammelle ringrazianti il cielo.

Mirka



"Sogno di una notte di mezza estate" (Shakespeare-Mendelssohn Bartholdy)

lunedì 13 agosto 2012

COSE CHE CAPITANO OGNI GIORNO MA FORSE ANCHE NO.

"Abbiate fiducia negli uomini e saranno sinceri con voi,trattateli con stima e si dimostreranno grandi" (Ralph Waldo Emerson)


"Paga ogni debito come fosse Dio a mandarti il conto". (Anonimo)


E io vedevo l'anima popolare,semplice e schietta e a lui guardavo come la massima delle creazioni create per donare all'uomo la gioia affinchè ne usasse per commuoversi sempre




Certamente in una delle mie vite precedenti non ero un topo.
Non mi piace andare nei metrò, non mi piace parcheggiare la macchina sottoterra e,se debbo andare a un supermarcato perchè l'ho a due passi da casa,m'intristisce perchè per accedervi sono obbligata ad attraversare una galleria con relativa scala mobile che colà mi porta.
Qualche sorpresa si trova sempre.Un ubriaco che ti si mette alle calcagne e che,ti è gioco forza trattarlo in modo brusco e secco,sempre che tu non voglia sentirti addosso tutto il vino andato a male di una cantina abbandonata da secoli,delle ombre immobili che all'improvviso prendono il via per sconosciute destinazioni e tu sussulti come da strattone che ti arriva alle spalle.
Se poi devi prendere la scala mobile,porti un vestito lungo,hai i borsoni della spesa in entrambe le mani,la tracolla che ti piomba su un fianco facendotelo sentire in dis-uso,ti si infila il vestito sotto una scarpa e non puoi dire neppure mamma che ruzzoleresti come una palla da bigliardo,lanciata male,rossa da far paura,ma soprattutto dolorante come il santo delle frecce o quello della graticola,hai una sola alternativa.Quella di "scegliere" il minore dei mali.Anche se si trattasse di strapparti l'abito,con un lembo di vestito in bocca.
Così mi è capitato oggi.
E avrei pianto come la fontana di Trevi,sotto la pioggia (perchè pioveva),se una chitarra non mi avesse conciliato l'olio con l'aceto.
A proposito di aceto,sapete  che proprio nel cuore dell'Emilia esiste un balsamico doc Oro nero extra,invecchiato di 25 anni con tappo contagocce,da Gourmet che non smette di leccarsi la lingua?...Provare per credere e poi mi ringrazierete per la segnalazione.
La chitarra accompagnava un tenore dalla voce bellissima,dolce e potente insieme.
In cima alla scala mi son fermata di botto. Ho dato uno strattone al vestito anche se un pezzo mi è restato in mano, ho messo le borse della spesa a terra,ho cambiato la posizione alla tracolla affidandola all'altro fianco impaziente di prendersi il carico avuto in eredità dal fratello e,come l'Angelica alla Corte Dei Miracoli (se volete potete ripassarvi il film con la bellissima Michelle Mercier regia di Bernard Bordarie,di questi tempi vacanzieri mica è male rilassarsi con questa serie di filmini),poi mi sono beata di quel cantante,nobilmente orgoglioso da rifiutare persino la mancia che timidamente gli avevo allungato.Con un gran sorriso,invece,ha accettato i miei complimenti fatti con semplicità ma con tutto il calore del mio cuore,felice perchè in questi scambi era passata della bella energia vivificatrice,la felicità d'apprezzare il proprio e l'altrui piacere dell'essere e nel fare.Del dare e del ricevere.
A volte in un giorno qualunque,può succedere veramente di tutto.Un vestito strappato ma anche la gioia di un tuffo vissuto nel tempo più bello .
Mirka




"Torna a surriento"




Le foto sono mie

domenica 12 agosto 2012

UNA DATA AFFINCHE' L'EMOZIONE RESTI UMIDA ANCHE NEL SECCO.

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Te ne sei andato d'estate ed eri nella 
 tua  primavera
rossa.
Declamò il verdetto la Impassibile Sfinge.

Osceno e ridicolo quel
pugno alzato
dalla terra al cielo.

Ovunque ti segua il mio bene

I sogni condivisi
 per un'utopistca società
 bella e rale
solo e in quanto convinti
di tanti-piccoli-continui-atti- etici e morali
singoli e uniti
festosi di speranza

ma...che...purtroppo...resteranno...

SOGNI

sparati al cielo ridente o piangente
questo mai lo sapremo
Forse.

Ti abbraccia e ti saluta l'Amica e Compagna di un tempo che è rimasto
qui
integro e inviolabile quando decido d'aprire
l'archivio della memoria
come altrettanto sciocco e inutile avvoltolarsi
in ogni filamento di cenere muta
per sempre.

Mirka

"Quartetto N.3" ( 3 movimento-Shostakivich)


venerdì 10 agosto 2012

UNA CANZONE PER TUTTI E UNA SOLO PER ME.

                                            Enigma che un giorno sapremo


"Il caso è il morbido cuscino di coloro che vorrebbero eliminare dal cosmo tutto ciò che è divino,significativo e capace di indicare la meta alle creature,per far posto alla vuota favola che l'universo non ha un senso e si è creato da solo". (Herbert Fritsche)

               E gli occhi di un bimbo per scoprire senza paura d'andare per il mondo

.                    ...E s'impara ad riamare anche chi non c'è più.


Chi può contrastare le radici nell'Uno di quella fessura d'Invisibile che spalanca gli occhi?

Nell'incessante ritmo che ispira ed espira le vie sconosciute del tempo,a strati conosciuto.





Come occhio dilatato in cielo
mi son fatta indovina delle stelle.
Neppure un punto che forasse
quel gorgoglio di meraviglie silenziose

allora mi son detta
io le fabbricherò.
Ed ecco  la freccia migrantoria
palpitare sicura al centro del mio cuore

Campanello d'argento nidificava voli
sua volontà i filamenti delle stelle
cantava si una canzone per tutti
ma una sola era per me

la feci mia depositandola in segreto
sulle cinque corde rimaste intatte
del mio strumento di fango mandarino
con del fuoco dentro e venti freschi di lenzuola

poi la rimandai lassù
da dove rapida era venuta
bagnata del mio odore
soffiato dal vapore d'alberi

e dai brividi d'umori sbocciati
su un ciottolino dalla fonte della vita
cantava è vero già di cenere 
ma nulla è mai per caso

anche guardando il cielo
senza padre nè madre
ma con la bimba gioia
che si mordicchia il labbro

e ride...


Mirka

"Einekleine Nachtmusik" (Piccola serenata notturna K.525-G.Major-W.A.Mozart)





Le foto sono state scattate da me col cel

mercoledì 8 agosto 2012

IL VESTITO THAILANDESE, OVVERO UN DONO PER SOGNARE


"Ovunque andiate...che i vostri piedi non inciampino,che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere.Allora le vostre speranze saranno esaudite...e  le vostre iniziative avranno successo."(Preghiera Tribale)



"Un ago sottile,un pò di filo colorato e l'abilità della donna Hmong; tali gli ingredienti di un'arte dell'abbigliamento tra le più raffinate del mondo" (Paul ed Elaine Lewis)


Uccello del paradiso fatto con tante piccole ali di farfalla


Mi hanno regalato un vestito.Un vestito di seta, composto da un giubbetto finemente ricamato e accompagnato da dei pantaloni neri,sempre di seta.Me l'hanno messo fra le mani e mi hanno detto:"Se ti piace,è tuo.Tu sola puoi indossarlo,con la disinvoltura di una regina." Ho spalancato gli occhi e,me li sono visti diventare enormi come ceri,come per effetto d'una allucinazione da oppio.Sprizzavano oro e incenso.Prima di spogliarmi, mi sono avvicinata al divano di casa e,con il rispetto che si deve verso chi,lavorando in quel modo,ha visto il cielo e la strada che porta al paradiso quando si muore,l'ho ammirato in silenzio,steso,palpitante ancora per tutti quei splendori fatti uscire da mani abili e sapienti, poi presa da furia elettrica e difficile da controllare,l'ho indossato,  felice come mi sentivo in collegio quando in prossimità di qualche festa speciale,o ancor più in ricorrenza del carnevale,o di qualche recita per i parenti,gli amici dei parenti,i conoscenti dei parenti e degli amici dei parenti,ci permettevano di frugare nei grossi bauli allineati in bell'ordine su nella soffitta.Li si sceglieva,li si indossava,ci si incarnava in ciò che aveva suscitato quel costume e,per quel giorno spariva l'educanda, fintamente composta per arruffianarsi la monaca di turno per ottenere l'ora in più del sonno del mattino. Che,alzarsi alle cinque e mezza d'inverno era rabbia di giorno e pigolii la sera,mentre trovare  l'anima dentro a quei vestiti era buttare all'aria ogni frustazione,crudeltà o ingiustizia per dare libero campo alla vita liberamente immaginata.
Forse il mio amore per il teatro si è consolidato lì e,recitare bene anche quando "sapevo" di recitare male, era un dovere da compiere col piacere sulla pelle sempre umida di goccioline "pensanti".Ribelli tanto, da essere capaci di sganciarsi via via dalle stesse normative imposte dai vari registi senza per questo disturbarne l'ordine delle scene volute dal copione. Ed è così che la vita cresceva, nella conoscenza mia e degli altri, diventando esperienza.La "mia" esperienza.

Davanti allo specchio mi sono più volte rigirata.osservata da ogni parte immaginabile e no,stesa,scrutata,accarezzata e...non ero più io. Ho eretto la testa in modo naturale,anche se mi pareva d'avere un diadema che pesava per i tanti gioielli  e pietre dure di lapislazzulo e turchese.
 I miei gesti  erano lenti,e le mani lievi come ali di farfalla che,consapevolmente sa di quanto magnifico sia stato il suo viaggio breve, dono prezioso da trasformare in gioia da tramandare a imperituro ricordo negli occhi di chi l'ha vista.In volo,posata su un fiore,nella quartina di un poeta Perchè,fanciulla,ciò che tu porti dovrebbe scomparire? Perchè,con le tue stesse mani,coprire i tuoi bei fiori? A vederle così,celarti il petto,si piange per la brama; Continua a sorridere,lasciami ammirare i tuoi seni!

 Di colpo mi sono trovata là,dove la vita prepara al gran viaggio senza tumulti di cuore ma con il senso che si trova nel fare bene ogni cosa,ciascuno dentro a un  ruolo, accettato con gioia perchè protetti da una gerarchia di poteri, degli spiriti,del cielo (dèi-divinità), della terra e dell'acqua (spiriti serpente,demoni, ecc.) e,che, benevoli o maligni che fossero andavano placati,se si voleva trarre vantaggio dai loro poteri.
Grande amico,corrente maestosa,compagno della nostra vita! Da te vengono le nostre gioie e i nostri dolori.Come una madre che vegli il figlio e lo allatti,la tua acqua immensa amorevolmente ci insegna quanto valgono le lacrime.

Rapide visioni si avvicendono e spariscono in fretta come in fretta son venute.
Un'alta pira di sandalo,con legno d'aloe,di calambac e di benzoino alla quale si appiccica il fuoco di un re,fra pianti sconsolati di tutto il suo popolo.Poi raccolte le ceneri in cassa d'argento e imbarcata,scortata da altre imbarcazioni che portavano carichi di diverse sorte di idoli,in figure di serpenti,bestie,uccelli che bruciavano anch'essi dopo l'inumazione dell'arca d'argento,tra strammazzi di grida,urla,tiri d'artiglieria,corni e campane.
Beh,almeno "lui"  avrà trovato la strada per l'aldilà,con la cerimonia funebre dovuta certamente al suo rango! mi dico.

Si susseguono come lampi visioni di lotte per il potere.Il secolo d'oro del Lan Na che diede apertura al concilio mondiale del buddhismo ((1455),al commercio,le arti,l'istruzione.L'invasione Birmana,a pretesto della quale una diatriba relativa al possesso di un potente talismano (una statua del Buddha),il relativo insediamento,ben tollerato dalla popolazione,le guerre birmane (1727-1770),altri monarchi e altre guerre,compresa quella del Pacifico (1942 conclusa con la clamorosa sconfitta nipponica).Periodi di disordine,la Rivoluzione Studentesca (ottobre 1973),numerosi colpi di stato,sino ad arrivare al 1992 con le elezioni che ha portato alla alla coalizione di cinque partiti governatti da Chuan Leekpai che tenterà di arginare la crescente corruzione. 
Fermo l'immagine sui "poteri" espressi dalla presunzione dei piccoli uomini e penso che in fondo proprio nulla è cambiato da quando Caino uccise Abele.

L'improvviso di un precetto buddhista mi fa sorridere mentre indulgo con la mano sul bordo ricamato del vestito.Non riempire il tuo spirito di cose materiali,non operare ad altri fini che non siano la Carità e la Verità.Bello.Bello veramente.Anche se immediata mi viene la domanda:" Ma su questa grande eredità,trasmessa solo oralmente,quanti altri ne avranno approfittato,revisionandola, per manipolare e assoggettare le menti aperte a quell'insegnamento originario?...Rabbrividisco per le gravose responsabilità che peseranno  sul piatto della Giustizia quando...

 Ritorno al bellissimo vestito thailandese che indosso.Penso al lavoro delle mani che l' hanno costruito.E' in tinta unita,cangiante in alcuni punti,decorato con motivi geometrici,comprato da un venditore d'alto artigianato o forse anche da un venditore ambulante.

Un fiume mi passa veloce davanti agli occhi e subito scorre via.Ha la bellezza del mio vestito.Imprevisto e,che, indosserò alla prima occasione,quando avrò perso una taglia.Se voglio, sono ferma e decisa anche per cominciare una dieta.So che non sarà facile,però se voglio mettere quel vestito,andare un un ristorantino tailandese,gustarmi il pesce fresco mescolato a riso e legumi e condito da spezie profumate,debbo cominciare già da ora.Perlomeno a pensarlo seriamente.Intanto vado su e giù nella stanza lunga che si allarga ad imbuto,scintillante di colori rubati a quelle mani e al loro bel mare e, mi sento una regina, semplice e buona, aggrappata solo alla sua bandiera di seta con stampato il simbolo di un cavallo.Cavallo del vento.

Da lontano sento i primi colpi del gong sospeso tra due zanne d'elefante che magari ho confuso con una grossa cetra anche lei però col manico d'avorio.Qualcosa in ogni caso,a sempre a che fare con l'elefante e il suo simbolo di sacralità.Più lontano ancora, delle ombre.Forse una pantomina di una satira sociale mimata da artisti della strada felici di graffiare con le unghie i poteri costituiti almeno in danza,sono mascherati ma con smorfie a profusione."Dita bianche e incurvate come petali di gelsomino,appoggiate alla vita come un ragno,e quest'unico gesto basta a indicare che la danzatrice si appresta a strapparsi,con due unghie,il cuore" avrebbe detto Paul Morand ignorando il mio bel vestito.

Ritorno alla mia realtà. Realtà che ora si esprime nella fame. Lo stomaco brontola e gli odori di cucina (buona) sono sparsi nell'aria.Per questa sera la dieta può attendere.La lingua si arrotola e  assapora già quello che mi sono preparata prima d'accingermi a scrivere di questo dono intrigante e bello che mi ha portato lontano,in terre sconosciute e  al teatro.Il teatro vero e quello artificiale costruito dentro a quello vero.
Mirka



"Thai music"





Note:Il poeta, della quartina,e,prediletto del re Narai (1656-1688) si chiama Sri Praj.Spesso i suoi versi sono di dolore perchè condannato a vivere in esilio
 Nawarat Phonghayboon è uno dei massimi poeti thailandesi contemporanei.La sua opera è un grande omaggio al suo Paese e,coronata nel 1980 dal PREMIO lETTERARIO "S.E.A.Write.


Le foto sono mie

sabato 4 agosto 2012

IMPLORAZIONE ALLA LUNA

E nel cielo incontrastato fu "pretesto" a lei per apparire e a piacer suo,ma anche il mio, svanire senza indicarne il tempo,nè i suoi giri di alterne fasi compiute per pura gioia, generata da una precisa geometria guidata da invisibile compasso.


Specchio che sempre corrispose al batter lento del mio cuore scandendo il Tempo e i suoni,nel mentre ammutoliva per sentimento grato



Luna!
Coprimi di te e alfin sparisci.

Mirka



"Moonlight"  ( Op.27 N. 2-Do diesis min.Beethoven)




"Violino Romance" (Op 50 N.2 FA Mag)


Le foto sono mie

giovedì 2 agosto 2012

2 AGOSTO 1980 (SABATO) -2 AGOSTO 2012 (GIOVEDI)


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(...) Questo significa anche che il vero eroe è tragico e non si può racchiudere nelle tradizionali categorie di bene e male.Il suo paese + la complessità,la sua casa è nella zona grigia. Nella descrizione di Shakespeare,Bruto decide di uccidere Cesare,che pure è suo genitore adottivo e che ama veramente.Per lui,Cesare sta irrimediabilmente diventando un tiranno; e il suo amore per Roma,che proprio Cesare gli ha insegnato,non lo consente.
Shakespeare non descrive un eroe che,in modo lineare,rappresenta il bene e combatte il male.Al contrario,tesse l'azione con i fili delle diverse motivazioni di Bruto; il pubblico,che a poco a poco viene catturato,finisce per riconoscersi nella zona grigia.In Bruto l'eroismo non è assente;ma,invece che sul campo di battaglia,si dispiega all'interno dell'anima. (Luigi Zoja)


Sono le 10.25 di giovedì ed è il 2 agosto.Il 2 agosto dell'anno 2012.
Sono davanti a un computer.Oltre al computer c'è un palazzo signorile con tutte le finestre aperte e, sopra al palazzo il cielo.Un cielo di un azzurro ancora indefinibile ma che promette caldo,la freschezza di bibite per stemperarne le sfide degi raggi invisibili,un giorno da vivere in serenità di spirito e benessere di corpo.
Mi sono svegliata presto questa mattina.E' una mia costante anche quando faccio molto tardi la notte e sono state insufficienti le ore per il riposo.
Mi sono rigirata nel letto come quel serpentello scaturito all'ombra di un cipresso mentre sostavo in riflessioni.Amo i cimiteri.Quelli piccoli,soprattutto, amo i cipressi e,quando mi si presenta l'occasione di goderne,non esito un'istante per viverli in pienezza.Pienezza che include anche i pensieri con annesse connessioni,associazioni,riflessioni varie e concentrate.
Rotolo e mi giro nel letto,proprio come quel serpentello sbucato da sotto un sasso e davanti ai miei piedi.Non so spiegare l'inquietudine (strana) che mi ha presa.Strana perchè inspiegabile in una giornata come questa.
Oggi non ho nessun motivo razionale che giustifichi questa inquietudine di fondo e profonda.E proprio da una di queste mie piroette mi trovo a sbattere con la testa sullo spigolo del mio comodino.Il comodino e un bauletto cinese di cuoio rosso scuro comprato al mercatino dell'usato.Qualche volta vado ai mercatini.Sono pochissime le volte che compro qualcosa ma trovo sempre di che su cui incantarmi, far volare l'immaginazione, il "sentimento delle cose",ovvero l'anima percepita dentro a ogni cosa vista.Il dolore che provo alla testa mi porta ad allungare la mano per prendere il cellulare e guardarne l'ora e il giorno impresse sul display,
2 AGOSTO. Subito mi trovo a vivere l'inizio di un giorno simile.Solo un pò più lontano nel tempo siderale.Siamo nell' agosto del 1980.Il 2 agosto di un sabato.
Ho nitidissimi tutti i movimenti  di quel giorno.Stavo andando a prendere in garage la mia macchina (la Carolina rossa),ma prima sarei passata a sorseggiare il secondo caffè nel baretto che sta all'angolo di via Donna Olimpia.Abitudine cara alla quale vi restavo fedele anche  quando i minuti mi martellavano sui polsi.Avevo salutato mia madre tuonandole un ciao burlone e in festa,lei mi aveva accompagnato alla porta e con il suo solito sorriso buono  d'occhi aveva risposto al mio,io di rimando le avevo inviato un bacio soffiato sulla punta delle dita.
La gioia mi ballava dentro al cuore e la serenità si diffondeva tutto intorno.I ragazzi erano a scuola,il lavoro organizzato e a buon punto,mia madre ai fornelli.Tutto,insomma per pensare che il giorno si sarebbe svolto senza scossoni, tranquillo,persino allegro.Un' allegria di festa allargata che via via si sarebbe consolidata per un tranquillo riposo di fine giornata.
Stavo con un piede già in territorio bar,quando un vociare concitato,fuori e dentro al bar inchioda ogni mio movimento e,credo ogni mio pensiero d'allegria diventata parte di me e visibile dalle mie spalle dritte e aperte in modo morbido e perfettamente naturale.
In quel momento seppi cosa volesse significare il dolore cosmico la cattiveria dell'umana stupidità.il terrore che paralizza la vita mentre procede fluida,la rabbia per l'impotenza a non arginarne preventivamente i segni.
Voglio ricordarlo ora.

2 AGOSTO 1980  -ORE 10.25 SABATO

STRAGE DELLA STAZIONE DI BOLOGNA

MORTI 85

FERITI 200

RESPONSABILI GIUSEPPE FIORAVANT-FRANCESCA MAMBRO-LUIGI CIAVERDINI (estrema Destra appartenenti ai NAR)

SERVIZI SEGRETI-MAFIA (sospettati)

RICORDIAMOLO-RICORDIAMOLO SEMPRE COME OBBLIGO DI DOVERE STORICO,DI MEMORIA CHE "RIFLETTENDO" EMOZIONE E OBBLIGA AL DOVERE DELL'ATTENZIONE VIGILE QUANTO RESPONSABILE.

Lasciamo Danone a Platone,teniamoci  (ovviamente) ad esempio "quelle" virtù a cui guardare, il "terrore" dei vizi insiti nelle zone grigie di ognuno,come esempio da NON imitare ma con la responsabilità di non sfuggirli come i "demoni" che sempre accompagneranno il nostro viaggio quaggiù.

Mirka

"Erbame dich"(J.S.Bach-Passione secondo S.Matteo)



"Confutatis maledictis" (G.Verdi)




Le foto sono mie