fiume

fiume
fiume della vita

giovedì 19 ottobre 2017

DEDICATA AL MIO FISIOTERAPISTA





Con la tua abilità intrecciata al nostro controbattersi dialogante   mi hai stimolato a Resistere là dove si stava cementando la rassegnazione.

Da ateo mi hai guidata ai sentieri dove tutto razionalmente germina e si forma mentre io da diavolo tentatore ti provocavo indicandoti le vie del Cielo.

E nel  mentre si rilassava il mio corpo tutto indolenzito, scattava la materia a sfide più certe di cadute che di vittoria.

Ci siamo salutati poi.  Tu col mandorlato lucido degli occhi intelligenti, io con l'azzurro chiaro degli occhi che un poco gioca e un poco prova a far sul serio.

Salute allora a Te amico di fruttuosa terra degna d'un ricordo.  A me il Pilates degli esercizi quotidiani, l'immaginario fecondo della danza del derviscio.


Mirka

"Soldier On"  ( Temper Trap)
 

lunedì 24 luglio 2017

SGUARDO






Ti ho salutato da lontano
 ma 
nella intensità dello sguardo
 lasciato
 c'era la consapevolezza
 di un candore perso per sempre. 

 Mirka


"What I Did For Love " (Aretha Franklin)

sabato 24 giugno 2017

LAMPI DI ROSSO E MANI INTRECCIATE SULLA METRO



Tra lampi di rosso (le mie automobili sono sempre state di quel colore rosso. Veloci e di un bel rosso ferrari) uso spesso la metropolitana per i miei spostamenti da un punto e l'altro di Roma. E con questa esperienza trovo che la metro sia un'autentica Palestra di vita. Per un occhio esercitato a ogni sfumatura come il mio, per quelle multiple identità vestite di creazioni forzata e per alcuni, il grigio della tristezza che supera i colori provati a sognare.   C'è l'uomo che dorme con la testa a penzoloni per la dura fatica del giorno e per non riuscire a digerire la delusione di un sogno appeso a un salario rimandato a comodità del padrone. Una moglie che a casa urlerà e che lui prenderà con la forza per farla tacere. L'ubriacatura di birra per non sentirsi "bestia" pensante.    C'è la brasiliana che passa e ripassa la bella mano nuda da anelli su la testa  ricciuta del suo bimbo. Ogni tanto le morde i piedini di gorgonzola nera con dentro la goccia. Ma il suo sguardo è lontano, perso, come assente. Forse per un destino già segnato su mattini senza fuoco o contorni di mondo. Alla estremità della stessa fila c'è un uomo biondo che con tenerezza indescrivibile cerca di calmare l'irrequietezza di un bimbo sotto gli occhi indifferenti di una donna grassa che gli sta appesa al braccio. E' incredibile la tenerezza di cui sono capaci oggi i maschi rispetto al passato. Occhi di anima nuda vestita di luce.  Un uomo in piedi è concentrato su un libro. Ha due pieghe unite nel mezzo della fronte. Non si cura neppure degli scossoni che ripetutamente riceve dai passeggeri che si apprestano a scendere. La lettura lo prende come un continente tutto da esplorare. Mi incuriosisce poi penso alle tante volte che l'ho fatto anch'io. Molte teste sono sui cellulari. Hanno le espressioni come quando si andava a vedere un film nelle sale di un tempo. Estasiati come dalle più stucchevoli delle melodie. Pensosi come un film di Ingmar Bergman. Inorriditi come per gli  "Uccelli" di un Wellesley. Sgomenti. Rabbiosi. Soavi. E così zia.  Col cuore Palpitante sulla bocca.     Da un infradito sbuca un piede nero. Ha dita che sembrano spuntoni di radice o piccole lance spuntate. Il mio occhio si sposta al volto. Un volto duro ammorbidito da coltelli di brivido. Un rigagnolo di schiuma gli scende al l'estremità di un labbro. Una bufera di zucchero umiliato nel suo divenire acqua sporca.      Cerco di farmi largo tra un groviglio di teste per avere un'idea della prossima stazione. Sono catturata da due giovani mani che si cercano e si intrecciano come bocche di neonato il seno materno o come un incendio di fuoco sparpagliato nel l'aria che non si vuole spegnere per goderne della meraviglia. E' bello e racconta di "cucina" e di segreti lasciati scorrere allegramente nel canale sotto casa con la pioggia che si unirà cantando la canzone che ogni amante conosce quando ogni notte si muore per svegliarsi fiore. Fiore con le foglie bagnate di rugiada.   Si. Viaggiare in metro ha sicuramente degli svantaggi, ma ti regala la vita reale e quella da immaginare. Cosa da non sottovalutare.


Mirka



"Quando m'en vo"  (Boheme-G. Puccini)






venerdì 16 giugno 2017

SO CHE PENSAI





Tonalità di azzurro e
uno sguardo che rotola 
su onde tumultuose.
Itinerari di echi inclementi
sospiri di salsedine
 in grani di esplosione
fruscio rosso di brividi freddi
 sul pelo arroventato.

Uno stormo  di bambini
e voci.
La vita in festa con la percezione del sale
carezza in maglia viola
impronte di silenzio a sera mentre
 un uccello si alza e prende il volo. 

Miele e cecità.
Abbracci di oasi nel deserto 
dove
trappola è la pioggia che l'anima indifesa 
beve.
E porti dove approdarono
 baci di avide bocche
e lupi col freddo dentro gli occhi.


So che pensai 
"Anche Afrodite per nascere
ha bisogno che il mare la protegga 
con vigile membrana".
È  fu cosi che si commosse
 il destino 
 e ogni condanna che ferisce lasciò
 che la prendesse il vento.

Nella quiete presero forma 
furibonde vene        luci di barchette blu
 che a distanza si guardano 
e un poco stridono 
o forse è preghiera  
rivolta a memoria
 di vele e bandiera.

Mirka



"Aspri méra ke ya mas" 
(There will be better days, even for us- Stavros Karhakos)



giovedì 8 giugno 2017

Non Temiamo Di Chiamare Le Cose Col Loro Nome



Non dobbiamo avere timore di introdurre concetti e termini che appartengono al nostro patrimonio storico- culturale (imperialismo, comunismo, fascismo ecc/); essi sono attualissimi e molto più moderni ed evoluti dei valori e degli strumenti rozzi ed arcaici che il capitalismo vigente ci impone e ci propongono senza vergogna né pentimento. Le "pochezze" e le "estraneità" del ceto partitico ed istituzionale italiano, con poche eccezioni, sono in conflitto in modo drammatico con i sentimenti e le esigenze del popolo italiano. Sarebbe anche ora di uscire da termini e sigle ambigue del nostro "circo mediatico" che servono solo a confondere con scopi elettorali (sinistra, destra, centro -sinistra ecc/). Cominciamo a chiamare le cose col loro nome, ed aggettivi, non quelli creati dagli imbonitori mediatici del capitalismo. Cerchiamo sintesi unitaria con tutte le altre componenti politico- culturale,; sarà una verifica di efficacia e di razionalità delle soluzioni proposte (da chiunque) a convalidarle oppure a smentirle nella lotta corrente.
Credo che nel mondo cristiano e cattolico si stia facendo strada un "ripensamento radicale" sul capitalismo armato, incompatibile di qualsiasi religione. Che sia allora alleanza stabile e fertile. Questo è un Augurio che faccio col cuore marxista e senza nessuna indulgenza.

"l'Internazionale"

IN TRASPARENZA




In trasparenza 
scorre
la vita corre.

Ridenti obliqui bagliori stranieri
Infilati dentro a un prisma dove
il tempo rivendica
l'indeterminato cammino
con l'urgenza di piegarne la sorte.

Spettatore postumo dis incantato di 
 incredule meraviglie dove
impazzirono profili di insetti
nel soffio furioso che alimentò la vita.

E nomi.

Nomi nel cristallo luminoso degli occhi

nomi su la punta di un naso rosso

nomi sul labbro del l'umore di stagione

nomi in conchiglia  nel labirinto di orecchio

nomi a più voci  dissonanti e infine

un nome  Unico e semplice
come di 
mamma -nanna e

la poesia
di un fiore ancora cieco di rugiada.

Brusii dove tintinnano i pennelli
nei dettagliati rumori di memoria.

Mirka

"Rhapsody" (Rachmaninoff)


sabato 3 giugno 2017

CIELI E SPONDE DI MEMORIA






Misteriose alchimie invadono
in su il calare della sera

Ultima energia di Libertà serale che si insinua
Coattiva
nel l'innocenza fatta carne
sul soffio di giorni mancati dove
la volontà distrugge il lamento tentatore di
Cieli abbassati su sponde di memoria.

E non si sa se sia la calma del vuoto o
il pieno di una Forma riflessa 
in mille occhi che
scintillano di eternità
senza più il pianto ma
nel cerchio chiuso di un qualcosa
 che alla gioia assomiglia
 mentre si congiunge al l'infinito su
 unite sponde dove  guida la nostalgia 
 a un possibile cielo.

Mirka 

"Nostalghia" (Oleg Tarkovsky)


lunedì 29 maggio 2017

QUANDO MANCA UN PADRE





Quando un padre manca è un buco nero da riempire
un merlo che graffia la gola e si dimentica del canto.

Quando un padre manca lo cerchi dovunque
nella nobiltà di fronti spianate
negli amori sganciati a missili di tenerezza
nel Partigiano che affronta il nemico 
e gli occhi sono la sua spada.

E lo senti nel silenzio maturo
 mentre fuori ruggisce il leone
nella forza  che insieme a te cammina
e nessuno sa oltre te 
che è lui a dare sole anche alla notte.

Quando un padre manca
è groviglio di rovi che trattengono la luce 
di Promessa gustata solo a Partita chiusa 
dove alle spalle ride il Tradimento 
che non può sapere la sciagura del l'inganno
 di quel l'assolo mentre sentivi il due.

Un esilio con le sue strade
 dove si può spezzare il filo.

Mirka



"O Dikastis" 8Theodorakis- Melina Mercouri

giovedì 18 maggio 2017

LETTERA PER UN COMPLEANNO





Caro Daniele,
ho tardato a prendere il sonno questa notte, anzi, non sono affatto riuscita ad agguantarlo e a farlo dolcemente mio. Strani rumori mi navigavano in pancia. Colpi ripetuti a ritmo di nascondino come il gioco di "guardie e ladri" che mi tenevano occupata li, come una Destinazione a cui guardare e procedere.  Come se il cuore avesse cambiato dimora e si fosse insediato li, e in quella profondità in cui si era rigettato continuasse a martellare  alle pareti di quella caverna per dargli la sua impronta modellandola con la tua faccia. Un poco d'angoscia mi aveva preso è vero, ma più ancora che angoscia era la curiosità che mi spingeva a cercare fra tutto quel martirio  di "martellate" i segni e i colori di quella forma scolpita su ogni parete del mio ventre. Così presa da febbre e ostinata come sono, imposi al sole di uscire allo scoperto. Anche allora lo feci. Otto mesi protetto e...l'impazienza mia. Per prudenza ti misero in incubatrice per tre giorni. Ma eri così perfetto da non credere a una simile possibilità concreta, così per stare agganciata alla Terra chiesi a tuo padre un panino col prosciutto che lui s'affrettò a portare e che io divorai col gusto di tutta la mia gioia d'esistere cantandola senza paura di disturbare anche di notte (sei nato al l'ora 21. Ti servirà per trovare il tuo ascendente "sagittario" se lo vorrai). Insieme a tuo padre c'era tuo nonno Saverio.(nonna Bianca era stata costretta a subire un intervento chirurgico alla bocca e immenso era il suo dolore per non poter assistere a una delle più belle aurore). Grande nonno il tuo e bravo che mi voleva bene come per il miracolo di una figlia prediletta che con la diversità porta ogni giorno il colorato della sorpresa che dà il via allo stupore come di fiore che si fiuta lasciando aperte narici e tutto.  Gli assomigli. Non solo nel volto ma nei valori e nel forte senso della famiglia che si portava a presso.  La sera prima si era andati allo "Scarpone". Ricordi il ristorante nei pressi di s. Pancrazio a Monteverde? Un punto di riferimento tranquillo per far scendere la mia febbre.   Ma per ritornare a quel giorno. Mangiato il panino col prosciutto voltai la testa da un lato e dalla mia bocca cominciò a uscire la prima Ninna Nanna di molte altre a venire. Tuo padre e il nonno si erano ritirati per avere compreso la sacralità del momento,ancora, di congiunzione a quel cordone che ti legava a me. Anche il ginecologo lo fece. Uno dei più grandi uomini di valore in quel campo. Giovanni Lena. Peccato morire a quarant'anni per una banale operazione di ulcera duodenale. Non lo si perdona neppure a Dio. Con lui il pianeta femminile perse uno dei suoi più grandi sostenitori, io un'amicizia profonda e sincera. Mi lasciò in Dono Te. Mio giorno dove a notte si commuove sempre la luna. BUON COMPLEANNO Daniele, 


P. S. Quando eri piccolo i sogni te li dipingevo io, ma adesso che sei grande sei Tu che li dipingi a me e io sono felice di perdermi nel concreto di volti già segnati a gloria di vita dove naviga la luce




"Wiegenlied (J. Brahms)

martedì 16 maggio 2017

SOLIDA INCONSISTENZA



Era di maggio o
giù di li
bruciava la gola
bagnata la stella e
tutto era li.
 Respirava l'anima al 
ritmo del corpo
peso d'azione che
al l'eterno conduce e 
l'innocenza Ri nasce.

Da inconsistenza irrigidita 
il Dio presi a invocare
mentre inanimata stavo 
 libera da ogni peccato.


Spariti i Fantasmi dalla scena
perduta e vinta come 
ogni cosa 
inconsistente e viva. Ma                un lampo
di dolore  si infilò come

ospite in atteso 
oh si come fu vero
quel dolore che pure
la stella non sfregiò
Imperfetto che non muta di sostanza pur
dividendo l'Intero in due metà.

E fu lì che il freddo prese
forma
determinando per sempre
 la rotta del volo Destinale
sulle univoche impronte.

Mirka  


"Aspri mera ke ya mas" 
 

giovedì 11 maggio 2017

QUEL GIOACHINO BELLI CHE SEPPE TENERE TESTA AL PAPA E AI RE



LE FACCENNE DER PAPA



Fra tanti sturbi er Papa s'è anniscosto
ner Palazzo -der-Papa e là in giardino,
spasseggia,fischia e poi ruzza un tantino
cor un prelato suo garbato e tosto.

Lo porta a un gioco d'acqua accosto accosto
e te lo fa bagnà come un purcino,
e arriva ar punto de metteje infino
drent' in saccoccia li pollastri arrosto.

De le vorte lo pija sottobraccio
poi je la fa cianchetta e, poverello
je leva er piombo e je fa da' un bottaccio.

Accusi er Papa se diverte; e quello
s'ammaschera da tonto e fa er pajaccio
pe merità l'onore der cappello.

Gioachino Belli


Questo papa così zuzurellone era Gregorio XVI, il quale fra l'altro,nei giorni durante il quale il Belli scrisse il sonetto, che è datato "15 gennaio 1934" avrebbe dovuto avere dei pensieri piuttosto gravi per la testa dato che stava tenendo un concistoro segreto per creare dei nuovi cardinali. La vittima dei suoi scherzi piuttosto pesanti pare fosse Monsignor Soglia,Elemosiniere Santissimo, il quale fra l'altro, non credo che,nonostante la sua condiscendenza,riuscì a farsi creare cardinale,per lo meno in quel periodo, dato che gli unici due che furono investiti della carica di "Principe della Chiesa" in quei giorni furono Monsignor Giacomo Luigi Brignole di Genova, arcivescovo di Nazianzo e tesoriere generale  e Monsignor Nicola Grimaldi di Treja,allora governatore di Roma. Dal comportamento di Gregorio XVI non mi sembra avesse tanti "sturbi", come dice il Belli, cioè tante faccende, tanti disturbi, ma che anzi se la prendesse molto poco se gli andava tanto di "ruzzare", cioè di scherzare. Per ciò che riguarda i pollastri arrosto, che si divertiva ad infilare nelle saccocce dell'elemosiniere, il quale, chissà se poi li avrà distribuiti ai poveri in elemosina, o se li sarà mangiati lui, per ricompensarsi in qualche modo del male che gli faceva la schienanper via dei "bottacci" ossia delle cadute che il Sommo Pontefice gli faceva fare levandogli non il piombo ma "l'appiombo" ossia l'equilibrio coi suoi sgambetti


 Toccata e Fuga in Re min" ( BWV 565 -J. S. Bach)


Nota. Notizie prese da internet

mercoledì 3 maggio 2017

UNA PICCOLA INCISIVA LEZIONE DI RAGIONAMENTO

Breve premessa.



Ho avuto la fortuna d'avere due splendidi figli nel l'età della formazione. Vivaci (molto). Ricettivi (moltissimo). Sani (di corpo e di mente). Per cui i problemi riguardarono solo la normale attenzione verso tutto ciò che richiedeva la responsabilità di ogni cura per un buon sviluppo, l'attenzione verso le naturali tendenze affinchè  crescessero e si rafforzassero e un ambiente  possibilmente sereno ove prendesse il via l'autostima, la fiducia in loro stessi, la curiosità e la fantasia, delle regole ferme e al contempo una flessibilità utile per adattarsi poi ai vari cambiamenti della vita. Prerogativa non !facile da mettere in pratica, quella della serenità considerando il lavoro, i viaggi per lavoro e senza nessun supporto di aiuti familiari (parenti- nonni-ecc.). Ho comunque cercato d'applicare la "misura", quella " ragionata" e suggerita dal "buon senso" cercando di non condizionarli con la mia forte personalità, le mie personali esperienze, a meno che, non fossero suffragate da principi universali accoppiati a concetti razionali dell'universo, sostenuti dalla volontà e dalla speranza di farcela, alimentando sempre la Speranza dopo ogni sforzo come bene che precede e segue l'altro, accettando i rischi del fallimento come prove, senza scoraggiarsi e riprovare magari utilizzando mezzi diversi o un'altra strada.  E ho vigilato anche su una latente smisurata generosità e su l'impulso a donarla indiscriminatamente, guardandomi bene dallo spegnerne o mortificare la felicità che accompagna sempre il gesto di chi dona.

Davanti ho la scena di un ricordo chiaro e dettagliato.  Terza elementare. Rientro dalla scuola. Merenda. Scherzetti. Piccoli scambi allegri. Informazioni (da parte mia) in tono apparentemente leggero senza che, mi passasse inosservata la cupezza sul faccino di uno dei miei due bambini. Cercai in tutti i modi, ma senza trovare la causa di quell'ombra. In silenzio l' osservo fingendo di guardare i suoi compiti che già avevo visto ordinati e perfetti. Lui scribacchiava su un foglio con una biro amaranto non comprata da me. "Che bella penna Daniele" gli dico "L'hai trovata o te la regalata qualcuno?" gli chiedo con dolcezza guardandolo negli occhi. " No. E' stato uno scambio" dice lui " E cioè?"  dico io di rimando. "A Massimo piacevano i miei ventiquattro pastelli Giotto, io la sua biro, così abbiamo fatto scambio". "E sei contento di questo scambio?" gli chiedo. "No. Però non so perchè" e subito aggiunge "E comunque  ormai i pastelli glieli ho dati". Gli faccio una carezza e gli dico "Si. Ormai lo scambio è fatto e non si può tornare indietro. Però puoi sempre imparare per un'altra volta, valutando i pro e i contro e tenendo conto se i "contro" ti vanno ugualmente bene".  Con naturalezza gli faccio due semplici piccoli conti. "Quanto sono costati i ventiquattro pastelli?... "Diecimila lire  "La biro? Cento lire. Bene.  Coi ventiquattro pastelli potevi colorare il mondo, con una biro al massimo potevi dipingere il nero delle mattonelle di marmo  che stanno all'ingresso". Credo che Daniele abbia compreso la lezione perchè il suo volto si illuminò come un sole buttandosi fra le mie braccia. E ora che è grande è anche un'ottimo economo senza nulla togliere alla sua magnifica generosità naturale. Una  singolare precocità di coscienza accoppiata a un curioso miscuglio di generosità e controllo su se stesso. E questo, in disparte, è anche il mio orgoglio. Educare al ragionamento prima d'intraprendere una qualsiasi azione. Anche la più buona nell'intenzione.. L'avessi messa in pratica anch'io oggi sarei felice doppiamente. Fa nulla. Altri lo saranno. E un poco anche grazie a me.

Mirka

"Winter The four Seasons" (Antonio Vivaldi)

sabato 29 aprile 2017

29 APRILE. BUON COMPLEANNO


La tua era la Consapevolezza dei grandi Iniziati all'amore attraverso tutte le sue estreme tensioni che si Vincono con la forza ridente della foglia verdissima sbattuta dal vento ma col sole tra le braccia di ogni ramo teso.   Eppure un fremito d'unghia sostò' piu' del dovuto dandolo in pasto al Destino che accompagna ognuno impedendone la corsa verso la patria incisa tra radici e tronco.  Tremono ancora sai dei cristalli  grossi ai bordi delle foglie verdi!.  Ma arde la fiaccola davanti al nido.  Forse è li che dimora l'eternità?   Invulnerabile luce d'anima che trapassò il finito e oltre l'infinito dove fiore e frutto furono figli dello stesso albero sotto un sole incandescente.   

BUON COMPLEANNO.  Mirka


"Ombra Mai fu" (   Serse-  G. F. Handel)



sabato 22 aprile 2017

MELODIA INFINITA





La nostra fu tensione 
Estrema
 solo per finta
Per rendere il gioco a eternità di
Presente 
dove tutto divampa e niente brucia. 

Fummo mai coscienti di ciò? 
Non so
ma so che l'incoscienza sapiente
fu la Terra della nostra innocenza. 

 Non si chiede al l'anima la Fiducia 
quando si abbandona 
là 
dove si costruiscono i Templi 
 e Mute su l'altare si converge
 pentimento e preghiera
su l'arco teso 
d'una melodia infinita. 


Mirka

"Sweet Memories"   (Ray Charles- film)
Nota scritta di getto inseguendo un ricordo

lunedì 17 aprile 2017

A Volte



A volte mi viene
voglia di danzare
al movimento della vita
alla fisicità che trasmette il corpo
al vento che scuote o accarezza la foglia.
Frammenti di stelle cadenti
la danza.
Sanno di nebbia che fuma
stupore di bimbo che cerca
il dove
e risolve da sé 
domande e risposte
sulla colla della Nostalgia
negli occhi grandi che danzano la
Vita
Monadi gemelle
collage fuso in ogni stella che danza
Luce
che semplice cifra diventa.



Mirka


"Tango To Evora" (Loreena McKennitt)



martedì 11 aprile 2017

DECISERO I FATTI PIU' CHE LE PAROLE (que sera sera)



Si rincorrono come nuvole nel cielo i ricordi. Di qualcuno ne resta il colore concentrato su un cerchio. Di altri  la vibrazione come nota che collega. Di altri un tracciato fissato all'orizzonte come testimonianza di un processo evolutivo dove resistere è duopo. Per qualcuno è come la sfrecciata di un aereo, il naso allinsù, la domanda istintiva della meta senza mai sapere. Il suono della tua voce quando davi la sveglia ai tuoi bimbi, la vestaglia a uno, un buffetto sul naso all'altro. Una canzoncina quando l'orario di lavoro non obbligava alla giostra dell'auto scontro. O ricordi di una nuvola scura ferma in un cielo limpido e azzurro ma che annuncia un temporale prossimo a venire o in attesa di scoppiare.   
Così fu quel giorno di qualche tempo fa.  Abitavo in un bel quartiere, vivo d'umanità differente. Per la strada s'incontravano i poeti (Caproni) e non solo. Le mamme o i papà dei miei allievi, la merciaia su l'uscio del negozio, sulla piazzetta a un tiro di schioppo da casa mia, il fornitissimo negozio di alimentari dove Marco, il proprietario, innamorato di Claudio Villa e di Zucchero dava, senza accorgersi, una fetta di prosciutto in più nel mentre la moglie,innamorata di Mozart gli tirava l'orlo del grembiale (credo fosse per quella fetta di prosciutto scivolata...). Il piccolo bar dell'angolo con l''Adolfo l'uomo con le stampelle del casermone di via Donna Olimpia in attesa a dispensare saggezza e feroci critiche al governo. Il piccolo bar stava di fronte al palazzo dove stavo io. Un palazzo molto rispettabile composto da parlamentari (Giancarlo Paietta) e non solo, avvocati, giudici  e non solo e Una giornalista. Professionalmente in gamba ma maleducata, arrogante, supponente a cui fu "necessario" dare una bella lezione comportamentale che, quando i ripetuti tentativi civil falliscono, bisogna passare "tranquillamente" ai fatti. Cosa che "tranquillamente" mi predisposi a organizzare. Qualcuno sicuramente ricorderà quello che sto per raccontare.
Si era a luglio, o giù di li. La gatta inquieta girava per casa, i bengalini e gli usignoli cinguettavano nelle loro gabbiette, i bimbi facevano i compiti alternando l'improvviso di urla, passi per tutta la casa delia mia metà della terra  soddisfatto e felice per ogni dura fatica giornalier e seduto al desco serale. Una famiglia felice e del tutto, insomma. Ottimi anche i rapporti realazionali coi condomini. La vita si dipanava nel migliore dei modi, se...non si fosse presentata quella nuvola nera all'orizzonte, ovvero quella maleducata di giornalista da mettere in riga. La su citata giornalista sopra di me e infieriva sul mio terrazzo umiliandolo e offendendolo con tutte le porcherie che le buttava.
Era di sabato. Un sabato sera. Al minestrone ricco proprio di tutte le primizie, aveva fatto seguito una frittata con zucchine di dieci uova. I gusci li avevo conservati insieme al pattume di una settimana sul terrazzino adiacente alla cucina ma ben nascosto agli occhi di tutti Grazia inclusa ( la collaboratrice che avevo, zittita strizzando l'occhio).. Dopo la macedonia, rigorosamente col gelato,, si era andati, io mio marito e i bimbi a godere della sera fatta dolce e profumata poi... a nanna col sentore di strano nell'aria. Arriva l'alba, tutti dormono il sonno senza prezzo dei giusti. Solo io veglio e sono sveglia. Senza peso lascio quello dolcissimo del letto, m'infilo la vestaglia sul pigiama preparata all'uso su la poltroncina di fronte al letto, apro e chiudo la porta della camera da letto. Felpata come la gatta di casa mi dirigo al terrazzino del retro cucina. Prendo i due bustoni di pattume accumulati da una settimana e come un ladro d'hotel faccio girare la chiave della porta blindata. Ed eccomi in ascensore silenzioso certamente  più del mio cuore. Arrivo al piano pre-destinato e, con goduria erotica raffinata e finissima apro i sacchi e cospargo il tutto davanti alla porta della su detta giornalista. Scendo, m'infilo nel letto e dolcemente m'abbandono al sonno.  Risveglio trionfante anche se per tutto il giorno mi restò incollato sul viso un'indecifrabile sorriso e un'ancor più enigmatica canzone. Que sera sera.  Se vi fu il tisultato? Oh si. Omaggi giornalieri della signora tutte le voltd che ci s' incontrava e soprattutto il Mio Bellissimo Terrazzo fiorito dei soli suoi fioori..

Conclusioni ovvero ciò che ho imparato da tutto questo è che, devi sempre trovare la forza per difenderti da ogni prepotenza e sopprusi. Con intelligenza e con le giuste intelligenti strategie. Devi però essere convinta, dentro di te del giusto che operi.
Le canaglie sono dappertutto. Anche fra gli insospettabili.
La civiltà va data a chi abitualmente la usa. Altro inquina ed è frainteso come debolezza se non vigliaccheria
Il rozzo è spesso legato al doppio menzognero che imbelletta l'esteriore
E ho capito, inoltre che non è la vita intorno a te che devi organizzare in modo simmetrico, secondo i tuoi desideri, ma è te stesso che devi rompere, piegare, per adattarti a qualsiasi vita, anche col risultato (momentaneo) di un atto misero come quello fatto da me ma necessario per essere capiti su l'onda dello stesso linguaggio.
 Il pericolo ci gira sempre attorno. Mai abbassare la guardia. Oltre che misurare le nostre capacità, in fondo resta pure una certa bellezza. 
Che, pur adattandosi, bisogna darsi delle regole in cui si crede e si vogliono perchè sono giuste. Le regole devono essere morali e pratiche. Appunto; pratiche, senza cui non può esservi felicità, rispetto e...risultato (vantaggi).

Mirka

"Que sera sera"

venerdì 31 marzo 2017

A PARTIRE DA UN'OGGETTO SENZA VALORE DI MONETA




Una locandina incorniciata del mio primo concerto importante (Vivaldi- Stabat Mater- dir. Konrad Latte -Berlino), un passacarte in argento, un ventaglio anch'esso incorniciato,un bauletto in metallo foderato in seta  rossa, una clessidra di metallo, un carillon in legno con un angelo che suona il violoncello, un bicchiere di tempo antico e pregiato.  Si nasce già predisposti ad abitudini che nutriranno il nostro corpo, rafforzeranno l'istinto, l'affezione a dei rumori che diventeranno familiari in seguito, un sentimento che crescerà o si fermerà nell'anima facendo il nido come un passero mai pronto a spiccare il volo, l'attenzione a degli oggetti che si tenderà sempre a cercare e ad afferrare spinti dal piacere e senza avere l'esatta conoscenza del motivo della ricerca se non quel Piacere che muove.  Che a volte, gli oggetti che circolano per casa possono essere anche di poco valore monetario, ma preziosissimi per il nostro occhio a cui comunicano vibrazioni, echi misteriosi e un'ancora più strana connessione col momento diventato tassello di un mosaico. E poco importa se abbiamo acquistato noi quegli oggetti o li abbiamo avuti in dono da una persona cara o da un conoscente particolarmente simpatico. Quegli oggetti devono stare lì dove la mente  inconsciamente o consapevolmente li ha loro destinati o dove il cuore autonomamente comincia improvvisamente a battere di più,  Così è un poco per tutto. Almeno io credo questo. Quando pensi a una persona che realmente si ha conosciuto, evocandola con la mente, se ne sentono immediatamente le sfumature della voce, il ritmo lento o veloce del suo intercalare, il linguaggio colorito o monocorde.  Se ne sente persino l'odore. Viene alla memoria un gesto preciso lasciato in un'occasione precisa, un silenzio che non ti aspetti ecc. E si vede intera la personalità evocata dentro a ogni pezzetto raccolto come un collezionista tanto da formare una collana composta da grani colorati la cui essenza sta in ognuno di quei granelli colorati che si portano addosso anche se girano per casa.  Credo che sia per certi versi la stessa cosa anche per il virtuale.  Di chi conosci ne intuisci l'intenzione anche da un "segno", ma  su chi non hai conosciuto nella realtà, non puoi che fantasticare o tuttalpiù immaginare storie, antefatti, magari lasciandosi suggestionare, più o meno da ciò che ci propina o che mette nel e profilo,  e affezionandosi a "quel" posto "preciso" dove la si collocò la prima volta, proprio come un'oggetto che ci parla anche senza l'odore di "ascella" non mascherata da nessun deodorante, vera in quella realtà che ci rese inconfondibile una persona. Intera e situata fra tanti piccoli specchi che purtuttavia stabiliscono un rapporto fra di loro. Ma è anche un qualcosa che non riesce bene e che, appunto per il suo incompiuto,  dovuto forse al nostro pressappochismo, alla nostra ignoranza o a una parte anche d'imbecillità ci rende insoddisfatti e si continua a cercare. E allora si inventa e si reinventano coincidenze, legami e date, in un dettaglio sopravvissuto alla volontà e a lei sfuggito ma animato incredibilmente dalla vita che gli dà il burattinaio. Il burattinaio trasformatore. Ed è ciò che tocca.. E in un mondo condannato alla soggettività, alla totale molteplicità dei punti di vista, mi pare così semplice dare per scontato che un'apparente uniformità ( di vedute o di giudizio) sia dovuta esclusivamente alla grossolanità dello sguardo che si getta considerando identiche cose che si rassomigliano soltanto. Ma è pur bello scoprire qualcosa e scoprirlo come un "già saputo"  ma comprendendo un immaginato che si portava dentro..  Mirka


"Stabat Mater" (  F min - RV 621 -A.Vivaldi)




giovedì 23 marzo 2017

CANTO SENZA FINALE






Nell'aria rarefatta dagli umori 
restò sospeso un canto senza il suo finale. 

Solo l'anima continuò a vibrare 
In perfetta autonomia 
verso la strada della perfezione 
che annulla il tempo mentre 
incorrotto lo esalta 
nella sua innocenza originale. 

 E vibrò. 

Inestinguibile canto
sino a dar vita a uno stellato cielo.

Ogni stella  
Tutte le stelle 
in festa da univoca vibrazione. 

Nel dentro 

l'alchimia della Gioia e del Dolore 
nella più perfetta tragicità
 nella più dura delle Gioie
 divenuta anche lei 
immensa Gemma luminosa.  


 Mirka


"Bolero"  (Maurice Ravel)




martedì 21 marzo 2017

DAL LAMENTI DELLA GENTE...A MARX




Sono alla fermata di un bus. lo sto aspettando da quarantacinque minuti. La schiena fa male come avessi lavorato, ininterrottamente, otto ore a una catena di montaggio. Con me aspettano delle persone che forma un gruppo che via via s'infittisce. C'è chi vomita parolacce e insulti al governo, altri fanno lo stesso ma per il comune. C'è chi invece inveisce muovendo solo le labbra gli stessi insulti che io percepisco nel duro del volto. Altri sbuffano come locomotive di storica memoria. E c'è chi si lamenta come pecore pronte per essere macellate. Chi sconfortato abbassa semplicemente la testa e rassegnato si guarda i piedi, sicuramente gonfi e doloranti. Io ascolto, osservo, provo compassione, do loro ragione e in cuor mio rifletto. Ma possibile che non si possa fare nulla per questa società sempre più disastrata ,smarrita e senza una Speranza per il futuro anche lontano?   Che tutti siamo inglobati  e ingabbiati da questo "falso"  di chi dice e non fa, o di chi assicura che fa  mentre invece depista, imbonisce,manipola,allontana dal Reale fattibile, se si volesse. Penso ad es alle mistificazioni dei medi, "informatica" o da TV. Dalla forte deriva autoritaria e oligarchica a livello mondiale e nazionale. Funzioni propagandistiche e fuorvianti che i grandi mass-media svolgono oggi per conto dell'imperialismo e del suo pensiero "unico" . Una manipolazione ed omissione della realtà, ma anche una negazione dei diritti elementari dei popoli. Da qui i genocidi e le menzogne di Sharon in Palestina, di Clinton - Bush in iraq, nei Balcani ed in Afghanistan; Erdogan in Turchia,  Al-Sisi in Egitto,  le strategie militari in Colombia (e in America Latina); dei desaparecidos e dei disastri dconomici argentini; delle degradazione del l'URSS e dell'Est europeo. Una distruzione contrasfata da milioni e milioni di persond consapevoli in ogni larte del mondo, nonostante la le repressioni militari e poliziesca.  Ma i misfatti impuniti condotti con arroganza  ssi moltiplicano con lo stravolgimento del diritto e della giustizia internazionale il cui obiettivo non sono che la rapina delle risorse ambientali e la colonizzazione planetaria. L'espansionismo sempre più forte USA  inarrestabile come carri armati, con una militarizzazione del pianeta usata anche in chiave di repressione interna. Agitando un "terrorismo" assoluto e senza aggettivi. Si pratica di fatto un "terrorismo di Stato" ben più micidiale, illegale e barbaro. Abile strategia del "taglione" e della "tensione" praticata da fascisti e nazisti di tutte le epoche ma che i mass-media coprono ampiamente. Di fatto è una guerra privata- militare, mediatica, sociale, ambientale ed economica- contro l'umanità e le generazioni future, condotte con bombe all'uranio, mine,embarghi, manipolazioni genetiche. Arma micidiale di questa guerra "privata" e rappresentata dal controllo "imperialista" dei grandi mezzi di conoscenza, informazione e comunicazione. Abbiamo sotto gli occhi le prove ogni giorno. Il monopolio mediatico dei giornalisti e quello politico dei leader di partito produce una comunicazione politica mistificata ed oligarchica, lontana da ogni impianto costituzionale e delle esigenze popolari. Si tratta di slogan di sigla e di dispute personali  che quel personaggio del teatrino mediatico si configura e pone a fronte della realtà. E' uno schema rozzo e anticostituzionale che si riproduce in altri campi della vita politica, in particolare nelle forme di rappresentanza (elezioni) e nella politica comunicativa- Per la politica elezioni- dove i media giocano un ruolo decisivo ma  una serie di trucchi a catena ( maggioritario, presidenzialismo, collegi, liste civetta) stravolgono il rapporto di voti-seggi, generando assenteismo, assurdità, azzeramento popolare di matrice costituzionale. Più che elettori che danno mandato a candidati responsabilizzati, su scelte misurabili, siamo ormai sudditi disinformati e impotenti- che inseguono e accettano il meno peggio, presunto.  Si può ribaltare questo sfascio nazionale e globale, cioè con una visione politica fatta di valori, regole, rapporti, poteri, controlli, necessari per risollevare razionalmente i problemi del mondo?... Si. Con una equa ripartizione planetaria delle risorse e dei diritti fondamentali, in particolare, dei diritti del lavoro, della comunicazione e dell'ambiente. Ciò implica una pianificazione collettiva- mondiale e nazionale- delle risorse e dei diritti. Una necessità "strutturalmente" e storicamente antitetica rispetto al capitalismo, ovviamente. Eppure sarà il marxismo scientifico capace di raccogliere questa " sfida?" Io credo di si. In primo luogo perchè esso è organicamente e storicamente antagonista a quella imperialista, come sanno bene tutti i capitalisti  che lo combattono da sempre con ogni mezzo. In secondo luogo perchè esso rispecchia valori universali propri della grande maggioranza dell'umanità e dei lavoratori


"L'Internazionale"





sabato 18 marzo 2017

GIALLO KANDINSKY E IL GRIGIO PER CONTORNO



Stanotte ti ho vista in sogno.  
 Ti circondava il grigio, 
ma tu, 
nel centro illuminavi 
come un giallo di Kandinsky.    
Solo il tuo volto era un pò mesto.  
 Mesto come può essere l'occhio
 che s 'imbatte in una
 "panzè"  trovata 
tra le pagine ingiallite di un libro
 messa lì per ricordare un
'avvenimento bello e il suo rovescio.
   Mossi le labbra  per una canzone amica

Restò il giallo e tutto il grigio attorno.  


 Mirka

" Summertime"

"




martedì 14 marzo 2017

STUDIO



Si diceva "Può la mente ricreare le condizioni di pienezza reale di un tempo? No. Nel mentre la Immaginazione mescolava sangue fresco al vecchio delle vene.  E...nel mentre si aggrappava all'illusione di quel tempo che era stata realtà, si sentiva quasi felice.  La donna si allungò leccandosi i baffi come un gatto appagato dalla zuppa.  Un filo d'aria le attraversò la faccia come da un imponderabile brivido misterioso scivolato sotto la pelle. Solo allora s'accorse della finestra aperta. Sovra pensiero si alzò e con gesto automatico la chiuse mentre le sue labbra mormora vano: "Il miglior studio per imparare è conoscere se stessi". Si guardò attorno come d'abitudine. Tutto era come sempre. In ordine quasi perfetto. Il silenzio era totale. Solo le cose parlavano. E un bimbo che urlava nella stanza adiacente alla sua.  Mirka



"Tristesse" (Etude N.3 Op 10 E Major -F. Chopin)




giovedì 9 marzo 2017

E CHI SE NE FOTTE






Ho scritto da forsennata della Vita e 
tranquilla morirò Rivendicando 
anche l'ultimo slancio di quel 
prisma prepotente che muta
al cambiare della luce.  j
Non sempre rimarcai l'oggetto che
 sfuggiva al mutar del l'energia esplosa 
in su il cambio di stagione. 
Ingenua sino alla cretineria  m'offersi 
al l'urto inevitabile per
 un rimorso postumo  ma 
compatta restai appena liberata
da sofferenza il peso. 
 E nel mio mutismo di 
volontà ostinate 
sempre trionfò la vita e 
il mancato di un abbraccio che 
mi stringesse forte a se e 
mi portasse via con quella stessa 
volontà sconvolta.  

E chi se ne fotte 

se ancor compongo e
 ricompongo su il fluido vagito 
di un inciso autobiografico che
su una Lira la sua arma trovò e
che persino Apollo ebbe
conforto e sonno? 
 E qui vera  fui sempre 
nella coscienza di ciò che
 è
  e non potrebbe essere altrimenti. 
 In fondo tutto è gioco
 un maledettissimo divertentissimo 
Serio gioco.


 Mirka




" Exaudi orazionem meam Domine" (Symphony of Psalms-Igor Stravinsky)




lunedì 6 marzo 2017

SPEAK LOW





Speak Low   
Tu maestro degli Adagi  

 Speak Low  
 in ogni battito delle mie primavere  
 fraseggio di rondini intrappolate a un crocevia dove 
non c'era luna a illuminare il rosa della rotta ma
 dubbi 
d'intricati rami 

  Speak Low 
  nido di prodigi dove 
il mio grembo partoriva Feste
 nel singhiozzo dei Silenzi 
 come tavola imbandita di domenica

  Speak Low 
vena di fronte  martellante 
Invisibili orologi  
 Orgoglio di segreti inconfessabili ma
 Benedetti dal sacro unguento del Signore  

Speak Low
ricordanze 
 senza più ritmi di follia 
ma nidi di Quaresima dove 
manca il vino e
 sbadigli 
fanno da piumato e anche da coperta. 

  Speak Low
 incandescenza 
mai veramente spenta.  

 Mirka


"Speak Low"  (Kurt Weill)



domenica 26 febbraio 2017

E ALL'IMPROVVISO IL MIAGOLIO DEI GATTI



Com'è silenziosa la casa senza i bengalini
 e 
senza il nobile Omero quando faceva le fusa dopo gli sbadigli!

Eppure 

anche il silenzio ha la sua potenza. 
Una potenza che a se chiama
 i 
demoni e un Arcangelo che li spazza via. 

 Risuonò la stanza di ricordi
 e
 nel l'improvviso di miagolii 
la visione del primo mandorlo in fiore. 

 Il domani è qui.       


   Mirka"Zorba


"Duetto buffo di due gatti"  (Gioacchino Rossini)



giovedì 23 febbraio 2017

SONO UNA CHE PIANGE




 Sono una che piange   

confesso la mia fragilità
ho la lacrima in tasca
un fiore 
un vagito 
la mia nipotina quando mi volta la testa
 e subito m'allunga la piccola mano
un bimbo sconosciuto quando mi sorride
un vecchio che senza parlare mi chiede
me stessa quando ripercorro ogni strada in
salita e
rifletto su gli incanti d'allora
i disincanti appena  accennati di oggi  

sono una che piange 
  su ogni inizio 
su ogni pietra
 incontrata 
 su ogni finale
 sconvolta e inerme 
di fronte alla forza gigantesca 
che l'uomo si trova addosso quando
 comincia una partita
lo sbriciolamento d'energia quando
 la perde 

 sono una che piange 
apparentemente per niente 
come in ogni marcia nuziale 
che sento
  il VA Pensiero di un a solo o 
di un immenso esercito in piazza 
 l'Inno Dei lavoratori che mi scuote come
 ogni favola raccontata ai miei figli 
 insomma si

 sono una che piange
 ma in ogni goccia del mio pianto vive
 l'autenticità 
della  logica strettissima del 
numero che si rapporta all'altro e
architettura diventa 
come può essere la vita 
la vita di ognuno 
la vita di tutti 
 compatta e perfetta ma 
che all'urto ben centrato 
crolla
 senza sorprendersi
 più di tanto se non per quel
 muscolo che accenna il pianto 
senza vergogna 
del torrente
 che lo seguirà 
 muto o 
nel fragore di un singhiozzo


  sono una che piange 
con l'urgenza di liberarmi o 
 perdermi in lui come
 un panorama visto 
da un treno in corsa
 una vertigine quasi allegra 

 sono una che piange
 davvero e 
non sa neppure
 perchè 
anche se ogni goccia
 di 
quel pianto contiene tutta me. 

Sono una che piange
anche quando è costretta a dire
No 
mentre il cuore 
grida altro non ho
 che un 
no
fatto di pianto.


Mirka

"Colorblind"  (film -Cruel Intentions)

venerdì 17 febbraio 2017

DISSOLVENZE






Dissolvo con un atto di
 volontà
ogni esperienza vissuta
 in festa e anche no
al fine che la mente 
abbia la sua giusta
quiete
 ma  libero resti quel filo indistinto
 di malinconia canina.
 Una suggestione di dissonanze 
 in dissolvimento 
con la volontà 
che una nota 
vibrata resti.

Testimonianza di un passaggio
 relazionato col tutto.

O almeno questo
fu il desiderio da cui 
ogni viaggio prese il via.  

Mirka





"Emmanuel" (Autumn  - Lucia Micarelli -Chris Botti)



mercoledì 15 febbraio 2017

BAN BANG




Katrina non gli toglieva gli occhi da dosso. Poi diretta come il bisturi di un chirurgo avvezzo a non sbagliare gli domandò: " A chi pensavi con quelle risposte perfette?"  "A un'Ideale" gli rispose Enrico. " un'ideale a misura d'uomo e col beneplacito cosmico" . Il silenzio riempì l'aria di un'assolo vibrante da tante minuscole frequenze mentre la stanza buia s'illuminava a giorno.  Katrina sgranò gli occhi come lune crescenti e balbettò: "Ma come? Non ricordi che si faceva la guerra anche di giorno?"  Il volto dell'uomo fu attraversato da un sorriso enigmatico.  L'aria si vuotò dal silenzio riempiendosi di uno strano profumo solido come cera d'api. Una fragranza che compenetrava la psiche in tanti piccoli solchi informi come spinti da una forza fisica che reagisce all'altra dandogli il sembiante di una creatura vivente in perpetuo mutamento ma indivisibile dalla sua essenza originaria. E l'odore che si sentiva nell'aria sapeva di vulva lasciata sulle dita. O di vagina quando abortisce senza il ricordo fluido e scivoloso del piacere che l'aveva generato. Poi ... il bang bang dell'odore acre di uno sparo lasciato ai tanti palloncini scoppiati e finiti nella crepa della terra dove germogliano e si rafforzano le radici di un grande albero con foglie e frutti.   Mirka  (estrapolato dai Racconti Il Destino nel nome)


"Bang bang"


giovedì 9 febbraio 2017

IN-FINITO DA CAPO



Eri nel l'aria           poi
 nel passo lieve che
 calpestò la terra. 
  Non so se sognai o 
se invece fosse la realtà
 del muschio che si mescola alla viola. 
  Eppure davvero scalpitò la terra   poi...
un'auto sfrecciò e fu carbonio.

Mi dissi. " La verità è in noi. Sempre.  Difficile ignorarla o far finta. Pur nella sua ambivalenza a cui non è possibile sfuggire, ne negare.  Verificare si. Di volta in volta. Provocazione in tonalità minore prima che risolva (forse) nel suo compimento che porta a un bel Do Maggiore. Una radice sperimentale che si forma e resta comunque nel l'anima capace di metterci in comunicazione con noi stessi e con l'armonia cosmica, forse, mai conclusa del tutto.  


 Mirka


"My funny Valentine"

lunedì 6 febbraio 2017

DAMMI UN SEGNO





...e parlava all'aria a gran voce dammi un segno dammi un segno e implorava Lui più ancora che il Dio dammi un segno dammi un segno e chiamandolo sentiva la sua voce diventare via via ritornello e lagna proprio come succede ai bimbi coi goccioloni agli occhi ma senza più il ricordo di cosa ha dato origine a quel pianto. E fra se continuava a ripetere    "eppure dicono che l'Amore non finisce mai  dammi un segno dammi un segno. E nel frattempo si distraeva guardandosi attorno. Le cose sparse sul tavolo,  il pacco di lettere ancora chiuso,  due raccomandate di giacenza,  l'anta di un armadio scostata,  gli occhiali sbrecciati,  le biro senza inchiostro,  il sacchetto dell'aspirapolvere da cambiare.  E fra una divagazione e l'altra si domandava cosa avesse invaso il cuore al punto d'arrestare il corso reale dei pensieri sino a perdersi in un dilemma inesistente beneficiando solo di un'illusione.  Si sentiva ingenua e forse anche un poco matta. E nella sua "volontò di credere", il dubbio che tutto fosse finito nel viaggio sulla terra era scalfittura, graffio, quasi certezza, Restava il suo ostinato sentire che la verità lei  l'aveva tenuta "realmente"  fra le mani, ma nell'ora presente tutto era da verificare.  E si sentiva inquieta come le tante nuvole che vedeva scorrere nel libero cielo dalla volta azzurra ma senza un vomero per ararle.  Un indistinto mormorio nella cavità a sinistra del corpo la scosse come l'effetto di un doppler. Con un estremo ed ennesimo atto di volontà dimenticò tutto. Prese il cappotto dall'armadio, se lo infilò, si diresse all'uscio  e con passo deciso  uscì. (estrapolato dai Racconti Il Destino nel Nome)

Mirka

"Salut d'Amour" ( Op 12 -Edward Elgar)

giovedì 2 febbraio 2017

GRETA

Allora nonna sei guarita? Allora nonna come stai? Allora nonna vieni da noi a cena? Allora facci sapere.    E in questa vocina già evidenziata da molti colori, uno già in risalto, ne riconoscevo la futura Donna.  E commossa  la ricordavo nei primi approcci alla conoscenza della vita naturale e attraverso tutte le cose di lei.  E con la memoria degli occhi,  ma anche quella del cuore, rivivevo tanti altri piccoli paradisi sparsi in fiori, ninfee, api ebbree e farfalle in amore, nei semi portati ovunque dal vento e senza tempo,  gettiti di inestinguibili cascate,  radici fermantanti umori e linfa nel l'alchimia di misteriosa ambrosia e in quella inzuppata. Cura  nata dall'Amore. Greta e le altre.

Mirka"Zorba  


"Andante" (K 545 -n. 16 -Do Mag  -Mozart)