fiume

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fiume della vita
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martedì 6 ottobre 2015

IL DIAMANTE DA UN'UNICA LUCE PURISSIMA




La sua luce riempiva tutta la stanza. Faceva male al cuore più che agli occhi.  "Oddio morirò  strozzata con tutte le lacrime che si fermano lì anche se io mi affanno nello sforzo di cacciarle giù da dove sono venute", si diceva la donna rigirando quel diamante fra le mani tremanti come quelle d'una vecchia di cent'anni. L'anello era restato sempre là, in un punto ben preciso e come scordato. Volutamente scordato. E ora stava fra le sue mani con quel groppo che in continuazione la minacciava. Chiuse gli occhi e rivide la sala illuminata da tante luci e già piena di gente elegante venuta per ascoltare Lei. La paura l'aveva presa e le si erano paralizzate le gambe come in quell'inverno quando piccola si era persa nella neve alta della campagna e non riusciva più a trovare la strada verso casa. Le lacrime le scendevano, diventavano ghiaccioli e il suo invocare la mamma era solo un indecifrabile pigolio. Non sentiva più lo scorrere del sangue nei piedi e così si era bloccata come fosse una statua. Una statua che mandava fuori dei granuli bianchi e scintillanti. "Ecco" diceva alla testarda che già si predisponeva a diventare "Me lo merito. Scappare  come una furia  per dei normali litigi di casa, per godere del silenzio assoluto e dell'ebbrezza che le avrebbe dato il bianco della neve!  Gli scarponcini erano ormai diventati due maccheroni che nessuno avrebbe mai mangiato e i piedi due ghiaccioli che nessuno avrebbe mai succhiato. Ormai era già morta. Si vedeva nella bara senza il bacio della mamma, senza averle chiesto il perdono per quest'altro dolore.  Poi      qualcuno da dietro l'accolse in un abbraccio. Voltò lentamente la testa. Riconosceva quel braccio. Lasciò che una lacrima si fermasse sul centro della guancia. "Ehi piccola cosa ti succede? Una lacrima!  Perché!?" Le risuonò  in tutto il corpo la familiare voce, dandole al braccio una lieve pressione per farla voltare tutta. Il lungo vestito anche se di seta leggera come un velo le impedì la scioltezza del movimento. Sentiva però che altro si stava sciogliendo nella gola liberandola  un poco da quella durezza "Sarai bravissima" le sussurrò sulla bocca quella voce. E lei fu pronta. Sorriso sulla fronte, l'occhio concentrato al podio. La sala era bella, spaziosa, ricca di addobbi e con gente in attesa. Le faceva piacere vederla sparsa e raccolta nella varietà misurata e composta. Il suo istinto più profondo cercava però sempre e a sua insaputa un accordo delicato fra le modalità esteriori a qualcosa che potesse riportare il tutto a un'essenza che solo in uno spirito fine ed esercitato si poteva trovare. Da l'alto del soffitto cominciò a venire meno la luce. Ne inseguì l'affievolirsi. Davanti a lei un'infinita grandine di teste. Le teste parevano così riavvicinate da darle l'impressione di piccoli palloncini colorati tenuti da una grossa mano. Si raccoglievano, si spostavano, si riunivano ancora come mossi da misteriose correnti d'aria. Sentiva tanti occhi fissi su di lei domandandosi perché invece non tendessero l'orecchio al suo grido d'aiuto. Il primo violino abbozzò un saluto con l'archetto. Gli rispose automaticamente con una specie di sorriso. Il vestito da nuvola aranciata le si era fatto pesante come il freddo del piombo. Qualcuno si raschiò la gola. Avrebbe voluto farlo anche lei. Si affacciò invece la nostalgia del caldo della sera davanti a un tavolo apparecchiato con una immacolata tovaglia a quadretti blu e bianchi, il piatto  fumante sui passatelli fatti dalla nonna e in silenzio si mangiava mentre dagli occhi esce musica.     La neve continua a scendere e lei con lei. Sta scavando una fossa. Fra poco sarà tutta coperta e nessuno saprà mai che  sotto quella neve  c'è lei. Nessuno lo scoprirà. Neppure sua madre.  C'è irrequietezza ora nella grande sala e fra gli orchestrali. La sente addosso senza capirne la ragione. Potesse almeno voltarsi al podio. Ma non può. È una donna di neve. Di neve come il pupazzo che le faceva il nonno davanti al cancello di casa. Il pupazzo aveva come naso un sughero rosso. Il silenzio è assoluto e greve ora. Ma cosa sono quelle voci che ripetutamente la chiamano? C'è preoccupazione, ansia, isterismo, paura. Il collo le si è fatto lungo. Lungo come quando lo si tira a una gallina. "È qui è qui. È viva" Delle mani la sollevano, la scuotono, la sfregano, le regalano il caldo tenerissimo e rassicurante del petto. Non sente il cuore pulsare, sente invece l'allargamento del caldo anche se non sa distinguere da dove proviene. Com'è dolce quel Ritrovato! Bellissimo. Splendido. Da "ricordare". Solo per un attimo si ritrovò nel freddo della neve. Un ramo con tante goccioline di ghiaccio l'aveva improvvisamente ghermita. Voleva gridare ma al posto del grido le uscì un verso così spaventoso da far paura anche a lei. Era il cuore che martellava. Il verso non c'era. Lei era muta. Sentiva male. Il caldo è così profondo ora d'arrivare sino ai piedi. Un rumore la scuote. Il direttore sta venendo verso di lei. È deciso ma sorride. Lei lo ferma con un cenno della testa e con un uguale sorriso gli sussurra. "Tutto bene, Maestro. Mi scusi. È stato solo un lievissimo sbandamento. Può cominciare".   Il concerto scorre come gli anelli di una catena perfettamente equilibrata e disposta al più magnifico dell'uso. "Sei stata bravissima"  le ripete la solita voce penetrata a sorpresa nel suo camerino forzando tutti i fasci dei fiori e mettendole al dito un diamante dalla luce purissima. Si. Bravissima lo è stata sempre, in teatro. Non invece nella vita incapace  quasi della più piccola finzione. O meglio, o reagiva prontamente, o con indifferenza voltava le spalle, oppure stava zitta lasciando che gli occhi parlassero per lei. Come quella volta quando l'aereo non fece più ritorno e tutto il cerchio cercava di consolarla e lei guardava oltre ogni testa.   Tra le mani il diamante manda strani bagliori gialli. Con un gesto di Dolore fa per scagliare nel fiume che indifferente scorre davanti alla sua finestra, tutta quella luce che le brucia le mani. Si trattiene in tempo "No. Se non mi è servito per vivere mi sarà utile per pagare il mio funerale" si dice con ferma determinazione mentre con estrema lentezza si avvia per deporre l'anello nel suo scrigno prezioso. Un raggio di sole attraversa il centro della stanza formando disegni di luce. Si ferma a guardare le innumerevoli varianti. Nel suo ondeggiare sente TUTTI i suoni d'ogni musica eseguita, la sua anima, il suo corpo. Ora al posto degli occhi ha due diamanti. Respira a fondo felice, incurante del suo volto bagnato. In quel perlaceo luccicante, lei sapeva esservi riflessi tutta la luce della sua piccola Vita.

 Mirka (Dai racconti Il Destino Nel Nome)
 "
 My Heart will go On