Un altro ricordo della vita passata tornava a tormentare Aurora.
Con ansia cominciò a chiedersi in che cosa aveva sbagliato,quella volta.
Anche quel giorno pioveva,proprio come oggi,e tu correvi senza più fiato e senza sapere che non mi avresti mai raggiunto Viene da chiedersi,sino a che punto possiamo dire di noi, Io non ho potuto sbloccare il Destino se questo ne aveva beffardamente anticipato ogni mossa?...Noi giocatori impreparati per astuzia prima ancora che d'intelligenza e,prevedibili sin dal muoversi del labbro che la parola era segreta perchè incognita di un'enigma anche per noi?
Per Aurora fu sempre così. O troppo rapido o troppo lento,anche adesso che il ricordo la porta indietro al tempo della sua adolescenza..Trascurata,abbreviata e prolungata eccessivamente in una di quelle fasi che trasformano la ragazza in donna. Ribelle era stata solo nella misura che le poteva permettere di erigere un muro tra sè e tutti coloro che la idolatravano,madre compresa.Istintivamente ha sempre avuto in uggia gli idoli e non voleva assumerne la forma di nessun tipo, Nè per sè, anche se in addivenire, (troppo faticoso per una pigra come lei e insofferente agli obblighi del ruolo) nè per chichessia. L'adorazione di un'essere umano sotto l'apparenza dell'abnegazione e dell'umiltà,pretende molto ed è un tentativo di possesso. Sempre. La sua natura era dolce e le sue resistenze non erano mai esasperate. La vita,anche se giovanissima,le aveva offerto un esempio dell'affetto che accresce la libertà. Ma poco assecondava le iniziative sempre troppo insistenti della zia Francesca per far colpo sui vicini e questo esasperava la zia e deludeva la mamma anche se rideva aggiungendo una battuta per smorzarne la delusione e la tensione che si era creata. Ma perchè così spesso si sentiva così sola e con un sottofondo di amarezza? Si faceva piccola,allora sino a scomparire (solitamente cercava per spalla la cima degli alberi per osservare il mondo non vista) e sognava l'indipendenza. Tutte le virtù (persino l'umiltà) richiedono l'autonomia. E lei oscuramente percepiva come verità ciò che il tempo le avrebbe dato ampia conferma.
Davanti agli occhi quel giorno in riva al fosso a sguazzare i piedi nell'acqua con Gianmarco. Un vento gentile si era levato e la gonnellina pieghettata che portava palpitava come se fosse animata da vita propria.
"Hai freddo,Aurora?"
"No.No,Gianmarco"
Si lanciarono brevemente un'occhiata,lei abbassò gli occhi (le avevano insegnato così se non voleva essere giudicata una poco di buono). Li rialzò lentamente incontrando con fermezza quelli di lui. Azzurro nell'azzurro con un turbamento quasi doloroso e infinitamente dolce.
Nella vita quotidiana lo sguardo reciproco è breve; un poco prolungato è una conferma di matura fiducia o il segno di un deciso antagonismo. Solo i ragazzino giocavano a chi abbassa gli occhi per primo; ma la gara si interrompeva ben presto in una risata semisterica,nello sfogo di una vivacità da puledri. Ma in amore è il dileguarsi dell'orgoglio e della distanza; è la resa.
Aurora e Gianmarco si fissarono negli occhi. Una forza che non avevano previsto,si era impadronita di loro,facendole sollevare le mani,unendo le loro labbra, e sospingendoli poi lungo il viale di campagna. Lei non l'aveva premeditato. Lei aveva fiducia.e credeva il lui Senza parole camminarono con le mani strette dentro al buio che cresceva.
Non si sposarono mai. Al momento mancava il tempo. Lui doveva finire gli studi e trovarsi un lavoro. In seguito fu Aurora a scappare anche se al dito tenne per tanto tempo il piccolo anello con lo smeraldo al centro e i brillantini attorno in forma di corona.Anello.finito poi al Monte di Pietà.
Lui non capì mai il perchè del gesto d'Aurora,la sua fuga precipitosa. I regali erano piovuti,il primo assegno di stipendio pure,anche se esiguo per essere quello che merita un promettente e valente ingegnere,ma che comunque l'avrebbero fatto bastare orgogliosi di farlo, entusiasmanti le scoperte da fare meravigliandosi in ogni momento del giorno e della notte,la nidiata di pargoli per un'appello da allegra caserma già lì. Eppure andò a finire a rovescio. E pensare che lui era bello,conteso,serio. Magari gli parlava "troppo" di elettrodomestici aggiornati e di cantine piene di vasi di conserva preparati con mani gentili quanto ruvide,questo si.....
Si moltiplicarono le curiosità,l'ammirazione da una parte,l'ostilità dall'altra,ma Aurora scappò senza lasciare nessuna spiegazione.Spiegazioni che lei stessa non riusciva a dare perchè non riusciva a capire. Forse.
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Anche quella volta...alla prima del suo debutto,anzichè fermarsi e condividere il successo con tutte le persone arrivate solo per lei,era scappata. Non aveva voluto essere sgarbata,eppure i risultati erano stati quelli di farli interpretare così e,Aurora sottoposta a uno studio sociologico tutto da sperimentare. Lei invece se lo spiegò dicendosi fierissima della sua indipendenza spirituale che la voleva chiusa nel camerino o affacciata a una finestra a guardar le stelle,ma anche tendente a commettere gaffes difficili se non impossibili da giustificare. Del resto lei non fu mai una brava persuatrice.Anzi ogni volta che era costretta a giustificarsi per qualcosa di sbagliato ma che lei aveva fatto in assoluta buona fede,si trovava a balbettare come se fosse una criminale per poi scappare via rossa e urlante da lasciare tutti a bocca aperta e costernati.
Il labbro inferiore morsicato cominciava a farle male così pensò di passare oltre a quell'episodio di cui continuava a vergognarsi un poco.
Avvertì una strana sensazione in gola. Riandò a quando si era dichiarata atea.solo per sottomettersi a una superstizione che non le faceva certamente onore. Era sicura che ci fosse sempre un'energia speciale e particolare ai suoi ordini,le catastrofi si abbattevano sugli altri,ma non su di lei,le circostanze sempre configurate a offrirle ciò che più desiderava. Però il mondo era così pieno di crudeltà,di sofferenza e di confusione che non poteva esserci un Dio a volere tutto questo. Eppure la bellezza di un'alba la riportava sempre a Lui.come il profumo delle viole,del muschio al bordo dei grandi alberi,dei vigneti illuminati dal sole quando girovagava nella campagna da sola, Perchè Aurora era sola.Sola anche in mezzo a tanti.
Aurora inghiotte fiumi di saliva o è invece la speranza sempre pronta all'inganno?! E ha un bel cercare le ragioni logiche.ora che è tardi anche per farsene una ragione di ricerca.Anche per rispondersi.
Fu credito d'orologio, d'Ombra sempre appresso o di Destino?
Fu lei l'intralcio per dubbi ritenuti un'assoluto insufficiente per amare in modo duraturo?
Fu naufragio di campana "a morto" che secca e lenta scandiva e prediva ciò che era Già scritto fra la polvere e il cielo?
Com'è lieve la linea che separa l'ambiguità dell'acqua, dal cielo che promette diademi di sole al limitare della terra!
...E singhiozzava Aurora una verità perduta nella verità oltre la sua umanità.
Ma è tardi anche per intercedere misericordia a chi dà forza agli angeli. Gli provocherebbe la risata o la porta sbattuta sulla faccia.
Aurora si è sempre detta "Tutto è una scelta". Si.Forse è è pure vero. Ma una "scelta" spesso di spinte inconscie dove le parole confondono invece che recare chiarezza e colpa al posto del conforto.
Fu per questo allora che NON CI SI RAGGIUNSE quella volta? Fu risentimento imprigionato da un dubbio o una Probabilità inasprita da altezzosità che non si abbassa a nutrire il cuore giudicando "inezie" essere tutto dentro a uno sguardo che si addice solo all'innocenza di un bimbo?
Ma intanto si creava la diffidenza vestita col gioco di parole.
Eppure avrei dovuto darti fiducia.Conoscendoti meglio e di più. Ma fu paura di quella sincerità che scioglie anzichè ritenere quel lato di fiume su cui l'iniziativa e l'onestà vanno insieme a braccetto con abiti dimessi,guidati solo da un'invisibile forza che non perdesse mai l'aderenza alla realtà e alla vita,tendendo,aspirando,creando,cadendo e rialzandosi,nelle sue luci e nelle sue ombre,nell'alternarsi degli umani sbalzi di Bene e Male anche inconscio,ma tesi pur sempre a una fiducia piena l'uno verso l'altro.
Aurora è una sopravvissuta che ha avuto la fortuna di arrivare sin qui.
Uno specchio che non inganna malgrado lo si diriga verso la luce della parte migliore,ma che concilia il prezzo pagato,tutto,lietamente,in cambio della pace,mentre il tempo vola,il suo romanzo è diventato un'abitudine e,tracce sempre più frequenti di noia predicono più il vecchio che il nuovo,mentre l'ingenuità resta intatta a ringraziare e a lodare.
Solo un rimpianto le resta. Quello di non aver accettato la battaglia.. Avremmo imparato qualcosa uno dell'altro e,nel momento prima che precede la morte,mia o tua,avremmo potuto sentire i suoni del silenzio che spiegano e tutto perdonano.
Cade la pioggia.Lenta.Lenta Lenta. Come quel giorno. O forse era sole che scioglieva la pelle solo un pò abbrustolita,dalla dubbiosità o dalla costanza del Destino che calcava la sua mano?.
Mirka
"Caminhos de Deus" (Amàlia Rodrigues)
