Da poco era passata la Pasqua e da un giorno la commemorazione di un giorno altrettanto bello. Forse più bello per chi non andava a messa la domenica. Il 25 APRILE. I fiori gareggiavano col Cielo. Lei ne fu felice. Come sempre. Solo per la frazione di un attimo l'anima si arrestò dal suo Volo appena cominciato. Uno strattone Invisibile la riscosse da quella Volontà sovrumana di restare. Lei "non voleva" andarsene per la coscienza di "quel tutto" in addivenire. Non potendo parlare, lasciava agli occhi la forza di volontà, intensa come la luce di un mezzogiorno estivo forando la stessa luce. Poi reclinò il capo. Sapeva che il messaggio sarebbe passato dalla mente passando subito oltre, cosciente che non sarebbe arrivato alla profondità delle viscere, a modificarne la natura, né il corso del Destino. Così tacque per sempre. E dire che l'amava. L'amava di un Amore che credeva più forte d'ogni limite pensato da umana potenza. Eppure non bastò. Ancora a distanza, Aurora si emoziona a quel ricordo, e si domanda se Amare sia invece una condanna più che la voce comune che gli attribuisce il miracolo di fare nascere la gioia. Una condanna da sentire oltre lo stesso finito, con l'impegno della Responsabilità ad agire per non vanificare l'offerta del sacrificio. (?) Sconfitta, Lei parve arrendersi a ciò che quella volta non poté cambiare. Stanca chiuse gli occhi alla vita come per abbandonarsi a un lungo sonno. Fu l'unica volta che nel volto non le si riflessero i bagliori del sorriso. Il sorriso sempre portato in ogni lotta e quella volta perso per sempre. Una nebbiolina rosa si stava formando attorno a Lei. Aurora ebbe l'impressione di vedere la mano di Dio, implacabile nella sua volontà fatta di affilato coltello. M. (Dai Racconti Il Destino Nel Nome)
"Im Abendrot" (Vier Letzte Lieder -R. Strauss)
"O pace, vasta e silenziosa,
pace profonda del tramonto.
Siamo così stanchi del cammino-
è così, forse, che si muore? (H.Hesse)
