Breve premessa. Ognuno di noi porta dentro di se delle percezioni che hanno dato impulso alla sua storia personale, forse anche condizionandola senza averne coscienza. Percezioni che si sono rimosse e, che, all'improvviso da un avvenimento riemergono dal sommerso. Così le leghi alle altre della tua esistenza, sosti, le metti in fila, ci lavori, separi, e misteriosamente capisci che, in fondo, chi ha guidato la tua vita negli incontri importanti è sempre stato il miracolo di un angelo incarnato o nascosto nel tuo istinto, figlio di una voce carica di una forza eccezionale dotata di un'altra via. Certo la folgorazione viene sempre dopo, a posteriori e nell'ambito della sorpresa. Ed è appunto su questo terreno che con precisione ricordi "quel" dettaglio del tuo mosaico interiore che forma il quadro della tua via e del perché di una predisposizione anzi che un'altra. Naturalmente questi motivi sono radicati in un terreno individuale imprescindibile dal contesto familiare e dai primi anni della propria vita.
Giovanissima e insediata da poco a Roma grazie a un concorso vinto che mi aveva permesso un ottimo posto assicurato da un contratto a tempo indeterminato, fui onorata della conoscenza di un Maestro direttore (anche) della Cappella Giulia e mio maestro di composizione. (Sono musicista anche se per una spiccata versatilità ha spaziato in molti altri campi sicuramente a scapito della mia prima passione e professione. La musica), Ma torniamo all'argomento di questo post. Spesso assisteva alle prove musicali respirando insieme ai suoni le Bellezze che mi circondavano mai disgiunto da un vago senso di misteriosa inquietudine. Dan Brown me ne avrebbe spiegato il perché al di là del romanzo, in seguito e in un'età dove sai distinguere la realtà romanzata da quella vera. Credo che, proprio quell' episodio che spesso mi torna alla mente e segnato sui miei diari, sia stato lui a concretizzare una mia istintiva resistenza verso il prelato. Giovanissima, non brutta, ingenua ma non stupida e col fuoco dell'entusiasmo che mi bruciava gli occhi, aspettavo nella sagrestia che il Maestro si togliesse gli abiti talari per tornare a quelli civili di ogni giorno. In silenzio mi guardavo attorno friggendo dalla voglia di uscire da quel posto cupo anche se suggestivo. Una porta si aprì ed entrò un prete con la fascia e la cupola rossa. Il Maestro lo salutò con deferenza, continuando la sua operazione di svestimento"o. Io mi limitai a un cenno della testa. Allora non conoscevo la scala delle gerarchie e per me questo o Quello erano tutti uguali. Preti. Con apparente noncuranza seguivo la breve e alquanto strana conversazione che si stava svolgendo tra il Maestro e il cardinale. Ma dove hai pescato quest'angelo abita a Roma? cosa fa. Tra me e me mi domandavo perché fossero così insistenti le domande a mio riguardo irritandomi al contempo dell'insistenza degli occhi "cardinalizi" incollati su di me come può fare un falco quando punta la preda. E finalmente fuori. All'aperto! La prima cosa che feci fu quella di esprimere al Maestro il fastidio provato da quegli occhi costantemente addosso. Il Maestro dolcemente e con infinita mestizia sorrise e mi rispose in modo alquanto sibillino " Lascia perdere. Meglio non indagare. Meglio passare oltre. È solo Uno Dei Tanti" . Sulla pelle mi serpeggia un brivido lungo che doveva restarvi per tutta la vita. Istintivamente mi strinsi "a me stessa" quasi a fissare quel brivido come futura armatura e scudo, mentre gli occhi guardavano dritti oltre quel nero macchiato di rosso,i suoni come barriera cristallina a cui guardare, la fierezza di mia madre che non si abbassò neppure davanti a un plotone puntato, forte del mio spirito testardo, ribelle e insofferente a ogni catena che non fosse l'amore. Un amore buono, gioioso, magari un poco intrigante da esaltare una certa complicità, ma pulito, intelligente e forte per proteggerla da ogni ingenuità e orgogliosa di essere in cammino e affiancata con la responsabilità consapevole di una libera scelta.
Mirka
"In paradisum" (Requiem G.Faure)
