.Per Te canterò se Tu non puoi cantare il tuo dolore scorrerà nel fiume della vita. Per Te rspirerò la luce del mattino, i giorni tuoi ricorderò le sere dell'amore. Per TE parlerò con gente della strada, così nel mondo Tu vivrai e non sarai più solo. ( M. Theodorakis)
"Fummo comunisti per orizzonte, per latitudine del chiamare e del sentirsi chiamati, per vocazione a non avere nulla altro che la vita". ( Dal le conversazioni di Alfonso .Gatto)
"Cos'è la vita? Una frenesia. Cos'è la vita? Un'illusione, un'ombra, una finzione; ed il maggior bene è piccolo, poiché la vita è un sogno". (Calderon De La Barca)
Sono anche musicista, (cantante per essere più precisa). Fare Musica, cantare, è stata la mia prima ragione di musicista componente del Primo Complesso Polifonico sorto in Italia e che ha preso il volo nella RAI di Roma, poi assorbito nel Coro lirico sinfonico dove era pur sempre bello essere scelti in parti solistiche (anche in film) a seconda dell'abbisogna. In seguito fu "rottamato" (tanto per stare in sintonia col termine così di moda oggi) insieme ad altri prestigiosi complessi, orchestrali, cameristici, Cori, Si ritenevano "gioielli di famiglia" , troppo onerosi da tenere per la crescente crisi in atto e, quindi da "svendere" pur con "immenso dolore" giacché la cultura è si, importante, ma più importante è restare al passo coi tempi che reclamano gli appalti coi benefici (sottobanco per chi li approva e si fa garante della riuscita che frutta utili a oltranza...).
La cosa, o meglio il verdetto ci fu regalato come panettone natalizio due mesi prima delle feste, addobbate, come sempre, con lustrini e palle colorate. Si presentò nell'auditorium al completo, un ceffo, burocrate e impassibile, splendido emissario dei giochi di palazzo, e gelidamente ce ne diede l'annuncio ufficiale. Ovviamente il lavoro di preparazione (frammentazione) era stato preparato scientificamente "a tavolino" da anni, e le voci appestavano l'aria come ora l'ILVA. Il giorno dopo l'annuncio dismissione rio avrebbe dovuto esserci il Concerto del l'inaugurazione della stagione musicale. Cosa che non ci fu. Lo sostituirono gli applausi, i dibattiti, i molti caffè portati all'alba dal colore del papavero dagli amici e solidarizzanti... Tralascio i particolari perché esulano dal senso di questo post, anche se qualcuno se ne ricorderà da un post scritto sull'allora blog di Splinder.
Comunque per ritornare al punto della questione di questo replay, tengo a dire che, fra i miei "altri" interessi, oltre a quello della musica, primaria attività e professione, ci era quello della scrittura. Avevo cominciato a scrivere, sotto uno pseudonimo, racconti su riviste femminili, quando ancora ero studentessa, per integrare le spese vive di mantenimento e gli studi di medicina. Continuai a farlo anche se in modo discontinuo e ovviamente sempre sotto pseudonimi.
In RAI invece mi sono sempre firmata col mio nome doppio Ebe Mirka, conosciuto e stimato.. Come musicista, per il mio impegno civile, per le lotte che non si limitavano solo al nostro settore, ma che abbracciavano tutti i campi..
Si, la mia vita non ha mancato di intensità e di molteplicità, fra onde e marosi, triplici salti mortali, forti emozioni, ricevute e date. Ho avuto il bene di conoscere persone che hanno inciso con l'oro la mia anima e i miei pensieri e, ho conosciuto gaglioffi vestiti con impeccabili doppiopetto e con sorrisi fermati alla bocca. Tutto ho vissuto. Lo dicono bene i miei occhi, anche ora, nella loro azzurrite limpida, che prontamente cangiano in cupo e dark, col calare d'un ombra che oscura il sole, e percepita con molto anticipo.
Ho conosciuto ricchi solo perché sguazzavano nei soldi, ma puzzolenti come "lavoratori" di fogna. Altri, poveri solo per ristrettezze di entrate, ma con l'onestà e l'accoglienza visibile e schietta come un sole che non brucia né inganna. Un sole che usciva da ogni tasca sdruscita saltando allegro come tante pepite d'oro.
Ma...andiamo avanti col tema, la RAI di allora, aveva un giornale ufficiale. Si chiamava "ARMONIA " e fu proprio lì che scrissi questo articolo che desidero riproporre. Chissà che non possa interessare ancora a qualcuno, catturare l'attenzione per qualche passo o semplicemente un motivo di piacere nell'ascolto di questi spirituals.
e con rimpianto sdegnosa la vita fugge fra l'ombre." (Virgilio,Eneide,Libro XII)
Un poco di tempo fa, scrissi questo. Voglio riproporlo per ricordarmi che, gli impegni presi con se stessi vanno sempre assoluti, e, possibilmente metterli in pratica. Perché "ingannare se stessi" è prendere in giro la vita che sempre insegna e...impietosa fugge!
C'era una volta un piccolo uomo. A
lui era stata donata la vita attraverso un atto d'amore.
A sua volta avrebbe dovuto viverla e
impiegarla con un altro atto d'amore. Il piccolo uomo si era costruito un
pallottoliere e, con la sua pallina di vetro, giocava.
Il piccolo uomo che aveva avuto in dono
anche l'intelligenza,nimparò l'uso dei numeri. Con stupore imparò le molte cose che si
potevano fare coi numeri, anche se era arrivato a contarne solo 10. In questi
numeri c'era proprio tutta una magia. E l'inventore era stato proprio lui, il
piccolo uomo. Insuperbito da tale scoperta, cominciò solo un poco timoroso, a
giocare con questi numeri. Moltiplicava, toglieva, aumentava ancora, sottraeva, sempre
più insuperbendosi, sempre più testardamente illudendosi di poter ormai osare
tutto. E si divertiva il piccolo uomo a far girare come trottole quella pallina
di vetro. Lui stesso girava."Evviva" gridava. "Posso capire
tutto. Tutto posso fare! Perché non sfidare allora anche i miei simili, i miei
fratelli di ventura? Potrei avere dominio su chi cade nella
"tenzone" imposta dalle mie leggi. E perché non sfidare anche Colui
che mi fece dono della vita?!" Il piccolo uomo arrestò di botto il suo
giro di trottola. "Sto esagerando" si disse "fermiamoci ai
miei fratelli".
E continuò imperterrito e arrogante il
suo gioco. La sfida ormai era lanciata e,dimenticato si era del suo DATORE DI VITA e di come avrebbe dovuto fare uso dell'atto responsabile
nato dall'amore e che doveva continuare solo per quel fine.
Ora si erano aperte tante strade; le
"sue". Quelle create dalla presunzione del piccolo uomo. Il caos
inquieto entro il quale era entrato, produceva inarrestabili forme. Esseri che di
umano non avevano forse neppure il sembiante. Altri uomini, presuntuosi come
lui, si formarono. Ed erano così presuntuosi che volevano essere conosciuti da
tutti, persino da coloro che sarebbero venuti dopo di loro. E questi altri
piccoli uomini erano così vanitosi da sentirsi lieti ed appagati solo per la
stima di quelle cinque o sei persone che gli ruotavano attorno.
Si sa che l'ammirazione guasta ogni cosa
e così fu facile cadere anche nel l'indolenza. L'orgoglio dominava i
piccoli uomini con un possesso talmente naturale ,che gettavano la vita con
gioia, purché gli altri esseri ne parlassero. Non si accontentavano più della
vita che sentivano in loro e nel proprio essere. Volevano viverla, inoltre, nel
concetto degli altri, di una vita immaginaria e, a tale intento si
sforzavano di apparire. Lavoravano senza posa ad abbellire e a conservare il
proprio essere immaginario, trascurando così quello vero. E se possedevano la
tranquillità e la generosità o la fedeltà, si davano premura di farlo sapere
allo scopo di fare inerire tali virtù all'altro essere che era il
loro, consentendo volentieri di essere codardi, pur di acquistare fama di
valorosi. Gran segno di nullità del piccolo uomo, proprio questo, di non essere
soddisfatti dell'uno senza l'altro e di scambiare spesso l'uno per l'altro. Un
nonnulla lo consolava perché un nonnulla bastava ad affliggerlo. Il piccolo
uomo, conobbe così le esaltazioni e le sconfitte, l'incanto e il disgusto insiti
in ogni esperienza umana. Qualcuno pagò anche di persona andando al fondo della
vita, scorgendovi un'insanabile imperfezione, il germe stesso della sua
sofferenza..Constatò così l'inutilità, la caducità, e la vanità dei suoi giochi.
C'era la coscienza lucida di tale
sorte. "La coscienza del male e dei limiti dell'uomo", si diceva il
piccolo uomo per consolarsi attraverso questo equilibrio intellettuale.
"Ciascuno soffra la sua ombra"
ebbe a dire Virgilio nella sua Eneide. Attraverso i secoli, questa voce della
coscienza che non riesce a placarsi con se stessa dell'angoscia di un perenne
divario fra l'uomo e la sua ombra, fra l'istinto e le ragioni individuali e i
loro riflessi sociali, sarà motivo dominante del travaglio umano se non si
scoprirà anche la grandezza
che coesiste insieme
al male in ciascuno di noi. Tutte queste miserie provano la sua
grandezza. Sono miserie di gran signore, di "re spodestato", direbbe
Blaise Pascal. Conoscere di essere miserabili è quindi un segno di miseria ma, in pari
tempo,un segno di grandezza perché significa che l'uomo riconosce di non essere
quale dovrebbe essere (e aspira ad essere).E,quindi, che tale miseria non gli è
congenita ed essenziale, ma è "miseria di re spodestato".
Anch'io non sono sfuggita alla
presunzione del piccolo uomo che si divertiva a giocare con la pallina di
vetro del suo pallottoliere.I segni che Dio ci dona per capire e ravvedersi
sono tanti e continui. Siamo noi che non li sappiamo riconoscere perché crediamo
testardamente solo alle nostre strade. Due anni fa feci un concerto nella mia
città natale.
Nel programma vi avevo messo alcuni spirituals. Uno di questi diceva "Steal away to Jesus". (Vai da Gesù. La strada che finora hai percorso, ti ha portato solo delusioni ed amarezze. Va' da Gesù. La sua voce è arrivata nella mia anima attraverso il tuono e lo squillo di tromba. Non ho più tempo per restare..." Dopo questo concerto, ebbi un periodo nero. "Scalognato" direbbero a Napoli. Impoverita delle mie risorse fisiche e psicologiche, mi prese una febbre altissima che mi durò una settimana, malgrado gli antibiotici."Difese che la natura manda" direbbero i medici. Durante una notte sognai di cantare questo spiritual:
"Steal away to Jesus
Mi svegliai di colpo e comincia a capire. Ora il piccolo uomo ha cominciato il suo viaggio a ritroso. Riuscirà a riprendere l'interrotto bandolo della sua matassa? E' risaputo che non difetta in testardaggine, caparbietà, incostanza e, per un certo gusto al piacere della comodità... Ma, "Non ho più tempo per restare". E con l'aiuto del mio DATORE DI VITA, saprò trovare la forza di perseverare. Almeno lo spero. Soprattutto per la serenità apportatrice così necessaria al cammino dell'evoluzione.
Mirka


