Si fermò sull'orlo delle ciglia e ivi sostò. Poi cominciò la discesa. Lenta. Incerta. In frenetica corsa. E in qualche punto non ben definito continuò a scavare. Impavida implacabile e ribelle. Metallo sulla rosa. Freddo sul marmo. Mirka
"Sequenza III" (L.Berio)
State molto attenti a non far piangere una donna,che poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalle costole dell'uomo; non dai piedi perchè dovesse essere calpestata,nè dalla testa per essere superiore,ma dal fianco per essere uguale. Un pò più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata.(Dal Talmud) A questo ho pensato quando involontatiamente mi sono trovata ad assistere al pianto di una donna sull'autobus che mi portava verso casa. Mirka
Stanotteti ho visto in sogno, amorevolmente bulbo che lavora anche nel freddo del l'inverno. Avevi il tabarro sino agli occhi, eppure ti ho riconosciuto senza nuvola di dubbio. Ma... rapido sei sparito alla mia vista proprio mentre trattenevo con astuzia un lembo del mantello. Nella memoria d'occhi il grido libero d'uccello. L'Elulu della Partita col Tempo che non bara. Solo nel becco lo stridore d'un segreto. Peso che mai sapremo se non per lo scalpitare sordo di zoccoli lontani. E intanto il giorno tira vento e taglia il rosa delle guance. Il sogno? Una pozzanghera d'acqua con dentro mezzo cielo.
Ti cercai come costola (osso) d'uomo. Spinta dalla enigmatica irrefrenabile Corsa regalata dalla la Gioia. Ma qualcosa è andato storto. A volte piango ancorata a una bandiera, grazie al mio cuore non indurito da quei piedi che inutilmente cercarono di calpestare l'effigiato amato. E' questa la mia rivincita sul male che ha trafitto di frecce ogni parte di quel corpo avuto dalla nascita. Resurrezione senza voce imperiosa che obbliga. Gioia che, purtuttavia a "quella" costola si e attaccata e incollata di fa carne e sangue, nel rituale di piccoli gesti, mentre si accendono i lumini a sparato di eternità, congiuntamente a un ritmo ancora quasi sconosciuto. Mirka "Rosa del ciel" ( Orfeo -Claudio Monteverdi)
Liberaci da tutti i mali o Signore, ma se proprio qualche male ce lo dobbiamo masticare,liberaci o Signore dall'ipocrisia del SI quando il No ci sbatte dentro. E noi ringraziandoti continueremo a ricomporre ogni tramonto per inseguire l'alba del giorno nuovo. Mirka
Balenò come un lampo che precede il tuono quel numero di casa,il giorno,l'ora. Sussultarono le viscere come un figlio al sesto mese. Stavi sulla porta con la mano alzata a benedirmi con la croce del saluto. Impalpabile il sentore del sangue che fiuta il marmo sulla pelle. Una lacrima cascò oh lo ricordo bene nel suo splendore di fiducia mesta. Attorno l'aria degli orfani la solitudine che diventa forza. L'addio gentile all'apicentro di un cerchio con dentro il suono dei tuoi passi.
Mirka
"Allegro ma non troppo" ( concerto N. 18 E. minor- G.B.Viotti)