E fu bellezza che raggelò mentre bruciava nel coraggio di amazzone guerriera.
Nuda come Afrodite cosciente di onde e in perlata. La persiana solo giocava con lei, con la luna, con la sua nudità lasciandole strane strisce di luce che subito si oscuravano creando realtà tali da formarne consistenza di un pensiero appena abbozzato e, che Aurora inseguiva come progetto che si sarebbe materializzato di lì a poco. E si alternava tra la felicità per il raggiungimento in atto come di bimbo che si entusiasma nel crescendo del gioco, con alla tristezza di adulto che sa quanto massacro gli costerà la vittoria. E le perle continuavano a formarsi su quel corpo nudo ed esposto al luccicare della griglia persiana, scandite da suoni furiosi che rimbalzavano nell'aria in echi rotondi. Era il suo cuore o quello di un piacere che lo trascende sublimando si in una immolazione "ragionata" che ne escludeva la potenza d'ogni magia a favore di un pensiero indotto, D'Angelo o da demone?... Ed ora lei era là, dentro quella visione, viva come l'oggi nel furto da un cassetto che doveva ermeticamente restare chiuso ma...rubare al tempo è un atto di giustizia che parifica i debiti anche già saldati col dolore muto, e per verità mai dette. Vada allora il rivederla almeno per scrittura.
C'era come sempre la furia del l'impaziente desiderio, difficile da frenare perché di naturale fonte sgorgata e "univoca". Penetrava il desiderio ogni fessura e le lenzuola tutte stropicciate. Eppure Aurora volle di marmo diventare e si costrinse ad esserlo. Pregiato e lavorato bene nel suo "codice d'onore" che non prevede cedimenti se non per l'assoluto della corsa che porta alla vittoria senza dubbi di "logiche sociali". Eppure lei gli disse No. Ed era marmo che bruciava. L'unica alternativa, allora, che le restava condannando entrambi a una vita che sarebbe restata "ai margini" in palliativi vivi per non morire prima del tempo naturale. E tu anche questo sai e, forse, TU solo puoi assolvere, in nome di quel bene profondo e che va oltre l'umano sbaglio puoi anche perdonare un delitto del quale, ora, Aurora riesce a farne un'apologia stropicciata, umida e quanto inutilmente tardiva.
Eppure mai "menzogna" fu più menzogna di quella che si presentò nel suo corpo bianco, freddo e nudo, sbagliando un tocco al cuore. E mai orgasmo (nella mente) fu più terribilmente totalizzante e vero di quello che, "negandosi" in quella controversia smisurata, metteva a terra il sacro della vita, invitando la morte a fare i suoi banchetti, come per "un figlio mai nato". E fu notte mentre spuntava l'alba. Divinità strappata a dei fantasmi in festa di rapina. Così riannoda passato e presente scritta sul bianco di una carta di quaderno e di computer, una piccola insensata stupida venere di Cnido, sempre fuori tempo, ritmo e forse anche con un poco di quella malinconia nata insieme a lei e a lei appiccicata.
Mirka
"Estranha forma de vida" (Fados)