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fiume della vita
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mercoledì 17 ottobre 2012

BALLATA PER LE LUCCIOLE SPENTE



...Oh come calda di ricordi è la vecchia madia mentre le vespe pungono gli occhi



Ti piaceva inzuppare il gnocco fritto nel latte
la sera

Mi accoglieva come Turandot sull'ultimo dei tre indovinelli
la sera e poi anche al mattino

Non  ti lamentavi mai sul dolore che ti stia consumando se non per dirmi
"Aiutami"

e quando sin giocava a briscola  per TE era solo l'inizio quando si era alla fine
ridendo ai miei soffi senza l'astuzia dei baffi

A mezzo delle frasi ti facevi uscire sempre come va?  ti rispondevo  "Mah!"
 sorniona sorridevi, quasi a castigare la terra battendosi il polso rovesciato cantilenando bene il ritmo mentre mi facevi il verso
"Chi dice mah cuor contento non ha ma chi non lo dice non è felice" 

Il tuo odore sapeva di cioccolata scavata in ogni anfratto della casa

E quel quel bastone che pestavi zittendo tutti bloccando i passi già avviati per ognuno la sua strada, mentre il tuo occhio indagatore portava elettricità ai miei nervi bagnati come un cielo di lamenti

Spuntano da ogni spigolo fotografie che non vorrei toccare  per timore di un sale  che non sa la dose necessaria a un finito che lascia buono in bocca

Fra poco è novembre

ma quanto vorrei non dover anticipare il tempo verso quel viale di cipressi, ferma davanti al portone d'una casa fredda e grigia rassegnata a portare colori fra le mani.

Mi son fatta persino spavalda mentre varcavo quel cancello, sai?.
Il pigolio d'un uccello mi faceva compagnia  e io ne imitavo il piopio
 E ci credevo col cuore rallentato sino a spingermi alla fontanella recitando un Requiem  sottratto a un chiaroscuro inutile perché  imparato come fanno i pappagalli a una scuola dove il pensiero svolta sulla logica  delle conchiglie morte e benedette dal Signore.

Ma fingevo la forza che non ho 

Io che di forte tengo solo le vespe che si azzuffano agli occhi
mentre indifferente continua il suo giro la vita
mi sussurra con suadente melodia che apprendista sono e viandante 
la  tregua        quell'albero da cui TU  facesti nascere e crescere i primi canti alla ancora crisalide nel tutto appare in un assolo che ogni volta si prepara al congedo e sempre lì rimane. 
Sarà per questo che oggi taglio i tramonti con la mano tremula sulla banchina di memorie  fra una lacrima e l'altra  che rintoccano come campana e a morto,io viva,  con l'occhio che alla macchina si trascina per buttare giù queste parole, affinché nella casa di adesso tu le possa accogliere come il dolcetto che ti portavo sempre,col cuore in subbuglio, ora, per quel silenzio che mi fa paura. Un poco.

Mirka




"Kindertotenlieder" (G.Mahler)