fiume

fiume
fiume della vita

venerdì 8 febbraio 2013

UN PAESE DI CAMPANELLI

..

.e fu tenerezza di antico, sulla innocenza della bimba che al guardarla cominciò a tremare 



Mi sono persa
a guardare
la prima margherita
in avamposto
per scrutare cielo e terra 

lunghe le gambe magre
nel ricordo di allora
dove il tempo si decifra 
dalle ginocchia scorticato

in lontananza rabbioso
l'abbaiare d'un cane
un gatto  indifferente 
al mio richiamo
che meglio era il fiutare
della lucertola la coda
o della gatta 
l'odore dell'amore

mi sono persa
a guardare
la prima margherita 
cercando di conoscerne
il bianco degli incendi 

informi  risponderanno
dei caprini bianchi
con al centro
il giallo d'una bocca
nel rituale antico
che spopolerà la pelle
della terra

umido respiro
che presto 
sarà ghermito
da insetti che han cantato di radici
pianto di sfidato freddo 
per germinare la luce
lasciando agli uomini
la coscienza agli occhi
di morte e di  rinascita 

mi sono persa
a guardare 
la prima margherita
e tutta la tristezza
m'è piovuta addosso

era festa che nutriva
campanelli di fragranza
intrisi di rugiada
fra il bianco e il verde
e solo un po di rosso
nelle gambe scorticato 
di una bimba 
che sapeva di garofano e rafano
in attesa di memorie
mentre il sangue la esplorava.

Mirka 





"La campanella"  (F.Listz-Paganini)













mercoledì 6 febbraio 2013

LEI E...DUE "DOPPI" GRAZIE.

...e non conobbe tregua per nessuna sosta. E del  treno ricordò...ogni ansia come "forse" la gioia nel guidarlo anche se a volte quel treno la deluse

Si chiamava "Villa Delle Pesche".  Anche le SUE guance erano di quel colore.Solo l'oro le mancava che tutto il cuore l'aveva bevuto,lasciandole le guance bianche ma con l'ombra del sole.


Mi dicevano:" Poche furono le volte che la vedemmo ridere.Il lavoro era duro e provvedere doveva agli uccellini ancora implumi .Però  mai le mancò il sorriso anche se qualcosa nella gola andava con forza su e giù."   Già  c'era poco da ridere con gli uccelli al nido e lei senza il blasone!   Eppure capace d'essere formica nel fare economia,sudata in buon odore,durando la frittata ora di zucca ora di cipolla più che una Divina Commedia da imparare e recitarla come attore consumato   
 LEI sapeva di "locomotiva" che, come regola di vita distrazione non conosce alcuna,pena l'onore,la vita della gente.   E la SUA educazione l'aveva avuta lì.

Fu mio l'orgoglio d'averne duplicato quei pochi sorrisi in zampilli freschi per l'estate che,l'altro uccello aquila, per voli alti nel mentre diventava.  

Amava Marx che la "lotta di classe"  per lei  da lì partiva,ma sosprattutto amava  l'umanità dell'uomo,perchè da lui doveva arrivare il pane con lo sforzo onesto del lavoro.
Tutti le volevano bene e di questo LEI ne fu sempre grata. Tutti si riconoscevano nel suo sguardo amico,apprezzandone la coscienza che metteva in ogni cosa,le attenzioni dell'orecchio per capire le ragioni nonchè i motivi delle diversità anche se deciso e duro,all'abbisogna il SUO no non tentennò mai.
Probabilmente fu sola a combattere il mondo che dolcezze di lusinghe mai le diede.   Allora non capivo.Oggi si che identiche sono le  strade e forse anche il tempo dell'anagrafe.
Ma più d'ogni altri al mondo, amò me e chi m'inviò la e-mail con queste foto.   Per NOI  lottò e la vita vinse quando "oltraggiata" le si voltava contro,rimettendola in piedi col vigore e l'energia d'andare avanti con la testa dritta.

Un grazie "doppio" allora,a LEI ovunque...e a TE  che mi mandasti viva l'emozione dei ricordi in quel richiamo a casa,con la locomotiva canterina nel buco dello stomaco,in quel Guccini che ti assomiglia tanto.

Mirka


"La mamma" (Canzone per tutti i tempi-C.Villa)







"La locomotiva" (F.Guccini)

martedì 5 febbraio 2013

L'EMOZIONE D'IMMAGINARE AL DI LA' DELLA PICCOLA DIMENSIONE


 ...la verità?...  Solo attraverso i propri occhi, ( chiuso e aperto ) il proprio cuore, il proprio cervello in sintonia con  entrambi.



...e in quel cielo del colore d'un arancio, vive furono ogni figura in mutamento





Anche un teatro a dimensioni ridotte a una grande sala, può rappresentare una fonte inesauribile di emozioni ai voli più liberi e fantastici, a  palpiti che si azzuffano e, stringerci la vita in un "vorticismo magnetico" che allontana dalla realtà mettendo radici dove il Tempo si è fermato procurando piacere e stupore.
Un palco più largo che profondo, un sipario ricco che, anziché scoprire la scena sollevandosi in alto, si calava sino a sparire in un solco o canale aperto lungo il proscenio. Palchetti in più ordini sovrapposti e in semicerchio e sulla stessa linea orizzontale, appena lievemente inclinata man mano che si allontanavano dal proscenio.  Tra l'uditorio e la scena, la porta d'ingresso dalla platea, all'uso dei teatri romani e greci, l'orchestra nel Golfo mistico.    Chi è stato  a Sabbioneta sa cosa voglio dire. Ovviamente la prova non si svolgeva  lì, in quel teatro commissionato dai Gonzaga e chiamato "La piccola Atene", purtroppo non agibile  per l'esecuzione di spettacoli.
Questo è ciò che mi si presentò agli occhi. Nelle tante teste dei musicisti, nei loro vari strumenti, nell'unico occhio rivolto al Maestro mentre si accingevano a suonare L'Ouverture -Leonora n 3 di L. van Beethoven.

Penultima delle "ouverture" scritte per il singspiel "Fidelio", unico sperimento teatrale di Beethoven, la Eleonora n. 3 è senz'altro la più bella delle composizioni di questo genere che il musicista abbia concepito.   Un vero e proprio capolavoro di musica sinfonica che, presto trascesa l'originale funzione introduttiva al lavoro scenico, vive l'invidiabile vita propria nel repertorio concertistico.
La Eleonora n. 3 fu concepita per la ripresa del 1806 come elaborazione della ouverture precedente, la n. 2, scritta invece per le rappresentazioni viennesi del novembre del 1805. Questa, infatti, non soddisfece interamente l'autore, pur considerandola un buon passo in avanti dalla n. 1 ritenuta da lui piuttosto deboluccia. Eccessiva la lunghezza, complessa la scrittura, pletorica gli sviluppi, così da renderla inidonea ad aprire il singspiel. Nel riprenderla in mano, Beethoven volle soprattutto compiere opera di semplificazione e insieme di intensificazione espressiva. Ne venne fuori la presente ouverture modellata in forma di sonata dilatata e liberamente intesa, in cui la ricchezza del materiale impiegato a simbolismo del dramma, trova un adeguato sforzo architettonico decisamente rivolto ad ottenere un "maximum" d'efficacia rappresentativa mediante l'essenzialità delle immagini e la forza dei contrasti. L'Allegro cui è anteposto un Adagio introduttivo di carattere intensamente patetico. Tanto l'uno quanto l'altro elemento tematico derivano da passaggi dell'opera;  il primo- (aria di Florestano) è pieno di slancio e impulsivo nella sua configurazione sincopata. Pacato è invece il secondo, a cui si aggiungono altre idee nel corso di uno sviluppo serrato che alterna gli elementi fondamentali, opponendolo l'un l'altro con sicuro e intenso risultato drammatico. Imprevisti e molto efficaci i due misteriosi squilli di tromba (nell'interno) che spezzano il discorso sonoro di fervida alacrità. Tutto poi si fonde nel finale e conducono a una conturbante e gioiosa conclusione attraverso le varie sequenze.

E grazie a questo affiatatissimo gruppo orchestrale, alla musica di Beethoven che imperò dentro, fuori e dappertutto, oltre che ascoltare, vidi. Brunelleschi, Bramante, Paolo Uccello, il Mantegna e il Melozzo da Forlì, le parole del Vasari quando diceva del Brunelleschi  "Attese  molto alla prospettiva allora molto in malo uso per molta falsità che ci si facevano; nella quale perse molto tempo per fino ch'egli trovò da sé un modo che, ella potesse venire perfetta che fu il levarla con la pianta e profilo e per via dell'interpretazione, cosa ingegnosissima e utile all'arte del disegno".

Si. Da tutto s'impara. Io sempre d'innocenza stupita che meraviglia lascia all'anima e a tutto il corpo anche se dolorante per cattiva postura.

Mirka





"Ouverture Leonora 3" (L .van Beethoven)
















sabato 2 febbraio 2013

VOGLIA DI LEGGEREZZA,VOGLIA DI SOLE ANCHE SE LA PIOGGIA RICORDA L'OMBRELLO...

...è la pioggia o il mio cuore che tambura rimescolando i ricordi?...

......però in casa il caldo del legno non manca
...e per un giorno indosserò le babbucce da mille e una favola


...e nell'aria i segreti d di tutti gli uccelli perchè bevino la pioggia e dalla loro pancia possa uscire il sole
...e perchè da ogni immaginazione ne esca una realtà fatta di buono anche se fatta di niente


...e che tutto si possa immaginare sentendola realtà del vero



Piove e la nebbia non fa vedere le cose.   Allora le immaginerò e ad ognuna darò loro un nome proprio,forse anche inventato.  Ma che tutto risorga dalla pioggia,bello,purificato,colorato.Colorato come gli aranci di questa stagione.  E,affinchè l'invenzione sia reale,metterò sul lettore della musica che canti per me e per tutti coloro che passeranno di qui,sempre che ne abbiano il piacere d'ascoltarla sino in fondo,proprio come farò io.

Mirka

"Intermezzo buffo" (dalla Serva padrona di G.B.Pergolesi)





giovedì 31 gennaio 2013

I CONTRASTI. -DEDICATA AL MIO AMICO GUIDO "IL MISCREDENTE"

Realtà di passi in direzione casa

nelle orme che lasciò la luce,la felicità che mise al corpo un piccolo fuoco spento dal  freddo dell'inverno.

...e fu la percezione a dirmi che il tempo non è che un concetto

...e fu la musica a guidarmi oltre il Tempo



Una farfalla artificiale per segnare la direzione del vento.
Il tic tac del pendolo per segnare i percorsi di tutti.
Io 
per esorcizzare il vento e il tempo ho spinto le mani sulla tastiera
indifferente all'uno e all'altro.

Mirka


"Les petits moulins à vent" (F.Couperin)





 

lunedì 28 gennaio 2013

CONSIDERAZIONI A POSTERIORI, ALLA FINE DI UNA DOMENICA TRA UNA PAUSA E L'ALTRA





Viaggi fra loquaci solitudini che indussero a cercare il senso d'ogni parola
....e mentre si ascoltava, domandandosi dentro la pausa, per noi rispose la bellezza


...e ci esaltammo e ci deprimemmo riprendendo l'equilibrio col distacco che ci portava al "daccapo"

.
..e in dissolvenza nuvole e oro


La Consapevolezza d'ogni fatica e dono scolpita  negli occhi


Drin.  Arrivo!   Drinnnn...  Eccomi son qui.     Abbracci di cappotti con qualche toc toc che fuoriesce. Volti sorridenti come soli ghiacciati. Violette che profumano di niente ma il cui colore fa pensare ai salti e ai fossi. Cioccolatini avvolti in bella carta colorata che presto finirà nel secchio della spazzatura.  Ed ecco che il cerchio è fatto mentre si muove in direzione cucina.
 Siamo amici di vecchia data ed è naturale infilarsi là dove l'accoglienza è calda, alla mano, semplice, sicura.  Te fumante, biscotti presi da chi ancora li fa con le proprie mani, caffè che non tradisce mai, tantomeno se l'ora è segnata sul 4 (sedici).       E si comincia a scambiarci, dritti, dagli occhi.   Allora come stai?  Bene, considerata la crisi.    Pausa.    E' tanto che non ti si vede in giro.   Pigrizia. Pigrizia da gatti.       Pausa con risata fragola.   Dai ancora lezioni di canto?  Ci provo. Ora sto insegnando la respirazione, e a un altro sto impostando la voce.       Pausa un po più lunga e doppio sorso di tisana.    Già. Perché qualcuno me l'aveva chiesta e io di quella non manco mai.    E tu canti? Hai in programma spettacoli?  Qualcosa?  Mah! "La stanchezza m'opprime"  direbbe Azucena e i "nostri monti" son diventati Montagne Rocciose.  Risata, indi      pausa.    Dai cantaci!    Mm...Ninna nanna?  Tutti guardano fuori dalla finestra. Sono pensierosi. Almeno l'impressione che ne ho è questa.
Poi Carlo tira fuori il discorso sulla evoluzione della specie. Dice che, magari fra un milione di anni, si svilupperà un diverso genere umano. Ciò che vediamo adesso è solo uno stadio che l'umanità sta attraversando; possesso, paura e crudeltà. Gli uomini lo supereranno. All'unisono  Noi non ci saremo.       Pausa lunga con corona .     Però senza aspettare quei milioni di anni, se si "sentisse" dentro un punto da cui partire per "credere" ed agire, forse si potrebbe pensare anche a  fare un mutuo a lungo termine per sette noccioli urlanti più due in adozione.    Dai canta qualcosa!

Sono riuscita ad approfondire ciò che mi restò in testa e nei colori su tutto il corpo?...Non so.  Però ho trovato  la forza di aprire il coperchio del pianoforte e canticchiare qualcosa   La storia è una cosa che si "agisce" e non si subisce mi suonano, chiare, le parole di Boulez         Si, una casa da cui prendere congedo e sperare di farvi ritorno con qualcosa di nuovo, nel mentre si fa una pausa d'attesa.
Debbo comunque aggiungere che la compagnia fu quella buona, da augurare a tutti. Ognuno prese dall'altro il meglio e il "suo" meglio lo diede.
Si ascoltava. Si faceva una pausa, si ribatteva, bonariamente o leggermente su di tono, ma sempre con onestà, qualche volta persino provocandone l'osservazione in questa esperienza di realtà semplici, genuine, familiari, dove la felicità era quella di mettersi in gioco facendosi riconoscere per ciò che si È con  l'impressione d'essersi connessi in una nuova dimensione, sconosciuta persino a noi stessi, perché mai esplorata o presupposto ci fosse un modo per raggiungerla. L'essenzialità del dire e nulla più, ma abbracciati dal caldo delle reciproche umanità svestite d'ogni maschera, vere per un comune denominatore.  Forse è così che si guarisce dalla più tormentosa delle malattie di oggi.  La solitudine.   E ci sembrava d'aver creato un quadro di Van Eyck o Memling, nei nostri  "luoghi comuni" nella "affettuosità che sollecita" una spiegazione quando non era chiaro il concetto. Nella nostra modestia a dare senza  la vanità d'un primo della classe, ma avente chiaro un personale ideale di mondo.  Così pensavo con ancora la porta spalancata, un gruppetto di alberi nudi ma con la vita che si preparava "dentro".    E tutto fu meraviglia    .La mia laconicità di quel giorno, non per timidezza ma per lo stupore nel l'Esserci  e insieme. In una giornata come questa, nella domenica di un 27 di gennaio ormai prossimo a finire ma con l'orrore davanti agli occhi e nell'anima, nelle nubi in cielo e le leggi dell'evaporazione che le governano, il tramonto rosa a cerchietto d'oro con al centro un  puntino di rubino, la meraviglia del dono di Se scolpita negli  occhi di una donna e, forse, mai veramente riconosciuto.
In lontananza il fischio di una locomotiva.   Chiudo lentamente la porta. Si riaprirà.

Mirka


"Mi ritorni in mente " (Enrico Rava)







 

sabato 26 gennaio 2013

...PERCHè LA SHOAH NON RAPPRESENTI SOLO L'APOLOGIA DEL" MALE" MA SIA UN MONITO ALLA COSCIENZA VIGILE INDIVIDUALE E COLLETTIVA


La pelle di bufalo è proverbiale per spessore e resistenza, ma quella era lacerata (...) uno,quello che sanguinava, guardava davanti a se con una espressione nel volto nero e nei dolci occhi neri, come un bambino che piange .Era proprio l'espressione di un bambino che piange. Era proprio l'espressione di un bambino che è stato duramente punito ma non sa per che cosa, perché non sa come sfuggire alla tortura e alla violenza rozza (...) io stavo lì davanti e l'animale mi guardava, mi cadevano giù le lacrime; erano le sue lacrime, non si può fremere per il fratello più caro più dolorosamente di quanto fremessi io nella mia impotenza per quella sofferenza silenziosa (Rosa Luxemburg- dal carcere in cui era rinchiusa per la sua opposizione alla guerra e che si era riconosciuta nei suoi occhi)


L'indicibile non si annida nella scrittura, esso è ciò che molto prima, l'ha provocata. (...) Io non scrivo per dire che non dirò nulla, non scrivo perché non ho niente da dire. Scrivo; perché abbiamo vissuto insieme, perché sono stato uno di loro, ombra tra le ombre, corpo vicino ai loro corpi. (Georges Perec-vittima indiretta della Shoah, perché in quella ha perso il padre e la madre, per vivere poi un'infanzia di abbandoni e di angosce)


 Come al solito, quando furono sulla porta, le donne cominciarono a urlare e non volevano saperne di entrare dentro; urlavano tanto che si sentivano sino alle baracche e le ragazze che l'indomani dovevano recarsi al lavoro brontolavano, disturbate.
A furia di calci e bastonate i "Posten" (guardiani SS) fecero entrare tutte nella gran sala. Ma, mentre uno stava per chiudere la porta contro cui si accalcavano le disperate, se ne trovò ancora una addosso; era Frau Marie che lo guardava.
"Dentro" impose lui. Era un ragazzo molto giovane, con le guance rosee e i limpidi occhi azzurri; voleva andarsene e cercò di spingere quella che, a un tratto, lo prese per i polsi, guardandolo con occhi spiritati.
"Io sono tua madre! Perché vuoi uccidermi? Tu non ucciderai tua madre! Continuava a stringerlo per i polsi alitandogli le sue pazze parole sul viso, e il ragazzo si sentì a disagio, tanto più che l'uscio non era ancora completamente chiuso e le altre facevano forza. Era la prima volta che gli capitava quel lavoro e non voleva grane. Così non trovò di meglio che chiudere l'uscio lasciando fuori Marie, e quando si accorse dello sbaglio alzò le spalle prendendo una gran decisione.
"Sarà per un'altra volta!" minacciò. Tu sei una vecchia strega e me l'hai fatta!
Così Marie tornò in campo e divenne Maria del miracolo; quale miracolo poteva essere stato quello fatto tramite lei; muovere a buon consiglio il cuore di un giovane SS?  (Da Madre Salvata o Maria Dei Miracoli di Liana Millu)

E questo è uno di quei tanti "vissuti" che  testimoniano ciò che si chiama SHOAH-OLOCAUSTO, vicenda conclusa con un lieto fine, almeno in quell'episodio. (il ragazzo della SS lascia infatti Marie fuori dalla porta della camera a gas, anche se incidentalmente,come frutto di un momentaneo smarrimento,più che di una vera conversione) o, come la testimonianza del  M. Giuseppe Selmi

...Fu dunque nell'ottobre 1943,in una baracca del campo di concentramento di Tarnapol (tra Kiev e Varsavia) che una mattina sulle 5, dopo aver dormicchiato alla meglio, quasi come in una specie di delirio febbrile (causato anche dal vivere di quel momento e in quell'ambiente sempre così ossessivo ed allucinante l'autore si svegliò con la netta sensazione di avere come "suonato e udito" fino a pochi istanti prima un curioso ed aureo concerto in una specie di sonoro e meraviglioso sogno.   Nella mente era ancora ben viva la "panoramica generale" del Concerto che si svolgeva in un inesauribile cantare del violoncello, intercalato da belle Cadenze e con impasti sonori dolcissimi, diremmo, celestiali.   Nella eccitazione particolare di quel momento,primo pensiero dell'autore fu di fissare almeno un qualcosa di tanto bel Concerto. Ma la mente umana non è purtroppo come una macchina fotografica!   Purtuttavia l'autore teneva con se, sotto il proprio "castello di legno" (giaciglio) una piccola valigetta con dentro la "sua vita" (pezzetti di carta anche la più strana e mozziconi di matite con cui fissare note e notine di temi musicali,di abbozzi di studi e pezzi; il tutto come in un allucinante lavorio giornaliero per non far morire d'inedia anche la mente e lo spirito).
E così nel semibuio di quella baracca, a quell'ora ancora "addormentata",più scrivendo a lettere che non a note musicali, l'autore fissò per appunti la "costruzione sonora" il più verosimilmente vicino a quella "udita" poco prima.
Anche il M. Selmi scampò "per miracolo" o forse perché ne dovesse dare testimonianza con la sua musica, col suo "vibrato" indimenticabile che sapeva far cantare il suo violoncello..


DOVERE storico E' e "dovrà" essere, sempre,ricordarne la DATA 27 GENNAIO di quella SHOAH,    l'impegno morale (di ognuno) e della collettività a  rendergli vita nella fermezza che "respinge" ogni razzismo, in quello che NON ONORA la nostra Carta Dei Diritti (Costituzione) scritta dalle fronti più pure e illuminate dall'intelligenza che ha frugato nell'uomo, col sentimento della passione civile,con la lucidità che guarda il domani...     nella responsibilità a tramandare con l'emozione di chi ha davanti agli occhi ogni orrore 
Birkenau, Auschwitz, Ravensbruck, Mauthausen, Dachau,Termopili,  Spalato, Corfù, Fossoli,  Manfredonia, Torre Tresca, Monte Sole, Marzabotto Alberobello,ecc ecc affinché restino incise nella memoria del cuore come garofani rossi a cui dare acqua anche quando e,qualora la siccità dovesse scarseggiare per la nostra stessa gola.
A riscatto del "male" insito in ognuno e come iena in agguato.

Ho faticato anch'io a scrivere questo post. Non ero al meglio di me stessa. Ciononostante l'ho fatto. E per tutti i motivi sopra elencati.

Mirka



Perigiali" (M.Theodorakis)
 



"Requiem" (W.A.Mozart




NOTE; La foto al centro riproduce uno dei libriccini (contenuto in una mano per dimostrarne la piccola dimensione) dove appunto fu fissato tutto il "Concerto Spirituale" Nel disegno in basso,l'ambiente dove è nato il Concerto Spirituale e la baracca con i famosi "castelli". A fronte la firma autografa del M. Giuseppe Selmi

Alberello-cx ampo di concentramento pugliese dove nel 1947 furono trasferite centinaia di donne dell'Est (tedesche, polacche e soprattutto slave fuggite in Italia in conseguenza delle svolte comuniste in quei paesi e chiamate "Le signorine""Le pervertite isolate ","Le cocainomane""Le indesiderabili","Le sbandate"