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fiume della vita

giovedì 22 maggio 2014

IL PAKISTANO




"O luce dove sei,ahimè,dove sei?         Porta la tua fiamma a chi è senza fuoco.        La lampada giace spenta;           è questo il volere del destino?         Così è preferibile la morte:        accendi la lampada a chi è senza luce."  (Rabindranath Tagore -Canti di offerta)






  Ho visto un pakistano alla Usl. Come una vita al bivio cercava il nome di un medico nella sala  già così piena di mischiate umanità  .  L'ho guardato a lungo senza farmi notare. Si distingueva per una sua paticolare naturale eleganza.  Aveva i capelli  neri ma striati di grigio. Ho frugato sulla sua fronte. Vi ho visto l'anima frustata dalla nostalgia del suo paese. Gli ho guardato le mani. Nude e per anelli dei calli. C'incrociammo con gli sguardi. Nei suoi occhi, cavati,lampeggiava una preghiera d'aiuto. Non esitai a raccoglierla.   In contemporanea ci chinammo sul lungo elenco dei nomi .  Finalmente e,non senza una certa fatica trovai il nome e la via del medico che lui  cercava. Sollevò la testa con un sospiro da incendio scampato. Mi ringraziò con fiera semplicità.  Ho pensato che,niente di lui portava ad antica schiavitù. Gli chiesi del suo paese. Ho visto spegnergli la vita. Questa volta fui io a sentirmi squarciata da una mole di peso. Raggelata biascicai qualcosa che nella mia intenzione voleva essere empatia. Si illuminò solo quando gli chiesi della madre.Un giorno sarebbe tornato da lei. Ma intanto doveva fingere la lievità della tela che stava tessendo. Chinammo entrambi la testa. E anche questa fu consapevolezza condivisa. Io forse un pò più fortunata. Almeno sino adesso,ancora per un pò. La vita e con lei la Storia insegna che tutto muta e noi insieme. Per volontà del caso. Per nostra volontà. Per un tempo che (s)fugge alla nostra personale volontà. Solo la coscienza di aver acquistato come unico bene veramente prezioso,la libertà interiore che non conosce nessun tipondi bavaglio o  laccio,la dignità a custodirla finchè ne siamo cognitivamente capaci,tutti i sensi non più all'erta ma a rimirar lontano con impercettibili brividi di suspence.


Mirka




 "SONG"  (Ravi Shankar)



5 commenti:

  1. ."...sollevò la testa con un sospiro da incendio scampato", scrivi, nel testo in oggetto: francamente bellissima, nella sua drammatica connotazione, questa immagine. Ma tutto il tuo scritto è intriso della pena del vivere ma anche del positivo scatto verso la libertà, quella interiore, davvero senza prezzo. C'è in questo tuo post un'apertura vera verso la vita, e il fascino delle allusioni letterarie, musicali ed etniche, a renderlo particolarmente suggestivoAndrea

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  2. Chi scrive di realtà non ha bisogno d'inventarsi i colori,caro Andrea. Quelli sono incendi che,o li scampi o ne muori. Ti ringrazio veramente di cuore anche se non mi dovrebbe stupire più di tanto di una sensibilità che solo i poeti sanno cogliere e mettere in risalto. E tu poeta lo sei. Mirka

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  3. Bellissimo e commovente. Una squilla per chi è costretto a migrare portandosi negli occhi il suo Paese, la madre.Liliana

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  4. bellissimo quello che hai scritto.si legge bene nel loro sguardo la nostalgia del suo paese,e dei famigliari solo chi vive fuori dal suo paese nativo puo capirlo.come hai potuto capirlo tu in quel momento,che non sei nel tuo paese nativo e come posso capirlo io.che vivo fuori dal mio paese....e cosi altre persone nelle nostre condizioni..grazie Mirka di esistere e pur poco tempo che ti ho avuto vicino.mi manchi ..Daniela da Novellara

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  5. Proprio così DANIELA la sofferenza di chi si vede costretto a sradicarsi e esule si sente in terra apparentemente amica. LILIANA cara sempre un abbraccio e ovviamente il rituale sempre un Evviva. Mirka

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