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giovedì 11 maggio 2017

QUEL GIOACHINO BELLI CHE SEPPE TENERE TESTA AL PAPA E AI RE



LE FACCENNE DER PAPA



Fra tanti sturbi er Papa s'è anniscosto
ner Palazzo -der-Papa e là in giardino,
spasseggia,fischia e poi ruzza un tantino
cor un prelato suo garbato e tosto.

Lo porta a un gioco d'acqua accosto accosto
e te lo fa bagnà come un purcino,
e arriva ar punto de metteje infino
drent' in saccoccia li pollastri arrosto.

De le vorte lo pija sottobraccio
poi je la fa cianchetta e, poverello
je leva er piombo e je fa da' un bottaccio.

Accusi er Papa se diverte; e quello
s'ammaschera da tonto e fa er pajaccio
pe merità l'onore der cappello.

Gioachino Belli


Questo papa così zuzurellone era Gregorio XVI, il quale fra l'altro,nei giorni durante il quale il Belli scrisse il sonetto, che è datato "15 gennaio 1934" avrebbe dovuto avere dei pensieri piuttosto gravi per la testa dato che stava tenendo un concistoro segreto per creare dei nuovi cardinali. La vittima dei suoi scherzi piuttosto pesanti pare fosse Monsignor Soglia,Elemosiniere Santissimo, il quale fra l'altro, non credo che,nonostante la sua condiscendenza,riuscì a farsi creare cardinale,per lo meno in quel periodo, dato che gli unici due che furono investiti della carica di "Principe della Chiesa" in quei giorni furono Monsignor Giacomo Luigi Brignole di Genova, arcivescovo di Nazianzo e tesoriere generale  e Monsignor Nicola Grimaldi di Treja,allora governatore di Roma. Dal comportamento di Gregorio XVI non mi sembra avesse tanti "sturbi", come dice il Belli, cioè tante faccende, tanti disturbi, ma che anzi se la prendesse molto poco se gli andava tanto di "ruzzare", cioè di scherzare. Per ciò che riguarda i pollastri arrosto, che si divertiva ad infilare nelle saccocce dell'elemosiniere, il quale, chissà se poi li avrà distribuiti ai poveri in elemosina, o se li sarà mangiati lui, per ricompensarsi in qualche modo del male che gli faceva la schienanper via dei "bottacci" ossia delle cadute che il Sommo Pontefice gli faceva fare levandogli non il piombo ma "l'appiombo" ossia l'equilibrio coi suoi sgambetti


 Toccata e Fuga in Re min" ( BWV 565 -J. S. Bach)


Nota. Notizie prese da internet

2 commenti:

  1. Ah, ecco cos'era il 'piombo', non capivo. Interessante, questo sonetto, specie la chiusa: '... e quello s'ammaschera da tonto e fa er pajaccio pe merità l'onore der cappello... ' anche ai tempi nostri, quanti fanno i finti tonti, i pagliacci, per compiacere i potenti. Non mi far parlare... :-( bacioni e sempre grazie per le perle che ci regali <3

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    1. Un bacione a te cara Paola che ringrazio e un poco sorrido. Ciao

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