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fiume della vita

mercoledì 3 maggio 2017

UNA PICCOLA INCISIVA LEZIONE DI RAGIONAMENTO

Breve premessa.



Ho avuto la fortuna d'avere due splendidi figli nel l'età della formazione. Vivaci (molto). Ricettivi (moltissimo). Sani (di corpo e di mente). Per cui i problemi riguardarono solo la normale attenzione verso tutto ciò che richiedeva la responsabilità di ogni cura per un buon sviluppo, l'attenzione verso le naturali tendenze affinchè  crescessero e si rafforzassero e un ambiente  possibilmente sereno ove prendesse il via l'autostima, la fiducia in loro stessi, la curiosità e la fantasia, delle regole ferme e al contempo una flessibilità utile per adattarsi poi ai vari cambiamenti della vita. Prerogativa non !facile da mettere in pratica, quella della serenità considerando il lavoro, i viaggi per lavoro e senza nessun supporto di aiuti familiari (parenti- nonni-ecc.). Ho comunque cercato d'applicare la "misura", quella " ragionata" e suggerita dal "buon senso" cercando di non condizionarli con la mia forte personalità, le mie personali esperienze, a meno che, non fossero suffragate da principi universali accoppiati a concetti razionali dell'universo, sostenuti dalla volontà e dalla speranza di farcela, alimentando sempre la Speranza dopo ogni sforzo come bene che precede e segue l'altro, accettando i rischi del fallimento come prove, senza scoraggiarsi e riprovare magari utilizzando mezzi diversi o un'altra strada.  E ho vigilato anche su una latente smisurata generosità e su l'impulso a donarla indiscriminatamente, guardandomi bene dallo spegnerne o mortificare la felicità che accompagna sempre il gesto di chi dona.

Davanti ho la scena di un ricordo chiaro e dettagliato.  Terza elementare. Rientro dalla scuola. Merenda. Scherzetti. Piccoli scambi allegri. Informazioni (da parte mia) in tono apparentemente leggero senza che, mi passasse inosservata la cupezza sul faccino di uno dei miei due bambini. Cercai in tutti i modi, ma senza trovare la causa di quell'ombra. In silenzio l' osservo fingendo di guardare i suoi compiti che già avevo visto ordinati e perfetti. Lui scribacchiava su un foglio con una biro amaranto non comprata da me. "Che bella penna Daniele" gli dico "L'hai trovata o te la regalata qualcuno?" gli chiedo con dolcezza guardandolo negli occhi. " No. E' stato uno scambio" dice lui " E cioè?"  dico io di rimando. "A Massimo piacevano i miei ventiquattro pastelli Giotto, io la sua biro, così abbiamo fatto scambio". "E sei contento di questo scambio?" gli chiedo. "No. Però non so perchè" e subito aggiunge "E comunque  ormai i pastelli glieli ho dati". Gli faccio una carezza e gli dico "Si. Ormai lo scambio è fatto e non si può tornare indietro. Però puoi sempre imparare per un'altra volta, valutando i pro e i contro e tenendo conto se i "contro" ti vanno ugualmente bene".  Con naturalezza gli faccio due semplici piccoli conti. "Quanto sono costati i ventiquattro pastelli?... "Diecimila lire  "La biro? Cento lire. Bene.  Coi ventiquattro pastelli potevi colorare il mondo, con una biro al massimo potevi dipingere il nero delle mattonelle di marmo  che stanno all'ingresso". Credo che Daniele abbia compreso la lezione perchè il suo volto si illuminò come un sole buttandosi fra le mie braccia. E ora che è grande è anche un'ottimo economo senza nulla togliere alla sua magnifica generosità naturale. Una  singolare precocità di coscienza accoppiata a un curioso miscuglio di generosità e controllo su se stesso. E questo, in disparte, è anche il mio orgoglio. Educare al ragionamento prima d'intraprendere una qualsiasi azione. Anche la più buona nell'intenzione.. L'avessi messa in pratica anch'io oggi sarei felice doppiamente. Fa nulla. Altri lo saranno. E un poco anche grazie a me.

Mirka

"Winter The four Seasons" (Antonio Vivaldi)

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