fiume

fiume
fiume della vita

domenica 18 novembre 2012

L'ARABO. A VOLTE MI CHIEDO COSE CHE NON DOVREI...




...Non era ancora morto,quando i suoi compagni giunsero da lui a terra fra i cadaveri dei militari...e con molta difficoltà uno fi loro sentì la voce dettare il suo ultimo giudizio sintetico." L'importante non è che uno di noi muoia...l'importante è che continuate..." Poi morì. ( Ghassan Kanafani-)

 ...in una realtà di lupi e di sprechi,dove l'onestà ha poche speranze di gratificazione se non il premio a se stessa.





Si chiamava Omar W. Al Bunni Said, ma tutti lo chiamavano Said, io semplicemente Al.   Aveva la pelle del colore dell'ambra ma come sgranata dal vaiolo. La bocca grande con delle grosse labbra sempre screpolate per troppo sole, per mancanza di vitamine o per troppa sete mai saziata..Gli occhi erano d'un bel marrone dorato e dolcissimi, a volte, ma così penetranti, sospettosi e indagatori da obbligarlo a portare perennemente degli occhiali scuri. Cosi immaginavo.     A mia madre piaceva moltissimo la sua voce. Bassa, lamentosa e un poco roca, dove, a tratti, si insinuavano vibrazioni di una stranissima  malinconia che faceva pensare a una innocenza perduta troppo presto per il prevalere di ombre negandole il diritto a gustarne le bellezza piena, oppure si poteva pensare a una lunga educazione affinché si imparasse  ad accettare il senso misterioso di quel l'oscurità che l' inquinato dà ai colori, li appanna sino a cambiarli, ma che, penetrandola la si può trascendere e trasmetterne l'esperienza che ha formato il pensiero e poi più a fondo scavato in qualche parte dell'anima.    A me, uscita da poco dall'adolescenza, mi catturavano i suoi lunghi silenzi che facevano parlare gli occhi  anche se nascosti dietro a quegli occhialoni scuri  d'un linguaggio segreto e al contempo chiaro e buono.

In testa aveva una sua filosofia che cambiava col passare del tempo, degli avvenimenti  politici e  dei corsi e ricorsi della storia..
A seguito della guerra Palestina l'israeliana, aveva dovuto interrompere gli studi di architettura, era emigrato e infine era salpato a Roma, dove si trovò costretto ai lavori più umili per poter continuare a studiare.    
Spesso si faceva tardi, la sera. Ci si radunava in casa di amici e si tirava a far giorno parlando un poco di tutto. Della bellezza delle stradine romane, dei suoi tramonti e dei suoi pini, la ricerca di valori duraturi al di là dei vari credo e ideologie, sul significato delle azioni, sulla sincerità delle persone, sulla tirannia del  potere, del suo orgoglio d'essere arabo e palestinese, delle condizioni drammatiche in cui versava il suo popolo, la sua scelta a condividerne il cammino sino in fondo, magari lasciando qualche traccia di se nell'umanità delle cose, in un gesto umano teso a spezzare  ogni catena di quell'odio intromesso sì con prepotenza nel lungo fiume della vita seminando violenza, pianto, morte, la coscienza chiara come scelta di campo.

Io ascoltavo avida, anche se non riuscivo a comprendere tutto.   Spesso mi trovavo il volto bagnato senza sapere perché, mentre il cuore mi diceva ch'era nel giusto nel sentirsi partigiana e vicina a quel quel popolo così oppresso e provato nel vedere  i propri diritti confiscati e calpestati,le reazioni di difesa inadeguate, una presa in giro e infine l'esodo per non vivere ospite, dipendente e prigioniero in casa propria. Come lo è stato per Omar W. Al Bunni Said, affettuosamente da me chiamato Al.


Nella stanza dove ci si raccoglieva, si evitava di accendere la luce elettrica, preferendo la luce calda e intima delle candele. Rammento il tremolio che creava ombre alle pareti dando inquietudine alla mia mente e un poco anche ai miei polsini.. Cercavo d'ignorare ma l'occhio andava sempre là a quelle pareti con quella danza di ombre e un brivido mi percorreva rendendolo visibile anche al buio.   Anche di questo non seppi mai spiegare la ragione, né allora né adesso.

La serata finiva sempre con della musica (siriana-araba) che Omar  metteva sul piatto del giradischi o che lui stesso cantava con la sua voce bassa, roca,lamentosa,intonata e dalle multiple strane vibrazioni.

Ci dovevamo incontrare un giorno come quello di oggi. 18 novembre ma l'incontro non venne mai.   Di lui sapevo gli anni, ventinove, il nome, che militava nel "Movimento dei nazionalisti arabi", dei suoi occhi dolcissimi quanto inquisitori nascosti dietro a degli occhiali scuri, della sua malinconia fiera di coscienza di stare dalla parte giusta sino a darne la vita. Dagli altri amici, che era tornato in Siria.      So che a volte, mi chiedo cose che non dovrei pensare perché la paura della risposta è pugnalata al cuore, eppure, puntualmente, in certe precise date o circostanze si ripropongono con l'insistenza d'una martellata in testa. 

 Sono comunque incontri che segnano. Orme, appunto, ma, come in questo caso,  orme che gelano l'anima.  

     
Troppe sono le cose che spingono a uscire per bruciare una volta per tutte e poi sparire. Senza la voglia di scherzare o di far metafore di filosofia spiccia.  Che il dolore non si dimentica mai,anche se  può farci imparare una lezione,questo si. La vita conduce sempre alla morte, tic-tac, tic-tac, checché stupidamente lo si voglia ignorare.

Perché si scrive?!   Mah!  Vecchie e care abitudini mai smesse, per chiamate che fluiscono dentro a mezzo della nostalgia di qualcosa che manca e che non sai cos'è, per una melodia ferita che si contempla allo spuntar d'una qualsiasi ora del giorno o della notte,magari per sentirne ancora la sorpresa per l'emozione che ti procura l'assenza,per cantare l'amore o uno stato felice, il sussurro della morte e tutti i suoi presagi, un compagno invisibile che ti passa accanto, oppure un buco ancora da riempire di altre tracce scheggiate di luce, che nel tempo prestissimo svaniranno o se qualora restassero un poco più  lungo di un previsto, saranno equivocato perché interpretate superficialmente  come uno crede, senza che l'autore possa avere il diritto della replica.


Mirka

"Love poems" (Nizar Kabbani)




Disegni a inchiostro di china   di Ghassan Kanafawi

lunedì 12 novembre 2012

RONDINI

.....e anche lei s'infilò nel vento


...ma fu il suo distacco a rendermi ancora più perplessa


Ho visto migrare 
delle rondini dove mai saprò.

Sinfonia d 'autunno
 memorie di primavere
che odorano d'occhio e sospiri.

L'invidia del gatto
nello (s)degno del baffo 
leccato come un dio 
che punisce mentre gode del suo gioco.

La meraviglia portata via dal vento
 dove solo a un dio è permesso goderne.

Mirka

"Non ti scordar di me"  (Ernesto De Curtis)





domenica 11 novembre 2012

UN MONDO DISARMONICO UN MONDO DI ARMONIA


...e fu un passaggio dalla natura all'idea, dalla fisicità dei sensi allo spirito attraverso l'alleanza più profonda

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..e in quelle oscure risonanze generate da radici e colori sporchi, la dolcezza di ricongiungersi alla forza del cosmo

.
..e tutto era  vibrazione estesa ad ogni luogo del creato


Il whisky mi era andato di traverso e non c'era verso di calmare la tosse. Anziché rispondere, mi uscivano dei suoni gutturali che ovviamente nessuno poteva comprendere.  Ho chiesto di pazientare.  Ho dato la parola a un altro nel mentre continuavo a stizzirmi per la tosse e per quel "Porcellum"  (tema trattato in quella sede) che fa comodo solo ai gaglioffi.  Purché il "Porcellum" è proprio un mastodontico inciucio per far si che le liste elettorali siano "filtrate" dalle segreterie dei partiti e dove,o ci si allinea, oppure non si è neppure ammessi alla campagna elettorale,e dove per di più per disprezzo e disillusione ormai vota la minoranza degli aventi diritto...come evidenziato di recente in Sicilia...Controllo elettorale completo e totale,allora!  Quindi ancora i burocrati, ovviamente collegati alla leadership politica, ovviamente scientificamente manipolata dal controllo di tutti i mezzi comunicativi di massa,ridicolizzando, infamando, dis-informando, confondendo, sconcertando o isolando gli eventuali ostinati resistenti.
Sarà per questo che Antonio di Pietro, voce di opposizione parlamentare della politica scellerata di Monti e della Troika PdL/PD/UDC,  dà così fastidio persino ad alcuni esponenti del suo partito?...    Eppure che piaccia o no,che abbia commesso errori o illegalità (auguro alla magistratura la sveltezza a far chiaro su addebiti di presunta illegalità ancora tutti da provare),mai potrà essere equiparato e confuso con gli scandali e reati di altri politici italiani.     Che sia simpatico o no, nessuno gli potrà mai negare la coerenza chiara e netta contro la sciagurata politica di Monti e della troika, anche con manifestazioni popolari,referendum popolari di grande valore Costituzionale,raccolta di firme,opposizione alle missioni di guerra e al riarmo dissennato di questo governo e dei suoi supporter.    Certo non ha avuto la capacità di selezionare i suoi quadri,prodotti di una stagione nella quale il nemico comune era Berlusconi e non Bersani o Casini ma la sua politica contro e per è sempre stata coerente ai principi della Costituzione Non sarà il caso di sfrugularci dentro per capire che "biscia" gli muove contro?...

Non ho ripreso la parola anche se la voce nel frattempo m'era tornata limpida e forte come ai "bei tempi"...   
Mi sono alzata,invece.    Calma, dritta su tutto il mio metro e sessanta e con decisione mi sono diretta alla porta.L 'ho aperta con la giusta lentezza cercando di non disturbare il dibattito in corso e sono uscita.      Una folata d'aria gelida m'ha fatto alzare il bavero del cappotto,ma l'ho respirata a fondo.  Senza una meta precisa ho cominciato a camminare.        Mi sono trovata davanti a un cespuglio di margherite gialle. Sicuramente le ultime della stagione che sta per andarsene.    La natura! Sono sempre stata attratta da lei. L'ho sempre auscultata,vista al microscopio; tutta.   Dagli embrioni,dai germi,dal microcosmo.  In un quasi piacere sensuale che porta alla magia e infine al mistico.  Non più di questo mondo ma di un oltremondo magico.   Oh come posso comprendere Redon,col suo inseguire tutto quel complesso di creature esoteriche,di diafani fantasmi,di apparizioni angeliche,composte,superate,oltrepassate in una sintesi perfetta.   Una sintesi di vibrazione corpuscolare e di motivi lineari,di uno sciame di atomi e di un sistema di onde fluttuanti,che sono quasi il visibile effondersi e propagarsi di una invisibile e misteriosa energia della materia dove tutto, attraverso i vari atomi di sensazioni,viene riportato a un'unità fissa,a un dettaglio o a un punto preciso,senza tuttavia raffreddarne l'agitarsi delle cose. Penetrandole in un andamento fluido e ondulatorio nel tumulto dei sensi.
Come ho provato anch'io davanti a quel cespuglio di fiori,di fronte alla radice di un'albero,immersa in una campagna di colori sfumati dall'oro al tramonto.
E allora si che il cuore si allarga e ringrazia per questa ritrovata armonia fatta di tutto e che non costa niente. Se non la cura dell'uomo,l'amore per essa, consapevole del germogliare in fiori e frutti e grano, premio alle sue fatiche.

Mirka

"Somewhere in time"  (Rachmaninoff)



mercoledì 7 novembre 2012

"IL GIOCO DELLE PARTI" ,L'INCONTRO E UNA FELICE NOSTALGIA

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..restò un poco di quella luce che l'amore regala e fa vincere lo sconforto, la noia e la cosiddetta realtà. Non a memoria ma come una canzone che conosci da sempre .L'oblio perché si rinasca e alfin si muoia.


 "Il mondo è un palcoscenico, dove uomini e donne sono semplicemente gli attori. (Shakespeare) Dietro il sipario o a sipario alzato. Nel timore o tremore di sbagliare qualche passo di battuta.



...ma quanta strada! disse qualcuno. Davvero? risposi .Non me ne sono accorta se non per le vesciche ai piedi.





   Sono molto espansiva con gli amici, leale, generosa sino all'eccesso e buona, anche quando sono obbligata a dire ciò che penso in dissonanza col loro modo di sentire.  Con chi non conosco sono invece scostante, a volte  persino altezzosa. Così almeno sembra.  Non so da cosa dipenda, forse un retaggio d'antica timidezza, mai smessa o residui nell'anima disincantata da troppe esperienze.  Sono fiduciosa da rasentare la credulità, però anche se da questa (costante)  ne ho ricavato dolori e pena di mattone, debbo a quella stessa credulità, se il mio cuore è stato preservato  dal preconcetto del male e dall'amarezza che ne deriva, tenendomi aperta la possibilità verso la speranza di cambiamento nel tempo, con la distanza necessaria per comprendere e mettersi sulla via di un recupero di bene.  

Così, come da copione, anche quella mattina quando incontrai Gianni senza pensarci due volte ho allungato la familiarità spontanea del gesto.    Era di spalle e circondato dalla gente (lui parla sempre ed è sempre al centro). Senza pensarci due volte, mi feci largo fra quel fitto di piumini grigi come di nebbia conosciuta nelle strade della bassa padana, o del color del piombo proiettile e fummo a un palmo di naso.  La frazione dell'attimo che precede lo stupore dell'inaspettato, poi l'abbraccio stretto e caldo più di tutti quei piumini insieme fra un coro invidioso di oh come da copione.   Dietro al sipario e sulla scena a sipario alzato.   L'argomento era quello del giorno, Obama...il calo delle borse...gli e sodati.   A me interessava l'amico anche se  non non sono mancata nel l'aggiungersi a riguardo. Ho  Salutato tutti cordialmente e ho ripreso il mio passo da bersagliera pensando e sorridendo.  Sapevo che per un poco avrei avuto tutti gli occhi addosso. Come da copione. Così va il mondo.  La scena comunque si chiude su quel gesto che fa bene perché uscito dalla spina dorsale dilatato fra le costole.

 Poco lontano da una scuola e, all'incrocio di un viale alberato e due nodi di villette allineate come brave bambine da onirica memoria, un altro incontro. Una  una mia allieva mi ha portato al tempo di quando avevo la sua età. Tredici anni o giù di lì. Aveva marinato la scuola. Anche a me era capitato. La stessa forcina storta fra i capelli scompigliati dalla corsa, le guance rosse come due pomodori.    Ci siamo messe a ridere tutte e due quando lei mi ha raccontato la cosa. Però non ho chiesto più di quello che la discrezione permette quando la fiducia è di casa.
I suoi occhi luccicavano in modo strano. Così ho capito che il motivo di tutto doveva essere un ragazzo.   Mi sono alleata con lei. So che recupererà. E' brava e responsabile delle sue azioni.  A casa farà la sua piccola recita personale, tanto per difendersi un poco dalle paura che si prova quando si sa d'aver infranto delle regole di vita e di comportamento, poi parlerà coi suoi genitori. Avrà la giusta punizione, infine l'abbraccio e la piena assoluzione. Loro glielo hanno insegnato con l'esempio. E l'esempio fa più d'ogni  predica, urli, parole.
In questo  "gioco delle parti" c'era tutta la spontanea schiettezza del candore.  Ci siamo lasciate con la felicità dell'incontro.  Incontro felice perché  senza che menzogna o sotterfugio l'avessero inquinato.  A me restò solo un poco di nostalgia per un tempo passato e felice, che come luce all'improvviso uscirà quando ne avrò bisogno. Spero e mi auguro, come da copione.
Da lontano i rintocchi di campana usciti da una piccola chiesa, a consolidare la fugacità d'ogni attimo, felice oppure no, purché il senso di quel richiamo è l'Unione, il comprendersi anche nelle diversità, lo stare insieme, dare una mano anziché spostarla. Felicità mai disgiunta da un poco di nostalgia.

Mirka

Andante "  (Concerto brandeburghese n 4 BWV 1049  J.S. Bach)








Foto mie da cell

martedì 6 novembre 2012

TRY TO REMEMBER

Respirò l'anima l'inimitabile realtà.Si consumò il sogno come fiammella d'erba.



Nella buca l'impronta di foglie 
colorate dal  miele della terra
l'albero a cui mi appesi
la musica dei tuoi occhi
la piccola chiesa in fondo
commossa anche la luna.

Mirka


""Try to remember" ( Harvey Schmidt)



Foto mie da cell

lunedì 5 novembre 2012

...MA INTANTO DIMMI COSA PENSI MENTRE CAMMINI

...e la sua testa un'ernia per le api

spiraglio di verità sempre da dubbio contrastata


 Capita di sognare ancora di realtà come da nebbia nel mentre l'eco di passi e presenze di ticono che da lì sei passata




L'abbaiare insistente d'un cane, ci dice che c'è un cane. Il suo esistere è tutto in quel "dettaglio".


E' così che prendono il via tanti frammenti di vita percorsa come il battere di un tempo ternario sospeso sul levare.    E alla fine in sul finire del giorno e in prossimità della Grande Sera, sarà solo "quel" particolare a ricordarci che siamo esistiti, e chi incontrammo a ogni incrocio, è stata come una luce che ci camminò a fianco o come angelo di buio senza neppure il lanternino dell'inganno.


Bagna la pioggia come lumaca lenta che lascia la sua scia sul selciato, sul viale fiocamente illuminato, sulla foglia appesa ancora all'albero, sul l'inferriata col suo squarcio di ruggine  e di verde.   Solo la testa è preservata dal bagnato.   Lei lavora. In lucidità e in involontaria febbre per l'arrivo di quei lampi. E' lì che  pulsa il suo destino che lampeggia e le attraversa l'anima, la scuote con quelle piccole porzioni di umanità fatta spugna di codici e qualche chiave per interpretato a posteriori, o come un'ernia che nutrì le api.     S'interrogano i lampi e paiono persino gemere, dibattuti negli intrecci, e ognuno ch'è già è strato senza fare più paura.  Senza priorità o interne relazioni di un insieme che sfugge nel mentre si riunisce.

 
Ed è una bocca vorace subito seguita da un'altra,  appena abbozzata, falciata da un'altra imparentatisi con la nuvola mutevole e spruzzata.     E sono oceani  l'intensità degli occhi riemersi freddi come un vetro d'inverno, o sfuggenti come Giuda quando i trenta.
Grande la mano che suona il violoncello, sinfonia di pace a tutto il corpo,  mentre l'altra una brace che subito fa cenere.
Uno sguardo che buono accarezza bisbigliando di purezza, intorno il falco gira, scruta e poi ti squarta.
Un calzino di seta blocca il passo, un altro porta la fuga col chiodo fisso nella testa.
Il dono che guarda diritto e in festa, l'altro si volta, mesto è il sembiante che quasi a  sembra lutto di sconsolata vedova.
Un seno succhiato come da incesto, l'altro indifferente.
Della gelatina sul vestito verde mai andata via, altre ridonando il quasi originale la lavatrice nei suoi giri.
Un orecchio teso a mordere la panchina del giardino di un collegio, a invocare  la campanella del parlatorio, il muto che tutte e due le riempì come cera d'alluminio.
Un cuscino.  Nel sotto e ben protetto un cioccolato sottratto alla badessa e un libro censurato, un genuflettorio d'ore a penitenza e la montagna di giaculatorie.
La povertà nascosta come scettro mai svenduto nei ricami amorevoli di un vestito ricamato dalla zia, girovagano intanto spilli di occhi e tu li vedi.
Una casa piccola con la veranda vicino all'unica  stazione del paese aspetta la bambina che trema e trama per nascondere l'odore dello studente, non ci riesce e sono botte.
Il gioco della settimana per fare  venire la sera foriera d'un buon fritto espanso per le vie, sgambetti e corse, poi la quiete .
La locomotiva  dal nome così buffo da richiamare alla testa la bersagliera Lollobrigida, le rotaie come lunghi fiumi, i volti rumorosi quanto i soldini che tasca si portava in tasca per il panino col prosciutto o il bombolone, in disparte, silenzioso un colbacco a tessere i suoi sogni.
Corse da schiantare il cuore nel tempo di febbraio maggio giugno e così via per conquistarsi un'autonomia del niente.
Giorni cronometrati a morto o a festa per far quadrare i conti, musica rock quando non ha deluso.
Gli alieni davanti al lungo tavolo dei cinici padroni, scudi alzati e pugnale in alto che inchiodano tavolo e spettacolo, per quel giorno, coscienti del Pirro ma nel trionfo dell'Aida.
Agitazioni addomesticate da mobilità mappata in territori così stranieri da togliere ogni speranza a voi che entrate, i figli con lo studio in piedi.
L 'imperioso bisogno di comprendere l'arte del vivere restata sui libri di sociologia o del gran Rousseau.
La relatività come grande bilanciere, noi estranei e sradicati immersi nel grattacapo della cabala.
Costante ricerca di una sicurezza che lasciasse fuori dall'uscio ogni straccio di dubbioso,  per trovare la burla che intrappola senza neppure il sentore d'amicizia.
Il canto delle allodole come dono di natura per riempire i silenzi  di onirica memoria.
La paura per un ventre squarciato impudico forcipe assassino, la gioia che si lecca la ferita aperta perché sano era il Pupo e bello nel suo rosso urlante voglio il nutrimento.
Una piccola macchina per proteggere i segreti senza offendere la vita, solo di poco lontano, la tragedia delle belle di notte nei loro inventari di miseria e di forzati orrori.
I polmoni a mantice da far invidia a Orfeo e ai mille cherubini in coro.
Il mare di Sabaudia coi suoi echi di conchiglia e per sabbia i riccioli biondi dei giornali.
Un biglietto d'aereo prenotato per la festa del ritorno.
I giovedì dell'Enrico con musica e fuori la politica.
La pioggia di fiori allo Chatelet io stordita e quasi ebete se non fosse stato per gli occhi lucidi di orgoglio.
Le mura di Villa Pamphili scalpellate di rosso da un Radames inferocito in irragionevoli durezze. 
Una tavola di selvaggi nel giorno dell'Epifania nel mentre la neve... trasformati in pettirossi in marcia e saltellanti da villa Pamphili sino alla Piazza dove la fiaccola sta sempre accesa.
Un profumo "famme" regalato con la timidezza dei cioccolatini incartati nella pasticceria dell' avenue Louise come fosse un peccato da non rivelare e neppure da svelare.

Un urlo nella notte per l'inaspettato artiglio che perfora il braccio, lo stupore del dolore che si ritrae e pensa.
Una faccia liquefatta dalle lacrime con inciso un grazie solido, ma incapace di dar voce per  l'emissione, che il tempo non conosce se non fosse che ora è morto

Questo e poche altre cose ancora faranno crescere i lampi sull'erba ancora verde del prato mentre le sabbie immota ne prenderanno la consistenza di ombre e forme.


Però. Adesso,TU che mi cammini appresso, dimmi cosa pensi quando cammini.  Io ti dirò quello che, nel silenzio penso e un poco forse anche lascerò scappare che un sorriso nè estragga l'anima perché si ha vissuto.


Mirka


"Le stagioni dell'amore" (F.Battiato)

  

 

giovedì 1 novembre 2012

2 NOVEMBRE 2012


A Te figlia della matrigna Terra ti sia migliore il Cielo.




Ti vedo mentre raccogli foglie e petali di rose e nè fai sporta di memoria
le tieni tra le gentili mani in meraviglia di stupore e già sono pennelli
che calmano gli oceani il burrascoso dei passaggi e i venti in fiera lotta.

E ti vedo abbracciata a Me o io abbracciata a Te
a respirare la linfa e i colori sul bianco d'ogni aurora di tutto strabiliante
Rosse le guance hai e uccello palpitante il cuore ovunque in festa.

E ti vedo nell'ultimo atto della vita Tua a stringere a occhi il Sogno grande
sulla cima della porta con la mano a segno del l arrivederci 
che mai tornò neppur nei sogni più invocati come di figlia al protettore ventre.

E ora che reale è la distanza tra me e Te e Me e te
 non mi resta che sostituirla  con tutti quei colori che ancora guardo 
ma subito cancello perché fuggito è il senso di un desiderato di rinascita

Com'è inodore il polline dei fiori nella casa dei morti,  mamma!
Anche la rosa li superba non s'aggira più e più non sparge il suo profumo
ché il suo destino è l'alba col sole degli uccelli zittito solo all'allegria dì sera
ora tutti assortiti per farti compagnia su quella scienza che conduce al tempio.

E per fortuna che tutto lentamente si consuma e che ad altro prende forma
anche se i prati le rose e i fiori tutti quanti in profumo di stagione
continueranno a crescere fra il selvaggio la rugiada la nebbia ed il sole
nascosti i grilli le api il brusio del mondo raccolto in nenia di gioia o di dolore.

Solo ai vivi è dato il cerimoniale del lento viale come di processionale terra
un vestito rosso a sfidato di intrecciati per emozionare ancora un poco il segno 
 di un lasciato che condurrà alla marcia poi muovendo incontro al Carnevale della scena in frettolosa pensosa chiusa in frammentario specchio riflettente.


Mirka



"Green green gras of Home"