fiume

fiume
fiume della vita

lunedì 5 novembre 2012

...MA INTANTO DIMMI COSA PENSI MENTRE CAMMINI

...e la sua testa un'ernia per le api

spiraglio di verità sempre da dubbio contrastata


 Capita di sognare ancora di realtà come da nebbia nel mentre l'eco di passi e presenze di ticono che da lì sei passata




L'abbaiare insistente d'un cane,ci dice che c'è un cane. Il suo esistere è tutto in quel "dettaglio".


E'così che prendono il via tanti frammenti di vita percorsa come il battere di un tempo ternario sospeso sul levare.    E alla fine in sul finir del giorno e in prossimità della Grande Sera sarà solo "quel" particolare a ricordarci che esistemmo e chi incontrammo a ogni incrocio, come luce che ci camminò a fianco o come angelo di buio senza neppure il lanternino dell'inganno.


Bagna la pioggia come lumaca lenta che lascia la sua scia sul selciato,sul viale fioccamente illuminato,sulla foglia appesa ancora all'albero,sull'inferriata col suo squarcio di ruggine  e di verde.   Solo la testa è preservata dal bagnato.   Lei lavora.In lucidità e in involontaria febbre per l'arrivo di quei lampi.E' lì che  pulsa  il suo destino che lampeggia e le attraversa l'anima,la scuote con quelle piccole porzioni di umanità fatta spugna di codici e qualche chiave,o come un' ernia che nutrì le api.     S'interrogano i lampi e paion persino gemere,ribattuti come sono e ognuno ch'è già stato.  Senza priorità o interne relazioni di un'insieme che sfugge nel mentre si riunisce.

 
Ed è una bocca vorace subito seguita da un'altra  appena abbozzata falciata da un'altura  da imparentarsi con la nuvola mutevole e spruzzata.     E sono oceani  l'intensità degli occhi  riemersi  freddi come un vetro d'inverno o sfuggenti come Giuda quando i trenta.
Grande la mano che suona il violoncello,sinfonia di pace  a tutto il corpo,  mentre l'altra una brace che subito fa cenere.
Uno sguardo che buono t'accarezza bisbigliando di purezza, intorno il falco gira,scruta e poi ti squarta.
Un calzino di seta blocca il passo,un'altro porta la fuga col chiodo fisso nella testa.
Il dono che guarda  diritto e in festa, l'altro si volta,mesto è il sembiante e quasi a  lutto di sconsolata vedova.
Un seno succhiato come da incesto,l'altro indifferente.
Della gelatina sul vestito verde mai andata via,altre ridonò l'originale la lavatrice nei suoi giri.
Un'orecchio teso a mordere la panchina del giardino di un collegio, a invocar  la campanella del parlatorio,il muto che tutte e due le riempì come cera d'alluminio.
Un cuscino con sotto e ben protetto un cioccolato sottratto alla badessa e un libro censurato,un genuflettorio d'ore a penitenza e la montagna di giaculatorie.
La povertà nascosta come scettro mai svenduto nei ricami amorevoli di un vestito ricamato dalla zia,girovagano intanto  spilli di occhi e tu li vedi.
Una casa piccola con la verandina vicino all'unica  stazione del paese aspetta la bambina che trema e trama per nascondere l'odore dello studentino,non ci riesce e sono botte.
Il gioco della settimana per far  venir la sera forriera d'un buon  fritto espanso per le vie,sgambetti e corse,poi la quiete .
La locomotiva  dal nome così buffo da richiamar alla testa la bersagliera Lollobrigida, le rotaie come lunghi fiumi,i volti rumorosi quanto i soldini che tasca si portava in tasca per il panino col prosciutto o il bombolone,in dispare silenzioso un colbacco a tessere i suoi sogni.
Corse da schiantare il cuore nel tempo di febbraio maggio giugno e così via per conquistarsi un'autonomia del niente.
Giorni cronometrati a morto o a festa per far quadrare i conti,musica rock quando non ha deluso.
Gli alieni davanti al lungo tavolo dei cinici padroni, scudi alzati e pugnale in alto che inchiodono tavolo e spettacolo,per quel giorno, coscienti del Pirro ma nel trionfo dell'Aida.
Agitazioni addomesticate da mobilità mappata in territori così stranieri da togliere ogni speranza a voi che entrate,i figli con lo studio in piedi.
L 'imperioso bisogno di comprendere l'arte del vivere restata sui libri di sociologia o del gran Rousseau.
La relatività come grande bilancere,noi estranei e sradicati immersi nel grattacapo della cabala.
Costante ricerca di una sicurezza che lasciasse fuori dall'uscio ogni straccio di dubbio  per trovare la burla che intrappola senza offrirti l'amicizia.
Il canto delle allodole come dono di natura per riempire i silenzi  di onirica memoria.
La paura per un ventre squarciato impudico forcipe assassino,la gioia che si lecca la ferita aperta perchè sano era il Pupo e bello nel suo rosso urlante voglio il nutrimento.
Una piccola macchina per proteggere i segreti senza offendere la vita,solo di poco lontano, la tragedia delle belle di notte nei loro inventari di miseria e di forzati orrori.
I polmoni a mantice da far invidia a Orfeo e ai mille cherubini in coro.
Il mare di Sabaudia coi suoi echi di conchiglia e per sabbia i riccioli biondi dei giornali.
Un bglietto d'aereo prenotato per la festa del ritorno.
I giovedì dall'Enrico con musica e fuori la politica.
La pioggia di fiori allo Chatelet io stordita e quasi ebete se non fosse stato per gli occhi lucidi di orgoglio.
Le mura di Villa Pamphili calpellate di rosso da un Radames inferocito e con ragione. 
Una tavola di selvaggi nel giorno dell'Epifania nel mentre la neve... trasformati in pettirossi in marcia e saltellanti da villa Pamphili sino alla Piazza dove la fiaccola sta sempre accesa.
Un profumo "famme" regalato con la timidezza dei cioccolatini incartati nella pasticceria dell' avenue Louise come fosse un peccato da non  rivelare e neppure da svelare.

Un urlo nella notte per l'inaspettato artiglio che perfora il braccio,lo stupore del dolore che si ritrae e pensa.
Una faccia liquefatta dalle lacrime con inciso un grazie solido ma  incapace di dar voce per  l'emozione che il tempo non conosce se non fosse che ora è morto

Questo e poche altre cose ancora faranno crescere i lampi sull'erba ancora verde del prato mentre le sabbie immote ne prenderanno la consistenza di ombre e forme.


Però.Adesso,TU che mi cammini appresso,dimmi cosa pensi quando cammini.  Io ti dirò quello che, nel silenzio penso e un pò forse anche sorriderò.


Mirka


"Le stagioni dell'amore" (F.Battiato)

  "I miti dell'amore" raccontati da L.De Crescenzo
 

16 commenti:

  1. Si è sempre soli quando si sperimenta la vita senza l'astuzia come unica maestra per spuntarla,senza cristallizzarsi dalle paure che il potere (costituito) crea per finalizzare il "suo" scopo.Un saluto da una padania veramente splendida di colori,polenta e il doveroso lambrusco.Fabrizio D'Avossa

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    1. Solitudine per non sentir respirare l'amore attorno a te,caro FABRIZIO,l'unico capace veramente di dar vita alla gioia e liberarci dalle nostre prigioni esistenziali.
      Il potere?...Maschere d'egoismo e di indifferenza da mandare all'inferno dopo che la gogna.
      Si.In questo periodo la padania ha il suo fascino fatto anche di polenta e lambrusco.Ciao,Mirka

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  2. Toccante questa Storia al femminile d'inesausta ricerca attraverso i sentimenti della verità che scalda senza che la legna finisca! E sarà la "mano grande" a darne la gratifica,l'incoraggiamento,il valore,lo sguardo che non teme di guardare negli occhi mentre dona,la fierezza per aver lottato contro il potere e il male affinchè fosse la vita a trionfare e non un'ipotesi falsa di progetto,bacato fin dall' inizio.Fortissimamente ti abbraccio.Maria R.

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    1. Grazie MARIA del bellissimo commento. Esigenza morale fu sempre in quella inesausta ricerca di verità e, sarà "quella" mano a scaldarci nella stagione fredda che precede la verità dell'ultima istanza,o lo sguardo che,donando non ebbe a sfuggire il dritto degli occhi, rassicurandoci che nulla si tralasciò nei doveri verso gli altri,nè in quello richiesto a se stesso per farti crescere nella tua identità così faticosamente cercata così fortemente difesa anche se difficilmente se ne esce indenni.Ricambio il fortissimo,Mirka

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  3. L'"arte della vita",cara Mirka,sono i talk-show o su un compromesso negoziato a tavolino o anche davanti a un bel piatto. Arduo è il cammino di chi come lei non ha voluto rappresentazioni di verità solo apparenti.Giorgio S.

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    1. La "mia" arte di vivere è dentro a tutti questi minuscoli particolari,GIORGIO,universo dato in appalto ad altri viandanti come me affinchè si svincolassero dalle trappole che ne imprigionavano immaginazione e sentimenti a mò di teatro con al centro la vita.Altro non mi riguarda. Grazie,Mirka

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  4. In questo post non si vendono fantasie o compiaciuti voli pindarici,ma il cammino eroico di una donna che non smise mai la sua veste d'umanità,percependone la grandezza morale anche attraverso e dentro ai suoi errori.Complimenti vivissimi per questo post,per la soffusa malinconia lucida di critica e d'intelletto,le foto bellissime.Enrico S.

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    1. Brandelli di vita,ENRICO, rivissuti in quei lampi, testimoni feroci di malinconia per aver seguito l'ideale, difficile da salvare quando ci piomba addosso la prova che ci misura.Grazie sinceramente e umilmente grazie.Mirka

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  5. Il "dettaglio". Ecco cosa ci resterà in prossimità della Sera! Il nostro cammino (femminile soprattutto) è proprio questa mescolanza di lampi che ci danno la consapevolezza di cosa siamo riuscite a portarci in groppa.Fatiche silenziose o urlanti,la forza e il valore personale che ha visto germogliare e crescere la meraviglia non inventata e neppure immaginata d'avere "fatto" e "dato" con infinità generosità, magari con la tristezza per non esserne mai state veramente riconosciute e apprezzate per ciò che si meritava.Bel post da donna a donna! Un abbraccio.Grazia

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    1. Dettaglio di un arazzo,GRAZIA, dove a seconda degli stati d'animo,degli umori,delle analisi impietose, si ripropone e ti dice che tu hai amato,sofferto lottato "quasi" sempre col sorriso. Donna è anche questo.Un bacio,Mirka

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  6. Non so cosa penso mentre cammino.So che continuerò a camminare, perchè in questa compagnia non conoscerò la noia nè l'insincerità del vero. Bellissimo da capo a fondo.F.

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    1. F. So che è così e allora ti lascio piena la condivisione di questo post.A te interpretarlo come credi e ti fa piacere.,Ciao,Mirka

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  7. Duro,delicato,umanissimo e molto bello questo tuo snudare la vita di noi donne. Forse per molte di noi,l'unica cosa che vale è ciò che abbiamo conquistato con l'orgoglio e la consapevolezza piena d'essere stato valore "autentico",tale da meritare il rispetto che fa chinar la testa.Mi manchi.Orietta

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    1. Si,ORI,per molte donne è solo questo.L'unica sicurezza che si tengono ben stretta al cuore e alla testa,per aver fatto al meglio tutto e anche qualcosa in più di ciò che potevano fare.E se questo non fosse capito,per comodità,per egoismo o per poca intelligenza,che almeno il rispetto lo si lasci intero nel silenzio, che per la comunicazione ci pensiamo noi.N'est pas cherie?...Bacio,Mirka

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  8. Lampi che descrivono la vita e un cammino,ma soprattutto la ricerca costante della verità.Una verità intima e profonda concentrata in ogni minuscolo particolare. Un post veramente particolare. Ti lascio un aAbbraccio totalmente pieno e con l'affetto che solo i vecchi amici sanno dare.Nicola S.

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