fiume

fiume
fiume della vita

mercoledì 10 ottobre 2012

DIARIO IN FORMATO VERDE VARIEGATO



"I fatti e i sentimenti che racconto possono apparire semplici, addirittura banali, ma suppongo che non 
lo siano mai stato,in definitiva. Si fa presto a dire che un atto è superficiale, ridicolo. Occorrerebbe pensare 
che si vive fingendo di continuo emozioni e impulsi. Che la trama delle nostre azioni, persino delle più minute,
è sempre complicata". (La parte difficile -Oreste Del Buono)






D'improvviso le tue cosce.
Forti.
Le mostravi fiera come nel 
riso amaro
 e io inventavo i films
e ridevo anche se il pianto. 


Anche stanotte ho dormito male. Mi sono alzata e ho guardato l'orologio. Segnava le cinque. Ho camminato su e giù nella camera,poi sono andata al giardino. Ho annusato l'aria come fanno i cani.  Ho sentito solo odore d'erba umida con qualche macchia di muffa. Ho scoperto ch'era un gruppo  famiglia di funghi.   Sono tornata a letto. Ho dato un'occhiata a dei quaderni che tengo sul comodino. Ho sorriso alle mie sciocchezzuole,  ma non su un diario lasciatomi in eredità, in cui da ogni parola di tenerezza, trafugava un che di rancoroso. Mah! Spesso nella vita è così. Poesia impolverata da talco per bebè. Inganni d'una felicità fiera, fatta di slanci che subito evaporano.

Li ho lasciati cadere e mi sono orientata su Abraham  B.Yehoshua. Il signor Mani. E' un libro sull'identità, sulle molte zone d'ombra d'un intero popolo e di una famiglia con visioni di pace a cui dare concretezza di realtà.   Non riesco però a finirlo.   Volere la pace senza sporcarsi è come pulire dove già è pulito. No, chi vuole fare sul serio, si deve mettere in mezzo alla sporcizia e, se non ci si mette di proposito, almeno non se ne andrà se ci capita in mezzo.

Ho buttato qualche appunto su un foglio. A matita perché non avevo sottomano la biro. Ho pensato si cancelleranno se non provvede a tra scriverli. Non che sia così importante, ma per me è la prova di un'unghia che non si è sfaldata. Mi serve per capire il labirinto che sono io e,se  ce ne fosse la necessità darne il seguito con un  segnino amoroso .Comunque sia, mi fa stare bene. Non totalmente però,visto che quando mi alzo sono storta come un albero secco.

Ecco le prime luci nelle case. L'umanità riprende il ritmo interrotto dal sonno.   Sbadiglieranno, prenderanno il caffè o il te, andranno al bagno e forse faranno la doccia. Qualcuno urlerà per avere la precedenza. In ogni caso non mancheranno gli sbuffi, l'agitazione e forse qualche imprecazione.  E voilà  che la vita si  è già implicati.  A sera si sentiranno eroi per avercela fatta nel lavoro di formica. E saranno soddisfatti.     
Non mi incuriosisce più di tanto, ora, farne l'analisi psicologica.   A ciascuno i suoi pensieri di gloria e di eroismo dall'inizio sino all'ultimo atto della vita.

Quando è arrivata la Teresa, ero vestita di tutto punto e pronta per uscire. Felice per aver visto sul suo volto delle luci di sovrana tranquillità. Il  il mio umore  però era già cambiato perché non riuscivo a trovare dei documenti.  Ho pensato di averli smarriti oppure stracciati, come quella volta...   Le scartoffie mi mandano sempre in tilt e così non trovo più le cose, o le strappo in tanti pezzettini

Sono uscita in fretta, allegramente,anche se  non avevo l'animo predisposto alla bontà. Però ho guardato il prato. Umido e verdissimo.

Mi piace camminare.  Comincio come se dovessi andare a un incontro importante, sforzandosi di tenere quella marcia anche quando vorrei sdraiarmi a pancia in su come fanno i gatti, respirare il sole e l'aria senza curarsi di nessuno. Come quella volta...   Però il passo mi si allenta, così  mi accorgo che sto passeggiando, che tocco faggi e castagni, un ramo che mi graffia facendomi rosse le guance e luminosi gli occhi.    Vedo improvvisamente il cielo limpido come la più alta delle meraviglie e godo. Godo di tutto.
Della campagna che smercia i suoi prati ora più verdi, ora più chiari, del muggito d'una mucca, d'un amico che ha scelto di fare il contadino, uscito dalla porta a salutare e che m'invita a mangiare pane e salame  e un goccetto di novello che ha fatto lui col vino della sua vigna.    Si parla del vecchio e del nuovo, di qualche sogno irrimediabilmente perso,di un altro in addivenire, non sporcato da complicità di padroni, servi e mestatori di paccottiglia "illusorie" di un nuovo nato vecchio con muffa. Andare avanti  senza troppe nostalgie ma prudenti come il falco che si guarda davanti e alle spalle. Questo, ci siamo detti, lasciandoci, con l'augurio che la classe operaia torni o nasca per controllare tutto, i "capitali"  gestiti  non dai pochi se non da una sola mano e che si decida con chi si vuole stare, se  con Dio o Mammona, impegnarsi per realizzare un domani  uguale per tutti, (?) ma soprattutto fondato sulla comprensione dei sentimenti umani, sul lavoro retribuito nella misura giusta e, dare inizio a un cambiamento a  a partire da se stessi e gioire. Si. Gioire. come un diritto avuto in dotazione senza il retaggio dell'obbligatorietà in "valle di lacrime". Perché col diritto al l'uguaglianza e al lavoro retribuito e senza che triti il cervello, tutti possono godere del cielo limpido o nuvoloso che sia,del sole anche quando è nascosto,delle stelle anche quando non si vedono, dell'erba che cambia al mutar d'ogni stagione,degli alberi da moltiplicare anziché abbatterli, dell'ampia pianura come quella che ho davanti a me,nel rigagnolo d'acqua,nelle luci nebulose, a sera, nel ciuffo d'erba soffiata dal vento o ingarbugliata dall'acqua, per i prati senza sentiero ma con l'erba frusciante sotto i piedi e tra le ciglia inumidite anche se non se ne può spiegare la ragione se non guardando, "muti", chi ha creato tutto questo e rimettersi a Lui, gioiosi se qualcosa siamo riusciti a fare, gioiosi degli animali  che si è scelto di prendere e di cui bisogna averne cura senza che sostituiscano nell'amore l'uomo.   Gioire degli uomini che si sono adoperati a far crescere la gioia, non a guastarla dall'avidità o dall'ambizione sfrenata.   E gioire se si è riusciti a far comprendere questo. Perché la vita è verità quando la si vive senza che l'egoismo  ne abbia succhiato il midollo.

Sono arrivata a casa stanca, anzi stanchissima, ma col desiderio di cantare qualche cosa di antico che ancora profondamente mi emoziona. Cosa che ho fatto sino all'ultima nota.

Mirka

"An die Musik" (F.Schubert)

 

domenica 7 ottobre 2012

IMPROVVISO- OVVERO BACIAVO UNA DONNA ED ERO FELICE










 



La "mente superiore" è si, androgina, ma in un alchimia un poco particolare dove i caratteri femminili sopravanzano, e di molto quelli maschilista..


Baciavo una Donna ed ero felice.

Era mia Madre con le sue cosce forti.
Sorella per complicità d'intesa comprensiva e buona.
Amante che di spada non ferisce.
Amica dall'intelligenza sofisticata ma fertile per intuito che capisce senza aggiungere una parola in più.

Ballavano un lento o forse un fox-trot che tutto con velocità si alternava. 

 Aveva occhi profondi, quella donna. Profondi come polle da cui la foschia mattutina s'è sollevata e il sole è al meriggio e poi subito annota..    La sua pelle aveva il colore della pesca maturata nella stagione giusta e come la pesca profumava. 
Non conoscevamo vie di mezzo, io e quella donna. Le "vie di mezzo" le avevamo lasciate ai pavidi e agli amorini. Ma l'Impero dei sensi acutissimi e svegli, avevano per sentinella la Dolcezza e la Tenerezza per tenere a bada le illusioni e qualche sogno di troppo.    E non c'era palpito di rimorso in quelle carezze di utopie sessuali ,purché mai Amore fu purissimo come in quei baci a ritmo lento o forse anche a fox-trot.
Che il cielo  scampi dalla mediocrità piacevole e dalla vita facile, liscia senza essere danza, ma salvi  dalle neutre piccolezze e dalle comode ambiguità o bovina compiacenza.

I commensali sparsi, applaudivano con gli occhi e nessuno guardava di sguancio quando ci siamo penetrate coi seni, sino a farci male perché è lì dove la Vita si forma e spinge per uscire.

Era buffa davvero quella mistura di tenero e di morbido dalla quale scoprire erbe ed odori sconosciuti.
Pestava i luppoli in un grande tino, la donna, ed era bellissima nel suo verginale aristocratico riserbo che tradisce il selvatico-selvaggio..
Irradiava luce soffusa di rosa nella sua trionfante superiorità. sottile, agile a volte solo un poco sarcastica.
Si tirava il naso alla decenza in quel ballo cerimonioso  che di due ne faceva uno.
Androgina perfetta, dunque, dove la parte maschile non viene vissuta a scapito di quella femminile, purché, anzi, quest'ultimo s'affermò in tutti gli attributi che il Dio le ha dato in dotazione, e parlo di maternità, grazia, nel potere seduttivo.
Singoli minuscoli flash uscivano, a tratti, su una mappa alquanto complessa e articolata, indecifrabile perché fuori da ogni intenzionalità ma, mobile e cangiante con colonna sonora fatta di tante voci,sussurrate o  urlate. Ed erano guizzi o rantoli, non so,di ricordi d'infanzia appena accennata che si presenta come un bicchiere d'acqua fresca e poi scompare
Nostalgia sottile si respirava e,mentre prendeva fuoco,come per uno scoccare del tempo che un brivido l'arresta, scattava l'intuito a fermare il resto.
E si era "complete", veramente, si.   
Si viveva nel mondo dei sentimenti e delle sensazioni senza salutarli ma neppure senza considerarli un aspetto secondario della realtà.       E il gusto stava  tutto nel reinventare come di prima volta e come si fosse le sole a sentirne la pena e il dolore .  Ci si nutriva di quel coraggio che non è mai caricatura.     E concreta, in un dialogo mai lasciato lì, perché la realtà ha bisogno di atti banali, quotidiani ed interattivi in quella eterna replica di minuscoli ma fondamentali cambiamenti ,flusso dell'esistenza stessa.    
 E "noi" si era un condensato dell'infinita imbecillità del quotidiano,anche,ma con l'intuizione pronta a comprendere che, quello che accade "realmente",non si può travolgere nè negare.  Ma è il solo punto di riferimento .Con tutta la sofferenza che la rinuncia a sovra mondi comporta.
Che l'utopia,come il sogno religioso o politico lasciamolo al maschio, non alla donna completa, naturalmente, di tutto quel che vale.

E nulla era scontato in quella infinita umanità fatta di tenerezza che ci trovava ricche,anzi,ricchissime di dentro come di fuori, perché la trasparenza nostra era la "trasparenza di molecola" che mai si è allontanò  profondamente da se.
E quella donna baciata era  la Gioia, l'ancora, la Pace.....Peccato fosse solo un sogno.   Un sogno che voglio ricordare come uno dei sogni  più belli.

Mirka


"Dafni e Cloe"  (M.Ravel)










Le foto sono mie

venerdì 5 ottobre 2012

C'ERA UNA VOLTA UN RE AUTOINCORONATOSI REPUBLICANO QUANDO ANCORA ERA UN PICCIRILLO (BAMBINO)













C'era una volta un Re seduto (sul sofà) ma ci  stava?
che girava a tondo tenendo a bada i suoi mille cani gatti le selvatiche bestie

.E viveva.  Si fa per dire,

coi suoi mille cani gatti le selvatiche bestie i suoi giocattoli vari e svariati tutti stipati sul bel trenino blu di latta  da sorbetteria bu bu
 Il  trenino (elettrico e di latta) correva sempre e sempre a sbuffo,
con le ruote arrugginite
che LUI, il Re
teneva  CURA di far lubrificare a tutte le stazioni.

Aveva un orologio, il Re seduto sul sofà ma ci stava?
con mille cani gatti e bestie selvatiche,
un orologio magico che fermava il Tempo.
A piacer SUO .
Già.
Perché Lui era il Re.

Lo faceva correre
quando voleva,
lo fermava
quando la melodia del toc toc lo infastidiva.

Ma si sentiva triste quando non sentiva più il toc toc.

Triste come può essere un Re con la barba bianca
che sa di giocare
anche se fatica sbuffa suda e poi s'inceppa.
Anche Lui si  può rompere
come tutti i congegni fatti dagli uomini.

E Lui era un uomo anche se era Re.
E sospirava il Re come fanno tutti gli uomini
 e come si fa quando si squarta un pollo.

Povero Re
che così tanto il gioco gli piaceva
da farsi venire i luccichii
mentre la testa di pensieri si riempiva.
Si sa, che  i cani, i gatti, le selvatiche bestie e poi anche gli Orologi
litigano sempre,
quando infregolati non son a far  comizi e
 nulla è del Re la volontà
unita al buono sentimento (intenzionale)
 di far giocare lui e insieme tutto il mondo.

Ma si sa "anche" che la democrazia a un Re
crea solo problemi,
starnazzi e sguazzi tondi
a giro girotondo di repubblica borghese.

Anzi,
Lui pensava,
grattandosi la barba lunga e bianca
"Ohibò! sta a vedere che mi faranno presto un rogo
 in piazza del Gesù, 
come all'epoca della Inquisizione.
Un crepitar di legna secca 
un fil di fumo 
e senza che il buon Dio intervenga a pioggia.
Perché così va il mondo.
Un poco di divertimento per spaccare la noia,
un' ubriacatura magari col vino "mio" 
per dimenticare alla svelta il pizzico di cuore,
 poi tutti quanti,
 svelti,
 alla chetichella
 e senza nessuna ombra di asma 
da palpiti e languori
via a correre per arraffare li quattrini mii
magari dando un bel calcione
ai cari e stupidi giochini.
Oh! povera la mia zucca"
si disse il "grande" Re
spulciando il pelo alle palle la pelle  
Qui va proprio tutto alla malora! 
Manco la Gatta Pia mi fila più
che se ne ITA con "uno" della strada
facendo le spallucce alla  zuppa di sovranità gallina!" 

Ma intanto una vocina gli diceva
"Allocco Re che hai creduto al peccato di Democrazia. 
 Prova a farti giustizia ora che sei a  terra
 a scontare i guai che hai combinato.
 Statti coi servi or che al servaggio sei  destinato 
e lasciati smozzicar 
dal tuo nuovo carezzevole padrone.
E spera.
Spera che almen la "LEGA" si ricordi di TE  a funerale spento!".

Questo è l'auguro che col cuore cucinato e cotto ti faccio io
con la sincerità che continua ad essere coscienza
 di quel che il grillo-popolo  ti sussurrò
 e che tu non ascoltasti.
A te che volevi la pace e non la guerra
nel mentre a letto ti portavi la regina carrierista e speculina.

Questa è la povera ricca e lunga filastrocca
della Storia d'un  Pipino re dei nostri tempi
che credeva alle giuggiole d'una scimmia democratica
più intelligente del suo re
che potesse proteggere anche l'onore
che a Lui mancò per puro caso d'infortunio.
Furba sicuramente fu la scimmiesca specie
col sorcio in bocca,
ma solo per avere capito a tempo,
l'opportuno tiraggio e blocco
 per le falle e i peccati d'un Sovrano
che per bontà di gioco
 voleva fermare il toc toc del l'orologio..

Mirka


"Tempi moderni" (film-C.Chaplin)







mercoledì 3 ottobre 2012

E FU IL PIANTO A TRADIRE IL PIACERE.


I dettagli che mossero il silenzioso pianto di piacere


Fu pianto e non  seppi spiegare.

Placata l'angoscia della sera
 sui colori e l'uva fatta spina di pesce
ad altro pensando.

Innamorarsi con gli occhi
e sfiorare con la bocca
come  quando ci si allunga
con le labbra a chi si ama
e ti par di immortalare la  vita.

Mirka


"Una furtiva lacrima" (G.Donizetti-G.Allevi)








lunedì 1 ottobre 2012

LO SGUARDO LONTANO NEL MENTRE SI TRASFORMA.

...fu la gioia del sapere seguito subito dalla sofferenza che ogni giorno l'anima cercò e natura fu ben lieta di mostrarle sue segrete vie.



E davanti a questa grandezza che l'anima febbrile cercò le risposte che non  riusciva a darsi la ragione





"Or ti fa lieta, che tu hai ben onde; Tu ricca, tu con pace,tu con senno. s'idico il verl'effetto nol nasconde.(:..)Legge, moneta e uficio, e costume ha' tu mutato, e rinnovato membre? E se ben ti ricorda, e vedi lume, vedrai te somigliante a quella 'nferma,che non può trovar posa in sulle piume. Ma con dar volta suo dolore scherma".(Dante-Purgatorio 6)



...e si attende non il prisma della luce che sfaccettato lusinghiero invita, ma il punto fermo del tuo compimento voluto dal Fato.




Ogni avvenimento, buono o cattivo si è sempre annunciato con una lettera,nei passati secoli. Nell'era dei cellulari da un SMS e forse da una telefonata.
Su di me hanno sempre esercitato fascino le metamorfosi, anzi quasi ossessivamente anticipato. Dagli oggetti, alle cose, ai contesti sociali, i luoghi, la politica, le persone. E quelle trasformazioni le perseguito partendo dagli occhi bambini per arrivare poi al pensiero adulto, pur continuando a non staccarsi dalle immagini originarie familiari e care, tali da provarne un'autentica fatica per superarne l'ottica circoscritta a quella affettiva familiarità alla quale mi ero abituata.

Ma la realtà inchioda, e si cerca di prenderne atto a partire da noi stessi, magari soffermandosi a un "colore" in particolare che ne evochi l'origine.
Forse il mio desiderio di comunicare partì sempre e solo da lì. E l'ho fatto con ogni mezzo. Con il canto, con la musica, la parola abbastanza facile, il coinvolgimento attraverso ogni forma di bellezza.

Siamo tutti pezzi d'un enorme mosaico. Pergamene scritte e da scrivere. Alcune scolorite, altre da decifrare ma ricche di arcobaleni che ispirano l'anima a cercare. Diventando poesia o semplicemente il viaggio d'un pensiero solitario.

E' così che si diventa sperimentatori. Di se stessi, del nostro passato, della storia che ci appartiene anche se non l'abbiamo vissuta da vicino.

Tante volte mi sono domandata perché mai un progetto iniziato sotto l'egida più nobile, la convinzione così prossima a un credo religioso e l'entusiasmo più travolgente, prendano invece altre vie.   Mah! Mutano le circostanze e il cambiamento del progetto originario, radicalmente si sposta.
Ciò nonostante saranno sempre alcune scintille scappate a un gran fuoco a far luce, un seme a fermentare dove il terreno è pronto ad accoglierlo e, da uno zampillo d'acqua vedremo sgorgare una cascata se non un fiume sentito scorrere su echi lontani.

In memoria le parole di Emile Zola, quando centocinquant'anni dopo, difendendo il "Dejeuner sur l'herbe" di Manet dai suoi critici, scrisse:"(...) la donna nuda è indubbiamente solo per dare all'artista la possibilità di dipingere la carne. Ciò che dovere vedere nel dipinto non è solo un picnic sull'erba ma l'intero paesaggio, coi suoi passaggi arditi e ingegnosi. Il suo primo piano ampiamente dipinto e ben fondato, il suo leggero e delicato sfondo e quella carne soda modellata in larghe aree di luce, quei materiali, docili e forti, e particolarmente quel delicato spruzzo di bianco tra le foglie verdi dello sfondo".

Ero partita con l'intenzione di scrivere altro. Mi pareva così buono, bello e importante. Ma ora non ricordo nulla.   E' sempre difficile trovare risposte a un inizio che s'interrompe o più ancora che non si ricorda.   Quello che so con certezza è, che vorrei continuare il mio viaggio gioiosamente, perché di questo ha bisogno tutto ciò che vive.  Mi sarà dato questa possibilità?   Non so.   Nell'essere intera quella che sono, sa la gioia d'essere gioia. Null'altro.  E questo è anche la mia coscienza. Mai estranea a me e da me, forse dalla ragionamento si. Chissà! Forse erano solo sogni d'una vita passata.

Mirka

"Diabelli variations" (Beethoven)




Le foto sono mie

giovedì 27 settembre 2012

LA PICCOLA CITTA'


...non ancora il gallo ma gli occhi disciolti in tic-tac


Solo i colori nel silenzio solitario di un'alba che si annuncia piena d'eternità nel finito sguazzare di umani giochi.

...e io anonima tra gli anonimi,mi nutrivo alle cifre scolpite nel l'enigmatico cielo

Qui la verità che organizza cuore e pensieri

la piccola chiesa dopo l'ultimo rintocco di campana


Rose bianche e foglie verdi


e la luna si fece strada. Misteriosa come lo è un cuore quando tranquillamente dorme.



...e quando lei spunta e par che giochi,,allora ti domandi perché impassibile resta agli affanni degli uomini

...sempre lei, la luna col suo occhio che sa e non dice


Il treno corre sulle rotaie e alla fine arrivi alla Piccola Città. Non a quella di Tornton Wilder, ma una piccola città provinciale del Nord Italia.
Ciò che è essenziale ti accoglie della piccola città. Un piatto caldo, gli amici che con naturalezza semplice te lo offrono, l'odore delle cose familiari, una piccola chiesa con gli ultimi rintocchi dell'Ave Maria, un bar sempre aperto, il silenzio come un applauso che ti prolunga le impressioni date dalla natura e, vere, il rispetto dei pensieri, negli altri, che sentono e le trattengono in se.

L'alba ti prende quando ancora sei assonnata. Così, come una luce improvvisa che si accende e ti acceca gli occhi e ti pare di non vedere nulla. Ti guardi attorno e ti chiedi dove sono?... Non riconosci neppure il letto che ti ospitò per tanti anni e che per anni hai condiviso in gioie ballerine, in beate apoteosi, in pianti muti, spalle roventi o rovesciate in sacco di placenta.   Poi un fregio dell'armadio ti afferma che sei dove devi essere.    Indugi un poco mentre l'occhio si sposta quasi con fatica a un punto luminoso e rosso.
Sono scattata dal letto e, senza accendere l'abatjour ho allungato la mano al piccolo aggeggio che porto sempre appresso e ho scattato delle fotografie.   Scalza ma sotto ai piedi  il prato e non il parquet con l'odore della cera.  Perché la  natura era lì, nel suo rattristare o piena di incanti presenti dal primo respiro all'ultimo.
Ho spalancato le persiane, Mi sono sporta e quasi cadeva per la gioia-avida  di abbracciare tutto quello spazio infinito che mi si parava agli occhi. Sono riuscita a catturare solo alcuni punti, del tutto, dove, comunque, ci ho messo e lasciato tutta la mia anima.      Ho sempre cercato i colori e, ancora una volta il cielo non mi ha deluso. Poi una prima luce in una casa, il chicchiricchì del gallo, un abbaiare lontano. 
Ogni gesto ha così ripreso il suo ritmo di sempre. La radio accesa  sulla frequenza fissa di radio 3, una sbirciata alla veranda e dalla veranda, la grossa pesca gialla  avuta in dono dai vicini,il caffè,un pò di ginnastica per riattivare i muscoli e lo scheletro irrigidito, una doccia -cascata, goduta per 20 minuti, buttato qualche appunto sul quaderno lasciato sul tavolo della cucina, il "rito" della ristrutturazione (si fa per dire che anche qui tutto è natura...), una rapida immersione fra le rose profumate nel vaso, dono anche questo d'una amicizia  felice per il ritorno e...tra la folla.

Cos'ha trovato tra la gente e nell'aria respirata?...Mah! Certamente la felicità espressa da tutto il corpo, nel rivedersi, il misurato di sempre, ripetute parole che sapevano di "crisi", di sconforto, ma NON rassegnazione a nessun tipo di naufragio, occhi, perlopiù, che riflettevano la volontà di un'Italia unita dalla gamba alla punta dello stivale, consapevoli dell'imperativo a sostenere la democrazia a tutti i costi, a garanzia del "lavoro",dei "diritti" e della dignità umana che ha per fondamento il lavoro.
Girando qua e là,comme d'habitude, è vero che ho trovato una solitaria quanto smorta bandiera del PD, però mi son detta ch'era tutta colpa del vento mancante e della canicola tosta dei giorni  passati...che, per gli ottimisti,come me, è questo il solo modo di giustificare l 'inaccettabile, ahimè!
All'orecchio qualcuno mi sussurrò critiche feroci per tasse e  IMU sparlandomi al contempo dell 'incuria ai beni comuni, culturali e paesaggistici, in parte dovuto alla recente tragedia del terremoto, ma in parte alla pesante responsabilità di chi è preposto alla tutela di quei beni e latita o...intasca..     Lamentele fiere di problemi personali o familiari si, ma da cui partire prendendo coscienza dei problemi generali e delle cause che la determinano,la voglia per trovare soluzioni, alleanze, e ogni strumento per conquistarle anche collettivamente,ma con alternative credibili, serie, durature, al fine di non vanificarne le rivendicazioni.

Nella piccola città è difficile imbattersi in una persona sola,nanche se i suicidi non mancano, senza distinguo d'età, ceto, sociale, nei segni visibili che lo preannunciano al mondo. Forse solo l'anima sa che la "sua" avventura qui, è finita e il suo viaggio è pronto a salpare per altre "specie" che via via  scoprirà..La commedia non aveva più senso perché il divertimento era venuto a meno, la noia aveva preso il posto al l'incartamento, e continuare ad apparire l'attore che non era sarebbe stato rappresentativo di altre frustate, massacri, menzogne perpetuate, pettegolezzi ripetuti in copia, ad arte su carta carbone. Un motivo solo di vergogna  per l' incapacità a tramutarla in Vita Benedetta senza camuffa lo specchio che la rimanda, barando su angoli e prospettive.

Nel ritorno a casa, mi sono scontrata  nell'annuncio di uno spettacolo rinviato, in un bambino che sgambettava vispo sotto gli occhi tranquilli della madre, un "fricandò" che si spargeva nell'aria con gran fracasso di cani e gatti azzittiti. I portici con luci parlanti. Il piccolo "Orticello" con i prodotti della nostra terra. Pulmini carichi di bambini vocianti per la scuola aperta, una visita gradita.       Il cimitero all'angolo d'una strada col suo viale di cipressi che accompagnano al tributo ai morti. Noi sopravvissuti con un poco di rimorso perché si continua a veder sorgere il sole e si canta perché ci fa piacere vederlo o si impreca perché fa male agli occhi., una lacrima spazzata con la stizza d'una vespa per il dubbio di un perché uno sia morto prima di preavvisato al mondo.

E infine la notte. Con l'umiltà vera che, dalla maturità sa scavare il grazie e farlo Ali di compiutezza circolare mentre confesso alla luna la fatica del vivere con la scintilla sbriciolata della Gioia per essere arrivata sin qui. Paga delle piccole cose fatte, in ogni cura messa affinché germinassero anche autonomamente, necessarie ora a me per sentirmi serena, senza lagne e col cuore forte, chiara anche nella disfatta come nella vittoria d'ogni sforzo per restare fedele a una me unica e sempre fiduciosa per la partita che inizia dentro e fuori scena e,nelle mani di chi non conosce il male se non nella piccolezza nostra e le perdona.   Lui non disconosce la meraviglia che sempre animò ogni progetto, l'ampiezza del Volo e anche di questo saprà tenerne sicuramente conto e memoria non inficiandone i sogni e le fatiche smisurate.
Fremono di voci invisibili i prati nella notte. Una di queste vincerà solo per me. Mio unico orgoglio di cui  solo io ne posseggo la chiave.

Mirka

"Les années de Pèlegrinage" ( Sonetto104-123- Petrarca-F.Listz)






Foto scattate da me

giovedì 20 settembre 2012

QUELLO CHE NON PERDONO IN ASSOLUTO-OVVERO DELL'IGNAVIA

La scelta "evolutiva" del Perfetto Impero delle macchine



Tante sono le cose che guardo, passo oltre, detestandole sempre un pò se non fosse...

La povertà di spirito se non fosse...

L'acquiescenza all'obbedienza senza contrapporsi la criticità se non fosse...

La non attenzione ai bisogni elementari dandogli il valore concreto e il rispetto.  Quelli sono il vivere d'un quotidiano vero e reale, gli strumenti per creare la forza dell'uomo o la sua debolezza se non fosse...

L'uso esagerato delle parole. Il "troppo" serve solo per nascondere qualcosa agli altri, mascherano la confusione del cuore se non fosse...

L'orgoglio umano che esalta la vanità anziché la consapevolezza del brevis vitae se non fosse...

Il pessimismo come fondamento di vita, l'ottimismo pragmatico che allontana dalla realtà se non fosse...

Chi rinnega i propri sogni di partenza confinandoli in soffitta ripescandoli,a volte, per sorridervi sul semplicismo incosciente che muove giovinezza se non fosse...

L'obbligato e il liberamente scelto a strade inghiottite senza alterità, o riconoscendone il cocente prezzo a restare farfalla che si brucia al sole ma non al fuoco fatuo del lampione se non fosse...

La crudeltà a presentarci al mondo come corazza dura quando si era conformati ad essere altro. Mica è un merito se non fosse...

Il pietismo che consola  in comunità di ostia benedetta mentre guarda di sbieco il vicino staccandogli l'interno e la fossa se non fosse...

Chi soffoca la vita nella letteratura ma anche chi ne disconosce lo strumento e il buon uso se non fosse...

Chi semplifica e falsifica che poi è la stessa cosa se non fosse...

Chi non vola e scava senza commuoversi alle proprie origini,a un nascimento ch'era patria e suolo straniero, nemico a volte se non fosse...

Di tutto un poco mi sono sporcata che, alle paure della vigliaccheria tutti si è condannati e alla sopravvivenza pure, ma c'è una cosa che non conoscerò mai, che non capisco e che mai perdonerà, la ignavia come giustificazione dei propri limiti, giacché questa è solo un'immensa fioritura di monnezza-rettezza, d'omuncoli parassiti di dantesca infernale memoria. E questo procura invece a me un dolore che si avvicina alla rabbia, che nel suo processo evolutivo si trasformerà in disgusto,in distanza attraverso il differenziale io non sono.

Questi pensieri mi sono venuti, a caldo, all'alba di un giorno qualsiasi, di quasi fine settembre, apparentemente freddo o perlomeno ancora incerto di formiche, che desidero condividere coi passanti affinché prendano ciò vogliono e gradisca loro di farlo,si vergognano,se ne fosse il caso, come un poco mi vergogno anch'io anche se lontana anni luce da quel vizio "capitale" che porta il nome di ignavia.

Da dove e perché son saltate fuori queste lucide considerazioni? Mah! Forse mai sapremo se non da quei lampi di intuizione che sparano verità da prendere al volo senza che ci ammazzano. Forse, se non fosse...

Mirka



"Te recuerdo Amanda"




Le foto non sono mie ma di un'artista di cui mi sfugge il nome