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fiume della vita

lunedì 5 gennaio 2015

LEI -OVVERO IL SOGNO




  Quando è necessario Lei si ripresenta a me.  Lascia il  riposo beato dei giusti per arrivare sino a me sulla terra. E il viaggo, credo, sia anche lungo oltre che faticoso. Eppure lo fa come era sua abitudine fare quando il dovere d'Amore (educativo)  lo esigeva.  Così questa notte l'ho rivista in sogno. Non so se si fosse nella casa abitata da me sino a pochi mesi fa,in quella di ora  o in una galleria d'arte ma con qualche oggetto familiare e "nostro" ben riconoscibile. Comunque sia ognuna di noi due si accingeva al quotidiano,in silenzio.    Quel silenzio,a volte, più prezioso d'ogni parola. Però si percepiva tensione. A un tratto io volli spezzare quel silenzio carico di  esplosivo sotto pelle sbottando come un proiettile tenuto a lungo in canna o come una bomba infilata nel fondo di una tasca. Ho voglia di sparare a tutto il mondo gridai.  ( Tengo a precisare che l'anno passato da poco è stato per me un autentico tzunami che m'ha lasciata "apparentemente" sfibrata, tra macerie, ceneri,imprevedibili rivelazioni dure a digerire). Per risposta ebbi da Lei un singhiozzo  (o forse fu solo mio ) senza che questo la facesse interrompere le piccole azioni cominciate.  La polvere levata dai mobili, con gesti lenti,quasi meditativi, la lucidatura,amorevole di un porta fotografie in argento,un vetro della finestra del salotto ripassato quasi con  dolcezza. Io osservavo e piano piano sentivo trasformarsi la rabbia in calma. Una calna strana,come di presagio che senza sapere si attende.  Poi  Lei apri la porta a vetri che dava sul balcone e,con la scala che si era portata con sè si arrampicò sul muretto per pulire meglio (ammesso che ce ne fosse bisogno perchè non c'era polvere) la lampada fissata al centro del soffitto, dal momento che l'altezza della scala non era sufficiente. A1veva le spalle e tutto il corpo proteso all'esterno e sarebbe bastato un nulla per farle perdere l'equilibrio e cadere.(immagine che proiettai su di me). Trattenni l'urlo istintivo che mi stava salendo per evitare possibili e inevitabili danni reali,bloccando persino il respiro e osservando la scena con trepidazione.  E fui contenta perchè l'avere impedito l'urlo, significò procedere nel modo più normale e senza scossoni. Tranquillamente e sempre in silenzio  Lei scese dal muricciolo del balcone,mise i piedi sulla scala e fu a terra. Senza guardarmi  mi passò accanto, aprì la porta della Sua camera/Studio, si avvicinò al piccolo scrittoio in bois de rose quello "suo" di sempre,prese il quaderno che vi stava sopra,lo aprì nel punto lasciato, (credo fosse a metà ma non ne sono certa), aprì il cassetto della scrivania,prese la penna e cominciò a scrivere come se nulla fosse successo. Come se non  sentisse i miei occhi  fissi su tutti  i suoi gesti. Il suo volto era impassibile ma sereno. Io meno. In testa avevo pensieri per la casa che di lì a poco avrei dovuto lasciare.  E quì il sogno finisce lasciandomi nelle orecchie il rumore rapido che fa la penna sul foglio.  Un'altro chiaro messaggio che ancora una volta  Lei ha voluto donarmi cercando di farmi capire e trasmettermi l'importanza  di vivere la realtà  del momento per come si può,attenendosi alle piccole cose del quotidiano,usare la  prudenza per i limiti sopraggiunti ( una certa predisposizione naturale mi porta  ad essere audace oltre misura e insofferente ai ragionamenti troppo logici o di calcolo). Cosa che Lei conosceva molto bene. Nel passato,questo, era stato  un motivo di prorompenti e sonore risate da parte sua,bronci lunghi come tutta la quaresima da parte mia. L'esortazione a continuare a scrivere. Scrivere, come faccio sempre del resto e come ha fatto Lei sino all'ultimo suo istante. E io ringrazio Lei una volta in più se oggi (in questo preciso momento che racconto) mi vedo più tranquilla,paradossalmente combattiva,serena da rasentare l'indifferenza,o meglio l'impassibilità così poco aderente a me,al mio volto dove tutto è specchio e si rispecchia.  Io così passionale,impulsiva,scattosa,permalosa,lucida. Ciononostante distaccatamente fiduciosa.

Vero che le soluzioni non sono mai a portata di dito,ma si può sempre cominciare ad attingere acqua di vita vera dai problemi che in qualche modo l'hanno bloccata, magari  sciogliendo quella rigidità che ne hanno impedito il flusso.  RivedeRE e rivederSI con onestà per ritrovare il bandolo della nostra personale matassa. Riportare l'anima a Sè e sentirla dentro tutte le cose,confidando in qualche consolazione cosmica, ma soprattutto affidandosi a Colui sempre pronto ad accoglierci anche coi molti naufragi,fallimenti e così spesso dovuti da quello stupido Super Ego che, per qualche attimo ci ha fatti sentire così poco vicini a Lui e molto più vicino ai piccoli uomini.

 Mirka




"I Thank God"





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