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fiume della vita

giovedì 30 agosto 2012

DIARIO E LA SINFONIA DETTA "DEL TIMPANO" DI J.HAYDN

Una città all'alba sul finir dell'agosto 
 
 
E la natura frantumò  il rumore degli uomini
 
 
 E da qui che la quiete partì. Prese il via l'ispirazione al silenzio che parlava
 
 
 
C'è un silenzio quasi irreale,nella città,in questo sgocciolar d'agosto di  un qualsiasi primo mattino.Qualche colpo di martellina,mi dice che i muratori sono al lavoro.Persino gli autubus sobbalzano con meno frequenza,sui san pietrini o perlomeno con meno rabbia del solito e io non sussulto più come facevo all'inizio del mio soggiorno qui.
L'aria non è più fosforosa anche se non esala l"Inno alla gioia".E' più fresca e ha perso la "cattiveria" del bollore dei giorni precedenti.
 
La strada non è più divorata da itirenanti obbligati o liberi,non importa che,lo si capisce dalla bocca o dalle occhiate sbieche,dai passi pesanti come elefanti con la mota appiccicata sino alle ginocchia,riconoscibili sempre e comunque per lo stesso fine avente come risultato la stanchezza senza la spiga sul desco,il bicchiere di vino buono che accompagna dolcemente al riposo,la sera.           Ciononostante il malumore è percepibile nello sbuffo di rabbia camuffata da sbadigli,sul dar di gomito a pilastri e colonne,come naufraghi confusi e un pò sbandati,forse in cerca,come me, d'una scoperta inedita da far gridare l'urrà ai neutroni e a tutte le cellule che tramutano l'energia dell'ambiente emettendone altra dal sistema nervoso e da tutte le ghiandole.
 
Ah le Costellazioni col mio pesce pilota al centro,di sognatrice che perdeva il sonno piluccando acini d'uva freisa che colava come vino di barbera dall'aroma di resine e lentisco!
 
Ora mi pare quasi un'ospedale,la città.Un'ospedale con dei letti in fila uno di fronte all'altro,con gente che s'aggira,strana,i pazienti con la zanzariera infilata in vena a guardare tristi la finestra che da sul parco.Il parco che s'intuisce dalle cime degli alberi,una panchina vuota che aspetta il sole che comunica con le nuvole,le schiacciano per terra e i fiori nascono senza fare fatica. 
     
 La quiete nei polmoni aperti come fiumi che solo il verde hanno respirato .
 
Esco sul balcone e quasi trepidante attendo che il rumore della vita prepotente mi annunci il giorno pieno del suo verde nato senza esercitare la sua forza e...sorrido per l'affinità con questo colore che,un tempo, qualcuno definì essere i miei occhi, come un prato bagnato sotto al sole.
 
Mirka
 
 
"Symphony N. 103.detta del timpano" (J.Haydn)
 
 
 
 

Note: La sinfonia N.103 ,detta il rullo di timpani a causa appunto del suo singolare inizio,è la penultima delle sei,scritte da Haydn durante il secondo dei suoi soggiorni londinesi,che si protrasse dal gennaio del 1794 all'agosto dell'anno successivo.Si tratta di una opera dell'estrema maturità del maestro,allora sessantatreenne,precedente di poco la composizione dei due grandi oratori della Passione e delle Stagioni.Nei suoi ultimi capolavori sinfonici,Haydn,che aveva ormai al suo attivo una produzione sterminata di opere d'ogni tipo,che in tanti anni di attività aveva assicurato alla forma sinfonica un'ossatura che rimarrà fondamentale per tutto il secolo successivo,che infine durante la sua permanenza a Londra non era rimasto insensibile al respiro potente dello stile handeliano,compie,si direbbe,un ultimo sforzo di aggiornamento e di superamento di se stesso.Non abbandona certo la sua trasparente limpidezza che sempre aveva contraddistinto le sue opere,ma neppure rinnega quel suo procedere calcolato di proposte e risposte,di continue invenzioni a sorpresa che si accostano l'una all'altra con miracolosa precisione: conserva intatta la freschezza di questi procedimenti,ma il suo discorso si fa notevolmente più solido,più ricco di luci e di ombre,piùdensamente intessuto di elementi contrappuntistici e di novità armoniche.Una sfida,insomma che mette in evidenza tutte le sue potenzialità e possibilità latenti,germi arditi di più arditi sviluppi della tradizione sinfonica romantica,fino ai primi decenni del secolo scorso.


Le foto,invece, sono mie

14 commenti:

  1. Stavo pensando allo strano legame che hai ideato fra lo scritto e questa sinfonia dall'incipit così strano e poco neoclassico. E Roma che si srotola sotto di te, mentre qui è finita l'estate, improvvisamente, senza mandare un messaggio. Non un temporale, il temporale di fine estate, no. Pioggia autunnale, ora tenue ora battente. Le donne con l'abbronzatura e la pelle ambrata che corrono a coprirsi, seccate di non poter esibire la loro bellezza...

    Un abbraccio, Mirka!

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    1. Un abbraccio a te caro MARZIO,mentre srotolo Roma,forandomi gli occhi per trovare il "miracolo" d'un fiore.
      Mirka

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  2. Non ho alcuna perplessità o alcun dubbio nell'affermare il tuo amore per Roma.Roma è per te una fucina di braci.E come lo si comprende da tutti i "segni" che lasci.Nelle visioni (oniriche),nelle scabrose enunciazioni,nella musica che li accompagna.Interessante la scelta di questo Haydn.Geometria implacabile delle sue composizioni e compendio.Anche il grande Beethoven "dovette" attingere da lui.Il che dimostra che tutti siamo connessi l'uno agli altri, così come le emozioni che ci regali servono a far sentire la vita vibrante e al di là dell'ordinario a cui spesso si è costretti a soccombere.Luciano.

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    1. Caro LUCIANO,hai detto bene.Roma per me è stata colei che mi ha accolto come la Grande Madre e come la Grande Madre ha dispensato,in "ogni dove" emozioni che mi parlano al cuore,lo abbracciano con amore profondo e lieve come a quel tempo.E io ricalco quei "segni" automaticamente,anche non volendolo.Loro dicono sempre qualcosa.Come ad es.l'arco di via Giulia descritto tra le pagine del Il Destino Nel Nome.
      L'ordinario della vita?...Sta a noi capovolgerlo in straordinario.Non è difficile.Basta ascoltare il respiro del vento,inseguire l'alba sfuggente,fissare negli occhi un tramonto di fuoco,godere dell'odore d'una frittata di cipolla e...abbracciare chi ce nè ha fatto dono con il suo amore di fatica.Mirka

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  3. Specchio fedele e sincero di un'anima generosa e liberata.Sicuramente stanca,ma ricchissima di vita da cui deborda la gioia prima ancora che la malinconia.Bella la scelta della Sinfonia del Rullo o Del timpano.Prova che,anche nella maturità si può mantenere uno spirito limpido e fresco.Ciao.N.Samale

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    1. La Gioia è nata con me prima ancora che la malinconia diventasse uno stato cosciente,caro NIC che abbraccio insieme allo spirito fresco e limpido di Haydn.Mirka

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  4. In questa pagina di diario,vive la storia di tanti piccoli atti sezionati da una volontà implacabile a non essere risucchiata ne dagli eventi e infine dal nulla.Vivere è proprio questo "non escludere nulla,se possibile,ma con l'obbligo di continuare a camminare,indifferenti ai rumori,fieri al cappello della dignità che si ammanta del verde di un prato e lo anela.Ti abbraccio.Grazia

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    1. La mia "volontà" a non soccombere agli eventi nè tantomeno al nulla,resterà il mio credo a farlo diventare azione determinata,cara GRAZIA che abbraccio bagnata ancora di goccioline raccolte come perle nel bel prato a due passi da dove abito.Mirka

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  5. Si.Roma di fine agosto è anche questa.Secondo la profezia...Nell'aria...forze potenti e sottili che s'imporranno "senza forza" ad orecchi allenati.G.@ P.

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    1. ...l'aria che tu respiri alfin respiro.Mirka

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  6. Il tuo DNA lo si riscontra in ogni tua singola cellula,perchè lo si riscontra in ogni dettaglio che impieghi per descrivere il sentimento,l'umanità,la vita.A.

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    1. Un Destino come scelta,allora,caro A.Grazie,Mirka

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  7. Suggestive queste foto di Roma nel silenzio di agosto...circa Haydn, sai bene quanto lo ami (alludo soprattutto alla geometrica purezza dei suoi quartetti per archi, per quanto mi riguarda). Grazie dunque, per la musica delle ultime "londinesi" che ci hai offerto...e mi piace ricordare (come è possibile leggere nel BEETHOVEN di Maynard Solomon), che il genio di Bonn, a Vienna, nel suo primo periodo, voltò le spalle in tutti i sensi quasi con maleducazione al venerato patriarca della musica europea, Haydn, per l'appunto...giacché, il rude tedesco,voleva diventare Beethoven e basta, senza discussioni. Un abbraccio

    Andrea

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    1. Tutti siamo inscindibilmente legati gli "uno" agli altri,ma a ognuno la sfida di conoscere il "microcosmo" che si porta dentro.Beethove volle fare sua questa legge universale per restare veramente libero sganciato riuscendoci alla alla "grande" e in modo perfetto.
      Abbraccio ricambiato e...sempre un'evviva.Mirka

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