fiume

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fiume della vita

giovedì 22 novembre 2012

L'ARABO ( 2 ). DALLA PARTE DI LEI- DALLA PARTE "FORSE" DI LUI.

Ogni storia d'amore è una storia a due voci (se davvero è una storia) e se una delle due tace l'altra non può che adeguarsi. Dove non c'è risposta non c'è che la follia d'un monologo.


... Lo amo?   Non so.Lui è il mio cucciolo.Lui è il mio bambino. L'orgoglio?...Ma perchè mai lo si dovrebbe coniugare al femminile? così si giustificò a se stessa la donna,donandosi completamente,quasi con testardaggine,senza mai rassegnarsi,anche di fronte al tradimento,anche quando l'amante si ritraeva indietro.Come un animale femmina  che trae forza (fatta di aggressività e di disperata difesa) nella dedizione assoluta,quanto di sottomissione quasi assoluta a un uomo.Quasi una riscoperta di un proprio cucciolo o del proprio bambino.



RESTI DI SIGARETTA

Il caldo!...Il rumore!... Il fumo!...
Lo stesso fumo e le schegge dei pedardi nell'aria mi soffocano...
mi fanno sciogliere le budella...uccidono nella mia testa resti di sogni.

Il rumore sale...le risate si mescolano al fumo...
il fumo si mescola ai ticchetti dei cucchiai  e dei coltelli e il mio cuore è crocefisso
a tutti i piatti stupefatti attraverso i veli.

Un desiderio di fuggire mi devasta...mi suggerisce di allontanarmi per non scoppiare...
affinchè i miei nervi non si suicidino.

Guardo nel mio piatto...non c'è nulla...ma ha un bianco vivo che mi spaventa...
è la conseguenza delle mie riflessioni frustrate,sconfitte.

Un bianco che cerca i segreti che ho seppellito...e non ho colori...
non c'è un pensiero nella mia memoria.Tutto ciò che possiedo è la fantasia di una penna muta...
di cui si è prolungata la permanenza nella caverna dell'inerzia.

Mi scuoto manifestando la mia presenza!...
Ho disegnato sul bianco cose che ho desiderato fossero e che non furono.

Ho disegnato più volte il viso del mio compagno,disegno bene...è un cerchio vuoto.
Mi spaventa vederlo vuoto e disegno al suo interno cose che amo.
Ma il bianco non capisce le mie cose...le schernisce...le cambia in zeri...che sbadigliano,
nella loro lenta propagazione,l'incertezza del mondo legato per i piedi verso l'alto.

Il bianco si riempie di futilità circolari...e voglio strappare all'irrazionalità dei segni una forma
per l'addormentarsi dei suoi occhi...per una sigaretta distratta che si suicida nella fornace delle sue labbra...
ma non ho colori...non c'è un pensiero nella mia memoria.

Le mie dita tremano...i cerchi sul viso del mio compagno si scompigliano...

La penna cade sul bianco in cui geme un fallimento...in cui geme un'infecondità.

Le nostre dita s'intrecciano...i nostri piedi si spostano...le porte ci respingono verso la strada.

Il risuonar delle risate insistenti in mezzo agli anelli del fumo espulso dalle labbra...

Mi annoia!...

Schaffeggia la sublimità del sorriso liberato!...

Immola la purezza di una causa che sostengo sulle sponde di obbrobriosi bicchieri!...
Mi precipito da lui cercando un rifugio sicuro...e aliti ardenti che sfiorino il mio viso...
che mi facciano di nuovo sentire che esisto. Una pioggerella leggera sfiora i miei capelli e godo dei suoi tocchi.

E...mi attira a sè...
Mi circonda le braccia con il braccio...
Nei recessi del cuore nasce una festa.
Che disperde il gelo.petto la primavera.
E il mio cuore sussulta agitato...mi chiede...mi chiede...
e non avverto la domanda.
Smascherare il denaro.
Che si arrabbi se vuole
che impicchi le speranze.
Non torno al teatro degli specchi
finchè ho sentito l'inizio di una risposta
alla precedente domanda
quante volte ho gridato...quante volte mi sono infuriata...
Ma io la conosco la mia storia è vecchia e la mia rivolta zoppicante.

L'autunno la ghiaccia
L'inverno la paralizza

I nostri passi si allungano...fanno risuonare il lastricato
e nasce una generazione dall'ira delle voci.
Fa sgorgare le lettere
cita in giudizio i verbi
cambia il contesto
fa uscire i nomi al registo dei morti
le frasi producono
una costruzione essenziale
il cui programma rivede la questione morale
i nostri passi continuano a sbadigliare sul lastricato bagnato 
di pioggia.

E io stringo il mio cuore confuso,stordito fra i miei denti brutali
come un potere imposto,collegato.
Che cita in giudizio il disoccupato
E deruba i morti
bracca affamato
sottrae gli alimenti
e s'inchina strisciando
Esaltando il tiranno.

Sfiorano il mio viso le boccate delle suea sigarettea che disperde nell'aria,disperde con esse il freddo del tempo.

Le sue boccate mi riportano alla mia realtà...i suoi polpastrelli mi ricordano il mio posto...e io cammino al suo fianco,mi dà il calore che cerco.

E...ricomincio...ricomincio a respingerla.

Nel mio cammino con lui cercavo la sua origine...m'interrogavo sulla sua provenienza. Ma temo...temo di conoscerla.

Ignoto come l'arcano mi sollecita e mi spaventa,l'ago della mia rotta oscilla affinchè smarrisca l'ubicazione e i valori. E continuo frettolosa ad inseguire lanterne che non si spengono,ogni volta  che
 mi avvicino si allontanano.

Libero le mie mani dall'impetodelle sue dita...
le sollevo allontanando dalla mia fronte
delle ciocche che la pioggia ha bagnato.
Ed è stata liberata dalla sua prigione la prigionera della sera.

La canzone dell'alba

Litiga riscaldata.
Combatte l'inverno.

E ricomincioa lasciarla cadere affinchè le dita febbrili la spremano di nuovo...suggendone una confessione che rifiuto di rivelare. Le dita sono spietate nell'eccitazione di un ragazzino caparbio che cerca ciò che ha perso.
Provo piacere nella lotta,e torna a farmi male incessantemente.
Temo il silenzio...temo la rivolta delle mie profondità...temo che mi si scioglino le mani,sul mio petto sono accovacciate tempeste che le grida hanno sfinito ...e sono diventate pesanti...pesanti come una triste notte d'autunno.

Lo guardo...guardo il suo viso...desidero penetrargli la testa...cercare un pensiero sul progetto di una causa che mi sta a cuore trovare nei recessi della sua mente cosciente... Continuo a cercare... mi confondo.

E seppelisco nel mio petto il resto del dialogo.

I miei sguardi sono rimasti delusi,sono tornati da me sconfitti...lamentano l'ostinazione di questo che ho conosciuto e non ho conosciuto finora...questo i cui incontri mi hanno reso felice,mi ha stancata il cammino trafelato accanto a lui.

Ricomincio a guardare lontano...lontano...pensieri diversi lottano nella mia immaginazione.
Aspetto una parola da lui.
Poi torno e chiedo...una parola.
E resto ad aspettare...aspetto e nola domanda. La ingoio più volte,ricomincia più volte,provocatoria...eccitata a lacerare il silenzio:
Dimmi,ti piacciono le sigarette??...
Un punto interrogativo si disegna nell'anticamera dei suoi occhi e disorientato si acciglia...borbotta con una remissività spensierata.

Naturalmente mi piacciono!!

Mi urta vederlo disorientato.Mi urta vederlo cedere e tornare al silenzio di cui di nuovo si veste.
La mia domanda non lo scuote.E l voglio confuso.Lo voglio violento.
Le frasi ricominciano a competere nella mia testa. E ricomincio a selezionare le migliori.


Conservi i...resti delle sigarette?

La domanda ricomincia a confonderlo...leggo la perplessità nei suoi occhi,cerca nella sua testa qualcosa da dirmi,le dimensioni della domanda lo riducono all'impotenza. Mi guarda...cerca di scoprire la verità dai miei occhi. Ma la mia freddezza lo gela. S'interroga,lui che odia i punti interrogativi.

I resti?!... E cosa ne faccio?...Le sigarette mi annoiano dopo che sono bruciate e imbrattate col sudore delle dita. Perciò mi sbrigo a disintegrarne il midollo...poi ne getto il resto...vedi un'altra soluzione???...

Torna il silenzio maledetto,lo bacia...,lo corteggia...mi distrugge.
Uno straripamento delle cose che non conosco maltratta le mie viscere. Le sue parole mi feriscono...mi fanno male.Non indago sul destino degli altri?... M'importa della loro condizione? Io che soffoco per l'odore del loro fumo.
Qualcosa come un vortice si trastulla con me...mi fa soffrire.
Desidero fuggire dal mio silenzio...fuggire dall'inferno dei miei pensieri e aderisco di più a lui,le mie dita cominciano a lamentarsi per il calore delle sue reazioni.
L'ombra di un sorriso inonda il suo viso,affiora sulle sue sopracciglie folte. Sono gelosa del sorriso seduttore sulla sua fronte e aderisco di più a lui,poi torno a interrogarlo in un momento mistico in cui l'amante teme la perdita di un Dio che ha trascorso gli anni della sua vita a creare da sè e dal cumolo della sua indigenza.

Quando fumerai la tua ultima sigaretta?

Il fumatore accanito,piccola mia,non sa smettere di fumare a meno che una cosa terribile non lo faccia soffrire.

Desidero a queste parole e al culmine della febbre egoistica che lo colpisca una cosa che lo induca a preferirmi come l'ultima sigaretta che si ponga l'intera vita fra le labbra senza accenderla e che sia alimentata con la febbre delle sue profondità e serbi le confessioni dei suoi profondi,oscuri corridoi.
La necessità del cammino senza scopo ci conduce verso la stazione ferroviaria in cui lo lascerò e mi lascerà come al solito.
Arriva il primo treno,non ne riconosco la destinazione e non lo prendo in considerazione. E' sul sedile d'attesa continuo a rubare caldi istanti umani. La sua presenza accanto a me riempie il vuoto,tiene lontano da me la domanda.

Il nostro silenzio si prolunga...e si prolunga la mia attesa della parola aspettata che parta da lui,per definire le linee della situazione.

Sai piccola che io non salgo su un treno che ferma in un'ultima stazione,perchè stare fermo mi irrita e non porto con me un libro da leggere per passare il tempo.

Il mio petto è più ampio di una sola stazione e la mia mente è più vasta del contenuto di un solo libro.

Il gelo...il rumore...il fumo! Lo stesso fumo e frammenti di petardi nell'aria mi soffocano,fanno sciogliere le mie budella...uccidono nella mia mente resti di sogni.

 Il rumore si allontana. I dolori della testa si mescolano al fumo. Il fumo si mescola al tic tac delle punte e dei coltelli. E il mio cuore è crocefisso a ogni stazione ferroviaria,che una cinerea nebbia di combustione avvolge.
Un desiderio di fuggire mi devasta...mi prende per non scoppiare e faccio scoppiare il treno che sta davanti a me.

Arusiyya al-Naluti ((Tunisi 1950)




"Tre colori-Rosso"  ( regista-Kieslowskj)



Le foto sono  sculture in bronzo dell'amico  Mario Pavesi

10 commenti:

  1. Presa forte di coscienza delle circostanze entro le quali l'individuo è costretto dalla storia e le decisioni di cambiamento si maturano attraverso l'analisi spietata,la ribellione,la capacità di reagire attraverso e dentro l'azione contro al destino annzichè subirlo passivamente.Stimolante ricerca di autostima anche se doloroso.Fabrizio D'Avossa

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    1. Vro FABRIZIO,in Arisiyya al Naluti si sente la convinzione che la parola possa essere talmente incisiva da portare il pensiero al preludio dell''azione,senza vaniloqui di compiciuta letteratura,nella sfida tra passato già trasformato nel suo dentro purtuttavia non rinnegandone il valore d'una grande tradizione.Grazie,Mirka

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  2. Interessante sintesi espressiva con un ritmo incalzante che colpisce l'immaginazione attraverso la giustaopposizione tra parole e immagini. Interessante poi l'accostamento dei filmati e delle sculture.Oggi ne avrò un pò.Un bacione.Maria

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    1. La prosa ritmata di Aruiyya al-Naluti,prende per la sfida a un nuovco che avvanza che contenga il necessario di quel vecchio,affinchè l'orgoglio di quel buono non si disperda da tutte le contaminazioni storiche e occidentali,MARIA.Si.Anch'io ho trovato interessante questa scrittura e...attuale.Bacio,Mirka

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  3. Una rivolta lucida anche se nella sua cripticità, e disperata,dove la voce è un'urlo ascoltato solo dalla propria solitudine,consapevole che "fuori", tutto continuerà a procedere secondo un consenso ordinato e indifferente a qualsiasi rimostranza.Chapeau per i filmati criptici,intriganti,significativi, stimolanti per riflettere.Klaus Voigt

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    1. Non sempre KLAUS, ciò che emerge ci appare chiaro.Resta l'intuizione,la conoscenza tematica di fondo e i film che metto a supporto per chi ne avesse la curiosità di fermarsi e pensare.
      Ti ringrazio molto.Mirka

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  4. Finale terribile che fa presagire l'impotenza aperta solo a un'unica alternativa per rivendicare la propria ribellione contro un modello dal quale è pressochè impossibile sganciarsi. Bellissimi i filmati! Un abbraccio.Giorgio S.

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    1. In Arusiyya al-Naluti, GIORGIO,vive lo sforzo rappresentativo di una nuova tendenza che si realizza nella ricerca affannosa di un'equilibrio,attorno a un conflittuale rapporto uomo-donna. In fondo le solitudini sono sempre due,checchè si rivolti la scena e,a ognuno il seguir la propria strada come di destino segnato.Grazie infinite,Mirka

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  5. Molto interessante questa scoperta.Anche i filmati. Straordinarie le sculture.Grazie.Sergio

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  6. Crudezza da ambiguità di eterni conflitti femminili-maschili in un paese dove la tradizione è lenta da cambiare e le resistenze e arretratezze molto difficili da vincere.Guardiamo il sud del nostro paese anche se qualcosa è cambiato. Bel post,in ogni caso.Fa pensare,volendo.Enrico S.

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