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fiume della vita

martedì 16 settembre 2014

NON È PIÙ L'ORA DELLA LUNA









Erano mie quelle canzoni quando vagabondavo su ogni strada e cantavo alla luna. Quante volte le hai riconosciute come piccole perle che t'intenerivano portandoti il sorriso. E io la credevo spugna imbevuta di pioggia fresca quella tenerezza, giacchè quelle perle le vedevo  veramente spuntare dai tuoi occhi. Cosi che, continuavo a cantare.    Poi      cambiasti.   Ti eri fatto grande.

"Non è più il tempo della luna" mi sussurravi all'orecchio destro. Svelto rispondeva il suo gemello:

 E perchè mai? La luna è così bella e io la amo.  Lascia ch'io canti".

"La tua generazione è quella dei sognatori gabbati"  dicevi e ti facevi toga a mezzo del filo gelido dell'aria impugnando col dito basso la sentenza senza appello.
"E vero,rispondevo mesta  "dentro però sentiamo il fruscio dell' ali" 
  
Gridavi allora con la cattiveria di chi ha paura 

"Ma non hai capito  che è finito il tempo della luna?

Tranquilla ti rispondevo con gran lentezza e mai verità fu più conclamata nel suo dir piano. Quasi un'alitar di vento
" No.Non sarà mai finito il tempo della luna e io continuerò a parlare con lei. La luna mi donerà gratuitamente la sua ragnatela d'argento e oro,io vedrò riflessa la mia canzone in tutta l'acqua del Grande Fiume".
Ti voltavo le spalle     poi    e,saltando or su un piede or su l'altro su un'ipotetico gioco della settimana ti facevo ridendo il verso
"E tu sarai Padrone padrone padrone. Padrone d'una fabbrica triste e muta.

Così è stato perchè  "padrone" sei diventato. Un main kampf  dal quale son scappata mentre ridevo ancora.  Guardo ancora la luna sai?  Lei senza meta io senza porto. In compenso però sento dormire i fiori nel loro respiro di stagioni.    Tu non so.   Non mi riguarda più anche se t'auguro il ritorno di quelle perle naturali ascoltando tutti i canti che partono dal cuore, con qualche brunello in meno per regalare un'occhio spalancato alla bianca luna.

Mirka


"A poet in the cinema" (Andrei  Tarkovsky)





Nota:  Un lampo. Così. Scritto in piedi  e su due piedi senza far caso troppo alla sintassi e su uno stropicciato quaderno che avevo in borsa su una metropolitana superaffollata e con una puzza di mutande sporche da sentire l'impulso di vomitare. Per sottrarmi a tutto questo ho chiuso gli occhi per un'attimo e mi sono ricordata  questa scenetta "vera" di tanto tempo fa riportandola su questo blog col desiderio di raccontarla a tutti i sognatori come me.Sempre che ci siano ancora e abbiano la forza di resistere alle lusinghe di un realismo positivista ahimè sempre alla porta

3 commenti:

  1. Hanno cercato di uccidere il chiaro di luna i futuristi e, più di recente, gli astronauti colà sbarcati e quei deficienti della NASA che l'hanno bombardata per sapere se contiene acqua; né gli uni né gli altri ci sono riusciti e il sole nel tramontare ancora le dice (con Totò): "t'arraccumanno tutt' 'e 'nnammurate".

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  2. Napoli canta e la luna "cresce" direbbe l'insuperabile Totò caro GUIDO che saluto col cuore a mezzo della luna piena. Mirka

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  3. In chiave musicale si percepisce un fondo di morale che comunica viaggi diversi, esperienze diverse,direzioni convergenti che alla fine si dividono ognuno secondo una scelta forte in virtù di una propria inclinazione o di destino già segnato.Il video in tutti i casi aiuta a capire. Ti abbraccio. Grazia

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