...come onda che rimuove la sua piega...l'agita per ricrearne il giorno o la vita perpetuata...
...come già fosse l'annunciato biancore che cammina a dismisura e invita agli stivali caldi
Si svegliò tardi la ribelle insonne al proprio tempo la brina graffito ai vetri si sciolse
l'odore che lasciò l'ho prese il corpo ancora addormentato. Energia diffusa mentre si trasforma in passi di danza.
Vivacizzato il pensiero dal giardino anticipatore della neve nella sosta obbligatoria imperativofu regalarlo agli occhi fissandolo a luce permanentemente di trionfale alternato in ordine la casa non persi il treno. Mirka "Variazioni secondo un tema di Haydn" (J. Brahms)
Un senso sublime di qualcosa permeato nel profondo cui dimora è la luce di sole in tramonto e il rotondo oceano e l'aria viva e il cielo azzurro e nella coscienza del l'uomo d'un moto e uno spirito, che istiga quanto ha pensiero, gli oggetti tutti d'ogni pensiero e si proponga ondeggiando a tutte le cose". (Wordsworth)
Il cordone della doccia impazzito -fibrillazione d'acqua a catinelle da ogni parte di cabina e su tutto il pavimento - un asciugata col sapone appiccicato al corpo e via - sguazzano gli occhi su tutto quel l'Oceano a sorpresa e disperano tra l'incredulo e l'idraulico che sia qui - apro la finestra perché l'aria freschissima agisca al posto mio - m'investe una folata di foglie d'azzurro e oro - dimentico tutto - alle narici il profumo di spezie e cannella negli occhi un grembiule e le mani infarinate - sfrigolo di gioia e le infarino anch'io. Mamma Bianca ha sempre una ricetta buona fatta coi dolci. I "TORTELLINI DOLCI" La preparazione dei "tortellini" è cosa relativamente semplice ed avendo cura nella confezione se ne ricava un piatto di fritto gustoso e nutriente. I tortellini constano di un quadrato di 12 cm. per ogni lato di frittatina,fatta con farina e uovo al centro del quale si mette un boccone di ripieno a piacere grosso quanto un piccolo uovo. Si ripiegano gli angoli verso il centro in modo da ottenere un piccolo pacchetto di forma quadrata. Si immergono nella pastella e si friggono a gran frittura in olio o strutto. Per quanto riguarda il ripieno la ricchezza della scelta è infinita. Io ho optato di mettere il dolce, cercando di imitare mia madre. Uh!... RIPIENO DI MARMELLATA Lavorate in una tazza tanta marmellata di frutta (mia madre aggiungeva il savor che è un misto di frutta) quanto ci occorre per sciogliere i grumi e renderla morbida e uguale; se fosse molto dolce correggetela con un po di succo di limone e se fosse troppo liquida potrete darle corpo con l'aggiunta di mandorle grattate finemente oppure amaretti tritatissimi. Volendo si possono mettere dei canditi d'arancio sempre tritati finissimi dopo averli messi in 200 gr di burro montato sino ad essere una spuma. Per chi l'ama,si può aggiungere della mostarda, e un bastoncino di cannella (che poi si toglierà),vaniglia e un bicchierino di rhum. Solitamente venivano bene anche a me. Speriamo lo sia anche oggi,visto gli imprevisti e considerato che,"lavorare i fritti" non è poi tanto semplice anche se inorgoglisce quando tutto finisce in gloria. Mirka.
"Kind of blue" ( Miles Davis)
.
Note; Affinchè i fritti vengano al meglio accertarsi d'avere una padella di rame martellato o stagnato,abbastanza larga e a bordo non troppo alto. Se non si dovesse possedere può andare anche la padella di ferro,mai smaltata,però e mai quella d'alluminio.
.Per Te canterò se Tu non puoi cantareil tuo dolore scorrerà nel fiume della vita. Per Te rspirerò la luce del mattino, i giorni tuoi ricorderò le sere dell'amore. Per TE parlerò con gente della strada, così nel mondo Tu vivrai e non sarai più solo. ( M. Theodorakis)
"Fummo comunisti per orizzonte, per latitudine del chiamare e del sentirsi chiamati, per vocazione a non avere nulla altro che la vita". ( Dal le conversazioni di Alfonso .Gatto)
"Cos'è la vita?Una frenesia. Cos'è la vita? Un'illusione, un'ombra, una finzione; ed il maggior bene è piccolo, poiché la vita è un sogno". (Calderon De La Barca)
Sono anche musicista, (cantante per essere più precisa). Fare Musica, cantare, è stata la mia prima ragione di musicista componente del Primo Complesso Polifonico sorto in Italia e che ha preso il volo nella RAI di Roma, poi assorbito nel Coro lirico sinfonico dove era pur sempre bello essere scelti in parti solistiche (anche in film) a seconda dell'abbisogna. In seguito fu "rottamato" (tanto per stare in sintonia col termine così di moda oggi) insieme ad altri prestigiosi complessi, orchestrali, cameristici, Cori, Si ritenevano "gioielli di famiglia" , troppo onerosi da tenere per la crescente crisi in atto e, quindi da "svendere" pur con "immenso dolore" giacché la cultura è si, importante, ma più importante è restare al passo coi tempi che reclamano gli appalti coi benefici (sottobanco per chi li approva e si fa garante della riuscita che frutta utili a oltranza...). La cosa, o meglio il verdetto ci fu regalato come panettone natalizio due mesi prima delle feste, addobbate, come sempre, con lustrini e palle colorate. Si presentò nell'auditorium al completo, un ceffo, burocrate e impassibile, splendido emissario dei giochi di palazzo, e gelidamente ce ne diede l'annuncio ufficiale. Ovviamente il lavoro di preparazione (frammentazione) era stato preparato scientificamente "a tavolino" da anni, e le voci appestavano l'aria come ora l'ILVA. Il giorno dopo l'annuncio dismissione rio avrebbe dovuto esserci il Concerto del l'inaugurazione della stagione musicale. Cosa che non ci fu. Lo sostituirono gli applausi, i dibattiti, i molti caffè portati all'alba dal colore del papavero dagli amici e solidarizzanti... Tralascio i particolari perché esulano dal senso di questo post, anche se qualcuno se ne ricorderà da un post scritto sull'allora blog di Splinder. Comunque per ritornare al punto della questione di questo replay, tengo a dire che, fra i miei "altri" interessi, oltre a quello della musica, primaria attività e professione, ci era quello della scrittura. Avevo cominciato a scrivere, sotto uno pseudonimo, racconti su riviste femminili, quando ancora ero studentessa, per integrare le spese vive di mantenimento e gli studi di medicina. Continuai a farlo anche se in modo discontinuo e ovviamente sempre sotto pseudonimi. In RAI invece mi sono sempre firmata col mio nome doppio Ebe Mirka, conosciuto e stimato.. Come musicista, per il mio impegno civile, per le lotte che non si limitavano solo al nostro settore, ma che abbracciavano tutti i campi.. Si, la mia vita non ha mancato di intensità e di molteplicità, fra onde e marosi, triplici salti mortali, forti emozioni, ricevute e date. Ho avuto il bene di conoscere persone che hanno inciso con l'oro la mia anima e i miei pensieri e, ho conosciuto gaglioffi vestiti con impeccabili doppiopetto e con sorrisi fermati alla bocca. Tutto ho vissuto. Lo dicono bene i miei occhi, anche ora, nella loro azzurrite limpida, che prontamente cangiano in cupo e dark, col calare d'un ombra che oscura il sole, e percepita con molto anticipo. Ho conosciuto ricchi solo perché sguazzavano nei soldi, ma puzzolenti come "lavoratori" di fogna. Altri, poveri solo per ristrettezze di entrate, ma con l'onestà e l'accoglienza visibile e schietta come un sole che non brucia né inganna. Un sole che usciva da ogni tasca sdruscita saltando allegro come tante pepite d'oro. Ma...andiamo avanti col tema, la RAI di allora, aveva un giornale ufficiale. Si chiamava "ARMONIA " e fu proprio lì che scrissi questo articolo che desidero riproporre. Chissà che non possa interessare ancora a qualcuno, catturare l'attenzione per qualche passo o semplicemente un motivo di piacere nell'ascolto di questi spirituals.
e con rimpianto sdegnosa la vita fugge fra
l'ombre." (Virgilio,Eneide,Libro XII)
Un poco di tempo fa, scrissi questo. Voglio riproporlo per ricordarmi che, gli impegni
presi con se stessi vanno sempre assoluti, e, possibilmente metterli in
pratica. Perché "ingannare se stessi" è prendere in giro la vita che
sempre insegna e...impietosa fugge!
C'era una volta un piccolo uomo. A
lui era stata donata la vita attraverso un atto d'amore.
A sua volta avrebbe dovuto viverla e
impiegarla con un altro atto d'amore. Il piccolo uomo si era costruito un
pallottoliere e, con la sua pallina di vetro, giocava.
Il piccolo uomo che aveva avuto in dono
anche l'intelligenza,nimparò l'uso dei numeri. Con stupore imparò le molte cose che si
potevano fare coi numeri, anche se era arrivato a contarne solo 10. In questi
numeri c'era proprio tutta una magia. E l'inventore era stato proprio lui, il
piccolo uomo. Insuperbito da tale scoperta, cominciò solo un poco timoroso, a
giocare con questi numeri. Moltiplicava, toglieva, aumentava ancora, sottraeva, sempre
più insuperbendosi, sempre più testardamente illudendosi di poter ormai osare
tutto. E si divertiva il piccolo uomo a far girare come trottole quella pallina
di vetro. Lui stesso girava."Evviva" gridava. "Posso capire
tutto. Tutto posso fare! Perché non sfidare allora anche i miei simili, i miei
fratelli di ventura? Potrei avere dominio su chi cade nella
"tenzone" imposta dalle mie leggi. E perché non sfidare anche Colui
che mi fece dono della vita?!" Il piccolo uomo arrestò di botto il suo
giro di trottola. "Sto esagerando" si disse "fermiamoci ai
miei fratelli".
E continuò imperterrito e arrogante il
suo gioco. La sfida ormai era lanciata e,dimenticato si era del suo DATORE DI VITA e di come avrebbe dovuto fare uso dell'atto responsabile
nato dall'amore e che doveva continuare solo per quel fine.
Ora si erano aperte tante strade; le
"sue". Quelle create dalla presunzione del piccolo uomo. Il caos
inquieto entro il quale era entrato, produceva inarrestabili forme. Esseri che di
umano non avevano forse neppure il sembiante. Altri uomini, presuntuosi come
lui, si formarono. Ed erano così presuntuosi che volevano essere conosciuti da
tutti, persino da coloro che sarebbero venuti dopo di loro. E questi altri
piccoli uomini erano così vanitosi da sentirsi lieti ed appagati solo per la
stima di quelle cinque o sei persone che gli ruotavano attorno.
Si sa che l'ammirazione guasta ogni cosa
e così fu facile cadere anche nel l'indolenza. L'orgoglio dominava i
piccoli uomini con un possesso talmente naturale ,che gettavano la vita con
gioia, purché gli altri esseri ne parlassero. Non si accontentavano più della
vita che sentivano in loro e nel proprio essere. Volevano viverla, inoltre, nel
concetto degli altri, di una vita immaginaria e, a tale intento si
sforzavano di apparire. Lavoravano senza posa ad abbellire e a conservare il
proprio essere immaginario, trascurando così quello vero. E se possedevano la
tranquillità e la generosità o la fedeltà, si davano premura di farlo sapere
allo scopo di fare inerire tali virtù all'altro essere che era il
loro, consentendo volentieri di essere codardi, pur di acquistare fama di
valorosi. Gran segno di nullità del piccolo uomo, proprio questo, di non essere
soddisfatti dell'uno senza l'altro e di scambiare spesso l'uno per l'altro. Un
nonnulla lo consolava perché un nonnulla bastava ad affliggerlo. Il piccolo
uomo, conobbe così le esaltazioni e le sconfitte, l'incanto e il disgusto insiti
in ogni esperienza umana. Qualcuno pagò anche di persona andando al fondo della
vita, scorgendovi un'insanabile imperfezione, il germe stesso della sua
sofferenza..Constatò così l'inutilità, la caducità, e la vanità dei suoi giochi.
C'era la coscienza lucida di tale
sorte. "La coscienza del male e dei limiti dell'uomo", si diceva il
piccolo uomo per consolarsi attraverso questo equilibrio intellettuale.
"Ciascuno soffra la sua ombra"
ebbe a dire Virgilio nella sua Eneide. Attraverso i secoli, questa voce della
coscienza che non riesce a placarsi con se stessa dell'angoscia di un perenne
divario fra l'uomo e la sua ombra, fra l'istinto e le ragioni individuali e i
loro riflessi sociali, sarà motivo dominante del travaglio umano se non si
scoprirà anche la grandezza
che coesiste insieme
al male in ciascuno di noi. Tutte queste miserie provano la sua
grandezza. Sono miserie di gran signore, di "re spodestato", direbbe
Blaise Pascal. Conoscere di essere miserabili è quindi un segno di miseria ma, in pari
tempo,un segno di grandezza perché significa che l'uomo riconosce di non essere
quale dovrebbe essere (e aspira ad essere).E,quindi, che tale miseria non gli è
congenita ed essenziale, ma è "miseria di re spodestato".
Anch'io non sono sfuggita alla
presunzione del piccolo uomo che si divertiva a giocare con la pallina di
vetro del suo pallottoliere.I segni che Dio ci dona per capire e ravvedersi
sono tanti e continui. Siamo noi che non li sappiamo riconoscere perché crediamo
testardamente solo alle nostre strade. Due anni fa feci un concerto nella mia
città natale.
Nel programma vi avevo messo alcuni
spirituals. Uno di questi diceva "Steal away to Jesus". (Vai da Gesù. La
strada che finora hai percorso, ti ha portato solo delusioni ed amarezze. Va' da
Gesù. La sua voce è arrivata nella mia anima attraverso il tuono e lo
squillo di tromba. Non
ho più tempo per restare..." Dopo
questo concerto, ebbi un periodo nero. "Scalognato" direbbero a
Napoli. Impoverita delle mie risorse fisiche e psicologiche, mi prese una febbre
altissima che mi durò una settimana, malgrado gli antibiotici."Difese che
la natura manda" direbbero i medici. Durante una notte sognai di cantare
questo spiritual: "Steal
away to Jesus Mi svegliai di colpo
e comincia a capire. Ora il piccolo uomo ha cominciato il suo viaggio a
ritroso. Riuscirà a riprendere l'interrotto bandolo della sua matassa? E'
risaputo che non difetta in testardaggine, caparbietà, incostanza e, per un certo
gusto al piacere della comodità... Ma, "Non ho più tempo per restare". E con l'aiuto
del mio DATORE
DI VITA, saprò trovare la forza di
perseverare. Almeno lo spero. Soprattutto per la serenità apportatrice così necessaria al cammino dell'evoluzione. Mirka
...e furono quelle forme strane alle pareti ad indurli a giocare d'immaginazione antica
...metafisica che nascondendosi rivela la realtà del sogno
Guizzi di mare con la luna nel protervo cielo sgusciato alle reti della notte insonne tirava il vento bloccata la vita in ogni cellula soccorse deviando Ramakriska lo smarrirsi della rotta Giocavano a palla pustole di luce profezia di sbadigli scricchiolio di foglie nel giardino silenzioso
Non c'è metafora se dico donna nel cromatismo oscuro che umido danza dentro e fuori golosa di rivolte Meraviglia in festa fissata nel Finale sparì insieme Chàvez e il biforcuto Monti
,,pur se con riserva e diffidenza si avverte, comunque,il bisogno di ripresentare un'iniziativa unitaria, in termini che contengano un richiamo all'azione diretta, di massa, e che contemporaneamente, alimentino una polemica verso il collaborazionismo della destra socialista". (Edmondo Peluso- dal l'alleanza del lavoro- 7 Marzo 1922)
Se ci fossi ancorasarei venuta a trovarti per la solita partita. Dopo l'abbraccio di rito, mi sarei seduta e messa di fronte a te. Durante il gioco, senza troppa convinzione, anzi piuttosto svogliata ti avrei chiesto:" Allora vuoi andare a votare?Ci sono le primarie del DS" . Immediatamente TU ti saresti affrettata a interrompere la partita per te così necessaria quanto per me sbadigliera" e, con l'agilità di quella donna che la memoria bambina ricorda, ti saresti diretta con gesto preciso a prendere il cappotto, l'avresti sveltamente indossato, mi avresti puntato il bastone da lontano e, un po stizzita mi avresti apostrofato di indolenza o se non peggio, di negligenza, quella che toglie la qualità costitutiva dell'esistenza. Come al solito mi sarei offesa perché la permalosità pare sia una costante di casa, mi sarei sicuramente scossa dal l'estemporanea indifferenza e... t' avrei subito seguita, nel bene o nel male, anche se in cuor mio la "convinzione" di quel gesto appartiene solo al circolo che sta dentro al nucleo di un DNA. In ascensore ti avrei guardato e ironicamente ti avrei zuffolato un vecchio ritornello forse più caro a te che a quella donna che sono ora io, consapevole ahimè che, i "troppi mutamenti portano solo ai tradimenti". Spesso. O perlomeno a un destino pianificato senza troppa possibilità di scelta se non il buon senso del minore dei mali. Purtuttavia la speranza di una molecola di novità ci esorta a non demordere. Fosse solo per quel recupero di una luminosa eredità forse mai veramente moribonda anche se inconscia. Come ideale, almeno, a cui guardare, germinato da una integrità morale che vigila su se stessa, autonomamente e criticamente, ma che abbia come obiettivo la "causa comune", senza voli di fantasia, ma concreta nel servizio di quel bene da dividere e moltiplicare avente la giustizia come mezzo alto di navigazione sicura da affidare a un bravo capitano, discuterle, se se ne presentasse la necessità, dargli sostegno in caso di sconforto o debolezza.
Questo ti direi, cara donna che mi manchi, offrendogli il braccio a reciproco sostegno. Se ci fossi ancora. Mirka
"Su fratellie su compagne" (Canto dei lavoratori- )
...e mentre la magia dei colori incantava, già l'ombra del nuovo diceva ch'era qui rivelandosi mentre si velava
"Per l'uomo capace questo mondo non è muto". (W. Goethe)
Enigmi sparsi quello dall'inseguire il gioco delle luce con l'ombra, riscoprire gli antichi miti, il contraddittorio mondo di cui noi siamo impastati.
Mi sento libera in mezzo alla natura. Mi ridona l'incanto d'una energia che a volte credo d'aver completamente perduta e su ogni cosa la riverso. Anche su chi incontro. Dalla vecchietta che zoppicando s'appoggia alle stampelle obbligandosi al suo giro quotidiano e che saluto con un sorriso pieno di empatia, dai gattini che mi attraversano la strada, mi si strisciano alle gambe e poi si rotolano a terra fermandosi con la pancia in su affinché per qualche istante gliela gratti, dall'ultimo canto dell'uccello che stuzzica la mia immaginazione sul l'indovinarne la specie frugando il nascosto o guardandolo mentre saltella, Da un bimbo in carrozzina portato a spasso dalla sua mamma al quale mi avvicino, gaia, timida, confusa se ritarda a rinviarne un sorriso. Per la gioia che provo al l' odore della terra quando è bagnata . Una gioia metafisica che mi eccita mentre mi fa scorrere l'ansia. Da un rumore strano che muove i cespugli ,non capisco cosa possa essere e provo paura come per favola ascoltata nel tempo del filos (raduno per chiacchierare che si faceva alla sera). Dalle reazioni del mio corpo quando sfioro l'uomo che mi piace. Ed è proprio allora che amo l'abitudine d'esistere. Perché è come una garanzia di un ordine che trovo attraverso ogni cosa creata, i colori nella loro combinazione di rapporti e nel nuovo trasformato che ne segue. Nello stupore che mi prende per quella percezione che mi ha dato i brividi e mi ha regalato quel prezioso attimo d'oblio... Questo è ciò che mi capita quando la natura è vicino a me e mi accompagna. Questo è il sentimento che provo e, riconoscerlo continua sempre a stupirmi mentre fotografo e godo per questa fusione di scambi liberamente donati,mentre la mia persona si arricchisce in purezza purificandosi da ogni punta d'ago ricevuta e data. Mirka "Mensch! Gib acht!" ( Symphony N. 3. G.Mahler)
Ogni storia d'amore è una storia a due voci (se davvero è una storia) e se una delle due tace l'altra non può che adeguarsi. Dove non c'è risposta non c'è che la follia d'un monologo.
... Lo amo? Non so.Lui è il mio cucciolo.Lui è il mio bambino. L'orgoglio?...Ma perchè mai lo si dovrebbe coniugare al femminile?così si giustificò a se stessa la donna,donandosi completamente,quasi con testardaggine,senza mai rassegnarsi,anche di fronte al tradimento,anche quando l'amante si ritraeva indietro.Come un animale femmina che trae forza (fatta di aggressività e di disperata difesa) nella dedizione assoluta,quanto di sottomissione quasi assoluta a un uomo.Quasi una riscoperta di un proprio cucciolo o del proprio bambino.
RESTI DI SIGARETTA Il caldo!...Il rumore!... Il fumo!... Lo stesso fumo e le schegge dei pedardi nell'aria mi soffocano... mi fanno sciogliere le budella...uccidono nella mia testa resti di sogni. Il rumore sale...le risate si mescolano al fumo... il fumo si mescola ai ticchetti dei cucchiai e dei coltelli e il miocuore è crocefisso a tutti i piatti stupefatti attraverso i veli. Un desiderio di fuggire mi devasta...mi suggerisce di allontanarmi per non scoppiare... affinchè i miei nervi non si suicidino. Guardo nel mio piatto...non c'è nulla...ma ha un bianco vivo che mi spaventa... è la conseguenza delle mie riflessioni frustrate,sconfitte. Un bianco che cerca i segreti che ho seppellito...e non ho colori... non c'è un pensiero nella mia memoria.Tutto ciò che possiedo è la fantasia di una penna muta... di cui si è prolungata la permanenza nella caverna dell'inerzia. Mi scuoto manifestando la mia presenza!... Ho disegnato sul bianco cose che ho desiderato fossero e che non furono. Ho disegnato più volte il viso del mio compagno,disegno bene...è un cerchio vuoto. Mi spaventa vederlo vuoto e disegno al suo interno cose che amo. Ma il bianco non capisce le mie cose...le schernisce...le cambia in zeri...che sbadigliano, nella loro lenta propagazione,l'incertezza del mondo legato per i piedi verso l'alto. Il bianco si riempie di futilità circolari...e voglio strappare all'irrazionalità dei segni una forma per l'addormentarsi dei suoi occhi...per una sigaretta distratta che si suicida nella fornace delle sue labbra... ma non ho colori...non c'è un pensiero nella mia memoria. Le mie dita tremano...i cerchi sul viso del mio compagno si scompigliano... La penna cade sul bianco in cui geme un fallimento...in cui geme un'infecondità. Le nostre dita s'intrecciano...i nostri piedi si spostano...le porte ci respingono verso la strada. Il risuonar delle risate insistenti in mezzo agli anelli del fumo espulso dalle labbra... Mi annoia!... Schaffeggia la sublimità del sorriso liberato!... Immola la purezza di una causa che sostengo sulle sponde di obbrobriosi bicchieri!... Mi precipito da lui cercando un rifugio sicuro...e aliti ardenti che sfiorino il mio viso... che mi facciano di nuovo sentire che esisto. Una pioggerella leggera sfiora i miei capelli e godo dei suoi tocchi. E...mi attira a sè... Mi circonda le braccia con il braccio... Nei recessi del cuore nasce una festa. Che disperde il gelo.petto la primavera. E il mio cuore sussulta agitato...mi chiede...mi chiede... e non avverto la domanda. Smascherare il denaro. Che si arrabbi se vuole che impicchi le speranze. Non torno al teatro degli specchi finchè ho sentito l'inizio di una risposta alla precedente domanda quante volte ho gridato...quante volte mi sono infuriata... Ma io la conosco la mia storia è vecchia e la mia rivolta zoppicante. L'autunno la ghiaccia L'inverno la paralizza
I nostri passi si allungano...fanno risuonare il lastricato e nasce una generazione dall'ira delle voci. Fa sgorgare le lettere cita in giudizio i verbi cambia il contesto fa uscire i nomi al registo dei morti le frasi producono una costruzione essenziale il cui programma rivede la questione morale i nostri passi continuano a sbadigliare sul lastricato bagnato di pioggia. E io stringo il mio cuore confuso,stordito fra i miei denti brutali come un potere imposto,collegato. Che cita in giudizio il disoccupato E deruba i morti bracca affamato sottrae gli alimenti e s'inchina strisciando Esaltando il tiranno. Sfiorano il mio viso le boccate delle suea sigarettea che disperde nell'aria,disperde con esse il freddo del tempo. Le sue boccate mi riportano alla mia realtà...i suoi polpastrelli mi ricordano il mio posto...e io cammino al suo fianco,mi dà il calore che cerco. E...ricomincio...ricomincio a respingerla. Nel mio cammino con lui cercavo la sua origine...m'interrogavo sulla sua provenienza. Ma temo...temo di conoscerla. Ignoto come l'arcano mi sollecita e mi spaventa,l'ago della mia rotta oscilla affinchè smarrisca l'ubicazione e i valori. E continuo frettolosa ad inseguire lanterne che non si spengono,ogni volta che mi avvicino si allontanano. Libero le mie mani dall'impetodelle sue dita... le sollevo allontanando dalla mia fronte delle ciocche che la pioggia ha bagnato. Ed è stata liberata dalla sua prigione la prigionera della sera.
La canzone dell'alba
Litiga riscaldata. Combatte l'inverno.
E ricomincioa lasciarla cadere affinchè le dita febbrili la spremano di nuovo...suggendone una confessione che rifiuto di rivelare. Le dita sono spietate nell'eccitazione di un ragazzino caparbio che cerca ciò che ha perso. Provo piacere nella lotta,e torna a farmi male incessantemente. Temo il silenzio...temo la rivolta delle mie profondità...temo che mi si scioglino le mani,sul mio petto sono accovacciate tempeste che le grida hanno sfinito ...e sono diventate pesanti...pesanti come una triste notte d'autunno. Lo guardo...guardo il suo viso...desidero penetrargli la testa...cercare un pensiero sul progetto di una causa che mi sta a cuore trovare nei recessi della sua mente cosciente... Continuo a cercare... mi confondo. E seppelisco nel mio petto il resto del dialogo. I miei sguardi sono rimasti delusi,sono tornati da me sconfitti...lamentano l'ostinazione di questo che ho conosciuto e non ho conosciuto finora...questo i cui incontri mi hanno reso felice,mi ha stancata il cammino trafelato accanto a lui. Ricomincio a guardare lontano...lontano...pensieri diversi lottano nella mia immaginazione. Aspetto una parola da lui. Poi torno e chiedo...una parola. E resto ad aspettare...aspetto e nola domanda. La ingoio più volte,ricomincia più volte,provocatoria...eccitata a lacerare il silenzio: Dimmi,ti piacciono le sigarette??... Un punto interrogativo si disegna nell'anticamera dei suoi occhi e disorientato si acciglia...borbotta con una remissività spensierata.
Naturalmente mi piacciono!!
Mi urta vederlo disorientato.Mi urta vederlo cedere e tornare al silenzio di cui di nuovo si veste. La mia domanda non lo scuote.E l voglio confuso.Lo voglio violento. Le frasi ricominciano a competere nella mia testa. E ricomincio a selezionare le migliori.
Conservi i...resti delle sigarette?
La domanda ricomincia a confonderlo...leggo la perplessità nei suoi occhi,cerca nella sua testa qualcosa da dirmi,le dimensioni della domanda lo riducono all'impotenza. Mi guarda...cerca di scoprire la verità dai miei occhi. Ma la mia freddezza lo gela. S'interroga,lui che odia i punti interrogativi.
I resti?!... E cosa ne faccio?...Le sigarette mi annoiano dopo che sono bruciate e imbrattate col sudore delle dita. Perciò mi sbrigo a disintegrarne il midollo...poi ne getto il resto...vedi un'altra soluzione???... Torna il silenzio maledetto,lo bacia...,lo corteggia...mi distrugge. Uno straripamento delle cose che non conosco maltratta le mie viscere. Le sue parole mi feriscono...mi fanno male.Non indago sul destino degli altri?... M'importa della loro condizione? Io che soffoco per l'odore del loro fumo. Qualcosa come un vortice si trastulla con me...mi fa soffrire. Desidero fuggire dal mio silenzio...fuggire dall'inferno dei miei pensieri e aderisco di più a lui,le mie dita cominciano a lamentarsi per il calore delle sue reazioni. L'ombra di un sorriso inonda il suo viso,affiora sulle sue sopracciglie folte. Sono gelosa del sorriso seduttore sulla sua fronte e aderisco di più a lui,poi torno a interrogarlo in un momento mistico in cui l'amante teme la perdita di un Dio che ha trascorso gli anni della sua vita a creare da sè e dal cumolo della sua indigenza.
Quando fumerai la tua ultima sigaretta?
Il fumatore accanito,piccola mia,non sa smettere di fumare a meno che una cosa terribile non lo faccia soffrire.
Desidero a queste parole e al culmine della febbre egoistica che lo colpisca una cosa che lo induca a preferirmi come l'ultima sigaretta che si ponga l'intera vita fra le labbra senza accenderla e che sia alimentata con la febbre delle sue profondità e serbi le confessioni dei suoi profondi,oscuri corridoi. La necessità del cammino senza scopo ci conduce verso la stazione ferroviaria in cui lo lascerò e mi lascerà come al solito. Arriva il primo treno,non ne riconosco la destinazione e non lo prendo in considerazione. E' sul sedile d'attesa continuo a rubare caldi istanti umani. La sua presenza accanto a me riempie il vuoto,tiene lontano da me la domanda.
Il nostro silenzio si prolunga...e si prolunga la mia attesa della parola aspettata che parta da lui,per definire le linee della situazione.
Sai piccola che io non salgo su un treno che ferma in un'ultima stazione,perchè stare fermo mi irrita e non porto con me un libro da leggere per passare il tempo.
Il mio petto è più ampio di una sola stazione e la mia mente è più vasta del contenuto di un solo libro.
Il gelo...il rumore...il fumo! Lo stesso fumo e frammenti di petardi nell'aria mi soffocano,fanno sciogliere le mie budella...uccidono nella mia mente resti di sogni.
Il rumore si allontana. I dolori della testa si mescolano al fumo. Il fumo si mescola al tic tac delle punte e dei coltelli. E il mio cuore è crocefisso a ogni stazione ferroviaria,che una cinerea nebbia di combustione avvolge. Un desiderio di fuggire mi devasta...mi prende per non scoppiare e faccio scoppiare il treno che sta davanti a me.