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fiume della vita

sabato 2 novembre 2013

POLITICA "NOSTRA" -SETTI LUIGI





Bau!  Bau!  Bau!  Boh!









FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE

P.D.L. spaccato  Berlusconi vuole le elezioni anticipate, scelta civica a pezzi governo più debole, movimento 5 stelle chiede le  dimissioni di Napolitano e subito al voto con la legge attuale, lega contro il governo subito elezioni, Vendola contro le larghe intese chiede rapide elezioni, il P.D. si prepara alle elezioni e attraverso le primarie mette a punto il programma, sceglie gli uomini, ha una grande visibilità sui media e si prepara per l’ennesima volta a vincere elezioni e, probabilmente, farà di tutto per riuscire a perderle.
Le primarie: sono uno strumento formidabile di democrazia, di trasparenza e di visibilità politica, sono in parte copiate dal modello americano e trapiantate in modo acritico in un contesto completamente diverso, probabilmente rappresentano una intuizione giusta e potenzialmente vincente. Ma le primarie hanno bisogno di regole certe e di una certa abitudine al confronto e allo stare assieme tra persone e dirigenti che, pur avendo la prevalenza di valori e obiettivi comuni, non la pensano allo stesso modo su contenuti importanti del programma, sul sistema delle alleanze e persino su tempi e percorsi dell’azione politica. L’America insegna, grande competizione, grandi divergenze politiche e di contenuti tra i candidati, persino colpi bassi durante le primarie, ma poi, altrettanta determinazione nel ricostruire l’unità di partito e nel pensare tutti uniti come vincere le “elezioni vere” e soprattutto come governare assieme la nazione, per questo Obama e la Clinton dopo essersi sfidati e confrontati duramente  si presentano assieme e per questo entrambi gli schieramenti finite le primarie anziché dividersi tra chi ha vinto e chi ha perso arrivano alla campagna elettorale dopo aver mediato e ricompattato i rispettivi schieramenti. Ciò che si intravede dalle primarie del P.D. sembra la riedizione di un film già visto  aggravato dal fatto che non a tutti è chiarissima la differenza tra primarie di partito, di coalizione, o per la corsa a primo ministro, i sondaggi premiano il P.D. perché durante le primarie ha una grande visibilità  e perché optano per  il P.D. tutti  gli elettori che si riconoscono in tutti i quattro candidati ma poi…  quando comincia la campagna elettorale per le elezioni vere, quando anche gli altri schieramenti hanno programmi e visibilità, quando serve chiarezza e unità di partito o di coalizione queste primarie, nel passato recente, non hanno funzionato, i conflitti non si sono ricomposti, ha certamente sbagliato Renzi quando si è fatto vanto di non chiedere nulla per sé, di  prendere atto che ha perso e di defilarsi, perché così si defilano anche quanti credevano nelle sue proposte, così come ha sbagliato Bersani a non far nulla per coinvolgere direttamente Renzi, a non assumere nessuno dei contenuti del suo programma e a non avviare una campagna elettorale davvero unitaria. I dirigenti come Renzi e Bersani possono anche stare nello stesso partito e giocarsi in seguito la rivincita, ma gli elettori che si riconoscevano nel progetto politico di Renzi o di Bersani, così diversi nei contenuti e nelle prospettive, avevano bisogno di qualche sforzo in più per poter votare tutti uniti lo stesso partito, non si può credere nella rottamazione e proporre contenuti invisi alla “sinistra tradizionale” e successivamente votare per un candidato che propone rinnovamento nella continuità e alleanza senza se e senza ma con la “sinistra tradizionale” il tutto senza chiarimenti, mediazioni, coinvolgimenti credibili e non formali. No, gli elettori sono liberi, ben venga lo scontro anche duro alle primarie, ma occhio  alla ricomposizione successiva, gli elettori giustamente votano come credono e la capacità di convincerli a votare per un partito che comprenda Cuperlo, Renzi, Pittella o Civati ma che sia diretto da uno solo di loro, quello che ha vinto, è compito altrettanto difficile, anche così si spiega perché il P.D. vince tutti i sondaggi a cavallo delle primarie poi comincia la  discesa sino alle elezioni vere, anche così si spiega perché lo stesso meccanismo  non riproduca quando le primarie sono per così dire “finte”, hanno cioè un candidato forte e indiscutibile come è stato per Prodi e Veltroni.
A mio parere è fondamentale fare oggi queste riflessioni, ricompattare  il partito dopo le primarie è possibile solo  se non si è “esagerato”, se non si sono superati “certi limiti”, non tanto per i dirigenti che hanno dimostrato più volte di saper fare capriole politiche davvero inimmaginabili, di saper digerire bocconi davvero indigesti, ma per gli elettori che invece hanno ampiamente dimostrato cosa apprezzano e cosa no, cosa possono accettare e cosa non accetteranno mai. Attenti, gli elettori di sinistra, sono elettori appassionati ma anche esigenti, fanno molta fatica a capire tutta la polemica sulle tessere gonfiate, ai congressi di sezione dove si cerca di vincere truccando le carte, non piacciono gli iscritti dell’ultima ora Albanesi Cutresi rom o quantaltro, non piace che in molti, troppi comuni le primarie di qualsiasi tipo diventino l’elemento frazionistico principe, che siano più le liste autonome che generano che i problemi che risolvono, non piace avere la sensazione che apparati burocratizzati e vecchi di contenuti e di idee, cerchino di vincere con ogni mezzo le primarie anche a costo di perdere le elezioni.
Gli elettori di sinistra sono gente paziente, testarda, ma non stupida, fanno fatica ad accettare che la base lavori per e con passione e senza tornaconto personale, per una idea, che faccia volontariato per le feste o per le iniziative di partito, che finanzi le primarie o col tesseramento il partito, e che i propri dirigenti eletti nelle istituzioni si facciano rimborsare 50 centesimi per il cesso, fanno fatica a parlare di politica se leggono ogni giorno di sprechi e di scandali riferiti ai propri eletti, e soprattutto fanno fatica ad accettare che  gli attuali dirigenti siano un po’ ambigui nella condanna, un po’ teneri, che siano molto più convincenti nella difesa del finanziamento pubblico dei partiti, nel sostenere che si deve sì cambiare ma che ci vuol del tempo e che sin che non si è trovata l’intesa con tutti è meglio continuare così…  no, così non va bene, e la democrazia ha regole semplici, il gruppo dirigente faccia proposte vicine al sentire comune, costruisca una propria unità, si comporti con modestia e onestà,  gli elettori faranno le loro scelte, sempre più elettori purtroppo non scelgono nemmeno più, i ruoli sono diversi ma gli obiettivi, gli interessi non possono che essere comuni, quando non si percepiscono tali cominciano davvero guai grossi, guai che forse nemmeno immaginiamo.

Setti Luigi   (Gazzetta di R.E. 3/11/2013)



"Destra-Sinistra"  (G.Gaber)

5 commenti:

  1. Aggressivo, provocatorioe senza mediazioni compromissorie,ma con un preciso e chiarissimo invito a mettersi in gioco con un'attivo contraddittorio, onde stimolare sulla necessità di riflettere a fondo sulle cose che dicono (fanno) "gli altri", ma soprattutto su quello che ognuno pensa di se stesso, rapportandosi all'intera società o verso "quel" o a quell'altro Partito. Fabrizio .D'avossa

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  2. "Le menzogne sotto il naso" che sviluppano dubbi e sbandamenti e in certuni (pochi) una percezione "vera" della realtà ma senza essere capaci di far fronte alla complessità di quelle distorte dinamiche. Complimenti per questo articolo canzonatorio e amaro della "nostra" politica attuale.Maria R.

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  3. Ho letto con interesse questo articolo dove si descrivono così bene le assurdità della politica,l'andamento del nostro secolo,uno stato dove "la scopa" è menata più per raccogliere il frivolo che pulire dallo sporco. Da qui si deduce la mancanza d'opinioni pubbliche confacenti alle realtà del singolo strettamente legato alla società. Perchè così dovrebbe essere. Mi congratulo con lo scrivente. Av R.S.

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  4. Luigi ha sempre qualcosa di nuovo da dire.Così lo si legge con attenzione.Giorgio S.

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  5. Queste riflessioni di Setti sono fondate su logica e realismo.. Auguriamoci solo che non siano le scimmie a dettare le regole per il popolo senza prima avergliele spiegate. A.Lena

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